Il ponte marino più lungo del mondo: se fatto in Italia potremmo arrivare in Corsica
# Il ponte da record: 55 chilometri
Hong Kong-Zhuhai-Macao Bridge
Il ponte marino più lungo del mondo si estende per 55 chilometri. La struttura, operativa dal 2018, si chiama Hong Kong–Zhuhai–Macao, in quanto collega le tre principali città dell’area.
L’opera si compone di una serie di ponti e gallerie, tra cui un tunnel sottomarino lungo 6,7 chilometri, due isole artificiali: la sezione più lunga misura 29,6 km. Il ponte da record ha ridotto drasticamente la distanza da Hong Kong a Macao e Zhuhai, da 160 chilometri a soli 30 chilometri, e la durata del viaggio: da 4 ore ad appena 45 minuti. Presente anche un servizio ininterrotto di bus navetta, che funziona 24 ore al giorno. Potendo invece immaginare di realizzare un ponte marino di 55 chilometri nel nostro Paese, cosa potrebbe collegare?
55 chilometri: la distanza tra Bastia in Corsica e l’Isola d’Elba. Attualmente per andare dalla cittadina francese e Portoferraio ci vuole circa 1 ora e 30 di traghetto. Con un ponte, come quello tra Hong Kong e Macao, si potrebbe arrivare in meno di mezz’ora. Bisognerebbe prevedere opere accessorie, come ad esempio un tunnel diretto a Portoferraio per consentire un accesso migliore rispetto a quello che si avrebbe nelle frazione di Pomonte. Questo ponte sarebbe identico a quello più lungo del mondo: ma con opere ancora più piccole si potrebbero collegare territori di grande rilevanza, come questi.
Non è un mistero che su Malpensa penda la spada di Damocle di chi non lo vuole come hub. Che siano governi romanocentrici o compagnie straniere il fatto è cosa nota. Uno dei segnali è il deficit nei collegamenti extra-aerei dello scalo che dovrebbe servire tutto il Nord Italia. La stazione dei treni, in particolare, sembra quella di un paesino sperduto nella Pianura, dove fermano appena 3 linee. E dire che di modelli da imitare nel mondo ce ne sono parecchi. Ad esempio, possiamo guardare a quello che succede in Germania, con Francoforte o il nuovo aeroporto di Berlino.
Una “vera” stazione dei treni a Malpensa? Come nei grandi aeroporti del mondo
# Il Frecciarossa è stato attivo dal 2010 al 2012, poi lo stop
varesenews.it – Frecciarossa a Malpensa
E dire che c’è stato un tempo in cui a Malpensa arrivava il Frecciarossa. Il 13 settembre 2010 il primo viaggio del Frecciarossa con fermata Aeroporto di Malpensa. Quattro servizi giornalieri, con un prezzo di 12 euro per la seconda classe e una durata di 42 minuti partendo dalla Stazione Centrale, per collegare lo scalo a Roma in circa 4 ore e 24 minuti e a tutte le principali città italiane dell’asse AV Nord/Sud. Il 18 maggio 2012 lo stop al servizio. Ufficialmente per lo scarso utilizzo, combinato al contingente momento di crisi di Malpensa.
# Il ritorno annunciato nei prossimi anni? Si continua a rimandare
gazzetta dei trasporti – Collegamenti da Malpensa
Nel piano presentato a Roma nel 2019 il gruppo Ferrovie dello Stato ha annunciato il suo ritorno entro il 2023, a gennaio di quello stesso anno è stato effettuato un test tra la stazione di Milano Centrale e il Terminal 2, ma la pandemia ha rallentato tutto. Un altro test è stato effettuato nel febbraio del 2023, tra Milano Centrale e Malpensa Aeroporto T1, con le prove concentrate nella tratta Bovisa-Malpensa. L’obiettivo dichiarato è quello di istituire collegamenti giornalieri con Venezia Santa Lucia servendo anche le città intermedie di Padova, Vicenza, Verona, lago di Garda, Brescia e Milano, al momento non c’è però una data.
# Il nuovo collegamento ferroviario Malpensa-Sempione
Stazione T2 Malpensa
Tra le fine del 2025 e l’inizio del 2026 dovrebbe arrivare una novità. Per la fine del 2025, ci sarà il nuovo collegamento ferroviario tra il Terminal 2 dell’aeroporto di Milano Malpensa e la linea ferroviaria del Sempione. La nuova infrastruttura garantirà un collegamento tra l’aeroporto di Malpensa e la Svizzera, chiudendo l’anello ferroviario attorno allo scalo e migliorando i trasporti con Milano grazie a una riorganizzazione dei servizi nel quadrante Nord-Ovest della regione.
L’inaugurazione della nuova infrastruttura, come dichiarato da Trenord, dovrebbe far diventare Malpensa un nodo di interscambio per treni su breve e medio raggio, ad alta velocità e transfrontalieri dalla Svizzera. Sarebbe qualcosa, anche se il confronto con le altre grandi città, ad esempio Francoforte o Berlino, però è poco edificante: la svolta sarebbe dotare lo scalo milanese di una vera è propria stazione di interscambio dove far arrivare treni diretti da e per tutti i principali centri del nord Italia.
# Perchè non creare un hub ferroviario come a Berlino?
Di Arbalete – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=87053246 – Terminal 2 Malpensa
Al momento i collegamenti verso l’Aeroporto di Malpensa via treno sono garantiti dal Malpensa Express: dalla Stazione Centrale e da quelle di Cadorna e Porta Garibaldi, con fermate in tutti i paesi attraversati dai binari. Non esiste un vero servizio espresso che metta in collegamento Malpensa e Milano senza fermate intermedie. Anche quando dovessero tornare i treni dell’Alta Velocità dovranno comunque viaggiare a velocità ridotta nel transito per Milano. E chi volesse arrivare a Malpensa, ad esempio da Como, Pavia, Bergamo, Brescia, dovrà fare tappa nella nostra città e prendere un altro treno. Per quanto riguarda lo scalo ci sono due stazioni, il Terminal 1 con funzione passante e il capolinea Terminal 2, per un totale di 4 binari serviti da Malpensa Express, S40 e Tilo 50.
g2rail.com – Stazione Aeroporto di Berlino
Se prendiamo invece una città che ha creato un vero e proprio hub, come Berlino, dal 2020, ci sono collegamenti a lunga percorrenza, regionali e e linee suburbane S-Bahn di Berlino. Ci sono 6 binari, a servizio dei Terminal 1 e 2, di cui 2 utilizzati delle S-Bahn. Esiste anche un Terminal 5, ma non è altro che il vecchio Aeroporto Berlino Schoenefeld, inglobato da quello nuovo e al momento senza stazione.
g2rail.com – Mappa stazione Aeroporto di Berlino
La stazione è servita da ben 7 linee ferroviarie:
Servizio Intercity IC17: Dresda – BER Aeroporto – Berlino – Rostock – Warnemünde (ogni 2 ore);
Servizio regionale FEX: Berlino Hauptbahnhof – Berlino Gesundbrunnen – Berlino Ostkreuz – BER Aeroporto;
Servizio regionale RE8: Wismar – Schwerin – Ludwigslust – Wittenberge – Nauen – Berlino-Spandau – Berlin Hbf – Berlin Ostbf – Berlin Ostkreuz – BER Aeroporto;
Servizio locale RB22: Königs Wusterhausen – BER Aeroporto – Ludwigsfelde-Struveshof – Golm – Potsdam;
Realizzando un hub anche a Malpensa si potrebbero far arrivare i Malpensa Express, da Cadorna e da Centrale, con servizi veloci, magari alternando viaggi con sosta in tutte le fermate a viaggi no stop, altre linee regionali provenienti da altre città oltre a Frecciarossa e Italo senza farli passare dal centro di Milano. Per fare tutto questo bisognerebbe progettare e realizzare nuovi tracciati ferroviari, magari con una tratta passante sotto la Stazione Centrale che salti il traffico in superficie.
# Il treno è anche più economico: a Torino protestano che costa… troppo poco
A suffragare la necessità di un investimento di questo tipo, oltre alla possibilità di collegare direttamente altre città a Milano, c’è il risvolto economico. Emblematico il caso di Torino. Lo scalo di Caselle è collegato da 7 mesi anche dal servizio ferroviario suburbano esercito da Trenitalia e con un costo del biglietto sensibilmente inferiore a quello del bus da essere dichiarato fuori mercato. A dirlo è Angelo Costa, amministratore delegato di Arriva Italia, che intervistato dal Corriere della Sera spiega come per viaggiare con i loro bus si spende il doppio. A questo va poi aggiunto anche l’aspetto ambientale dato che i treni producono un inquinamento minore rispetto a un mezzo a motore su ruote.
Una stazione metropolitana può anche essere un capolavoro? Milano sembra non porsi il problema, mentre altrove si realizzano delle vere opere d’arte. Scopriamo le nuove stazioni gioiello aperte in Italia.
Dove la metro è arte (in Italia): inaugurate le nuove stazioni meraviglia
# Napoli continua a stupire con le sue stazioni della metropolitana
Di ArbaleteOpenStreetMap contributors – openstreetmap.org, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=26759852 – Linea M6 Napoli
Nei giorni scorsi ha inaugurato la linea 6 della rete metropolitana di Napoli. Pensata negli anni ’80 come metrotranvia da attivare in occasione dei Mondiali di Calcio del 1990, ma mai attivata, fu riconvertita in metropolitana leggera e aperta a febbraio 2007 da Mostra a Mergellina. Il servizio fu però sospeso nel marzo 2014, in attesa dell’ultimazione dell’intero tracciato fino a Municipio, avvenuto poi il 17 luglio 2024. In comune con l’altra linea metropolitana cittadina, la linea L1, ha la bellezza delle sue stazioni, una meraviglia per gli occhi, è infatti stata inserita nel circuito delle Stazioni dell’Arte.
