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Il grande sogno della metropolitana rosa a Milano

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Chatgpt AI - Metropolitana rosa

Sembra una favola. Il sogno della metropolitana rosa di Milano. C’era una volta tanti anni fa: ci sarà il lieto fine? 

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Il grande sogno della metropolitana rosa a Milano

# Le prime ipotesi in fase di candidatura per Expo2015

Candidatura Expo 2015 linea M6

La prima occasione in cui si è iniziato a parlare di linea M6 è stata in fase di candidatura di Milano a Expo2015. Inizialmente era stata concepita come un tratto della futura M5, da Garibaldi a San Siro, poi come sdoppiamento della M1 per decongestionare la linea nei periodi di massimo nella tratta tra Duomo e Pagano. Il tracciato avrebbe dovuto comprendere il ramo della M1 da Bisceglie a Cadorna, come opera essenziale, per poi proseguire lungo il percorso Cadorna-Missori-Ludovica-Ripamonti. Fu stralciata in favore della linea M4, anche questa poi posticipata e conclusa solo nel 2024.

# Il progetto inserito nel PUMS del 2010

Pums orizzonte 2030 Moratti

Il primo passo verso questo sogno risale all’amministrazione Moratti, quando nel PGT e nel PUMS del 2010 l’Assessore ai Trasporti Carlo Masseroli propose una nuova linea metropolitana, identificata inizialmente con il colore arancione. Il tracciato immaginato con 37 fermate avrebbe dovuto attraversare Milano lungo un asse nord-sud, collegando Rho Fiera a San Donato, passando per quartieri come Quarto Oggiaro, Pagano, Porta Genova, Porta Romana e Ponte Lambro. Un’infrastruttura ambiziosa, pensata per unire la periferia con il centro, rispondendo così alla crescente domanda di mobilità efficiente, paragonabile per numero di stazioni alla M1 e alla M2. L’orizzonte era il 2030, insieme ad altre linee di metropolitane\metrotranvie, ma se tutto va bene quello potrebbe essere l’anno di inizio lavori.

# Il cambio di colore e di percorso nel PUMS del 2015

La linea M6 con le varianti previste nel PUMS
La linea M6 con le varianti previste nel PUMS

Con il cambio di amministrazione, arriva anche una nuova visione per la futura linea M6 nel 2015. Durante il mandato di Pisapia, l’Assessore Maran ripensa il progetto e ne cambia il colore da arancione a rosa. Anche il percorso si modifica, pur mantenendo un’idea simile nella parte settentrionale: il capolinea viene ipotizzato a Baranzate, Stephenson o Molino Dorino, con un passaggio centrale attraverso Cadorna e l’interscambio con M2 o M3. Nella parte sud, emergono due alternative: una verso Ripamonti fino a Noverasco, l’altra verso Ponte Lambro passando da Rogoredo. Da quel momento in poi il sogno è ritornato nel cassetto per diversi anni.

# La nuova visione della M6: da sud-est a sud-ovest

Credits metromilano – Nuova M6

Un primo passo concreto verso la realizzazione della sesta linea metropolitana di Milano si è avuto nel 2022, quando il Comune di Milano ottiene 4,5 milioni di euro per uno studio di fattibilità, ridisegnando completamente il tracciato: invece di collegare il nord con il sud, la M6 viene immaginata da sud-est e il sud-ovest della città. Il progetto prevede circa 12 stazioni, partendo da Ponte Lambro fino all’Ospedale San Paolo, con fermate strategiche a Santa Giulia, Zama (interscambio con la futura Circle Line), Piazzale Cuoco, Viale Ortles, Abbiategrasso (M2) e Lodi (M3). Nel frattempo Palazzo Marino ha detto che con la nuova metropolitana intende servire l’asse ovest non coperto dalla futura circle line.

Ma quale sarà la scelta finale?

Leggi anche: M6, il sogno rosa di Milano: le ultime indiscrezioni sul tracciato più probabile

# La sfida tra Comune di Milano e Governo Italiano

Nel mese di ottobre 2024 si attendeva la presentazione pubblica di sei ipotesi di tracciato per servire il sud di Milano, in particolare il Municipio 5 e il Vigentino, tra cui l’estensione della M2 da piazza Abbiategrasso. 

Credits Urbanfile – M6 lato ovest

Tra queste una delle più papabili, portata avanti da Palazzo Marino, sembra essere un tracciato che vada dalla futura stazione suburbana e della Circle Line di Merlata MIND Ponte Lambro. Il blog Urbanfile ha provato ad immaginarne il percorso con 26 fermate e interscambi a: Lodi TIBB M3, Piazza Abbiategrasso M2, Frattini M4, Bande Nere M1, Segesta M5, QT8 M1. 

Il Giornale – Percorso ipotizzato nuova M6

Il Governo Italiano vorrebbe riprendere la soluzione pensata per Expo2015 e quindi sbinare la linea M1, per poi scendere con il tracciato lungo via Ripamonti fino a Opera/Locate Triulzi. In quel punto vorrebbe realizzare un hub d’interscambio con la futura stazione AV della linea Milano-Genova.

Leggi anche: M6, i tracciati di Comune e Governo a confronto: vantaggi, svantaggi e quale potrebbe essere il punto di incontro

Continua la lettura con: «Arcipelago M6»: la soluzione per coprire Milano e hinterland estendendo anche le altre linee della metro

FABIO MARCOMIN

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Questo è il nome più diffuso a Milano

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Come si chiamano i milanesi? Queste le statistiche ufficiali.

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Questo è il nome più diffuso a Milano

# A Milano spopolano gli evangelisti

Secondo i dati dell’ufficio anagrafe del Comune di Milano, i genitori milanesi amano molto gli evangelisti. I dieci nomi maschili più diffusi a Milano sono questi: 

Fonti: ISTAT, Anagrafe di Milano

Continua la lettura con: Il cognome più diffuso a Milano

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I grattacieli mai realizzati a Roma: c’è anche quello che doveva essere il più alto del mondo

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Immagine creata con l'IA - Canva

Un grattacielo, che è la struttura simbolo delle città moderne e all’avanguardia, è una delle poche strutture importanti che mancano a Roma. Questo se non si conta l’Eurosky del Torrino, edificio che si fa difficoltà a chiamare grattacielo. Tuttavia progetti audaci, poi mai realizzati, ce ne sono stati. Quali sono? Dove sarebbero sorti? Ma, soprattutto, Roma ha bisogno di un grattacielo per definirsi moderna e all’avanguardia

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I grattacieli mai realizzati a Roma: c’è anche quello che doveva essere il più alto del mondo

# L’Eternale, il grattacielo più alto del mondo sognato da Mussolini

Credits: archdaily.com – La Mole Littoria

L’Eternale è stato un progetto ambizioso, e per certi aspetti folle, che sarebbe dovuto essere realizzato durante il periodo fascista. Secondo le intenzioni di Mario Palanti, l’architetto milanese che ha immaginato il grattacielo, esso avrebbe dovuto «eternalizzare per secoli l’operato del governo fascista nella città eterna». Un’opera sostanzialmente “invadente” nello spazio e nel tempo, se si considera che il sole riflesso sul marmo utilizzato per la costruzione si sarebbe visto per tutta la provincia di Roma. Il luogo in cui si proponeva di costruirlo era, ovviamente, una zona centrale della città in cui ovviamente lo spazio non sarebbe mai bastato se non abbattendo altre strutture preesistenti. La realizzazione di questo grattacielo non fu mai compiuta, certamente perché il progetto era troppo ambizioso, ma anche per le innumerevoli critiche che la sola ipotesi attirò su di esso.

