Il milanese è bellissimo. Ma ci sono parole che risuonano come una melodia. Per scoprirle ci siamo fatti aiutare dai milanesi. Queste le risposte più condivise.
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Le 10 parole in milanese con il suono più bello
# Un cicinin
Usato per definire una misura molto piccola di una determinata quantità. Il suono assomiglia a un cinguettìo, con le due C ripetute che esprimono una dolcezza infinita.
# Ciuciamanuber
Indica qualcuno che frequenta assiduamente la palestra ma che invece di allenarsi lecca, o meglio lucida, i manubri. Insomma un nullafacente che finge di non esserlo. A pronunciare questa parola si finisce inevitabilmente con un sorriso.
# Scighera
La scighera è tipicamente la nebbia, quella spessa e densa ormai quasi scomparsa a Milano se non in alcuni giorni particolari dell’anno. Una parola che per i milanesi ha il sapore del focolare.
![Credits: Alberto Papagni per Milano Panoramica - Nebbia su Milano](https://www.milanocittastato.it/wp-content/uploads/2020/02/nebbia.png)
# Barlafüs
Parola metà germanica e metà latina, definiva un utensile di poca utilità. Definisce uno che parla tanto ma a vanvera. La U stretta e chiusa aumenta la dolcezza di una parola che già di per sé emana grande simpatia.
# Belé
In dialetto milanese, significa “carino”, “bello”, “prezioso” e viene utilizzato per i riferirsi a bambini piccoli, ma anche ai giocattoli. Il suono è reso ancora più melodioso dalla proverbiale “e” larga di Milano.
# Schiscetta
Termine utilizzato per definire il pranzo al sacco, anche detto schiscia, che infesta di cattivi odori gli uffici di Milano. Altra parola di grande dolcezza, che trasmette appetito in modo quasi onomatopeico.
![](https://www.milanocittastato.it/wp-content/uploads/2021/10/schiscetta.png)
schiscetta
# Ofelé
L’ofelè in dialetto milanese significa pasticcere. Si lega a un’espressione tipica milanese: “Ofelè fa el to mesté!” che significa “Pasticciere, fai il tuo mestiere!” e si dice a coloro che si improvvisano esperti di lavori e materie che non sono alla loro portata. Come per Belè anche in questo caso la parola viene rallegrata dalla doppia “e” milanese.
# Ussignür
Imprecazione utilizzata per indicare stupore riguardo una situazione o qualcosa di inconcepibile, al limite del grottesco. Si esprime in occasione di situazioni fuori dalla ragione, come un’invocazione disperata che in realtà esprime anche grande compassione.
![](https://www.milanocittastato.it/wp-content/uploads/2021/01/Stasera-in-tv-su-Rete-4-Il-ragazzo-di-campagna-con-Renato-Pozzetto-1.jpg)
# Rebelot
“Rebelot” significa confusione e caos ma non in senso negativo. Indica una baraonda creativa che inizialmente sconvolge ma che alla fine fa apparire tutto in ordine. Un suono scanzonato, che rimanda ai ragazzini che giocano in strada e si riempiono di polvere.
# Ciaparatt
Tradotto in italiano significa “Colui che acchiappa i topi”. Un termine che resiste ancora oggi nel suo utilizzo in modi di dire memorabili: Va a ciappà i ratt, in dialetto milanese, significa: togliti dai piedi e, se proprio non sai cosa fare, vai a cacciare i topi! Altra parola che strappa una risata al solo pronunciarla.
Continua la lettura con: Le 5+1 PAROLE GERGALI usate a MILANO ma che NON sono MILANESI
FABIO MARCOMIN
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Per il resto ce ne sarebbero ancora decinaia e decinaia di parole da elencare 😉