Due giornalisti, uno livornese e tifoso amaranto, l’altro milanese e (forse) milanista. L’eccessiva rivalità sportiva e il risentimento per un gol di Degano al 90° minuto in trasferta che ha sottratto la vittoria al Livorno. Questi gli ingredienti che hanno scatenato l’ultimo duello della storia di Milano.
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Quella volta che un gol del Milan al 90′ ha scatenato l’ultimo duello della storia di Milano
# Cronaca di un pareggio “piratesco”
12 ottobre 1947. È la quinta giornata di campionato 1947/1948, allo stadio Comunale di Livorno davanti a 12.000 spettatori, si affrontano Livorno e Milan, arbitra il Sig. Bellè di Venezia.
Le squadre si affrontano a viso aperto, ma vanno al riposo sullo 0-0.
Nella ripresa il Livorno va in vantaggio al 65′ grazie ad una prodezza di Mannocci.
Mentre il Livorno calcio e tutta la comunità dei tifosi amaranto stanno aspettando il fischio finale del Sig. Bellè, Degano e il Milan non ci stanno.
Ultimo minuto, ultimo arrembaggio e il sogno sportivo di una vita: GOL al novantesimo.
“Pareggio piratesco” lo definiranno i giornali di Livorno. “Cannibali”, rivolto al Livorno calcio, scrive sulle colonne de “L’Italia” Danilo Mazzuccato.
Non l’avesse mai fatto
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# L’antefatto rossoneramaranto
Danilo Mazzuccato cura la pagina sportiva del quotidiano L’Italia. L’Italia era ai tempi un importante quotidiano con sede a Milano, fondato nel 1912 dal Cardinale meneghino Andrea Ferrari. Seguiva la linea del Vaticano e si era imposto nelle case dei milanesi.
La Gazzetta dello Sport, che non ha bisogno di presentazioni, è la “casa” editoriale di Aldo Bardelli, livornese purosangue. Ruspante come tutti i concittadini della costa toscana, ha anche ricoperto ruoli importanti nella FGCI e nel Livorno Calcio.
Bardelli è uno che, nei ricordi dei suoi contemporanei, «non riusciva a sopportare le sentenze dei colleghi nordisti e milanesi in particolare». Con Gianni Brera si azzuffò diverse volte.
La battuta sempre pronta, da buon livornese, dissacrante quanto basta per rispondere per le rime al collega Mazzuccato.
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# Dalla redazione sportiva al duello vero e proprio
Carlo Lulli, nel suo celebre pezzo “Quelle armi al bar” è il custode di tanti ricordi.
«Il più colorito è legato alla partita-battaglia ardenzina Livorno Milan». Dalle baruffe sulle colonne dei quotidiani, Danilo Mazzuccato passa all’azione, sfidando il collega-rivale a duello.
I duelli, vietati dal 1875, venivano svolti in forma molto segreta, ma Mazzuccato decise di seguire le regole della cavalleria.
«Saranno state le 6 del pomeriggio» ricorda Lulli quando «due cosi lunghi lunghi, neri neri» gli comunicano di avere la “lettera di sfida” per Bardelli e lo pregano di domandare quali armi intende usare lo sfidato.
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# Il giorno del duello
I due “padrini” del duello, emissari della lettera di sfida, aggiungono che a dirigere lo scontro sarà il leggendario colonnello Cuccia, olimpionico di grande fama e, probabilmente, il più grande scrittore di scherma dell’epoca. Si congedano poi con un inchino.
Lulli si reca da Bardelli per informarlo e il giornalista livornese sceglie come armi “le giacchettate”.
All’alba del 12 novembre del 1947, un mese esatto dal gol di Degano, il duello a singolar tenzone viene fatto sul serio, nelle stanze del Tennis Club di Milano a Via Ariberto.
Oltre al colonnello Cuccia è presente anche Jacopo Gelli, esperto di codice cavalleresco.
Il Lulli sostiene che di questo duello ne parlò tutta la stampa, ma purtroppo l’eco di queste cronache si è spento nei rivoli della storia.
Resta l’emblematico «saggio di livornesità del Bardelli» che, secondo Carlo Lulli, ha «“sparato” contro quelle formalità che rischiano di perdere il loro senso, perché superate dal tempo». Come a dire che è comunque più simpatico se le schermaglie, brillanti e divertenti, restino sulle colonne dei giornali. Lasciando i duelli fisici alle fiction del Trono di Spade
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LAURA LIONTI
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