# Uno sguardo ai nuovi gioielli napoletani: Chiaia, San Pasquale e Arco Mirelli
comune.napoli.it – Stazione Chiaia
Tra le nuove fermate della linea 6 di Napoli lasciano senza parole quella di Chiaia e di San Pasquale.
attiliolaviano IG – Stazione Chiaia
La prima si sviluppa su 3 piani ed è stata progettata dall’architetto partenopeo Uberto Siola, con un allestimento artistico ad opera di Peter Greenaway che riproduce concettualmente un viaggio nella mitologia delle divinità greche dall’ingresso superiore fino al piano banchine.
comune.napoli.it – Inaugurazione stazione Chiaia
Sormontata in superficie da un cupola in acciaio e cristallo, troviamo infatti al suo interno una statua di Giove con ventiquattro braccia all’ingresso e un pozzo dal diametro di dodici metri dedicato a Nettuno attraversato da una scala elicoidale. Il piano banchine è dedicato all’Ade e si caratterizza per un colore rosso con una cupola d’acciaio a dominare l’ambiente, cava al centro, con 320 occhi arancio del Re degli Inferi.
webuildgroup IG - Stazione San Pasquale
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webuildgroup IG - Stazione San Pasquale
webuildgroup IG - Altra stazione San Pasquale
La stazione di San Pasquale porta la firma dell’architetto italo-sloveno Boris Podrecca, che l’ha pensata in rapporto con il mare e con un omaggio a Benedetto Croce nel 150esimo anniversario della nascita: una “discesa verso il mare”, evoca il relitto di un’imbarcazione nelle profondità marine.
nychlssf IG – Stazione Arco Mirelli
Degna di nota anche quella di Arco Mirelli, con un ingresso principale costituito da un padiglione in acciaio e vetro, a firma dell’architetto tedesco Hans Kollhof, e diverse installazioni al suo interno.
webuild – Stazione Capodichino
C’è attesa poi per l’inaugurazione della stazione omaggio al Pozzo di San Patrizio sulla linea L1.
Una domanda che più di qualche milanese si sarà fatto e che alla luce delle nuove stazioni metropolitane di Napoli diventa ancora di più pressate: che ne è del bando di Metro4? Presentato nel 2020 si poneva l’obiettivo di realizzare delle stazioni artistiche sulla nuova linea metropolitana. Questo il testo: “un bando a tempo indeterminato per interventi di natura creativa e artistica, sia permanenti sia temporanei, da realizzarsi nelle Stazioni della Blu. L’obiettivo è trasformare le aree della M4 in spazi urbani d’interesse e voler migliorare il territorio cittadino, considerando tale anche quello sotterraneo. Arte4 potrà restituire ai milanesi e a tutti i viaggiatori uno spazio non solo funzionale ma anche confortevole ed attrattivo.”
Da allora è successo poco, di certo il fatto che per gli artisti non è previsto alcun compenso non deve aver aiutato, salvo che per l’intervento realizzato nella stazione di Tricolore, sostenuto finanziariamente Fondazione Cariplo. Al suo interno è stata realizzata un’installazione dedicata al Risorgimento e non solo, con un vagone del treno con degli oblò che consente uno sguardo su illustrazioni disegnate da Filippo Martinez raffiguranti alcuni momenti importanti degli ultimi secoli di storia milanese e italiana.
Niente a che vedere, purtroppo, con quanto realizzato a Napoli. In questo articolo avevamo provato a dare alcuni suggerimenti insieme a una panoramica delle altre metropolitane artistiche nel mondo.
La metropolitana di Milano diventa sempre più grande. Nel 2030 con 133 km di binari e 153 stazioni dovrebbe arrivare all’ottavo posto in Europa, davanti a San Pietroburgo, e confermare sempre di più il suo primato a livello nazionale. Ecco, quindi, come sarà il futuro dei trasporti milanesi.
Il nuovo video di Milano Città Stato di Silvia Arosio. Iscriviti al canale su YouTubeper i video esclusivi.
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Le 10 spiagge memorabili per un week end da Milano
#1 Milano Marittima
Credits: @papeetebeach IG
Non si può che iniziare con la spiaggia che porta il nome di Milano. Tra gli stabilimenti più celebri il Papeete, ormai utilizzata come sinonimo di “caduta di governo”.
L’estate 2024 al Forte vede molti meno russi e molti più milanesi. Si preannunciano ritorni di fiamma in stile Vacanze Vanziniane.
#3 Riccione
Altra località molto cara ai milanesi, ritenuta più raffinata della vicina Rimini. Tra le spiagge la 69, anche solo per il numero.
#4 Follonica
Per chi si vuole spingere ai limiti del week end c’è Follonica, più riservata e meno glamorous di altri lidi. Tra i lidi più iconici, l’Hawaii Beach.
#5 Paraggi
Credits: @letiziapellenghi IG
Questa suona come una sfida d’altri tempi. Uno dei luoghi più inaccessibili dell’estate: il fazzoletto di spiaggia libera tra Santa Margherita e Portofino.
#6 Juan Les Pins
Spiaggia di Juan Les Pins (Costa Azzurra – Francia)
Chi c’è stato in passato stenterà a riconoscere la spiaggia. La direttiva europea ha di fatto smantellato la massima parte di spiagge private, tra cui la mitologica Moorea. Ora Juan è una distesa infinita di spiaggia libera di sabbia bianca, dal paese fino a Golfe Juan. L’unico ostacolo tra noi e il mare sono gli eterni lavori in corso tra Savona e il confine.
Il Lido di Venezia è una delle spiagge più sottovalutate d’Italia. Sembra strano però è così. Forse l’unica spiaggia semi-deserta anche a Ferragosto.
#9 Lerici
Una delle perle della Liguria, tra le più esotiche del Levante ligure dove abbondano le spiagge anche se spesso sono minuscole. Per chi preferisci spazi più ampi da suggerire la meno blasonata Cavi di Lavagna.
#10 Alassio
Instagram: ma.rco7859 – Alassio
A Ponente, gli specialisti dicono di andare oltre Savona, se possibile spingendosi fin verso il confine. Tra i luoghi più ambiti sicuramente c’è Alassio, la città del muretto e degli stabilimenti tra i più cari d’Italia. Altra destinazione top: Varigotti.
I nomi della linea metropolitana di Milano suscitano curiosità e domande, spesso dovute all’incongruenza del luogo che identificano o del metodo scelto tra stazioni diverse.
Si potrebbero fare tanti esempi da Lodi T.I.B.B. M3 (che richiama una fabbrica scomparsa prima dell’apertura della linea), a Porta Romana M3 che indica una zona invece di localizzare il Piazzale Medaglie d’oro, oppure al contrario la fermata Piola M2 che indica la piazza invece che il quartiere di Città Studi, insomma manca un criterio generale.
Gàmbara o Gambàra? L’eterno dilemma sulla pronuncia della fermata M1
# Quando la pronuncia del nome divide i cittadini
Credits: photo.edu – Palo con adesivo Gambàra
Un nome che fa discutere, se non addirittura litigare, non per il luogo che dovrebbe localizzare, ma bensì per l’accento posto sulla sillaba corretta è la fermata Gambara della linea M1.
Lo speaker della metropolitana la chiama Gàmbara, con l’accento sulla prima A, e questa pronuncia si sta imponendo in città. Tutti d’accordo? Per niente.
I cittadini della zona rivendicano la pronuncia Gambàra, sulla seconda, tanto da lanciare perfino una petizione nei confronti del Sindaco Sala per rimediare all’errore che “oltraggia gli abitanti del quartiere che da anni si sentono vessati”.
# La verità? Ha ragione la speaker di ATM
Allora qual è la verità? Pare che abbia ragione proprio la speaker ATM. La fermata infatti si riferisce alla piazza che è intitolata a Veronica Gàmbara, poetessa del Cinquecento. Gàmbara appunto, da non confondere con Gambàra, paese del bresciano.
Sono passati ormai 12 mesi dai festeggiamenti per l’arrivo della linea M4 a San Babila. L’inaugurazione doveva sancire la rinascita della piazza nel cuore di Milano dopo anni di lavori: con riqualificazione, la pedonalizzazione e la possibilità di scambiare con la linea M1. Molti milanesi continuano però a non essere soddisfatti della riuscita di piazza e stazione.
Le ombre su San Babila ed M4: piazza in chiaroscuro e l’interscambio con doppio tornello
# Trascorsi 12 mesi dai festeggiamenti la piazza riqualificata continua a non convincere
Credits Andrea Cherchi – Piazza San Babila dall’alto altra vista il giorno dell’inaugurazione
4 luglio 2023: la linea M4 si allunga e inaugura la nuova stazione di San Babila, insieme a quella di Tricolore. Da quel giorno di festeggiamenti sono passati 12 mesi ma la piazza riqualificata e pedonalizzata continua a non convincere i milanesi.
soniaevellyn.malcaarce IG – Piazza San Babila oggi
Nel frattempo sono stati realizzati e allargati i marciapiedi in Corso Matteotti, ma niente è cambiato nella piazza. Ecco come è stata realizzata e perché in tanti hanno storto il naso.
