Anche allargando l’orizzonte alla regione urbana acquistare o affittare un’abitazione di 50 mq sta diventando un’utopia per chi ha un reddito medio. Vediamo i risultati di questo studio.
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Un reddito medio non basta per una casa neppure nei dintorni di Milano: lo studio
# Uno stipendio da 1.500 euro lordi al mese non basta per un piccolo bilocale nemmeno lontano dalla città

Non basta più spostarsi fuori città per trovare una casa accessibile. Non solo l’hinterland milanese, dove il costo della vita continua a crescere, ma anche allargando l’orizzonte alla regione urbana acquistare o affittare un’abitazione di 50 mq sta diventando proibitivo per chi ha un reddito medio, pari circa 1.500 euro lordi al mese.

È quanto emerge dal secondo rapporto dell’Osservatorio Casa Abbordabile (OCA), promosso dal Politecnico di Milano e dal Consorzio Cooperative Lavoratori, che analizza l’evoluzione dei prezzi delle case e la loro accessibilità economica. La situazione è il risultato di anni di squilibrio tra salari e prezzi immobiliari, con i primi cresciuti di appena il 10% dal 2015 e i secondi schizzati in alto del 58%.
# Milano e la sua regione urbana: dove si può ancora comprare casa?

Lo studio OCA identifica una regione urbana estesa circa 60 km intorno a Milano, che comprende circa 300 comuni distribuiti su 7 province lombarde. Questo territorio rappresenta la principale alternativa residenziale per chi è stato escluso dal capoluogo.
Ma anche qui la situazione non è semplice pe chi decide di comprare casa. In molte zone della cintura milanese, un reddito medio non basta per acquistare 50 mq, specialmente nei poli urbani come Pavia, Lodi, Abbiategrasso, Magenta, Treviglio e in tutta la Brianza lungo le principali direttrici infrastrutturali.
I comuni con i prezzi più abbordabili si trovano spesso in aree mal collegate a Milano, dove il trasporto pubblico è scarso e i tempi di pendolarismo diventano proibitivi, e dove comunque l’incidenza del costo della casa sulla retribuzione, sommato a quello per gli spostamenti, è superiore al 40%, contro una forbice compresa tra il 70% e il 95% dei comuni più vicini a Milano.
# Migliora di poco se si sceglie di vivere in affitto

La situazione migliora, ma rimane critica, se si opta per andare a vivere in affitto. In questo caso chi vive nei comuni peggio collegati con il trasporto pubblico vede pesare sulla retribuzione mensile il 30% dei costi per l’abitazione e dei mezzi per muoversi da e verso Milano. Le persone che vivono nei territori più accessibili, quindi meglio connessi alla città, arrivano a spendere fino al 66% dello stipendio netto.
# Un problema che richiede soluzioni strutturali sul piano dei trasporti e dell’abitare

Ogni giorno 650mila persone entrano in città per lavorare o studiare, ma una volta fuori dai confini di Milano il trasporto pubblico diventa più scarso e inefficiente. La geografia dell’hinterland è ancora troppo legata al capoluogo: chi vuole essere vicino al lavoro deve pagare di più, chi vuole risparmiare deve mettere in conto ore di viaggio. Il rischio, avvertono i ricercatori, è che il semplice spostamento delle abitazioni fuori Milano accentui le disuguaglianze invece di risolverle.
Il rapporto OCA pone una questione centrale: Milano non può esistere senza la sua area metropolitana, ma senza interventi mirati sul fronte abitativo e dei trasporti, il rischio è quello di un’esclusione sempre più marcata delle fasce di reddito medio-basse. Per affrontare il problema, servirebbe una strategia che combini politiche abitative più inclusive e un miglioramento del trasporto pubblico, per rendere sostenibili le scelte residenziali al di fuori del comune di Milano. Senza un cambiamento strutturale, il divario tra costi e salari continuerà a crescere, rendendo sempre più difficile vivere e lavorare nell’area milanese.
Continua la lettura con: Costi per la casa alle stelle: le 5 regioni più care d’Italia dove abitare e quelle più a buon prezzo
FABIO MARCOMIN
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