# I grattacieli di 220 metri previsti nel progetto dello Stadio della Roma

Credits: rinnovabili.it – Grattacieli As Roma

Nel progettare il nuovo stadio della Roma a Tor di Valle, oltre al complesso sportivo rientravano anche altre strutture secondarie tra cui tre grattacieli. L’idea si sarebbe dovuta affidare all’architetto Daniel Libeskind, lo stesso della celebre “torre” a Milano facente parte del progetto CityLife. I tre grattacieli avrebbero dovuto ospitare diversi uffici o locali di uso commerciale e avrebbero dovuto raggiungere i 220 metri di altezza, quota mai raggiunta a Roma, senza considerare che questi avrebbero dovuto valorizzare un aspetto ambientale, con tutta una parete green che, riflettendo il verde che collegava stadio e strutture, rilanciava il tema della sostenibilità. Insomma, anche questo un progetto ambizioso che fu bloccato perché non tutelava adeguatamente le qualità paesaggistiche e ambientali della zona, motivo tra gli altri che ha bloccato il progetto. Ad oggi, il solo progetto dello stadio fatica ancora a trovare una concreta possibilità di realizzazione e, con esso, anche l’idea dei grattacieli sembra essere lontana.

# Eurosky, il nostro piccolo grattacielo

Ph: euroskyroma – Instagram

Tuttavia un “grattacielo” a Roma c’è. Si trova al Torrino, realizzato in pieno stile neo-razionalista, che mantiene dunque una certa coerenza con lo stile di tutto il quartiere confinante, cioè l’Eur. Si tratta di una struttura di uso sia residenziale che commerciale che, con i suoi 155 metri di altezza compresi di antenna e guglia, è l’edificio più alto della Capitale e tra le strutture residenziali più alte d’Italia. Tuttavia, se volessimo paragonarlo ai grattacieli del resto d’Europa, capiremmo che la stessa parola “grattacielo” si dovrebbe usare con più prudenza. In Europa, infatti, il grattacielo più alto è il Lakhta Center a San Pietroburgo, che conta 462 metri d’altezza. Mentre solo al 6° posto della classifica europea c’è Varso, a Varsavia, che con i suoi 310 metri d’altezza doppia il tentativo romano. Un piccolo tentativo che comunque ci facciamo andare bene.

# Roma ha bisogno di un grattacielo?

Immagine creata con l’IA

La vera domanda che dovrebbe sorgere quando si trattano certi argomenti è: Roma ha bisogno di un grattacielo? Servirebbe forse a rendere la nostra città più “moderna“? Se è questo l’obiettivo, dovremmo allora decisamente concentrarci su altro, riflettendo sul fatto che per potersi considerare più moderna la nostra città avrebbe bisogno di rivoluzionare i trasporti, la circolazione, l’accessibilità alle strutture sanitarie… Insomma, tutt’altro che un grattacielo.

E dal punto di vista culturale o artistico? È inutile anche parlarne, d’altra parte si potrebbe sfidare chiunque a trovare un posto adatto in cui mettere un’opera simile senza distruggere l’armonia del panorama romano, costituita dalle sue caratteristiche cupole, alternate alle rovine dell’antichità, poste a loro volta tra gli immensi punti verdi che questa città offre. Siamo, dunque, realmente sicuri di volere un vero grattacielo a Roma?

Continua la lettura con: La «Circle Line» a Roma: ci sarà un Grande Anello extraurbano?

RAFFAELE PERGOLIZZI

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Quando si puntava ai due milioni: il giorno del record di abitanti nella storia di Milano

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Milano 1973

Milano ha una popolazione di poco superiore agli 1,4 milioni di abitanti: risulta al secondo posto in Italia dietro a Roma, davanti a Napoli (974.074) e a Torino (890.529). Ma in passato aveva più abitanti: quando è stato il record della sua storia?

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Quando si puntava ai due milioni: il giorno del record di abitanti nella storia di Milano

# L’anno in cui si puntava ai due milioni

Il record di abitanti Milano lo ha toccato nel 1973 con 1.743.427. Era l’anno della crisi petrolifera e delle domeniche a piedi, della “fatal Verona” che fece perdere lo scudetto al Milan all’ultima giornata, dello “Scandalo Lockheed” con le dimissioni del presidente della Repubblica Leone. Era l’anno dell’Esorcista nei cinema, della Pazza Idea di Patty Pravo, in tv si vedevano Lassie e Canzonissima. Allora Milano sembrava destinata ad arrivare a quota 2 milioni, invece ci fu l’inversione di tendenza con la riduzione dell’immigrazione dal sud Italia e lo spostamento di molte famiglie in altre aree residenziali dell’hinterland.

# Al nono posto per densità di popolazione

Come densità di popolazione per superficie Milano occupa il nono posto con 7.408 abitanti per chilometro quadrato. Ai primi sei posti di questa classifica ci sono tutti comuni della provincia di Napoli: Casavatore, Portici, San Giorgio a Cremano, Melito di Napoli, Napoli e Frattaminore.

Unici comuni nella top 10 dei più affollati che non sono nella provincia di Napoli sono Bresso e, appunto, Milano. Il comune con la minore densità di abitanti è Briga Alta in provincia di Cuneo con 0,75 abitanti per metro quadrato.

Continua la lettura con: Abitanti a Milano, la nuova metropoli di 3,3 milioni (2025)

MILANO CITTA’ STATO

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L’orrendo catafalco della metro dello Stadio San Siro

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Urbanfile - Stadio San Siro M5

Lontano anni luce dalle uscite capolavoro della metropolitana di Napoli, ma anche dalla stazione di Amendola Fiera sulla M1 costruita negli anni ’60. Possibile che la città del design non riesca a partorire qualcosa di meglio?