Credits Andrea Cherchi – Piazza San Babila dall’alto a luglio 2023
La nuova sezione della piazza, che va da Corso Matteotti a Corso Europa, è stata sottratta al traffico automobilistico. In passato era asfaltata e comprendeva un’area di sosta per i taxi. Adesso è stata livellata con la zona delle fontane, impiegando porfido e pietra bianca, ed è stata delimitata con alti cordoli in cemento verso Largo Toscanini. Questa parte, presa singolarmente, risulta visivamente piacevole. Tuttavia, osservando la piazza nel suo complesso, si nota una disarmonia: una parte è chiara e l’altra è scura, a causa dei diversi tipi di pietra utilizzati. Inoltre, termina con un marciapiede allargato su Corso Matteotti, rifinito nello stesso stile della parte rinnovata.
emocional_mentte IG – Piazza San Babila oggi
Un altro punto critico riguarda il verde: solo nella parte riqualificata di Largo Toscanini si trovano una decina di aiuole, ciascuna con un albero, e panchine in pietra per sedersi.
fabiokk71 IG – Corso Europa oggi
Il resto è solamente uno spiazzo desolato, anche su Corso Europa. Di seguito alcuni commenti raccolti su facebook:
“Aridità… questa non è la vera Milano…come anche al castello…senza alberi e tutto pavimentato a mo’ di parcheggio…tristezza” – Silvia de Todaro
“Senza aiuole senza una pavimentazione che richiami quella già esistente di corso Vittorio Emanuele…. Non una panchina…Effettivamente non è integrata col resto…” – Loredana Riefoli
“Ma le piante queste sconosciute, ci vuole verde verde” – Sascia di Pietro
“bah! una bella “isola di calore” direi… alla faccia del green!” – Luca Larosa
“Che bel verde! Sarà sicuramente piacevole fare una passeggiata lì!” – La Sara
“Sarebbe Corso Europa questa tristezza?” – Simonetta Geromel
“Le piante sono gli arredi urbani più piacevoli, ecologici, migliorano il clima e nobilitano i contesti. Quindi la giunta Sala si guarda bene dal metterle. Ciò detto la linea 4 è un progresso.” – Giu Ibba
“L’isola di calore e le imprese di posatori e selciatori ringraziano. Alla faccia del suolo permeabile ed inerbito…non si dice di mettere alberi di prima grandezza ma almeno qualche aiuola fiorita…così è uno sfregio alle politiche ambientali tanto sbandierate…” -NUOVI Orizzonti – Andrea Bolzoni Guida Ambientale Escursionistica
# Due uscite con stili diversi e un interscambio che costringe a uscire e rientrare dai tornelli
Credits Urbanfile – M4-M1 Stazione San Babila
Un’altra problematica è l’interscambio tra la linea M1 e la linea M4. È necessario uscire e rientrare attraverso i tornelli, dovendo così timbrare due volte, nonostante con un singolo biglietto si possano effettuare viaggi illimitati in metropolitana entro i 90 minuti. Scomodo e fa sprecare tempo inutilmente.
Credits Andrea Cherchi – Piazza San Babila dall’alto, dettaglio uscita
Questo problema è evidente anche in superficie, influenzando l’aspetto estetico. Nella vecchia porzione di piazza, l’uscita della M4 si trova a pochi decimetri da quella della M1, con dimensioni e stili differenti.
Interscambio M2 e M4
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Credits Urbanfile - M4-M2 Stazione Sant'Ambrogio
Credits: Urbanfile - Uscita per collegamento M3-M4
La situazione sarà ancora peggiore a Sant’Ambrogio con la M2 e ancor di più a Missori con la M3, dove chi desidera passare da una linea all’altra dovrà uscire all’aperto per poi rientrare, con un camminata di circa 10 minuti.
# Quali azioni si possono intraprendere per migliorare la situazione? Incrementare le aree verdi e installare fontane
Le possibilità di abbellire la piazza ci sono. La pavimentazione della nuova parte di piazza non si può ormai sostituire con quella della parte di piazza adiacente, ma si potrebbe intervenire inserendo delle aiuole e delle alberature. Al netto dello spazio sottostante occupato dalla stazione, che vincolerà l’altezza delle piante, la piazza si può rendere in questo modo meno soleggiata e più fresco. A questo si possono aggiungere delle panchine in pietra come quelle su Largo Toscanini e magari delle piccole fontane o vasche d’acqua per replicare il lato di San Babila già esistente.
Poco si potrà fare per la connessione tra M1 e M4, probabilmente nulla dati gli investimenti ingenti necessari per la riprogettazione e ricostruzione del nodo. L’unica possibilità sarebbe forse quella di rifare i tornelli di M1 e introdurne un’ulteriore fila lungo l’attuale percorso di collegamento, riducendo lo spazio nel negozio di elettronica presente nel mezzanino, ripensando contestualmente l’accesso dai tornelli di M4.
Forse la città dove la metropolitana è un modo di essere. Perfino più che a Milano. Londra, capitale della nazione che ha dato i natali a un’altra cosa molto popolare del mondo. Il pallone. Se si uniscono calcio con metropolitana cosa si ottiene? Il campionato delle linee della metropolitana.
# Il campionato di calcio delle linee della Tube
Credits: modernrailways.com Night Tube
La più antica del mondo. Non solo: è anche una tra le più estese ed intricate nel mondo. “Pochi però”, ricorda Il Calcio a Londra, “anche tra gli amanti del calcio d’oltremanica, sanno che esiste un vero e proprio campionato di calcio della Tube, un torneo con una storia affascinante ed alcune particolarità sorprendenti che vale la pena di scoprire.”
Vediamo allora qual è la storia del campionato delle linee della metro.
# Il primo campionato lo vince la linea verde
Credits: treated.com – Mappa metro Londra con calorie
Era il 1995 quando la società del trasporto ferroviario londinese incassa un bel gruzzolo di sterline dalla vendita di un vecchio edificio. Decide allora di impiegare quel denaro per il benessere dei propri dipendenti: acquista così una porzione di terreno adiacente a Market Road, Islington, per costruirvi un nuovo centro sportivo. L’anno seguente su quel campo sette piccoli club, formati ognuno dai lavoratori di una linea della metropolitana londinese, danno inizio a un torneo ad eliminazione diretta.
Il primo titolo se lo aggiudica la squadra della District Line (linea verde). Il torneo si amplia fino ad arrivare a dieci squadre prima dell’inizio del nuovo millennio, assumendo la struttura di campionato con annessa coppa di lega.
# La serie A e la serie B della metro di Londra
Credits: guidaconsumatore.it
Nasce così la London Underground Football League (LUFL) che conta oggi ben dodici club, suddivisi tra la Division One e la Division Two. Unica condizione: ne fanno parte solo club formati da lavoratori delle linee urbane e suburbane della capitale britannica.
Le squadre sono tutte composti da lavoratori di alcune delle linee della Tube o di altri sistemi ferroviari londinesi come la Overground o la Docklands Light Railway. Il club più titolato è quello della District Line con dieci scudetti, seguito da quello della Piccadilly Line (linea blu scuro) con otto titoli e da quello della Jubilee line (linea argento) a quota tre.
# Una Metro Cup anche a San Siro?
stefanello71 IG – Banchina metro Milano
La popolarità del torneo è diventata così grande che l’ultima finale della coppa di lega ha richiamato a Market Road un pubblico di quasi mille spettatori. Non solo: alcuni club di Premier League supportano apertamente la LUFL, tra di esse l’Arsenal, che ogni estate invita la squadra della Piccadilly Line a giocare un amichevole con una propria selezione giovanile, ed il Fulham, che recentemente ha stipulato un sodalizio con la squadra della Hammersmith and Circle Line (linea rosa).
Un curioso aneddoto riguarda Luke Young, ex centrocampista del Tottenham, il quale, più di tre anni dopo essersi ritirato dal calcio professionistico, si è fatto assumere part-time per una settimana per poter giocare almeno una partita con la squadra della Jubilee line, linea a cui è particolarmente affezionato poiché era parte del tragitto che da piccolo lo portava a casa della nonna.
Milano tende a prendere a riferimento Londra in molti ambiti: potrebbe essere un’idea importare questa idea anche dalle nostre parti. Immaginando una metro Cup con un week end di sfide a San Siro tra le diverse linee davanti a tutti i loro appassionati.
Nel centro del quartiere di NoLo, sulla cima di un antico palazzo, si può ancora vedere una delle sculture che ha suscitato maggior scalpore tra i milanesi di inizio Novecento: i due nudi (una donna e un uomo) dello scultore milanese Ernesto Bazzaro. Perché raffigurare due nudi e, soprattutto, perché collocarli su un palazzo di Viale Monza? La risposta è una storia in cui il destino ha giocato la sua parte.
La vicenda della statua dei due nudi di Viale Monza risale ad una precedente scultura che lo stesso Bazzaro realizzò poco tempo prima. Tra il 1901 e il 1903 l’artista adornò il portale di Casa Castiglioni, al n. 47 di corso Venezia, con due esuberanti nudi femminili che valsero all’intero palazzo il beffardo titolo di Ca’ di Ciapp: la reazione degli inquilini fu immediata. Allora i benpensanti riuscirono a far rimuovere le due procaci ragazze, che vennero sostituite con mazzi di fiori scolpiti nella pietra (in effetti si trattava di un palazzo in stile floreale) e lo scultore non sembrava averla presa male: anzi la vicenda riscosse il successo di critica e di pubblico.
Ma ecco che entra in gioco il destino. Proprio il giorno dell’inaugurazione di Palazzo Castiglioni capitò nello studio del Bazzaro, al n. 11 di Via Ciovasso, una coppia di sposi che gli commissionò un particolare gruppo statuario. La coppia, lei Carolina Reina e lui Emilio Ferrario, aveva creato una fortunata catena di macellerie che in pochi anni fu fonte di ingenti guadagni. Così il Ferrario, diventato ricco, s’era fatto costruire nel 1904, in Viale Monza, una lussuosa casa di tre piani posizionando sopra il portale, e tra due putti di pietra, uno stemma su cui volle scolpite le sue iniziali, E. F.. Ma la sua smania di grandezza era tale che pensò bene di sistemare in cima alla casa anche le effigi scultoree di se stesso e della moglie, ritratti nudi come divinità pagane e come il Bazzaro si era specializzato a realizzare.
# La statua oggi
Ovviamente la realizzazione richiese qualche posa dal vivo che Ferrario non declinò (anzi), mentre la moglie, timida e pudica, fu sostituita da una modella. Così la scultura non tardò ad essere ultimata ed è proprio la stessa che oggi staglia in cima alla facciata del palazzo al civico n. 51 di Viale Monza: lui che sorride compiaciuto alla sua metà (una modella piuttosto formosa), intenta ad accarezzarsi la chioma.
Ed è divertente immaginare quante volte le hanno rivolto il binocolo i ragazzi che, dopo il bombardamento del febbraio 1906 su Milano, erano stati messi di vedetta sul tetto del palazzo di fronte per segnalare l’arrivo di aerei austriaci!
Sondaggio: abbiamo chiesto ai milanesi quale quartiere della città vorrebbero vedere totalmente ricostruito. In questo video presentiamo i quartieri che occupano i primi tre posti della classifica.
Il nuovo video di Milano Città Stato di Francesca Monterisi. Iscriviti al canale su YouTubeper i video esclusivi.
Hai un video di Milano da inviarci o segnalarci? Scrivici su info@milanocittastato.it (video del giorno)
I milanesi non si accontentano mai. Per la loro città vogliono sempre qualcosa di più. O qualcosa di meno. Per scovare cosa abbiamo eseguito un sondaggio nella Milano del luglio 2024. Questi i risultati.
