In una delle chiese più belle ma sottovalutate di Milano c’è un affresco davvero insolito. Scopriamo la sua storia grazie al racconto di Andrea Cherchi.
Il SANTO di Milano con il PROSCIUTTO in MANO
# La Certosa di Garegnano, una delle chiese più belle di Milano
La Certosa di Garegnano era un tempo in aperta campagna, all’interno del Bosco della Merlata, costruita nel trecento per consentire ai monaci di potersi ritirare dal mondo. Fondata nel 1349, è stata uno dei più importanti monasteri certosini d’Italia e oggi rimane la chiesa, il cortile dell’Elemosina, il cortile d’Onore e qualche porzione degli edifici dei certosini intorno al chiostro della foresteria.
La chiesa, che viene considerata la Cappella Sistina di Milano insieme a quella di San Maurizio al Monastero Maggiore, si sviluppa su un’unica navata completamente affrescata. Vanno ricordati gli affreschi del presbiterio e dell’abside di Simone Peterzano e quelli lungo le pareti della navata di uno dei massimi esponenti del Seicento lombardo, Daniele Crespi. Uno di quelli più insoliti è sicuramente quello del “santo con il prosciutto in mano.”
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# La storia del santo con il prosciutto in mano
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Gli interpreti della storia dipinti in questo affresco, che si trova in alto a destra appena si entra nella chiesa, sono un certosino di nome Guglielmo e la sua mula. Il compito di questo certosino, che un tempo viveva nel complesso della certosa, era quello di recuperare i generi alimentari per la mensa facendo il giro di tutta la Lombardia e oltre, insieme alla sua mula. Spesso però durante le sue “missioni” veniva assaltato dai briganti che lo lasciavano a mani vuote.
Stanco di questa situazione conferì con il suo superiore il quale con tono ironico gli suggerì di staccare una zampa della sua mula e di usarla come arma per colpire alla testa i briganti. Il certosino lo prese in parola e fece tutto quanto alla lettera. Tornando indietro e riattaccato la zampa della mula, il suo superiore si accorse che l’animale zoppicava perché l’arto non era stato rimesso nella corretta posizione. Guglielmo allora la staccò di nuovo e la rimise correttamente.
Il prosciuto che sembra tenere in mano nell’affresco il certosino altro non è quindi che la zampa della sua mula, ma dai milanesi è conosciuto come il “santo con il prosciutto in mano.”
Fonte: Andrea Cherchi
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FABIO MARCOMIN
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