Foto copertina: Urbanfile

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L’orrendo catafalco della metro dello Stadio San Siro

# L’apoteosi della bruttezza al capolinea ovest della linea M5

Uscita M5 prima tratta
Uscita M5 prima tratta

Il punto di forza della linea M5 non è di certo la bellezza delle sue stazioni, soprattutto le coperture realizzate per gli accessi. Le più brutte si trovano lungo la prima tratta, quella verso nord che conduce a Bignami, con le scale mobili protette da una una struttura curva in lamiera di colore verde e le scritte M5 viola sui fianchi. Pessima la scelta dei materiali, la forma della struttura e l’abbinamento dei colori, come un pugno in un occhio.

La situazione migliora nella prosecuzione del tracciato verso ovest, fino al capolinea allo Stadio San Siro. Proprio qui c’è l’apoteosi della bruttezza. La stazione che serve il Meazza ha l’uscita più grande di tutte le altre della linea, per consentire in modo sicuro l’afflusso e il deflusso dei tifosi tifosi di calcio e dei fani dei concerti grazie anche a tornelli di prefiltraggio al piano strada. Lo spazio è ampio all’esterno della stazione e non ci sono limiti in altezza, pertanto si sarebbe potuto costruire qualcosa di iconico. Purtroppo si è scelto di realizzare un orrendo catafalco grigio in lamiera, che assomiglia più a un magazzino di una zona industriale oppure, come suggerisce Urbanfile, a un deposito per materiali edili o a una banale velostazione. Non si è pensato nemmeno a un gigantografia dello stadio da applicare sulle pareti, per mitigare l’impatto, o altri elementi artistici e di design. Il nulla cosmico.

# Non si è fatto meglio con la M4: la Soprintendenza ha vietato le coperture nelle stazioni centrali

Maps – Repetti M4

Un passo in avanti è stato fatto con la M4, ma anche in questo caso è stato scelto un design dozzinale che niente ha a che vedere con la nomea della città, sede del celebre premio del Compasso d’Oro, uno dei più prestigiosi premi internazionali di design. Dei brutti parallelepipedi in colore grigio scuro, adatti forse per un garage, vietati infatti dalla Soprintendenza per le stazioni centrali da Sant’Ambrogio a Sforza Policlinico.

Una delle ipotesti iniziali dell'uscita San Babila M4
Una delle ipotesi iniziali dell’uscita San Babila M4

E dire che sarebbe bastato scegliere una delle ipotesi progettuali iniziali, con uscite caratterizzate da eleganti strutture in vetro trasparente armonizzate alla perfezione con l’ambiente circostante.

# I capolavori della metro di Napoli

Come per gli interni, anche per gli esterni delle stazioni Milano ha molto da imparare da Napoli. C’è ad esempio quella di Duomo con una cupola in vetro trasparente che lascia passare la luce naturale consentendo di vedere i resti archeologici sottostanti, la Stazione Monte Sant’Angelo, con una scultura monumentale progettata dall’artista Anish Kapoor con una forma che ricorda una grande ciambella o una fenditura nel terreno, con superfici sinuose e curve morbide.

Troviamo poi la Stazione di Capodichino, protetta in superficie da una tettoia metallica ispirata a un hangar e che poi si sviluppa in profondità per 50 metri con un architettura che ricorda il Pozzo di San Patrizio. Infine quella del Centro Direzionale, una struttura ondulata con coperture in vetro e acciaio e una design caratterizzato da linee fluide e dinamiche, che creano un effetto visivo di movimento continuo.

# L’esempio a Milano sulla linea M1 con il gioiello di Amendola

Stazione Amendola M1

Anche Milano è però capace di stupire, come con la stazione Amendola Fiera della M1, a testimonianza del fatto che la funzionalità può andare a braccetto con la bellezza. La sua copertura, realizzata nel 1964, è stata progettata in uno stile elegante e funzionale dall’architetto Arrigo Arrighetti e presenta una struttura curvilinea che riflette la modernità della città. Il design, ispirato alla leggerezza, si caratterizza per una grande tettoia in vetro e acciaio, che avvolge l’ingresso in un abbraccio luminoso, simboleggiando l’interconnessione tra la metropolitana e l’architettura dinamica della zona fieristica. La stazione ha ottenuto la qualifica di bene architettonico tutelato dalla Soprintendenza, in quanto esempio di architettura e design moderno. 

Possibile quindi che la città del design non riesca a partorire qualcosa di meglio per le sue nuove metropolitane?

Leggi anche: Le 5 fermate più belle di metro e passante di Milano

Spunto: Urbanfile

Continua la lettura con: Dove la metro è arte (in Italia): inaugurate le nuove stazioni meraviglia

FABIO MARCOMIN

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Ci vediamo a Fermento – Ep. 1 – «E’ successa una cosa pazzesca»

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Ci vediamo a Fermento

Il nuovo videopodcast di Milano Città Stato, dove cinque ragazzi ventenni, con personalità e visioni del mondo diverse, si confrontano apertamente sulle loro esperienze. La prima puntata di Ci vediamo a Fermento sul canale di youtube di Milano Città Stato. 

Regia: Francesco Leitner. Prodotto da: Fabio Novarino. Location: Fucine Vulcano APS – Via Fabio Massimo 15/12 (IG: @fucinevulcano).

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La foto del giorno: dove siamo?

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Ph. @milanoeprovincia IG

La foto del giorno: oggi siamo in via Lorenzo Ghiberti (zona Ex Fiera)

Ph. @milanoeprovincia IG

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Continua la lettura con: La foto del Giorno 

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Quando ti è venuta l’idea di fare il sub nel Naviglio

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Allenamento per patentino fino ai 20 metri.  

Qui il video: Quando ti è venuta l’idea di fare il sub nel Naviglio

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Continua con: Quando di notte rientri a casa ma ti dimentichi che hanno messo il dosso in via Tonale

SMAILAND, “il sorriso di Milano”: ogni giorno su milanocittastato.it

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Alta velocità: Como «tappo» tra Milano e il cuore d’Europa

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Ph. whitedaemon

Gli ingenti investimenti e i lavori per costruire le gallerie di base sotto le Alpi rischiano di essere inutili se non si interviene nel nodo di Como. Arrivati in Italia i treni che arrivano dalla Svizzera procedono a passo di lumaca.

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Alta velocità: Como «tappo» tra Milano e il cuore d’Europa

# Da Milano a Zurigo in tre ore: ma potrebbero essere meno

Credits alptransit.ch – AlpTransit

Tutti gli sforzi per collegare con l’alta velocità Milano con l’Europa, passando per la Svizzera, rischiano di essere vanificati. Nonostante infatti gli ingenti investimenti e i lavori per costruire l’AlpTransit, all’altezza di Como si crea “un tappo” che rallenta in modo sensibile il transito dei treni verso Milano.