“Per valorizzare e proteggere alcune nostre frazioni e porzioni del territorio”
#9 Bagni pubblici
“Bagni pubblici, nel resto d’Europa li hanno, a Milano ce la possiamo fare”
#8 Metropolitana h24 nei weekend
“Sostitutiva notturna M5 e M4″
#7 Più cura nelle periferie
“Si devono riqualificare le periferie! Milano non è solo area C”
#6 Senso civico
“Ad esempio, togliere i cellulari a chi li usa quando guida”
#5 Case a prezzi sostenibili
“C’è l’emergenza casa. Milano sta diventando una città solo per ricchi”
#4 Parcheggi
“Anche a pagamento”
#3 Mezzi pubblici
“Più corse, più linee”. “Servizi pubblici inadeguati”
#2 Verde
“Più verde, parchi”
#1 Più sicurezza
“Più vigili, guardie, controlli, personale”, “Aggiungere vigili e polizia in azione e non seduta dietro una scrivania e controlli“, “Aggiungerei il pattugliamento dei vigili urbani, spariti dalle strade da 10 anni”
Cose da togliere:
Credits: milanopost.info – Degrado San Siro
#10 Le persone che si lamentano
“Eliminare tutte le persone che adesso abitano la Milano bene nei quartieri chic e rompono sempre le scatole su tutto”
#9 Togliere parcheggi a pagamento vicino ospedali e rsa
“Milano un tempo aveva il cuore in mano”
#8 Le panchine che sono diventate i nuovi luoghi di spaccio
“Rimettete delle aiuole fiorite che è meglio”
#7 Lo smog
“Dovrebbe essere una priorità”
#6 I divieti di circolazione (Area B – Area C)
“Da eliminare subito i divieti per entrare in macchina a Milano, l’area B che non serve a niente e i pagamenti”
#5 L’erba troppo alta nei parchi
“Sembra una savana”
#4 Auto
“Togli le macchine in città (specialmente multare tutte le ~64000 giornaliere che sono parcheggiate illegalmente)”
#3 Piste ciclabili inutili o fatte male
“Alcuni tratti non hanno senso neppure per chi va in bicicletta”. “Milano non è Berlino. Non si possono fare piste ciclabili. Fatevene una ragione!”
#2 Il sindaco
“Sostituirlo con qualcuno più appassionato”
#1 I delinquenti
“Fuori tutti i delinquenti soprattutto quelli che sono venuti a Milano per distruggere”. “Eliminare chi sta dalla parte dei delinquenti”
Conosciamo questo paese, l’Olanda, per diversi motivi: i pittori, i tulipani i mulini a vento, la cannabis libera, i filosofi e Marco Van Basten, “il cigno di Utrecht”. Ma anche per la presenza di innumerevoli canali che l’hanno resa inconfondibile nel mondo. Come ad Utrecht, che prima ha chiuso lo Stadsbuitengracht e poi l’ha riaperto integralmente. A Milano invece i Navigli restano in gran parte sottoterra, nonostante il sì al referendum e le promesse dei politici.
Nelle città d’Europa amano i canali, i politici milanesi e lombardi no
# La riapertura del canale
Utrecht prima e dopo
Lo Stadsbuitengracht, la cui costruzione iniziò nel 1122, è un canale che segue il corso del Reno e aveva, come per i Navigli di Milano, diverse funzioni: difensiva, di navigabilità, allevamento ittico. Nel 1958 il Consiglio Comunale, per rendere il centro più facilmente accessibile alle auto, propose la chiusura dello storico canale ma grazie alle proteste dei cittadini, venne però coperto solo parzialmente.
Il progetto venne alla fine approvato nel 1968: i lavori di copertura iniziarono nel 1972 e durarono fino al 1978 coprendo la maggior parte del tracciato che per secoli aveva contraddistinto il panorama cittadino.
Sembra una storia come quella di casa nostra, ma qualcosa ha modificato il corso degli eventi. Alcuni anni dopo, nel 1998, una nuova sensibilità ambientalista e una diversa visione urbanistica hanno permesso prima la riapertura di parte del canale tanto amato dai cittadini indissolubilmente parte integrate del panorama cittadino per secoli. A seguire è stato poi indetto un referendum che ha sancito la totale riapertura.
# Le false promesse dei nostri amministratori comunali e regionali
In Olanda i risultati dei referendum vengono rispettati e le promesse vengono mantenute. Cose che però da noi non accadono. Il sindaco e i diversi presidenti e assessori regionali che negli anni hanno fatto promesse, proclami e foto ai bordi della Darsena farneticando su ipotetiche e agognate riaperture, non hanno però dimostrato il coraggio e la dignità degli olandesi.
Conca delle Gabelle
Eppure i Navigli di Milano sono il più antico sistema di canali d’Europa:la conca delle Gabelle progettata da Leonardo Da Vinci è la prima conca di navigazione al mondo.
# La vera svolta ecologista
Credits: Coima
Si parla in continuazione di ecologia, di miglioramento delle condizioni ambientali, ma l’unica vera grossa svolta sarebbe quella di riaprire tutti i corsi d’acqua che un tempo attraversavano Milano, permettendo di connettere i laghi con il mare magari potenziando il trasporto fluviale togliendo camion dalle strade. La situazione di Utrecht è totalmente paragonabile a quella di Milano. Antichi canali coperti per fare posto alle auto e recuperati in chiave moderna per volontà popolare.
A Milano il referendum consultivo vide stravincere il sì ad una graduale riapertura. Alle elezioni il Sindaco promise la riapertura dei Navigli, purtroppo però nei vari rendering delle nuove costruzioni della città della riapertura si è perduta ogni traccia.
Quando si arriva a Milano la prima volta ci si sente spaesati, come se fosse tutto troppo, perché Milano è completamente diversa dalla maggior parte delle città italiane. Alcune cose ti confondono più delle altre, eccone 7.
MILANO mi fa GIRARE la TESTA: la prima volta in città
#1 La metro: un folle labirinto per chi non la conosce
Credits: @ior_leibler_photography Metro Milano
I sistemi di trasporto milanesi funzionano e anche bene. La città è molto fornita e si collega alla maggior parte dei paesi dell’hinterland. Ma se ci si ferma un attimo a pensare alle linee della metro, tram, passanti, treni regionali che attraversano Milano, ci si rende conto che è tutto un gran casino. Se non si conosce la città, soprattutto la linea metropolitana, potrebbe fare andare di matto.
Quanto devo scendere per raggiungere la linea rossa? E quella gialla, verde e lilla? 1, 2 o 3 rampe di scale? E ora c’è pure la 4… Tra l’organizzazione delle stazioni e tutti i collegamenti, se è la prima volta che si mette piede a Milano, non capirci nulla e essere spaesati non è una cosa così strana.
#2 Le vie non sono dritte: si rischia di girare senza fine
Credits: sicurauto.it Strada Milano
Dopo aver nominato i mezzi di trasporto, si pensi a chi invece preferisce girare per Milano in auto. “Ho preso la patente a Genova. La prima volta che sono venuto in auto a Milano continuavo a tornare sempre nello stesso punto“, racconta Andrea. La prima volta che si arriva in città, quello che potrebbe stupire di più, forse, è il fatto che le vie non sono dritte, si continua a girare intorno. Cosa normale per i milanesi, ma per chi invece non è della città?
#3 I grattacieli: da attacchi di panico
Credits: @andreacherchi_foto Milano grattacieli
Si sa Milano è moderna, la città più internazionale d’Italia. Quando si pensa a Milano i grattacieli sono sicuramente una delle prime cose che vengono in mente, ma quando poi si arriva effettivamente in città ci si rende conto che sono più di quanto ci si possa immaginare. In pochissimi anni si sono moltiplicati, tanto che chi torna a Milano dopo tanto tempo si trova una città completamente diversa.
#4 La folla e la velocità delle persone
Credits: milano.corriere.it Folla a Milano
No, non è uno stereotipo o un luogo comune non veritiero. I milanesi camminano veloci, sono sempre di fretta e se arrivi in città non hai scelta, devi farlo anche tu se non vuoi essere travolto dalla folla. Chi arriva per la prima volta a Milano però potrebbe trovarsi completamente spaesato dalla velocità delle persone, ma anche dalla quantità di gente che c’è in giro. In certi orari della giornata, in un tranquillissimo giorno non estivo, a volte si rischia anche di non riuscire a muoversi.
#5 La quantità di tipi di mezzi che passano su strade e marciapiedi
Credits: milano.corriere.it Monopattini e bici a Milano
Come se metro, passanti e treni non bastassero, a Milano i mezzi che attraversano strade e marciapiedi sono tantissimi. Un esempio? Tram, auto, moto, bus, biciclette e monopattini che sfrecciano vicino ai pedoni. Chi arriva per la prima volta a Milano ed è abituato a camminare tranquillo per la strada, nel capoluogo lombardo deve avere gli occhi ben aperti, perché si sa mai chi o cosa ti possa passare di fianco rischiando di investirti.
#6 La Stazione Centrale: l’unico luogo al chiuso che provoca agorafobia
Credits: @milano_south Stazione Centrale
La Stazione Centrale di Milano è grande, un po’ come molte delle principali stazioni delle città italiane, ma se uno giunge a Milano per la prima volta e arriva proprio in Centrale ora che trova l’uscita potrebbe volerci un bel po’. Tanta gente che parte, qualche pendolare, chi fa addirittura un giro per negozi proprio in Centrale senza dover prendere un treno e chi invece si ferma a mangiare. Una piccola città concentrata in una stazione. D’altronde la Centrale di Milano è la seconda stazione in Italia per flusso di persone, dopo Roma Termini, e una delle principali europee.
#7 Il Duomo e la sindrome di Stendhal
Credits: @bestmilanopics Duomo di Milano
Come potrebbe mancare il Duomo? Talvolta gli stessi milanesi, che vedono il Duomo da quando sono piccoli, si stupiscono della grandezza e della bellezza del Duomo. Unico nel suo genere e simbolo per eccellenza della città meneghina, il Duomo sorprende sempre e sicuramente chi mette piede per la prima volta nella magnifica piazza rimarrà completamente spaesato e, allo stesso tempo, affascinato.
