26 febbraio 1776. Un incendio distrugge il primo teatro di Milano. Dalle sue ceneri risorge La Scala: questi i suoi segreti

26 febbraio 1776. Un incendio, sembra per motivi passionali, distrugge il vecchio teatro di corte milanese. Al suo posto viene costruito il Teatro alla Scala

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Credits: operaincasa.it - Le tende dei palchi
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26 febbraio 1776. Un incendio, sembra per motivi passionali, distrugge il vecchio teatro di corte milanese. Al suo posto viene costruito il Teatro alla Scala, in conformità a un decreto dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, emanato su richiesta di famiglie patrizie milanesi. Il “Nuovo Regio Ducal Teatro alla Scala”, da 3.000 posti, viene inaugurato il 3 agosto 1778 con la prima rappresentazione assoluta de L’Europa riconosciuta di Salieri. Ha inizio una storia gloriosa: questi sono i segreti del teatro lirico più famoso del mondo. 

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26 febbraio 1776. Un incendio distrugge il primo teatro di Milano. Dalle sue ceneri risorge La Scala: questi i suoi segreti

#1 L’enorme lampadario, così grande che può entrarci un uomo in piedi

Credits: wikipedia.org – Lampadario Teatro alla Scala

Nel cuore del soffitto, nel lontano 1823, fu appeso un maestoso lampadario, un colosso di ottantaquattro lumi a petrolio. Più che un simbolo di splendore, divenne subito oggetto di controversia: la sua luce, troppo intensa, rischiarava ogni angolo della sala con una chiarezza sgradita a molti. Gli sguardi indiscreti potevano così penetrare nei palchi, violando quel velo d’ombra che custodiva segreti e sussurri.

Quello che oggi cattura lo sguardo dei visitatori, però, non è l’originale. La sua gloria fu spazzata via da un bombardamento durante la seconda guerra mondiale. Al suo posto, una replica imponente: quattrocento lampadine ne ricreano il fulgore, mentre la plastica, scelta per alleggerirne la struttura, lo rende più moderno e funzionale. Talmente vasto da poter ospitare un uomo in piedi nella sua coppa centrale, richiede venti giorni di meticolosa pulizia ogni anno.

E poi c’è la leggenda: si racconta che il celebre tenore Francesco Tamagno (1850-1902), prediletto dal maestro Verdi, fosse capace di scuotere il lampadario con la potenza di un solo, monumentale do di petto. 

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#2 I palchi suddivisi per ceto sociale

Un tempo, i palchi del teatro non erano accessibili a tutti: erano veri e propri scrigni privati, gelosamente custoditi dalle famiglie più illustri di Milano. I primi tre ordini, in particolare, appartenevano all’aristocrazia, che da quelle logge dorate dominava la scena, non solo quella sul palcoscenico, ma anche quella sociale.

Nel corso dell’Ottocento, la borghesia iniziò a farsi spazio tra quelle mura, conquistando il quarto e il quinto ordine. Con passo deciso, i nuovi protagonisti della vita cittadina presero posto in quei palchi più alti, segnando l’inizio di una trasformazione sociale che avrebbe lasciato il segno anche nel mondo del teatro.

Sotto di loro, la platea e il loggione accoglievano un pubblico diverso, più popolare e vivace. Artigiani, militari, giovani in cerca di emozioni: erano loro a riempire gli spazi più umili.

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#3 Le tende in principio erano azzurre

Credits: operaincasa.it – Le tende dei palchi

Ogni famiglia poteva arredare a suo piacimento il proprio palco e scegliere gli ornamenti. Solo la tendina esterna doveva essere identica alle altre. Tali tendine non sono sempre state rosse: un tempo erano azzurre. Il tipo di arredamento del palco era indice rivelatore dello status della famiglia proprietaria. All’interno dei palchi era permesso ricevere ospiti, bere, mangiare e anche altri piaceri più o meno leciti.

#4 Il palco numero 13 era pieno di specchi, per spiare gli altri senza esser visto

Il palco numero 13

Il palco numero 13 è passato alla storia. Non si sa esattamente a quale famiglia appartenesse anche perché spesso i palchetti erano oggetto di compravendita tra famiglie altolocate milanesi. La sua caratteristica, che lo ha fatto passare alla storia, era data dal fatto di essere interamente arredato di specchi. La voce popolare tramanda che il motivo di tale arredamento risiedesse nell’intenzione del proprietario di spiare comodamente tutti gli altri palchi senza essere visto.

#5 In Teatro si giocava a carte, si ballava e si poteva assistere a gare di equitazione

Fin dal 1788 era proibito giocare d’azzardo in città. Gli unici luoghi che facevano eccezione erano i teatri. Anche la Scala quindi aveva una zona destinata a tal gioco, il cosiddetto “Ridotto”, che funzionava a mo’ di bisca da mezzogiorno alle 4 del mattino. Si narra che persino Alessandro Manzoni avrebbe partecipato assiduamente a queste bische giocando un gioco a carte molto comune tra i giovani borghesi e aristocratici.

