La deriva americana delle città europee: le 7 soluzioni da attivare a Milano contro i segnali più allarmanti

Milano, che come sempre anticipa quello che poi avverrà in tutta Italia, da questa degenerazione non è purtroppo immune

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Il vecchio continente è in crisi. Forse da un secolo, ormai. Ma al declino geopolitico ed economico si sta affiancando un nuovo fenomeno sempre più inquietante. Sta arrivando anche nelle grandi città europee una deriva sociale che, oltreoceano, ha reso le metropoli luoghi distopici, angoscianti e poco accoglienti se non per una minima parte di abitanti privilegiati.

Milano, che come sempre anticipa quello che poi avverrà in tutta Italia, da questa degenerazione non sembra purtroppo immune. Anzi, cominciamo a vedere da tempo i primi allarmanti segnali. 

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La deriva americana delle città europee: le 7 soluzioni da attivare a Milano contro i segnali più allarmanti

# Milano è diventata una città per ricchi?

Attico San Babila

E’ purtroppo innegabile che la crescita di Milano, la sua rigenerazione gigantesca iniziata anni fa, stia rendendo la metropoli ambrosiana un luogo sempre più esclusivo. Ma questo incide profondamente anche sul prezzo al metro quadro delle sue case. Una onesta famiglia con redditi normali non può comprare casa da zero: è praticamente impossibile se non ipotecando completamente il proprio futuro. Non solo i prezzi delle case sono alti, ma anche le spese e i costi in generale, mentre gli stipendi crescono in maniera impercettibile, tanto che si fatica a trovare autisti di filobus e manovratori di tram.

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# La microcriminalità fuori controllo

Le zone rosse di Milano

Ci stiamo facendo l’abitudine: scippi, borseggi, aggressioni, gente che salta i tornelli della metropolitana e che viaggia regolarmente senza biglietto, muri imbrattati e molto altro. Nei treni suburbani, in special modo di notte, il capotreno si chiude in cabina con il macchinista ed esce solo per aprire e chiudere le porte del convoglio. Come dargli torto? Di notte si trovano bande di ragazzi violenti, strafatti, senza tetto, tossici, ubriachi, gente che grida e sputa mentre tiene comodamente i piedi sui sedili. Girare tra i vagoni, a cosa servirebbe se non a mettere a rischio la propria incolumità? Una situazione simile la si riscontra anche su alcune linee di superficie, come sulla famigerata 90/91 diventata da tempo immemore dopo le 22:00 una sorta di zona franca.

In questo quadro deprimente, borseggiatori e borseggiatrici più e più volte filmati e arrestati continuano la loro attività certi della quasi totale impunità. La delinquenza è sempre esistita, certo, ma ora grazie ad una incontrollata e indiscriminata immigrazione senza regole la situazione sta degenerando, acquisendo preoccupanti connotazioni etniche che rischiano di innescare sentimenti razzisti finora alieni alla mentalità dei milanesi. 

Lorenzo Zucchi – Degrado

A Milano prima la criminalità organizzata aveva un’impronta meridionale, conil problema delle cosche della ‘Ndrangheta, soprattutto. Da alcuni anni le cronache hanno modificato il tiro: lo scenario è quello di bande di latinoamericani, di giovani magrebini, di africani. Qualcosa che ricorda molto certi film ambientati nella peggiore Los Angeles, dove in degradate periferie popolate da tossici e sbandati che rendono lo spaccio di droga l’attività principale e dove gli omicidi sono all’ordine del giorno, le tensioni razziali sono sempre pronte ad esplodere.
Questa criminalità dilagante porta con sé anche una voglia di giustizialismo decisamente pericolosa, una reazione che rischia di provocare qualcosa di incontrollabile e un desiderio di liberalizzare il porto d’armi del quale non abbiamo certo bisogno. I primi episodi si sono già verificati. E il far finta di niente oppure quello di bollare come razzista chiunque sottolinei che esiste un problema immigrazione clandestina sta solo peggiorando il clima di tensione. 

Leggi anche: Le zone rosse di Milano salgono a otto: succederà come con il Covid?

# Il capitalismo esasperato che diventa sopraffazione

Andrea Urbano – Immigrato dentro una banca

Il numero di poveri sta aumentando esponenzialmente: non solo si vedono interminabili file davanti alle associazioni di volontariato, ma anche la quantità di senzatetto accampati in giro per Milano è ben oltre il livello di guardia. Ci siamo alla presenza di clochard soprattutto nei mesi invernali all’interno dei bancomat, sotto i portici di molti palazzi, sui sedili dei mezzi pubblici, in una situazione di igiene precaria tra puzza ed escrementi. A tutto questo c’è oramai una sorta di rassegnazione, di assuefazione.
Tutto questo richiama alla mente l’immagine delle metropoli USA, dove disperazione, degrado, violenza, emarginazione e povertà oramai oltre ogni limite.