Con l’arrivo del caldo estivo, cosa c’è di meglio di una bella passeggiata sulle montagne per ammirare il mondo dell’alto? Ecco quali sono le più belle nei dintorni di Milano e cosa si può osservare una volta arrivati sulla vetta.
Il Resegone, conosciuto anche come Monte Serranda, è parte delle Prealpi Orobie e si trova al confine tra Lecco e Bergamo. Il nome di questo monte trae origine dal termine lombardo resegun, ossia “grande sega“, poiché le sue nove punte ricordano la forma dell’oggetto. La vetta più alta del Resegone raggiunge 1.900 metri, tuttavia, per godere di una bella vista, non è necessario arrivare fino in cima. Può essere scalato sia seguendo i percorsi adibiti al trekking, sia prendendo una delle vie ferrate. Uno dei percorsi più popolari, per chi ama passeggiare, è il sentiero 16-17, che parte da Morterone e richiede circa 2 ore per essere completato. In alternativa, è possibile scegliere il sentiero 1, che parte da Versasio (LC), dove si trova la funivia. Per completare questo tracciato servono circa 3 ore e, dato il dislivello di 1.265 metri, è meglio arrivare con un po’ di allenamento alle spalle. Se si desidera percorrere una via ferrata, è possibile prendere la famosa e caratteristica Ferrata del Centenario, nota per essere la più antica della Lombardia. Per raggiungerla è necessario lasciare la macchina nel parcheggio della funivia che porta al Piano d’Erna (LC), salire con la funicolare fino al percorso 5 e, infine, seguire le indicazioni prima per Passo Fò e poi per la Ferrata del Centenario. Una volta giunti in prossimità della cima si trova il Rifugio Luigi Azzoni (1.860 metri), che offre una vista meravigliosa su Lecco, Bergamo e le Alpi. Il rifugio è aperto ogni giorno in estate e nei fine settimana durante l’inverno. Al suo interno sono disponibili 18 posti letto. Lungo la strada, comunque, si trovano anche altri rifugi, in caso si cerchi ristoro. Alcuni esempi sono il Rifugio Resegone (Brumano, 1.264 metri), Antonio Stoppani (Costa, 890 metri), Marchett (Piani d’Erna, 1.248 metri) e la Capanna Alpinisti Monzesi (Passo del Fo’, 1.170 metri).
# Monte San Salvatore
credits marcvd4en IG – vista dal Monte San Salvatore
Il Monte San Salvatore si trova nel Canton Ticino ed è raggiungibile da Milano in un’ora di macchina. Ci sono due modi per arrivare sulla vetta che si trova a 912 metri: il primo è attraverso la funicolare costruita nel 1890 che si trova a Paradiso, un comune nel distretto di Lugano. Il secondo è attraverso la via ferrata, riservata agli scalatori esperti e attrezzati. La funicolare si trova a circa 500 metri dall’autostrada (E35 A2) Lugano Sud oppure a 5 minuti dalla stazione FFS di Paradiso. Nelle sue vicinanze si trova anche un grande parcheggio, dove è possibile lasciare la propria automobile.
La funicolare è attiva dalla mattina alla sera da maggio ad agosto, le corse partono ogni mezz’ora e l’ultima del giorno è alle 23.00. Durante il resto dell’anno l’orario è variabile: l’apertura è sempre alle 9.00, mentre la chiusura (alle 17.00 o alle 18.00), dipende dal periodo. Da novembre a dicembre la funicolare è chiusa per manutenzione. Il prezzo di un biglietto singolo e di uno A/R per gli adulti è rispettivamente di 25 e di 32 franchi svizzeri. Questo può tuttavia variare molto in base alle agevolazioni o all’età degli acquirenti. Per prendere la via ferrata è necessario seguire sempre le indicazioni per la stazione della funicolare di Paradiso, ma invece di fermarsi, bisogna continuare per Pazzallo, che si trova a quota 480 metri. Dopo alcuni tornanti, si trova un parcheggio dove è possibile lasciare l’automobile e incamminarsi verso la via ferrata. Seguendo le indicazioni si arriva in circa 20 minuti all’inizio del percorso: per completarlo sono necessari 30 minuti e anche una buona preparazione fisica. Una volta arrivati in cima è obbligatorio fermarsi e godersi il panorama. Uno dei luoghi migliori per farlo è senza dubbio il Terrazzino Capodoro, un osservatorio che si trova nei pressi del Ristorante Vetta e che permette di godere di una vista incredibile. Finito di godere del paesaggio, è il momento di decidere il percorso per tornare indietro. Il tempo di percorrenza della discesa dipende: se si prende la funicolare sono sufficienti 12 minuti (gli stessi della tratta di andata). Invece, se si vuole scendere attraverso i sentieri, molto dipende da quello che si imbocca: il sentiero San Salvatore – Carona – Figino richiede circa 2 ore, mentre quello San Salvatore – Ciona – Carabbia “solo” 50 minuti. Questa montagna piacerà senza dubbio agli amanti delle funicolari poiché, oltre a essere un’infrastruttura storica, permette di ammirare un meraviglioso paesaggio durante il percorso.
Il Monte Generoso, conosciuto anche come Calvagione, si trova al confine tra Italia e Svizzera. Data la sua conformazione e la distanza di circa un’ora da Milano, si presta molto bene a passeggiate e trekking domenicali. Il Monte è alto 1.700 metri e per arrivare in cima è possibile andare sia a piedi – dal versante svizzero e da quello italiano – sia con il treno. Per arrivare sulla vetta dalla Svizzera è possibile partire per esempio da Mendrisio, Scudellate e Arogno, seguendo i relativi percorsi. Per coloro che invece vogliono arrivarci dall’Italia è possibile partire dalla località di Centro Valle Intelvi, in provincia di Como, dove sorge anche un rifugio. Da qui partono alcuni sentieri che in meno di due ore portano in cima. Per rendere il percorso più agevole è possibile prendere il treno che parte da Capolago, in provincia di Mendrisio, dove si trova la ferrovia a cremagliera inaugurata nel 1890. Il punto di partenza del treno che arriva sino alla vetta si trova alla stazione di Capolago Riva San Vitale, che si raggiunge, da Milano, uscendo all’uscita E8 verso Mendrisio. Per arrivare a destinazione, ossia alla fermata del Monte Generoso a 1.600 metri, il treno impiega 40 minuti. Questo servizio è attivo da fine marzo fino a novembre. Il treno effettua due fermate intermedie prima di arrivare a destinazione: San Nicolao e Bellavista, dove si trova anche l’omonimo rifugio. Il costo del biglietto A/R dipende dal punto di partenza. Da Capolago San Vitale alla vetta il costo è di 68 franchi svizzeri e varia in base all’età e a eventuali agevolazioni. Per coloro che lo desiderano, il medesimo percorso può essere coperto anche con un treno d’epoca risalente al 1890. Il costo di questa esperienza è di 80 franchi per gli adulti e varia in base all’età. Per assicurarsi il posto è necessario controllare i giorni e gli orari delle partenze e prenotare con anticipo. In questo modo il tragitto completo richiede circa un’ora e mezzo. Fermandosi alla stazione intermedia di Bellavista, che è raggiungibile anche in macchina, è possibile imbattersi nell’omonimo rifugio: qui, oltre a rifocillarsi, è possibile anche ammirare una meravigliosa vista panoramica sul golfo di Lugano e sulla catena alpina, oppure proseguire a piedi fino alla vetta. Una volta arrivati, sia con il treno sia a piedi, a circa 1.600 metri di altezza, si può visitare il “Fiore di Pietra”, la struttura ottagonale che è stata progettata dal famoso architetto Mario Botta e inaugurata nel 2017. Al suo interno si possono trovare una sala adibita alle esposizioni, due ristoranti (di cui uno decorato con una stella Michelin), una sala conferenze e una terrazza che offre una vista mozzafiato sulla pianura Padana e sul Lago di Lugano. Il fiore, tuttavia, non rappresenta l’estrema vetta. Questa, infatti, può essere raggiunta in circa 20 minuti percorrendo un sentiero piuttosto agevole alla fine del quale si può godere di una meravigliosa vista sull’ambiente circostante. Ci sono almeno due motivi per cui si potrebbe voler visitare il Monte Generoso: per provare la cucina stellata del ristorante Fiore di Pietra, oppure per provare la salita con il treno d’epoca, unico nel suo genere.
# Monte Barro
Credits giuseppe.pinna.86 IG – Monte Barro
Il Monte Barro (920 metri) si trova nell’omonimo Parco regionale ed è in provincia di Lecco, a circa 40 minuti da Milano. Per arrivarci è possibile prendere la Strada Statale 36 da Milano, uscire a Civate-Oggiono-Lecco lago e proseguire verso Galbiate. In alternativa, se si preferiscono i mezzi pubblici, è possibile prendere una delle navette che parte da Lecco, Valmadrera o Sala al Barro. Il Parco regionale che fa da cornice al Monte è ampio e ricco di attrazioni. Nei 655 ettari di terreno è possibile recarsi per apprezzare la natura protetta, visitare il Museo Etnografico dell’Alta Brianza fondato nel 2003 e l’Eremo del Monte Barro, che presenta al suo interno servizi e attrazioni, come un ostello con 50 posti letto, un ristorante specializzato in cucina brianzola, il Museo archeologico del Barro e la Chiesa tardo-gotica di Santa Maria, che contiene meravigliosi affreschi del Cinquecento e del Settecento. Per raggiungere l’eremo, situato a 790 metri, è necessario percorrere l’unica strada che da Galbiate arriva fino al Monte Barro. Qui, gli appassionati possono lasciare la macchina in uno dei parcheggi disponibili (quello del Monte oppure quello delle Fornaci) e scegliere uno degli itinerari e scalare il monte fino alla sua sommità. Uno dei percorsi più belli è il 302, poiché permette di avere una meravigliosa vista panoramica. Dal parcheggio delle Fornaci si può prendere la mulattiera che porta fino all’Eremo. Da qui si devono seguire le indicazioni: la prima parte del percorso è ampia e all’interno del bosco, mentre quella finale è più stretta, rocciosa e ripida. Il traguardo, raggiungibile in circa due ore, è decisamente soddisfacente: giunti in cima è possibile vedere diversi laghi (di Como, di Annone, di Garlate), nonché le colline della Brianza. Questo Monte e il relativo parco piaceranno particolarmente agli amanti della natura e della storia. Visitandolo si avrà la possibilità di incontrare musei dai contenuti unici e siti storici che non possono essere visti altrove.