In breve l’Alptransit è una ferrovia transalpina, in fase di rapido avanzamento sul territorio svizzero, e che ha visto la costruzione di tre nuove gallerie tra il 2007 e il 2020: la galleria del Lötschberg, quella del San Gottardo che con i suoi 57 chilometri è il tunnel ferroviario più lungo del mondo e la galleria di base del Ceneri. Già con l’apertura dalla galleria del San Gottardo si sono ridotti i tempi di viaggio tra Milano-Zurigo, da 5 ore si è passati sole 3 ore attuali, ma la situazione migliorerebbe ancora se la infrastrutture lato italiano fossero adeguate.

Leggi anche: MILANO-LUGANO in 30 minuti

# Nella tratta Lugano-Como-Milano i treni inchiodano: passano da 200 a nemmeno 50 chilometri orari 

Credits miss__trainspotter__2002 IG – Treno svizzero Stazione Centrale

A spiegare nei dettagli la situazione ci ha pensato Remigio Ratti, professore dell’Università di Friburgo, durante il convegno “Il progetto AlpTransit”:Si è fatto il cuore di Alp Transit ma mancano le arterie. La Svizzera ha realizzato tre gallerie di base capaci di rendere le Alpi una ferrovia di pianura ma resta il loro completamento da frontiera a frontiera, pena un suo antistorico aggiramento via Brennero o Frejus. L’Italia sta facendo un vero balzo in avanti grazie al Pnrr con il riassetto dei porti liguri e gli investimenti sulla Genova-Milano ma il corridoio Reno-Mare sembra tuttavia interrompersi nella capitale lombarda. Sulla Milano-Como-Chiasso si rischia di rimanere agli investimenti tecnologici per l’esercizio ormai completati, ma non in grado di garantire dopo il 2030 capacità e servizi di qualità all’altezza delle nuove sfide. Come si può pensare di continuare a percorrere la tratta Lugano-Como-Milano alla velocità di nemmeno 50 chilometri orari dopo i 200 e oltre della gallerie di base?”.  

# La galleria di Monte Olimpino non è adatta per i treni ad alta velocità

Credits jaroslavrudis IG – Stazione Como

A questo si aggiunge il fatto, come segnalato da Riccardo De Gottardi già direttore della Divisione sviluppo territoriale e mobilità del Dipartimento del Territorio del Canton Ticino, dell’impossibilità della galleria Monte Olimpino a far transitare i treni previsti: “Oltre ciò, giusto per fare un ulteriore esempio, la galleria Monte Olimpino non è adatta e attrezzata a far passare i treni che arriveranno”.

Continua la lettura: MILANO-BERLINO col FRECCIAROSSA? Ecco da quando

FABIO MARCOMIN

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10 motivi per cui la gialla è la più bella metro

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Credits grazianig IG - M3 Repubblica

Orari e prime partenze dal capolinea Comasina (NORD)
Orari e prime partenze dal capolinea San Donato (SUD)

San Donato – Maciachini, dal 2003 Comasina, passando per Affori e, cosa più importante, per il Duomo. La linea 3 della metropolitana di Milano, “la Gialla”, è bella.
Ecco 10 motivi per apprezzarla detti da chi ha cercato di lasciarla, ma da una vita la solca avanti e indietro, avanti e indietro…

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10 motivi per cui la gialla è la più bella metro

#1 La Metro nuova

Credits hopefulbeers IG – Linea M3

Per un sacco di tempo è stata la metro nuova, quella più pulita, la più corta come numero di fermate, e quindi, anche la più sicura per le mamme che dovevano fare i conti con le prime uscite indipendenti dei loro pargoli. “Meno male che è in Duomo”

#2 Metro-via di fuga

Credits chlotravelstheworld IG – M3 Milano

Se devi prendere un treno da Rogoredo, Centrale, o dai passanti ferroviari, è la metro più immediata. Senza parlare degli snodi e dei passanti ferroviari…

#3 Metro-democratica

Fabio Marcomin – Porto di Mare M3 esterno scale

Da Duomo a San Donato ci vogliono 15 minuti esatti e con un solo biglietto della linea urbana. Il che significa che, con 1,50 euro, sei arrivato in periferia e non te ne sei accorto. Ottimo per chi deve raggiungere il Policlinico di San Donato Milanese, fiore all’occhiello della sanità lombarda e molto gettonato anche da chi abita in centro a Milano.

#4 La metro risparmia tempo

Quali BIGLIETTI si possono prendere per la METROPOLITANA di Milano?
Credits romag73 IG – Missori M3

In 10 minuti netti sei in centro. Tra una fermata e l’altra passano giusto un paio di minuti. Insomma: puoi fare il giro di Milano in mezz’ora, comodamente trasportato.

#5 Metro Moda

Credits grazianig IG – M3 Repubblica

La Linea Gialla ferma in Montenapoleone, cuore pulsante del lusso e della moda meneghina, meglio, italiana. I veri utenti della via non prendono i mezzi, ovvio, ma per chi arriva con la metro vuoi mettere il senso di soddisfazione nell’emergere tra l’isolato Armani e il Grand Hotel de Milan?

#6 Metro-Terme

https://www.viaggiamo.it/qc-terme-milano-orari-e-prezzi/

Voglia di un momento di relax ma senza l’ansia del traffico e dell’auto? La parola magica è… Porta Romana-QT Terme. Ottima idea soprattutto quando, al rientro a casa, il relax prende possesso del corpo e non è consigliato mettersi alla guida.

#7 Fondazione Prada

Credits: @
fondazioneprada IG

Ancora moda, ancora luoghi “cool”. Va bene, non è esattamente al di fuori della metro di Porta Romana o Lodi T.B.B., ma la Signora Miuccia è riuscita a far partire un autobus, il 79, che porta comodamente dalla metro al nuovo polo dell’arte-fashion meneghina. Troppa la distanza? Preferivate farvi vedere da tutti, in arrivo con i mezzi pubblici?

#8 Metro – Teatro

Credits: @1mateuszcz
M3

Crocetta e il Carcano. Ovvero: di quando hai voglia di andare a teatro in centro ma non ci pensi nemmeno un attimo a dannarti per l’auto.

#9 Metro-archeologia

Porta Romana M3

Se esci alla stazione Missori, ecco di fronte, musealizzata, una strada romana lastricata con il suo bel pavè tardo medievale. Se emergi a Porta Romana, ecco stagliarsi in tutto il suo splendore una delle sei porte di Milano. Venne eretta nel 1596 in occasione dell’ingresso di Margherita d’Austria-Stiria, promessa sposa di Filippo III di Spagna. Ed ecco le mura medievali e spagnole della città.

#10 E’ così bella da finire in un video musicale

Correva l’anno 2001 e Vasco Rossi sceglieva proprio il capolinea di San Donato per girare il suo video Siamo Soli. Forse perché l’ultima stazione della metro ha sempre quel non so che di malinconia?

