Isola non è più l’Isola?

Un tempo quartiere popolare isolato, oggi uno dei più cool del mondo. Eppure c'è chi denuncia: l'Isola ha perso la sua identità

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Ph. @cartasegnaelena IG
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Un tempo borgo popolare e operaio, oggi viene considerata tra i quartieri più cool del mondo (Classifica di Time Out), ma a quale prezzo? Tra grattacieli, cocktail bar e affitti stellari, la trasformazione ha lasciato il segno, dividendo chi la celebra e chi la rimpiange.

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Isola non è più l’Isola?

# Il prezzo di diventare uno dei “quartieri più cool del mondo”

Credits sonia_spadaccino IG – Via Borsieri

La rivista Time Out lo ha classificato all’ottavo posto della “40 coolest neighbourhoods in the world”. Lo ha definito come “classica enclave hipster” e individuato la sua peculiarità, quella di essere una “casa e bottega” all’interno di una grande città come Milano perché “mantiene il suo cuore locale”. Il nome Isola deriva dal fatto che il quartiere era tagliato fuori dal resto di Milano dalla linea ferroviaria che lo costeggia e anche dal Naviglio della Martesana. Una zona popolare, operaia, laboriosa, abitata da molto sottoproletariato urbano, dove la vita era vissuta come in un piccolo borgo dove tutti si conoscevano e l’economia si reggeva sui negozi di vicinato. 

La sua anima oggi è molto cambiata e, proprio per il suo essere diventato un luogo alla moda, per molti lo è stato in peggio. Perché quello che si è perduto è l’identità.

# L’altra faccia della medaglia: gli storici commercianti e residenti se ne sono andati

Credits Andrea Cherchi – Bosco Verticale e BAM

Prima sono arrivati i grattacieli, con la limitrofa piazza Gae Aulenti della Torre Unicredit e il Bosco Verticale pluripremiato per la sua architettura. A seguire tutti gli altri, dalla Scheggia alla Torre Unipol, senza contare la sede di Regione Lombardia. Contestualmente hanno iniziato a proliferare cocktail bar, pizzeria gourmet, locali , al posto dei commercianti storici costretti ad andarsene a causa dei prezzi degli affitti saliti alla stelle. Il processo di gentrificazione e l’esplosione della movida ha fatto cambiare aria anche i residenti di lunga data. La zona è diventata quindi un nuovo centro 

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# Il quartiere ha perso la sua identità: «Ci conoscevamo davvero tutti. Era diverso, meglio di ora sicuramente»

A testimoniare la trasformazione del quartiere sono gli stessi abitanti che ancora oggi sono rimasti. Questo il racconto di Giovanna Senesi, presidente del Comitato cittadino di Isola, a Il Giorno: «È la gentrificazione. Di fatto, una fascia sociale è stata espulsa dal quartiere per colpa dei prezzi proibitivi e della movida che dilaga. È iniziato tutto quasi vent’anni fa, con i lavori per l’M5 e la costruzione dei grattacieli. Un cambiamento graduale che ha spazzato via mercerie e negozi di quartiere. In poche parole, le fasce popolari. Oggi si vendono ravioli, panini gourmet, si aprono birrifici artigianali e cocktail bar. Ormai fa figo venire all’Isola, anche solo per un caffè. Ma il prezzo lo hanno pagato i residenti storici».

Cesare Bellinzoni, nato e cresciuto all’Isola, spiega: «Da bambini passavamo ore e ore a giocare a calcio all’oratorio. Ci conoscevamo davvero tutti. Era diverso, meglio di ora sicuramente. Ancora oggi mi capita di incrociare qualcuno per strada. Ci basta un cenno. Mia moglie magari mi chiede chi è, e io rispondo che giocavamo a calcio più di cinquant’anni fa».

Roberto Tiezzi, titolare insieme al fratello Paolo della Trattoria Dal Verme che resiste da 60 anni all’Isola, teme invece che l’attivazione della ZTL possa ridurre in modo drastico la clientela: «Non è ancora partita, ma le telecamere agli ingressi ci sono già. Ci chiuderanno dentro, bloccando la socialità e dando un duro colpo a chi, come me, gestisce un ristorante».

# C’è chi ancora resiste

Bob Isola

Non tutti però hanno accolto il cambiamento con uno spirito negativo, anzi. C’è chi, come Matteo Taormina, che ha deciso di portare avanti la tradizione di calzolaio tramandata da due generazioni: «Ho scelto di portare avanti il mestiere di casa. Mio nonno ha iniziato nel 1951, poi è toccato a mio padre, e adesso a me. Ho cominciato a sedici anni, mi sono appassionato subito e non ho più smesso». 

Valentina Picariello dell’associazione teatrale Zona K ha scelto di puntare sulla cultura per preservare il senso di comunità: «Qui facciamo teatro, corsi e laboratori. Vengono molte persone del quartiere ma anche da fuori. Abbiamo aperto nel 2009, quando sono iniziati i lavori della metro lilla. Quindi il fermento fatto di grattacieli e movida era già iniziato. Per anni abbiamo organizzato un festival di quartiere chiamato Isola Kult, […] dedicato all’arte, pensato per restituire qualcosa al quartiere. Esiste ancora un nucleo di persone che abitano qui, anche se la maggior parte ormai se n’è andata».

Continua la lettura con: Un quartiere di Milano è uno dei più “cool” del mondo (secondo Time Out)

FABIO MARCOMIN

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Fabio Marcomin
Giornalista pubblicista. Laurea in Strategia e Comunicazione d’Impresa a Reggio Emilia. Il mio background: informatica, marketing e comunicazione. Curioso delle nuove tecnologie dalle criptovalute all'AI. Dal 2012 a Milano, per metà milanese da parte di madre, amante della città e appassionato di trasporti e architettura: ho scelto Milano per vivere e lavorare perché la ritengo la mia città ideale.

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