# Monte Croce di Muggio
Credits fra.morett IG – vista dal Monte Croce di Muggio
Il Monte Croce di Muggio si trova a circa due ore da Milano, in provincia di Lecco ed è alto circa 1.800 metri. Il punto di partenza dei principali percorsi è la località Alpe Giumello (1.536 metri), a Casargo (LC). Per raggiungerla, arrivati a Casargo, è necessario seguire le indicazioni e prendere una strada asfaltata composta da alcuni tornanti. Arrivati a destinazione, è possibile lasciare l’automobile al ristorante Ristoro Genio e iniziare il trekking, oppure fermarsi al Rifugio Capanna Vittoria, che dispone sia di camere da letto, sia di un ristorante. Uno dei percorsi possibili è quello che inizia dal parcheggio adibito alle autovetture e prosegue per ampi prati che gradualmente conducono alla vetta tra pendenze più o meno scoscese. Una volta giunti in cima, dove si trova la croce, si possono ammirare le bellezze circostanti, tra cui il Lago di Como. In alternativa, è possibile percorrere l’anello del Monte Croce di Muggio, per cui sono necessarie tre ore. Questo percorso è piuttosto pianeggiante e inizia dal Rifugio Capanna Vittoria, passa dalla famosa chiesetta di San Ulderico, dove si trova una terrazza panoramica che affaccia sul Monte Legnone, e gira tutto intorno al monte. Il punto di partenza e di arrivo questo itinerario è l’Alpe Giumello. Dal momento che il percorso dell’anello del Monte Croce di Muggio è piuttosto pianeggiate, può essere visitato anche portando con sé dei bambini. Qui avranno la possibilità di stare a contatto con la natura e vedere panorami mozzafiato.
# Monte San Primo
Credits Valentina.villa98 IG – Vista dal Monte San Primo
Il Monte San Primo, si trova in provincia di Como è alto 1.682 metri ed è parte del Triangolo Lariano. I percorsi principali per salire sulla sua vetta sono due ed entrambi sono adatti anche a bambini e scalatori non esperti. Il primo ha inizio dalla Colma di Sormano e richiede circa 2 ore e mezzo. Il punto di partenza si trova nei pressi dell’osservatorio astronomico e del ristorante La Colma, dove è possibile lasciare l’automobile e rilassarsi. Dopo essersi lasciati alle spalle la Colma di Sormano, si entra in un sentiero boschivo ben segnalato, dopodiché, trascorsi 45 minuti circa di cammino, si raggiunge la prima tappa: l’Alpe Spessola. Qui si trovano degli ampi prati, è quindi possibile fermarsi e all’occorrenza fare una pausa. Se si vuole continuare è necessario seguire le indicazioni e arrivare prima all’Alpe di Terrabiotta e poi, dopo un’ultima fatica, alla vetta del San Primo, dal quale si può ammirare una meravigliosa vista sul lago di Como, sulle Alpi e sulle Prealpi Comasche. Chi sceglie questa opzione può lasciare la propria automobile presso uno dei parcheggi della Colma di Sormano. In alternativa, un secondo percorso fattibile è quello che parte dal parcheggio del Parco Monte San Primo: più ripido ma più veloce, questo per essere completato richiede circa un’ora e mezza. Questo percorso inizia nel bosco, poi, dopo circa 15-20 minuti di camminata, si arriva alla prima tappa: il Rifugio Martina (1.380 metri), dove è possibile fermarsi e riposare. Dopo essersi lasciati alle spalle il rifugio, il percorso continua con un tracciato nel bosco abbastanza ripido che porta direttamente alla cima del Monte. Come il Monte Croce di Muggio in provincia di Lecco, anche questo presenta percorsi considerati adatti per i bambini. Se si vuole trascorrere una giornata in famiglia a contatto con la natura nelle vicinanze di Como, questa rappresenta decisamente una buona scelta.
# Monte Morissolo
Credits Marcotosi.trekking IG – Vista dal Monte Morissolo
Per una passeggiata tranquilla ma ricca di storia, è possibile scegliere il Monte Morissolo, la cui cima si trova a 1.313 metri d’altezza. Il percorso ha inizio a Piancavallo (1.247 metri), in Piemonte (a circa due ore da Milano), e può essere completato in 3 ore. L’automobile può essere lasciata nell’apposito parcheggio che si trova poco dopo l’Istituto Auxologico di Piancavallo. Durante il tragitto, ben segnalato dalle indicazioni, si attraversa un percorso panoramico e la Linea Cadorna: una serie di tunnel risalenti alla Grande Guerra voluti dal Generale per proteggere la Pianura Padana dagli attacchi nemici. Il percorso è sicuro anche all’interno delle gallerie, ma per sicurezza è meglio portare con sé delle torce per avere più fonti luminose. I tunnel non rappresentano tuttavia un percorso obbligatorio. Infatti, se si preferisce fare una strada alternativa, invece di entrare nelle gallerie, è possibile seguire le indicazioni e dirigersi direttamente verso la vetta. Una volta terminato il percorso, ad attendere gli scalatori c’è una vetta con tre croci e una magnifica vista sul Lago Maggiore. Questo Monte piacerà senz’altro agli appassionati di storia contemporanea. Se non si è mai avuto la possibilità di ammirare un vero tunnel come quelli scavati durante Grande Guerra, questa rappresenta un’ottima occasione per rimediare.
In occasione di ogni concerto nell’area dell’ex Ippodromo La Maura va in scena il far west dei parcheggi: auto sui marciapiedi, sulle aree verdi, parcheggiatori abusivi che provano ad approfittare della situazione, con il conseguente degrado per il quartiere e gravi disagi per i residenti. A questo si aggiunge l’afflusso e il deflusso dei fan. Una soluzione a questo problema arriva da Enrico Fedrighini, consigliere del gruppo misto Palazzo Marino.
Far West concerti: per evitarlo ci si sposterà qui?
# Il far west dei parcheggi e il disordine dei fan durante i concerti a La Maura
Enrico Fedrighini FB – Auto su aree verdi Maura
Ogni concerto nell’area dell’ex Ippodromo La Maura innesca problemi e polemiche. Decine di migliaia di persone che si muovono da e verso l’area dell’evento e auto parcheggiate ovunque: sui marciapiedi e sulle aree verdi, con parcheggiatori abusivi che provano ad approfittare della situazione. Non solo: parcheggi pubblici dei residenti venduti come parcheggi privati che garantiscono anche l’accesso alle ZTL. Questa la fotografia della situazione secondo molti residenti.
La Maura – area rossa e area verde per i concerti
Per gestire la situazione il Comune di Milano ha emanato un’ordinanza sulla viabilità e i parcheggi. Sono state istituite delle zone rosse, accessibili solo dai residenti, e deviazioni delle linee di trasporto pubblico di superficie. Chi vive nella zona si vede però impossibilitato a uscire di casa e nonostante gli sforzi fatti da Polizia Locale, Polizia di Stato, Carabinieri, controllori della sosta di ATM e ausiliari, il risultato è sempre quello: stato dei luoghi da ripristinare, degrado e grave disagio per i residenti. Arriva pertanto una proposta più radicale.
# Enrico Fedrighini: spostare gli eventi nell’Arena concerti di Rho Fiera, la più grande all’aperto nell’area milanese
Area concerti Rho Fiera
Enrico Fedrighini, consigliere del gruppo misto Palazzo Marino, propone di spostare gli eventi nell’Arena concerti di Rho Fiera per porre fine una volta per tutte a questi problemi. Il 16 luglio 2024 durante il Consiglio comunale ha elencato le caratteristiche dello spazio:
con 60mila mq è la più grande area per concerti estivi all’aperto presente nell’area milanese, con la stessa dimensione dello spazio concerto nella Pista Maura;
può ospitare almeno 50mila spettatori;
è separata e distante dalle aree residenziali;
servita dalla fermata metropolitana di Rho-Fiera, che non vinee chiusa fine concerto come per le linee M1 e M5 in città, da 6 diverse linee ferroviarie Trenord e alle linee Milano-Varese-Porto Ceresio, Milano-Arona-Domodossola, Milano-Gallarate-Luino, e da treni speciali notturni Trenord dedicati all’evento;
# Le vie d’accesso e i parcheggi disponibili
Maps – Area concerti Rho Fiera
Per quanto riguarda la viabilità sono disponibili:
5 accessi Cargo dedicati e accessibili da camion e pullman;
5 collegamenti con la viabilità primaria: autostrada A4, Tangenziale Nord Milano, raccordo autostradale di collegamento con la SP 46 “”Rho-Pero”” e la SS 33 del Sempione, Tangenziale Ovest di Milano attraverso 6 svincoli di interconnessione, autostrada A8 per Como-Varese.
Sono invece presenti 7 parcheggi, per un totale di 15.000 posti auto suddivisi di cui 10.000 nei 5 park all’aperto ai quali se ne aggiungono due multipiano, dotati di lettore Telepass e quindi prenotabili in anticipo. Presenti anche ampi spazi riservati a disabili.
Perché fu costruito il Duomo? Più che Dio c’entra il diavolo!
# Perché Visconti volle costruire il Duomo?
I lavori per costruire la grande cattedrale di Milano furono avviati nel 1386 su decisione di Gian Galeazzo Visconti che si offrì di donare alla nascente Veneranda Fabbrica del Duomo (l’ente che si doveva occupare della costruzione della chiesa) le cave da cui si estraeva il prezioso marmo di Candoglia che costituisce l’intera cattedrale.
All’epoca fece scalpore l’impeto e i molti soldi che il Visconti impiegò alla costruzione. Che guadagno ne poteva trarre? E, soprattutto, perché un duca laico volle costruire il Duomo di Milano?