Continua la lettura con: La metro è forte solo al centro

PAOLA PERFETTI

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10 marzo 2000. Il grande crollo: si sgonfia la bolla delle internet company

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il dito di cattelan
Un dettaglio del dito

Il 10 marzo 2000 con un primo calo del 10% nella Borsa di Milano ebbe inizio un crollo che portò in pochi mesi al collasso del mercato. E’ la fine di un periodo storico incredibile in cui a Milano il denaro sembrava scorrere a fiumi verso chi aveva una buona idea. Come non successe mai più. 

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10 marzo 2000. Il grande crollo: si sgonfia la bolla delle internet company

Andamento della Borsa di Milano dalla bolla internet di inizio anni duemila in poi
Andamento della Borsa di Milano dalla bolla internet di inizio anni duemila in poi

Ci sono stagioni che brillano di una luce particolare, momenti in cui tutto sembra possibile. Milano, alla fine degli anni ’90, visse una di quelle stagioni magiche, sospesa tra euforia e illusione. Erano gli anni della bolla delle dot-com, un vortice di innovazione e speculazione che prometteva di riscrivere le regole dell’economia.

Si parlava di new economy, di un mondo nuovo in cui il profitto contava meno della crescita esponenziale degli utenti. Bastava un’idea, un dominio internet e una ragione sociale con dentro un “.com” per far impennare le quotazioni. Il denaro scorreva a fiumi: investitori, accademici e manager in pensione inseguivano giovani talenti con un sogno digitale, pronti a finanziare anche le idee più stravaganti.

Il boom generò situazioni surreali. Tiscali, la giovane stella del web italiano, arrivò a valere 18 miliardi di euro, più della Fiat. Virgilio Degiovanni, con il suo progetto Freedomland, scommetteva su una Internet dentro la TV, mentre Nicola Grauso accumulava domini come fossero pepite d’oro. Intanto, motori di ricerca preistorici come Excite tentavano di sfidare il futuro.

Ma quando i sogni si costruiscono sulla sabbia, prima o poi arriva la marea. Il 10 marzo 2000 bastò un primo calo del 10% per innescare il crollo. In pochi mesi la new economy si sbriciolò. Sul Nasdaq, metà delle società quotate nel 2000 scomparve entro il 2004. Colossi come Cisco Systems persero il 90% del loro valore, mentre Amazon.com, dopo essere crollata da 107 a 7 dollari per azione, si sarebbe poi rialzata in modo epico nel decennio successivo.

Alla Borsa di Milano, le superstar di ieri divennero i fallimenti di domani: Biscom, Finmatica, Freedomland si dissolsero nel nulla. I 18 miliardi di Tiscali? Dieci anni dopo erano ridotti a 200 milioni. Il sogno si era infranto, lasciando dietro di sé un deserto di poltrone in pelle umana e piante di ficus, come nei sogni di gloria del ragionier Fantozzi.

Eppure, da quel periodo sono sopravvissuti alcuni protagonisti: Volagratis (oggi BravoFly), Affaritaliani, Mutuionline. E soprattutto, resta la memoria di un’epoca folle e straordinaria, in cui un’idea brillante poteva valere una fortuna e un punto messo al posto giusto poteva cambiare un destino.

Leggi anche: Quando a Milano un punto valeva oro

ANDREA ZOPPOLATO

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Le 7 parole più belle in italiano… secondo i milanesi

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La "statua della libertà" del Duomo di Milano. Foto di Andrea Cherchi (c)

In un sondaggio abbiamo chiesto ai milanesi di dirci le parole italiane più belle. Queste le risposte più apprezzate. 

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Le 7 parole più belle in italiano… secondo i milanesi

#7 Pace: inizio come una cannonata, la fine con un dolce sorriso

Credits dimitrisvetsikas1969-pixabay – Arco della Pace

Forse dipende dall’attualità. Una guerra in Europa porta incubi. Per fortuna che esiste nella lingua italiana una parola bellissima. Pace. La prima sillaba è come se esplodesse in bocca come una cannonata, la seconda risuona dolce come un sorriso. 

#6 Ciao: tre vocali in successione che fanno ruotare le labbra

Credits Mood101-pixabay – Frecciarossa in Stazione Centrale Milano

Parola talmente iconica da diventare il nome della mascotte di Italia ’90. Una delle poche parole con tre vocali in successione, che fanno ruotare la bocca. Pochi sanno che si usa anche all’estero, ma con una differenza: oltre frontiera è sinonimo di arrivederci, si usa solo quando ci si separa. 

#5 Libertà: un crescendo rossiniano tra le sillabe

La “statua della libertà” del Duomo di Milano. Foto di Andrea Cherchi (c)

Una parola che forse a Milano è amata più che altrove. La città più liberale e libertaria che invoca da sempre più autonomia. Sia a livello individuale che per l’intera città. Suona benissimo in italiano, con un crescendo rossiniano amplificato dall’accento sull’ultima sillaba. li-ber-tà.

#4 Milano: come un movimento di danza

Credits Andrea Cherchi – Milano vista dall’alto

La parola che rende questa classifica più milanese Doc. Difficile immaginarla menzionata altrove. Tre sillabe, tutte di due lettere, tutte con la prima consonante e la seconda vocale. Suona un po’ come un movimento di danza: mi- verso di noi, la- come un allontanamento, no- come un blocco finale. Bellissima. 

#3 Grazie: regala un sorriso

La scultura “Le tre Grazie” in piazza Piemonte

Una di quelle parole che tonificano l’animo a dirla o a riceverla. Quella zeta prima del dittongo finale è deliziosa. Anche perché costringe al sorriso. 

#2 Amore: la più nota nel mondo

Un classico. Basta identificarsi come italiani e ovunque nel mondo la prima parola che viene detta è “amore”. Tre sillabe. Nella prima c’è solo la, la bocca si allarga, poi si chiude con le labbra che si toccano e infine il -re finale si chiude con un sorriso. Favolosa. 

#1 Mamma: le labbra si baciano due volte

Credits: @mi_tomorrow
Madonnina

Il grande amore di ogni italiano. La prima che abbiamo detto nella nostra vita. Quando la si dice le labbra si baciano due volte. 

Continua la lettura con: Le 10 PAROLE (scelte dai milanesi) per definire la MILANO di OGGI

MILANO CITTA’ STATO

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Abitanti a Milano: quanti siamo nel 2025?

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Credits Andrea Cherchi - Skyline Porta Nuova notturno
Quanto è grande la nostra città, in termini di popolazione? 
La risposta è… dipende! Perché Milano può essere considerata su tre livelli distinti: il Comune di Milano, che è il nucleo storico del territorio ambrosiano, la Città Metropolitana di Milano, che rappresenta la vecchia provincia, e infine c’è la cosiddetta Grande Milano secondo la classificazione OCSE. Quest’ultima comprende i comuni esterni all’area metropolitana, ricadenti in altre provincie e persino in altre regioni, ma facenti parte del territorio su cui Milano esercita un’influenza socio-economica determinante.
 
