Ci sono paesi del mondo di cui la maggior parte di noi ignora persino l’esistenza. E in alcuni casi la cosa non si deve solo all’analfabetismo funzionale o al fatto che nelle migliori scuole superiori del paese non si insegna più la geografia. Alcuni posti sono defilati da tutto: dalle mappe, dalle news, dall’importanza strategica così di moda in questi ultimi mesi. Diremmo che il Tagikistan sia uno degli esempi più illuminanti. Eppure noi, curiosi di qualsiasi cosa, siamo andati a visitarlo per conoscerlo e raccomandarlo prima che diventi una meta ambita.
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Viaggio in Tagikistan, il fascino dell’ignoto
# Tratti culturali

La prima cosa che ci hanno chiesto arrivati nel paese è stata: «Come vi aspettavate il Tagikistan? Pensavate che fosse una sorta di secondo Afghanistan, vero?»
Questo perché, delle ex-repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale, il Tagikistan è l’unica di etnia persiana (il tagiko è praticamente identico al farsi, la lingua parlata in Iran, se non che la prima utilizza ancora l’alfabeto cirillico e la seconda un arabo semplificato) e la gente ne è la riprova: lineamenti che a volte ricordano quelli dei popoli mediterranei. Certo, c’è anche una quota di popolazione di etnia uzbeka, quindi del ceppo turco originatosi dalla diaspora mongola secoli fa, riconoscibili per gli occhi a mandorla, come loro stessi giocano a prendersi in giro. Ebbene, per tornare alla domanda, sì, forse qualcosa di oscurantismo islamista ce lo saremmo aspettati, specialmente in tempo di Ramadan, invece in questo la defunta USSR ha saputo intervenire a fondo nelle abitudini locali. In generale il turista è libero di andare in giro ovunque, senza essere mai scocciato o anche solo guardato di sottecchi, come capita in altre destinazioni.
# Dushanbe

La capitale, il cui nome significa ‘lunedì’ dal vecchio mercato che le diede il nome quando era appunto solo un villaggio, oggi mostra in maniera persino sorprendente la fase di boom economico che il paese sta attraversando, grazie a una serie di interventi che arrivano da più direzioni e non tramite un unico grande partner commerciale (la presenza russa, così come quella cinese, è inferiore alle aspettative). L’architettura denuncia il suo rifarsi al modello della vecchia dittatura statalista, del resto il presidente Rahmon è al potere sin dalla fine della guerra civile, poco dopo l’indipendenza seguita alla caduta del regime sovietico.
Eppure l’immagine della città risulta sorprendente, con strade di alti palazzoni monumentali, viali verdi di scintillanti monumenti in marmo bianco e una lista infinita di cantieri in corso. A noi è piaciuta molto anche la collina con i vecchi quartieri popolari di case monofamiliari, oltre al profilo delle montagne che si staglia sullo sfondo dello skyline. Questo paese offre opportunità anche di investimento, visto che un residente straniero è sottoposto alla tassazione unica del 25%, contro il 13% riservato ai locali.
# Le montagne

Il filmato di promozione turistica che sfila al modesto terminale aeroportuale descrive bene l’impatto monumentale delle catene montuose che costituiscono gran parte del territorio tagico. Del resto, l’aeroporto è poco trafficato proprio perché non è semplice atterrare in loco: il volo da Tashkent a qui potremmo considerarlo forse in assoluto il più spettacolare di sempre. Prima una torta di cioccolato con la panna, poi una processione di canyon verticali, quindi una serie di colline dipinte da un pittore impressionista con pennellate di verde e giallo a chiazze altimetriche.
E l’emozione di attraversare le catene montuose Zeravshan, di incontrare le acque incontaminate del lago Iskander Kul, di zigzagare tra tunnel e tornanti dà subito a questo viaggio un’immagine particolare di natura ancora da scoprire, perfetta per l’escursionismo e i trekking di più giorni. Per vette più alte, quasi Himalayane, ci sarebbe la regione autonoma del Pamir, per la quale però va richiesto un permesso speciale (mentre nel paese, ricordiamolo, si entra assolutamente senza visto fino a trenta giorni, oltre a essere semplice anche attraversare i confini con il vicino Uzbekistan).
# La via della seta

C’è anche il lato storico e monumentale, in questo Tagikistan così piccolo eppure infinito. Prendiamo Panjakent, all’estremità nord orientale della ricca provincia settentrionale di Sugdh: era una piccola fiorente città della Sogdiana, in sanscrito “cinque città”, costituita in maggioranza da zoroastriani. Nelle rovine della città, che fanno parte del sito transfrontaliero UNESCO sulle Vie della Seta, sono distinguibili quattro parti: la cittadella regale, la città vera e propria, la necropoli e i sobborghi, romantici sassi da visitare appena prima del tramonto, dopo aver fatto il pieno di colore nel bazar locale.

Oppure c’è l’ex Leninabad, oggi nota come Khujand, da sempre fucina delle élite politiche che hanno governato il paese, su un altro ramo della vecchia strada delle carovane delle merci: la seconda città del paese, pure in discreto spolvero, dove un servizio di funivia opera da una parte all’altra del fiume, dove madrase e moschee risalgono all’era d’oro dell’ogiva islamica e la fortezza ampiamente ricostruita testimonia di storie di 2500 anni fa.
In conclusione, appena tornati da un viaggio nell’Asia centrale, se si è europei e si ama anche l’Asia, si desidera una cosa sola: ripartire subito per le stesse mete. Specie se la valuta locale (il Somoni tagiko) è così poco apprezzata nei confronti dell’euro da far sembrare tutto economico: le cene, i pernottamenti, gli spostamenti, le visite. Con cinquecento euro ve la caverete per una settimana (volo escluso). Allora, cosa state aspettando?
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LORENZO ZUCCHI
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