# Il diavolo ci ha messo la coda
In questa storia c’è lo zampino del demonio. Narra la leggenda che una fredda notte d’inverno, Gian Galeazzo Visconti, mentre stava dormendo nel suo letto, si svegliò di soprassalto sentendo un intenso odore di zolfo. Davanti a lui c’era il diavolo che lo minacciò di portarsi la sua anima all’inferno. L’unico modo di scongiurare la sua eterna dannazione sarebbe stato costruire una chiesa che, oltre alle consuete immagini di madonne e santi, fosse ricca di immagini inneggianti a Satana.
# La chiesa con quasi 100 immagini diaboliche
Gian Galeazzo si gettò a capofitto nell’immane opera che però non vide terminare: la morte lo colse poco dopo l’inizio dei lavori, nel 1402.
Fra le 3400 statue del Duomo è possibile individuare anche il diavolo, immortalato in ben 96 doccioni dalla forma demoniaca, per volere di Gian Galeazzo Visconti.
Si tratta dei famosi gargoyle (garguglia in italiano), i doccioni forgiati a forma di figure demoniache tipici dell’architettura gotica.
# Inno a Satana o scaccia demoni?
I doccioni sono tipici delle chiese francesi a partire dal X secolo e servivano per scaricare l’acqua piovana dai tetti, venivano spesso costruiti con le sembianze di mostri ispirati alle divinità pagane o agli animali fantastici tipici del Medioevo.
Queste strane figure vennero legate alla cristianità trasformandosi in veri e propri demoni. E’ ancora incerto il loro significato: secondo l’interpretazione più diffusa avrebbero il compito di tenere i demoni reali lontani dalle chiese.
Non si sa se per la leggenda di Galeazzo o per la funzione anti-demoni, sta di fatto che tra le guglie del Duomo ci sono novantasei demoni.
Scendete alla fermata della metro rossa Pasteur. Usciti, continuate su Viale Monza per 150 metri fino al civico 46. Vi troverete ai piedi di un castello di pietra di stile medievale e neoromanico, passato alla storia con il nome di Ca’ de Sass, da non confondere con la famosa Ca’ De Sass del pieno centro città in Via Monte di Pietà. Nonostante la presenza dell’imponente torre merlata, è difficile da notare per chi ci passa davanti frettolosamente perché chiuso ai lati da palazzi moderni. Ma qual è la sua storia?
# In origine era un castello di campagna
Nel 1910 fu costruito il castello seguendo l’ispirazione delle dimore medievali. Perchè costruire un castello in Viale Monza? Quando il castello venne costruito dal ragioniere Primo Gilberti (1880- 1939), uomo di cultura e personaggio eccentrico, l’attuale zona Turro non era ancora compresa nella città di Milano, ma era aperta campagna con poche abitazioni, cascine, botteghe e qualche trattoria. Un posto perfetto dove sfoggiare il proprio potere, derivato anche dalla carica di sindaco di Greco, e dare sfogo alla propria creatività.
Costruito su quattro piani più il rialzato ed una torretta a due piani, il castello ha una facciata in pietra grigia costellata da finestre a tutto sesto e bifore nel lato della torre. L’ingresso, anch’esso ad arco a tutto sesto, possiede due paracarri in ferro battuto che rappresentano due draghetti ai lati del portone, mentre uno stupendo cancello separa la strada dal cortile interno che un tempo era munito di un giardino più grande, dotato di bellissimi platani storici e un filare di aceri.
A lato del cortile si trova ancora oggi un garage, che in origine era la rimessa per le carrozze, decorato con mascheroni scolpiti del XVI secolo e pezzi residui della collezione di Gilberti come i due busti sotto il portico.
Unica pecca del palazzo: l’utilizzo delle tapparelle per le finestre della facciata. Una scelta poco elegante, ma legata alla moda dei primi anni del 900.
# La proprietà
Quando il palazzo fu costruito, Gilberti decise di tener per sè l’ultimo piano con la torre, dove allestì la sua biblioteca. Il resto del palazzo lo mise in affitto. Nel corso del tempo l’edificio passò agli eredi fin quando i singoli appartamenti non vennero venduti ai privati.
I 10 gelati più buoni di Milano (secondo i milanesi)
#10 Terra in via Vitruvio, angolo Settembrini
Nata al posto della banca in angolo via Settembrini, si è affermata fin da subito come una delle gelaterie più genuine di Milano. Il punto di forza distintivo è il rispetto delle materie prime regionali, selezionate attraverso un attento processo di ricerca tra le eccellenze a marchio DOP e IGP. Nelle giornate calde viene presa d’assalto
#9 Gelateria Giova in zona Risorgimento
Credits: @la_kyoko Gelateria Giova
In corso Indipendenza al numero civico 20, il signor Giovanni, da qui il nome del locale Giova, ha aperto una gelateria che in estate si trova davanti sempre una fila di persone che aspettano di assaggiare il suo gelato. Il gusto più buono assolutamente da provare è il pistacchio di Bronte, ma anche nocciola, panna-noci-miele e ricotta con gocce di cioccolato.
#8 Chocolat in zona Magenta
Credits: @diariodellafoodlover Chocolat Milano
La gelateria Chocolat ama definire il suo gelato come quello dal “gusto italiano autentico”: la bottega ha infatti lavorato sodo per preservare e migliorare i sapori tradizionali italiani. Dall’atmosfera elegante quasi chic, Chocolat in via Boccaccio, 9 offre ai suoi clienti non solo gelato, ma anche dolci di ogni tipo, snack e ovviamente cioccolato.
#7 Gelateria Sartori in zona Centrale
Credits: @saracaulfield Gelateria Sartori
In Piazza Luigi di Savoia, la Gelateria Sartori offre gelato ai milanesi dal 1937. Andrea Sartori arriva a Milano a 18 anni e nel 1937 acquista un carretto a due ruote per vendere il suo prodotto in giro per la città meneghina. Nel 1947, dopo l’immediato successo e la guerra che ha bloccato tutto, viene aperto il primo chiosco in piazza Luigi di Savoia, chiosco che, un po’ modificato, è ancora lì. Generazione dopo generazione, oggi è il nipote Anthony a gestire l’attività, con la stessa passione per il gelato del nonno fondatore. Da provare a Sartori ci sono assolutamente i grandi classici: il Nocciolato, la Crema, il Pistacchio e il Fiordilatte.
#6 Gelateria Concordia in Corso Concordia
A un passo da Piazza Risorgimento, uno dei migliori gelati artigianali di Milano. Molte opzioni anche per vegetariani e vegani. Il top? Gusto mascarpone e fichi caramellati. Senza parlare della meringata e dell’amarenata.
#5 La Bottega del Gelato di Marco Cardelli zona Porta Venezia
Credits: @foodiechingu La Bottega del Gelato di Marco Cardelli
In via Giovan Battista Pergolesi, 3 è una delle gelaterie storiche di Milano. Aperta nel 1964 ha ottenuto negli anni la targa di Bottega Storica dal Comune di Milano e di Negozio Storico della Regione Lombardia. Gli ingredienti utilizzati da Cardelli sono freschi e selezionati, il gelato è artigianale e le sue specialità sono i frutti ripieni di gelato e i sorbetti. Come precisano i proprietari “mangiare gelato fa bene e mette di buon umore”, per questo la preparazione di Cardelli è ricca di triptofano, amminoacido che stimola la produzione di serotoninia (ormone del benessere).
#4 Gelateria Paganelli in via Adda
Credits: @_foodanthropy_ Gelateria Paganelli
Tre generazioni, tre coni Gambero Rosso. Definito come uno dei gelati migliori della Lombardia, il gelato di Paganelli merita un assaggio. Anche la gelateria all’incrocio tra via Adda e via Gustavo Fara sperimenta gusti azzardati, come i sorbetti al vino o quelli salati al risotto con lo zafferano. Il gelato di una volta unito all’unicità e alla ricerca di qualità ha portato la Gelateria Paganelli ad essere una delle preferite dei milanesi.
#3 Artico Gelateria zona Isola e centro
Credits: @artico_gelateria artico gelateria
Artico gelateria è una di quelle gelaterie che ha conquistato Milano. Con 3 coni gambero rosso, Artico ha locali in zona Isola, Duomo, Brera e Città Studi. Nato dall’idea della famiglia Polloni, Artico Gelaterie mette nel lavoro che fa passione, buone materie prime e talento. Anche qua ci sono, oltre ai gusti tradizionali, gusti particolari come bergamotto e menta di Pancalieri, crema di carota o pastiera napoletana. Da provare anche le granite.
#2 Il Massimo del Gelato in zona Gerusalemme
Credits: @mayu.buster Il Massimo Del Gelato
Secondo gelato migliore di Milano, ad un passo dalla vittoria, c’è quello de Il Massimo del Gelato, in via Lodovico Castelvetro, 18. Il nome sembra una garanzia. Il Massimo del gelato ha aperto a Milano nel 2001 su idea di Massimo Travani, da qui il nome del locale. Qui non ci si può aspettare di provare i gusti più stravaganti, al contrario si possono assaggiare i grandi classici ma realizzati con materie prime di qualità. La loro filosofia? Essere il “Massimo” della qualità nel gelato artigianale.
#1 La Gelateria della Musica in via Ludovico il Moro
Credits: @gelatogram.milano La Gelateria della Musica
E il premio come miglior gelato di Milano se lo aggiudica [LA] Gelateria della Musica, in via Lodovico Il Moro, 3. Il loro obiettivo è emozionare i propri clienti come fa la musica, essere unici e mai identici. Per preparare il gelato, la Gelateria della Musica utilizza latte fresco e di qualità, frutta di stagione e cioccolato di pura massa di cioccolato. Ogni prodotto è accuratamente selezionato per rendere unico il gusto.
La gelateria utilizza la musica come appeal e, come la musica, non vuole mai essere uguale a qualcos’altro. I gusti sono molto particolari, tra questi pistacchio tostato e salato o caffè con caramello salato, ma non sono quasi mai fissi, cambiano spesso.
I comuni interessati hanno dato il semaforo verde per questo primo studio di un’opera attesa da 40 anni. I prossimi passaggi e come dovrebbe svilupparsi il tracciato.