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Abitanti a Milano: quanti siamo nel 2025?

# Il Comune di Milano: 1,4 milioni (persi più di 10mila abitanti in un anno)

architetture
Milano

Milano rimane stabile sopra quota 1,4 milioni di abitanti, confermandosi la seconda città più popolosa d’Italia dopo Roma. Dopo il calo registrato negli anni della pandemia, la città ha ripreso a crescere: al 31 dicembre 2024, il sistema statistico comunale conta esattamente 1.407.044 residenti, in leggera diminuzione di 10.553 unità rispetto al 2023, inclusi cittadini stranieri con regolare permesso di soggiorno. 

Proviamo a fare qualche confronto: anche solo come Comune, Milano ha più abitanti di interi Stati dell’Unione Europea. La metropoli lombarda supera infatti la popolazione di Cipro, Malta, Estonia e Lussemburgo. Ma il confronto cambia se si guarda a un’area più ampia, come accade in molte grandi città del mondo, dove il confine comunale non racconta tutta la storia. Ma quanto sarebbe grande Milano se la considerassimo come una vera area metropolitana?

# La Città Metropolitana: 3,2 milioni

Mappa Città metropolitana

La popolazione della Città Metropolitana di Milano è in costante aumento del 2012. Secondo l’ultima rilevazione, i residenti sono 3.3251.852. Anche in questo caso si conferma al secondo posto come area urbana più popolosa d’Italia, subito dopo Roma. Ma il dato diventa ancora più interessante se lo confrontiamo con l’Europa.

Con questi numeri, Milano Metropolitana si piazza al sesto posto tra le città dell’Unione Europea. E c’è di più: se già il solo Comune di Milano batteva Cipro, Malta, Estonia e Lussemburgo, l’intera area metropolitana li supera abbondantemente anche sommati tra loro. E non è finita: la Città Metropolitana ha più abitanti anche di Lituania, Lettonia e Slovenia, la cosiddetta “Svizzera dei Balcani”.

Milano, insomma, non è solo una città italiana: è una realtà che per dimensioni e numeri può competere con intere nazioni.

# La Grande Milano (Ocse): 8 milioni di Milano 

Credits rogersmith87 – Area metropolitana Milano

E poi c’è la Grande Milano, una realtà che va ben oltre i confini amministrativi, estendendosi a parti della Lombardia, del Piemonte e dell’Emilia. Qui si parla di una vera e propria regione metropolitana, la seconda più grande dell’Unione Europea dopo Parigi (dopo l’uscita di Londra dalla UE). Secondo le stime dell’OCSE, la popolazione supera gli 8 milioni di abitanti, il doppio di Roma.

Proseguendo il confronto con gli Stati membri dell’UE, la Regione urbana di Milano conta più abitanti anche di Finlandia, Irlanda, Danimarca, Croazia, Slovacchia e Bulgaria.

# La Grande Milano non è solo un dato statistico ma un’esigenza perché la città diventi tra le protagoniste in Europa

Credits: Andrea Cherchi

Il riconoscimento del peso demografico di Milano non è un semplice esercizio di confronto, ma la presa di coscienza del suo ruolo in Italia, in Europa e nel mondo. Un dato su tutti: Londra ha rivendicato con forza uno status speciale, ai limiti dell’indipendenza, proprio perché è la più grande regione metropolitana dell’Unione Europea ed è il vertice settentrionale della Blue Banana, l’asse economico e produttivo che attraversa il continente e che ha il suo estremo meridionale proprio a Milano.

No, non è una questione di numeri fine a se stessi. È una vocazione al protagonismo che lega Milano a Londra attraverso il cuore pulsante d’Europa, ed è un’identità da difendere e valorizzare. Anche Milano e la sua area metropolitana meritano uno status speciale all’altezza della loro importanza strategica.

Leggi anche: Milano, la nuova metropoli da 3,3 milioni di abitanti: arriva la prima proposta dalla politica

Continua la lettura con: Questi sono gli abitanti in Italia più simpatici ai milanesi

FABIO MARCOMIN

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Le 7 persone più strane incontrate sulla metro di Milano

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Ph. zhenxing (metro di Londra)

Ogni giorno, oltre un milione di persone si muove sulla metropolitana milanese, un crocevia sotterraneo di destini, incontri e stranezze. Tra corse frenetiche e attese sospese, abbiamo raccolto alcune delle storie più surreali accadute tra i vagoni e le banchine. Queste sono le vicende più folli.

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Le 7 persone più strane incontrate sulla metro di Milano

# Porta Romana porta a Roma: «È questa la linea per raggiungere la stazione Tiburtina?»

“Scusi, per andare alla stazione Tiburtina?”

«Appena fuori dalla M3 a Porta Romana, mi ferma una giovane mamma francese con due bambini appresso. Mi chiede: È questa la linea per raggiungere la stazione Tiburtina?» (Marco R.)

# La ragazza sullo skate col topolino

Ph. Rob Owen-Wahl (Pixabay)

«Ragazza di 15-16 anni con topolino in una scatola: andava in giro in skate nei corridoi della metropolitana» (Jessica E.)

# L’uomo con collo di pelliccia di gatto (vivo)

«Sulla gialla ho visto un uomo con un gatto intorno al collo tipo collo di pelliccia. Vivo.» (Viviana D.)

# L’uomo col casco

«Ai tempi del Covid sulla verde a Loreto è salito sulla metro un uomo con casco integrale. Forse era allergico alla mascherina» (Gianni T.) Nota: nella foto un uomo con la testa da leone sulla metro di Londra. 

# Il procione di De Angeli

Credits dagospia – Procione al guinzaglio a Milano

«Un procione al guinzaglio. Sono scesi entrambi a De Angeli M1» (Milva G.)

# Un uomo in giacca, cravatta e boxer

www.mondoaeroporto.it
www.mondoaeroporto.it

«Ho visto uno in giacca e cravatta e boxer, sulla gialla. Con invidiabile nonchalance ha fatto tutto il tragitto come se fosse la cosa più naturale di questo mondo.» (Viviana D.)

# Il piccione pendolare

Ph. Liguriaoggi.it

«Un piccione che saliva a Inganni e scendeva a Gambara. Tutte le mattine.» (Elisabeth S.)

Continua la lettura con: E se chiamassimo le LINEE della METRO con il nome di PERSONAGGI STORICI di Milano?

FABIO MARCOMIN

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I 10 monumenti più alti d’Europa: due sono in Lombardia

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Credits: lisbona-italiani.it

Nella classifica dei monumenti più alti d’Europa l’Italia fa bella figura. In particolare a svettare è la Lombardia, l’unica regione europea a piazzarne due. Scopriamo la graduatoria completa.