 

 
 
 
 
 
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Vogliamo davvero importare oltre agli iPhone e ai Simpson un modello di società fondato su un esasperato concetto di capitalismo? Negli USA questo modello si è saldamente consolidato, radicato da tempo in modo profondo. Noi siamo nati e formati altrove. I nostri valori, che ci distanziano da quel mondo così diverso, solidarietà e uguaglianza, sono concetti imprescindibili.

# Le 7 soluzioni per invertire la rotta

Elaborazione grafica AI – Milano Centrale

Le soluzioni per evitare che i ricchi siano solo straricchi viziati, che rendono la città inaccessibile e noiosa, e che i poveri siano dei miserabili, affinché le nostre città non diventino luoghi di emarginazione e disperazione, non sono poi tanto difficili da applicare. Eccone alcune, per esempio:

  • un controllo più esteso e capillare delle forze dell’ordine, intervenendo con decisione anche contro i piccoli soprusi: se durante il Covid si è riusciti a punire anche piccole infrazioni, come quella di tenere la mascherina abbassata, si può adottare misure simili contro la microcriminalità
  • migliorare il servizio di pulizia della città, perché il degrado aumenta la percezione di pericolo e incentiva comportamenti asociali;
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  • aumentare tutti gli stipendi, soprattutto quelli più bassi, e in particolare cercare di equilibrare il rapporto tra stipendi e costo della vita che è diventato sproporzionato e fuori controllo. Al contempo bisogna pensare a iniziative per diminuire le ore di lavoro in modo che i cittadini possano dedicare più tempo alla propria salute, alla famiglia, alla crescita personale, alle relazioni sociali, alla formazione;
  • incentivare il lavoro da casa, così che ci sia meno traffico, meno inquinamento, risparmio sul costo dei trasporti;
  • dare una occupazione socialmente utile ai disoccupati, dando in cambio, oltre ai soldi, un po’ di dignità;
  • potenziare i servizi sociali e la sanità;  
  • aumentare gli alloggi a prezzi calmierati.

Tutte cose per le quali i fondi si possono trovare agevolmente. Anche attraverso una politica di coinvolgimento dei più ricchi, finora i più favoriti dalle politiche locali. 

Continua la lettura con: Il bivacco nei Bancomat: l’ultima frontiera della disperazione sulle strade di Milano

ANDREA URBANO

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Andrea Urbano
Nato a milano, ma milanese per scelta (per metà salentino). Sono appassionato a tutto quello che riguarda Milano: storia, cultura, dialetto e patrimonio artistico, progetti urbanistici, futuri socio econonomici, oltre a cinema, sport e viaggi. Lavoro nell'ufficio export di una multinazionale. Sono un grande tifoso del Milan. Alla ricerca di una modella. Quartiere: BOVISA

2 COMMENTI

  1. RIPRENDENDO L’AFFERMAZIONE VERA CHE NON SI TROVANO CONDUCENTI ATM: NON E’ SCRITTO DA NESSUNA PARTE CHE DEVE ESSERE GENTE CHE VIENE DA LONTANO, PERALTRO IN LINEA DI PRINCIPIO BENVENUTA.
    CINQUANT’ANNI FA I TRANVIERI ERANO MILANESI O AL MASSIMO DI MAGENTA O ABBIATEGRASSO E TROVAVANO LAVORO NELL’AZIENDA, COME SI CHIAMAVA FAMILIARMENTE L’ATM, AVENDO GIA’ UNA CASA.
    COSA IMPEDISCE AI GIOVANI DI MILANO E DINTORNI DI ENTRARE ALL’ATM? FORSE DOVER LAVORARE DI DOMENICA E MAGARI ANCHE A NATALE, ALZARSI ALLE TRE O ANDARE A DORMIRE ALLE DUE? IL COMPORTAMENTO DI CERTA GIOVENTU’ MI FA PENSARE A PINOCCHIO CHE MORIVA DI FAME MA VOLEVA LA PERA SBUCCIATA.
    POI PERO’ MANGIO’ ANCHE IL PICCIOLO, MENTRE I NOSTRI BALDI GIOVANI CAMPANO CON “LA BORSETTA DI MAMMA'” COME CANTAVA RENATO CAROSONE. COMODO VERO, MA QUANTO INTELLIGENTE?

  2. CONSENTITEMI UN SECONDO PENSIERO IN MARGINE A QUESTO CENTRATISSIMO ARTICOLO: LA COSA CHE PIU’ MI SGOMENTA E’ LA DIFFUSA STUPIDITA’ STILE YANKEE.
    IN AMERICA DI UNA PERSONA COLTA E RAFFINATA SI DICE “HE IS EUROPEAN”.
    UNA VOLTA CONVERSANDO CON UNA GIORNALISTA DI NEWSWEEK INTERNATIONAL DISSI: SONO STATO ABBONATO PER MOLTI ANNI MA NON HO MAI VISTO L’EDIZIONE NAZIONALE.
    NON VALE NIENTE MI RISPOSE E QUANDO LE CHIESI PERCHE’ PRECISO’ “BECAUSE THEY HAVE NO BRAIN”. PER LA CRONACA ERA UNA SIGNORA INDIANA DI CALCUTTA.

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