M2 verso Vimercate: via libera allo studio di fattibilità
# I Comuni di Carugate e Brugherio hanno dato il via libera al Piano di fattibilità tecnico economica da 2,5 milioni di euro
Rendering Metrotranvia Milano-Seregno
Una delle infrastrutture di trasporto attese da decenni nell’area metropolitana milanese, da circa 40 anni, ha ora qualche speranza in più di essere realizzata. Come riportato da primalamartesana.it il Sindaco di Carugate, Luca Maggioni, ha comunicato che il suo comune e quello di Brughiero hanno dato il via libera alla redazione del primo Piano di fattibilità tecnico economica per il prolungamento della M2 tramite la metropolitana leggera. Sono stati infatti sbloccati i fondi, si tratta di 2,5 milioni di euro, con l’obiettivo di trovare una prima definizione dell’opera in attesa dei 15 milioni di euro necessari per redigere quello da inviare al Governo per richiedere i finanziamenti per la costruzione della linea. Ogni comune, Milano, Carugate, Brugherio, Agrate Brianza, Concorezzo e Vimercate, ha stanziato a testa 200mila, a cui si aggiunge il contributo regionale.
Queste le parole del Sindaco di Carugate: “Come Carugate e Brugherio abbiamo scritto a MM e agli altri Comuni interessati dal prolungamento, dando il nostro beneplacito alla preparazione del Pfte da 2,5 milioni, per il quale le risorse sono già state vincolate da parte degli enti finanziatori”.
# Il tracciato ipotizzato fino a Vimercate nell’ultimo studio di MM
Prolungamento M2
Da tempo si è deciso che il prolungamento della M2 verso la provincia di Monza Brianza sarà realizzato come metrotranvia veloce o light rail, come previsto per allungare la M3 dopo Peschiera. Il tracciato dovrebbe essere di circa 12 km e avere 6 fermate, in base all’ultimo studio realizzato da MM nel 2019, andando a servire tutti i comuni interessati dal passaggio dei binari: Brughiero, Carugate, Agrate, Concorrezzo e Vimercate. L’opera dovrebbe essere prevalentemente in trincea e in parte sopraelevata.
# I dubbi sul progetto degli enti interessati
Maps – Area Parco fotovoltaico Carosello
Nonostante questo primo sì sono però molte le perplessità degli enti riguardo il tracciato, con un iter progettuale tortuoso e che durante gli anni è stato caratterizzato anche da intoppi e ostacoli. Uno di questi è stata la costruzione di un maxi impianto fotovoltaico, da parte del Centro Commerciale il Carosello, nel mezzo del percorsoipotizzato. Partendo da Via dei Mille a Brugherio i binari infatti dovrebbero scavalcare la Tangenziale Est tramite un ponte parallelo a quello della Sp208, con una fermata proprio nei pressi del Carosello, poi svoltare verso Agrate Brianza lungo la Provinciale 121 proseguendo in sopraelevata e poi scendere sul piano di campagna verso il secondo scalo di Carugate, in zona Cgt.
Metrotranvia verde
L’obiettivo è quindi riprendere in mano il progetto per trovare la migliore soluzione possibile per tutti. Queste le parole del Sindaco di Brughiero a riguardo: “Sappiamo che l’ipotesi di tracciato non è la migliore possibile. Con Brugherio avevamo trovato l’accordo sulla variante del cimitero che prevedeva il passaggio della metrotranvia più a nord. Tuttavia abbiamo ricevuto esplicite richieste di modifica di quel tracciato. Nonostante non siamo soddisfatti, abbiamo detto sì, ma solo dietro l’impegno a poter riprendere in mano in futuro i passaggi che ci lasciano perplessi. Siamo in attesa della sottoscrizione e gli uffici stanno preparando tutti gli atti”.
Presentato lo studio d’area, elaborato dal Politecnico di Milano, per una rivoluzione che riguarda verde, spazi pubblici e mobilità che ruotano attorno all’asse di Via Ripamonti e del Vigentino. Scopriamo i 9 punti del piano.
La Stella del Sud: il piano in 9 punti del Poli per la rivoluzione del Sud di Milano
# Presentato StAR, lo Studio Area Ripamonti elaborato dal Politecnico
Area interventi
Massimizzare l’efficacia degli interventi pubblici, dallo Scalo Romana a Symbiosis, per rivoluzionare in tema di verde, spazi pubblici e mobilità tutto il quadrante del Ripamonti e del Vigentino. Questo l’obiettivo di StAr, lo Studio Area Ripamonti, presentato il il 2 luglio al Cam di via Verro e commissionato dal Municipio 5 al Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano e redatto in collaborazione con l’assessorato alla Rigenerazione urbana del Comune. Il risultato è il frutto di un lavoro iniziato nel 2023, con la raccolta di suggerimenti ed esigenze
con i cittadini e le imprese del territorio, comprese anche Fastweb, Fondazione Prada
e Hines, che hanno sostenuto il progetto.
# Intercettare oneri di urbanizzazione e altri diritti dell’amministrazione pubblica
scaloportaromana.com – Nuovo masterplan
All’incontro pubblico erano presenti i professori del gruppo di studio del Politecnico, Laura Montedoro, Gabriele Pasqui e l’architetto Riccardo Masiero, oltre all’assessore alla Rigenerazione urbana del Comune Giancarlo Tancredi, per Municipio 5 il Presidente Natale Carapellese, la Presidente della Commissione Gaia Molho e l’Assessore Mattia Cugini, responsabile per urbanistica, edilizia, demanio e spazio pubblico, arredo urbano, mobilità, commercio e attività produttive. Quest’ultimo, intervistato da Stefano Ferri per il periodico il Sud Milano, ha spiegato come lo studio sia stato realizzato per avere “un quadro conoscitivo unitario dei numerosi processi territoriali e socioeconomici in atto nel quadrante Ripamonti” per intervenire sui cambiamenti intercettando oneri di urbanizzazione e “altri diritti che l’amministrazione pubblica esercita e che possono generare ulteriori risorse”. Per i primi solo quelli relativi al Villaggio Olimpico ammontano a 2 milioni di euro, ipotizzati almeno il doppio per tutto l’intervento di Scalo Romana.
# I 9 punti dello studio in attesa del percorso della M6
M6 a Milano
Lo studio d’area è stato acquisito dal Comune di Milano per poi diventare un allegato del Pgt, in modo da rendere possibile indirizzare tutti gli interventi che comunque dovranno anche essere valutati in base al percorso prescelto per la futura M6, con le alternative attese in una presentazione pubblica nel mese di ottobre. Sono 9 gli interventi previsti, vediamoli nel dettaglio.
#1 Via Ferrari da bretella a strada urbana
Maps – Via Virgilio Ferrari
Trasformare la lunga Via Virgilio Ferrari, oggi strada a scorrimento veloce a tre corsie, in una strada urbana a due corsia con marciapiedi, alberature e percorsi ciclabili, in continuità con Via Ripamonti. Si prevedono anche diversi attraversamenti per mettere in collegamento i nuovi quartieri di via Amidani e Monti Sabini con il Parco Sud e il Ticinello.
#2 La roggia Vettabbia infrastruttura blu
Maps – Roggia Vettabbia
Valorizzare la roggia Vettabbia connettendola alle aree verdi limitrofe. Si potrebbe ad esempio intervenire sul tratto dietro allo Smart City Lab e lungo le vie Corrado II il Salico ed Erasmo da Rotterdam per riqualificare l’intera area collegando quartieri e zone verdi attualmente divisi.
#3 Aprire a sud lo Scalo Romana
ilsudmilano – Punto 3 dello studio
Il progetto prevede la riqualificazione di via Lorenzini, situata a sud dello scalo, attraverso l’aggiunta di alberi, aree verdi, marciapiedi e piste ciclabili connesse alla rete già presente. Questo permetterà di attraversare il futuro parco dello Scalo e raggiungere facilmente piazza Olivetti da piazza Trento.
#4 Recuperare spazi laterali di Via Ripamonti per attraversamenti, depavimentazione e verde
Maps – Via Ripamonti
Recuperare gli spazi a lato della Via Ripamonti per consentire l’attraversamento, la depavimentazione e la messa a dimora di alberi e verde. Tra i tratti individuati quello tra Via Tirso e Via Rutilia, oggi parcheggi.
#5 Rigenerazione di Via Antonini, Via Quaranta e Via Marco d’Agrate
Maps – Da Antonini a Quaranta
Nelle vie attorno all’area di Symbiosis, Via Antonini, Via Quaranta, tra le vie Gargano e Broni, e Via Marco d’Agrate, si può creare un sistema di connessioni per il verde e il tempo libero, di percorsi casa-scuola sicuri, potenziando gli attraversamenti.
#6 Fatima aperto al Parco Sud
Maps – Quartiere Fatima
Istituzione di un’area 30 km/h nel quartiere Fatima con inserimento di strutture leggere per il tempo libero nelle aree verdi e una connessione verso la campagna con il “sentiero della biodiversità” verso Chiaravalle.
#7 Rinascita di Viale Ortles
Maps – Viale Ortles
Per il largo Viale Ortles è stato ipotizzato l’allargamento dei marciapiedi, l’aumento delle superfici verdi e drenanti, alberatura continua almeno su un lato, la rimozione dei cancelli dei parchi per consentire la permeabilità tra gli stessi e dissuasori per gli attraversamenti.
#8 Un percorso verde da Scalo Romana al Parco Sud
ilsudmilano – Punto 8 dello studio
Riassetto del sistema a verde consentendo la realizzazione di un’infrastruttura ciclopedonale dall’interno del parco di Scalo Romana, che potrebbe spingersi a nord verso Porta Romana, collegandosi al Parco Sud, percorrendo via Calabiana, costeggiando i Giardini Balduccio da Pisa e Franca Helg, per poi attraversare il Parco Autieri d’Italia fino ad arrivare su Via dell’Assunta e infine a Chiaravalle.
#9 Una connessione verde e pedonale tra il Parco Ravizza e quello delle Memorie industriali
ilsudmilano – Punto 9 dello studio
Realizzare una connessione verde e pedonale dei Parchi Ravizza, delle Memorie industriali e Corrado II il Salico, lavorando sulla roggia Vettabbia, per collegare il Vigentino sistemando il passaggio sotto la ferrovia e prevedendo un parco pensile sul nodo della nuova Stazione di bus elettrici di viale Toscana per consentire la continuità verso
nord e i percorsi ciclo-pedonali del centro.