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I 10 monumenti più alti d’Europa: due sono in Lombardia

#10 Il Duomo: 108,5 metri in altezza grazie alla Madonnina

Credits: Andrea Cherchi – Duomo

Il Duomo di Milano rientra nella classifica dei monumenti più alti d’Europa piazzandosi al decimo posto. Il merito va ascritto alla Madonnina di oltre 4 metri posta sulla guglia maggiore che porta il simbolo della città a un’altezza di 108,5 metri.

#9 La statua dal Cristo-Rei a Lisbona: 110 metri

Credits: lisbona.italiani.it

Cristo supera la Madonna. Il nono posto è infatti occupato dalla statua dal Cristo-Rei, posizionato di fronte alla città di Lisbona e al Ponte “25 de Abril” in località Almada. I suoi 110 metri di altezza ne fanno il monumento più alto del Portogallo.

#8 Il Torrazzo di Cremona: 112 metri

Credits: originalitaly.it

Poco conosciuto a livello turistico internazionale, il Torrazzo di Cremona è il più alto monumento della Lombardia e si posiziona all’ottavo posto in Europa. È accanto al duomo ed è l’attrattiva simbolo della città della bassa lombarda, con un’altezza pari a 112 metri.

#7 Il Duomo di Mortegliano, in provincia di Udine: 113 metri. Il più alto monumento d’Italia

Credits: grantouritalia Twitter

Il settimo posto della classifica spetta a un altro monumento italiano, il Duomo di Mortegliano in un piccolo comune della provincia di Udine. Pochi sanno che si tratta del più alto in Italia, capace di raggiungere i 113 metri con il suo campanile. 

#6 Il Duomo di Vienna, la cattedrale di Santo Stefano: 136 metri. Uno dei campanili più alti del mondo

Credits: paesionline.it

Al sesto posto troviamo il Duomo di Vienna, ribattezzato dai viennesi con l’appellativo di Steffl, diminutivo di Stephansdom. La cattedrale di Santo Stefano presenta uno dei campanili più alti del mondo, con i suoi 136 metri d’altezza.

#5 La Basilica di San Pietro: 138 metri. Il monumento più grande del mondo

Credits: siviaggia.it

La Basilica San Pietro occupa il quinto posto della top 10 dei monumenti più alti d’Europa con 138 metri. La chiesa simbolo della cristianità nel mondo è anche il monumento più grande in assoluto. 

#4 La Cattedrale di Notre-Dame a Parigi: 151 metri

Credits: ilfogliettone.it

La Cattedrale di Notre-Dame tocca quota 151 metri grazie alla torre della crociera e si aggiudica il quarto posto della classifica. 

#3 La Cattedrale di Ulm, in Germania: 161 metri. La chiesa protestante più grande del mondo

Credits: loookingforeurope.wordpress.com

Al terzo posto la Cattedrale di Ulm, in Germania, la chiesa protestante più grande del mondo. Grazie al suo campanile raggiunge un’altezza di 161 metri, che lo rende quindi il più alto monumento tedesco.

#2 La Sagrada Familia di Gaudì a Barcellona: 172 metri. La vetta della Spagna

Credits: tourscanner.com

La Sagrada Familia progettata dal genio di Gaudì a Barcellona, in realtà mai terminata, occupa il secondo posto tra gli edifici della classifica con la quota di 172 metri.

#1 La Tour Eiffel: 324 metri. Tre volte l’altezza del Duomo di Milano

Credits: sognandoparigi.it

Per il primo posto non c’è partita. La Torre Eiffel fa il vuoto alle sue spalle: è di gran lunga il monumento più alto d’Europa. Contando l’installazione dell’antenna il simbolo di Parigi raggiunge i 324 metri. Tre volte l’altezza del Duomo di Milano e quasi il doppio del secondo monumento più alto.

Continua la lettura con: I 5 MONUMENTI ITALIANI più FAMOSI del MONDO: uno è a Milano

MILANO CITTA’ STATO

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I 7 cortili più belli di Milano: il tesoro nascosto della città

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Credit: @milano_south

Fra le tante perle nascoste del capoluogo lombardo, gli interni dei più bei palazzi storici: corti e cortili, con o senza giardini.

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I 7 cortili più belli di Milano: il tesoro nascosto della città

Concentrati come siamo su strade, ville o edifici, ci dimentichiamo spesso del tuorlo.
Ovvero l’interno, il patio, la parte più ricca di alcune delle più eleganti dimore meneghine, d’epoca e non solo. Oggi Milano Città Stato vi propone in esclusiva i cortili più belli in tutto il loro splendore, per un prêt-à-porter architettonico di reale prestigio.
Accomodatevi in prima fila, e gustatevi la sfilata.

#1 Palazzo Serbelloni

Credit: blog.cambiaste.com

Uno dei primi palazzi patrizi, edificato sull’antico preesistente edificio seicentesco.
Fu l’architetto Simone Cantoni a progettare il loggiato neoclassico che ne caratterizza la
facciata (1793). Palazzo Serbelloni divenne col tempo meta di incontri letterari d’élite e raduni di stampo illuminista, ospitò Napoleone, il principe di Metternich e, in seguito, Vittorio Emanuele II e Napoleone III.

Fino alla fine dell’Ottocento Palazzo Serbelloni comprendeva, come del resto molti degli altri stabili nobiliari della zona, un vasto giardino che si estendeva dal cortile sul retro fino all’attuale corso Monforte: il giardino fu per la prima volta diviso nel 1890 per realizzare l’Istituto dei Ciechi, e in seguito per la lottizzazione del terreno e l’apertura e l’edificazione delle nuove vie Mozart, Serbelloni e Barozzi (1907 – 1926).

#2 Giardino Alessandro Manzoni

Credit: @egidia_cassinese

Parlando di cortili, non possiamo non citare il patio dell’elegantissimo Giardino Alessandro
Manzoni. Aperto al pubblico dall’ottobre 2015, il giardino si trova tra la Casa del Manzoni e Palazzo Anguissola Antona Traversi. Passeggiando tra i tigli e le magnolie di questa splendida corte verde nel cuore di Milano si possono ammirare alcune sculture d’arte contemporanea realizzate da Joan Miró, Giò Pomodoro, Jean Arp e Pietro Cascella.

È presente anche una fontana a edicola con il busto di Alessandro Magno, simbolo
dell’autorevolezza del casato Anguissola e segno evidente della passione del conte
Antonio Carlo per l’antichità classica.

#3 Villa Necchi Campiglio

Credit: @kellybehunstudio

È una dimora storica che fa parte del circuito delle “Case museo di Milano”. Si trova in via Mozart 14, a due passi dal precedentemente citato palazzo Serbelloni e dalla “nostra” via Vivaio.
Fu costruita tra il 1932 e il 1935 come casa unifamiliare indipendente su progetto di Piero
Portaluppi, uno dei più grandi architetti italiani del periodo assieme a Luca Beltrami.