Il teatro non era quindi destinato solo alla rappresentazione di spettacoli. Le 700 sedie presenti in platea, che erano destinate alle classi inferiori, erano mobili per poter essere spostate e per creare quindi una zona libera in cui poter ballare e persino assistere a gare di equitazione. In uno dei ridotti situato al secondo piano si trovava addirittura una vera cucina dove i nobili potevano ordinare alla servitù veri piatti alla carta come in un ristorante. Esistono delle carte dell’epoca che testimoniano che dal piano inferiore a tale cucina spesso arrivassero lamenti e proteste a causa dei resti di cibo che cadevano.

#6 I professionisti dell’applauso per supportare i cantanti d’opera

All’inizio del 1800 fecero la loro comparsa a Parigi delle vere e proprie agenzie specializzate nel reclutamento di professionisti dell’applauso o della richiesta del bis. Anche la Scala di Milano dal 1919 si dotò di questi professionisti per poter supportare i cantanti d’opera. Tali professionisti disponevano di un vero tariffario per le loro prestazioni. Il listino prevedeva un compenso di 25 lire per gli uomini e 15 per le donne.

Gli applausi notoriamente alla Scala non sono tutti uguali. La provenienza dell’apprezzamento infatti è determinante per comprendere il gradimento dell’opera da parte dei detentori del gusto. Notoriamente infatti il pubblico più esigente della Scala è quello dei loggionisti le cui lodi o contestazioni decretano il successo o meno di una rappresentazione.

#7 Sul palco c’è il “Punto Callas”, dove la divina si posizionava per fare arrivare la sua voce in tutti i punti del teatro

Una delle artiste più famose di sempre è stata Maria Callas che è passata alla storia, fra le sue svariate performance, per aver vestito i panni di Violetta, protagonista della Traviata di Verdi. Nel 1955, sotto la guida di Luchino Visconti, rappresentò tale personaggio e scrisse una delle pagine più esemplari della storia della Scala. Pare che la divina avesse trovato un punto nel palcoscenico, in seguito chiamato “punto Callas”, in cui essa si posizionava per poter far arrivare la sua voce in tutti i punti del teatro.

#8 Nel ‘700 i biglietti si comprano con il “gigliato”, una moneta in uso all’epoca a Milano

In seguito all’inaugurazione del teatro nel 1778 furono stabiliti i prezzi degli abbonamenti. Per la nobiltà il prezzo era fissato a 6 gigliati, per la cittadinanza 3 gigliati, per le “Cappe nere” ovvero segretari, cancellieri e maggiordomi, 20 lire. Il gigliato era una moneta, detta anche carlino, in uso a Milano all’epoca che era così chiamata per la stampigliatura di gigli nel retro moneta.

In realtà bisogna dire che per poter assistere agli spettacoli era necessario l’acquisto di due biglietti: uno per accedere al teatro e uno per entrare nella platea. Quest’ultima era divisa in una parte arredata con sedie fisse, dette anche “chiuse” poiché dotate di chiavi che consentivano di chiudere la seduta a piacere. Esse avevano un costo di 3 gigliati in prima e seconda fila, di 2 in terza e quarta, 1 nelle ultime due file. L’altra parte era costituita dalle cosiddette “sedie volanti”, che erano gratuite. L’uso di emettere due biglietti distinti fu abbandonato già nel 1797.

#9 I fantasmi che infestano e spaventano i loggionisti

La leggenda vuole che anche la Scala, come ogni teatro che si rispetti, sia infestato da fantasmi. C’è chi dice che lo spirito di Maria Malibran, famosa soprano del XIX secolo, infesti le sale. Altri invece sostengono che il fantasma per eccellenza della Scala sia lo spirito di Maria Callas. Le vittime predestinate di quest’ultima sono gli spettatori che vengono spaventati dal soprano che vuole vendicarsi per essere stata fischiata da un gruppo di loggionisti in occasione di una sua stecca.

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#10 Il laboratorio per realizzare le scene negli ex-stabilimenti delle acciaierie Ansaldo

Credits: akropolismilano.it – Laboratorio delle scenografie teatro alla Scala

A partire dal 2001 il Teatro alla Scala ha spostato i suoi laboratori presso l’area delle ex acciaierie Ansaldo a Milano. Qui i laboratori occupano una superficie di circa 20000 metri quadrati dove vengono eseguite lavorazioni artigianali, allestimenti scenici, costumi. In più  qui vengono svolte le prove del coro e della regia. Le dimensioni delle sale prove sono esattamente corrispondenti a quelle del palcoscenico originale.

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