Circondata da un ampio cortile con giardino e una piscina che storicamente è stata la seconda di Milano dopo quella municipale (ma la prima ad essere realizzata su un terreno privato), le sorelle Necchi, prive di eredi, hanno donato nel 2008 la villa al FAI (Fondo Ambiente Italiano), ente che ha valorizzato al meglio i sentieri e le
meraviglie di Villa Necchi.

#4 Vigna di Leonardo

Credit: @lucciola_travel_

La vigna di Leonardo da Vinci era un vigneto che Ludovico il Moro donò al genio
universale toscano, mentre stava confezionando gli ultimi dettagli dell’ Ultima Cena, come gesto di riconoscenza per «le svariate e mirabili opere da lui eseguite».

Il terreno originario era posto oltre il quartiere di Porta Vercellina a Milano nei pressi del Borgo delle Grazie, sullo spazio edificabile della vigna grande di San Vittore. Nel 2015, in occasione dell’Expo, attorno al superbo cortile di Casa degli Atellani è stata realizzata una nuova «Vigna di Leonardo». Ora per entrare bisogna fare domanda ai francesi che l’hanno acquistato. 

#5 Palazzo Bagatti Valsecchi

Credit: @gasparolirestauri

Era di proprietà dei due fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, entrambi laureati in legge, ma appassionati di arte e architettura, tanto da occuparsi della progettazione di numerose costruzioni ed in primis di quella delle loro due case ai civici 10 e 7 in via Santo Spirito. Fecero delle loro dimore le case ideali, l’una ispirata al tardo Cinquecento e l’altra al Quattrocento lombardi e alla fine le unirono in un’unica residenza.

I due cortili, attraverso gli androni, mettono in comunicazione via Gesù con via Santo Spirito. Nel cortile è riportata la data del 1882 che indica il secondo intervento architettonico per l’abbellimento e l’ingrandimento della dimora, nonché l’anno di matrimonio di Giuseppe.

Vi è poi una scritta sul pavimento davanti all’ingresso della casa: “AGE HOSPES EST TIBI AMICA DOMUS” ovvero “Salve ospite questa casa ti è amica”. Il Palazzo Bagatti
Valsecchi è stato acquistato dalla Regione Lombardia nel 1975 ed è oggi gestito dalla Fondazione Bagatti Valsecchi – ONLUS.

#6 Palazzo Clerici

Credit: @totema_

La dimora della ricca ed influente famiglia patrizia dei Clerici è situata a Milano
nell’omonima via, detta nel Seicento “Contrada del prestino dei Bossi”.
Nel Settecento l’antico palazzo padronale che qui sorgeva e che era appartenuto ai
Visconti, venne completamente modificato ad opera del marchese Anton Giorgio
Clerici (1715-1768) il quale ne fece una delle case più sfarzose dell’epoca.

Il palazzo, dal 1771 al 1778, venne affittato agli arciduchi d’Austria, Ferdinando d’Asburgo-
Lorena e Maria Beatrice d’Este, i quali vi instaurarono la loro corte durante il periodo in cui
furono a capo del governatorato di Milano. Il cortile interno è uno dei più maestosi della città, ed oggi Palazzo Clerici ospita la sede milanese dell’ISPI (Istituto Studi Politica Internazionale).

#7 Cà granda

Credit: @lorenzo.gianstefani

Il chiostro milanese per antonomasia e, probabilmente, il cortile interno più amato dai giovani, universitari e non. Di forma quadrata e di dimensioni decisamente imponenti, il chiostro di Cà Granda, opera dell’architetto medievale Francesco Maria Richini (autore anche del cortile del palazzo di Brera) è impostato su un porticato ad ordini sovrapposti con colonne di ordine corinzio di granito di Baveno, con base e capitelli in pietra di Viggiù a reggere sia l’arco a tutto sesto in pietra di Angera, sia i medaglioni e il fregio decorato a rilievo.

Aperto liberamente al pubblico e sede principale dell’Unimi (Università degli Studi di
Milano) si trova a 5 minuti a piedi dal Duomo.

Come sempre abbiamo fatto una selezione spietata, dato che a Milano ci sono ben più di
7 meravigliosi cortili.
E come sempre, chiediamo che i nostri lettori ci dicano la loro: qual è il vostro cortile
preferito di Milano? E quali altri avreste inserito?
Appassionati di architettura e non solo… Scatenatevi!

Continua la lettura con: Le tre aree residenziali con le VILLETTE più belle di Milano

CARLO CHIODO

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Il Re dei Celti che ha fondato Milano (ma è relegato in periferia)

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A Roma hanno Romolo. A Milano abbiamo Belloveso. Il re celtico è considerato il fondatore di Milano, anche se a differenza dell’omologo romano su di lui è calato l’oblio.

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Il Re dei Celti che ha fondato Milano (ma è relegato in periferia)

# Gli hanno dedicato solo una piazza di periferia

Giardini di Piazza Belloveso – Ph. @lorenzo_ciclovinaiolo IG

Per riportarlo alla luce nel 1920 lo scrittore Massimo Bontempelli scrisse un capitolo del suo La vita Operosa in cui narrava della costruzione di un quartiere avveniristico ricco di grattacieli e di palazzi ultramoderni intitolato a Belloveso.
Nella realtà esiste una piazza intitolata al re celtico, in zona Niguarda.

# La vittoria sugli Etruschi

credit: emmedimilano.wordpress.com – Belloveso

Belloveso ha vissuto attorno al 600 a.C. ed è narrato dallo storico Tito Livio. Figlio del Re Ambigato che regnava sulla regione del Rodano, in giovane età ha lasciato la sua terra per conquistare nuove colonie. Belloveso partì in direzione delle Alpi «con grandissimo nerbo di fanteria e di cavalleria», accompagnato da Biturigi, Arverni, Sènoni, Edui, Ambarri, Carnuti e Aulerci. Attraversate le montagne Belloveso sconfisse gli Etruschi nei pressi del Ticino.

# Il segno: la scrofa lanuta

Credits: @arkeios1983 IG – Scrofa semilanuta

Qui incontrò una popolazione insubre che, secondo il racconto liviano, consentì ai nuovi arrivati lo stanziamento in una radura fra alcuni fiumi più a sud. Belloveso vide nel luogo indicato una scrofa di cinghiale che aveva il pelo molto lungo sulla parte anteriore del corpo (scrofa semilanuta), lo stesso animale che figurava sul suo scudo.

Il capo celtico vi riconobbe il segno di una volontà divina e decise quindi di costruire la sua città in quel luogo e di chiamarla Medio-lanum, dal gallico “(città-in-)mezzo alla pianura”.

In ricordo di questa leggenda, e della dedica della città di Milano alla scrofa semilanuta, si può osservare, in piazza Mercanti, un bassorilievo raffigurante un cinghiale, che fu identificato nel Medioevo con la scrofa semilanuta della leggenda.

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La foto del giorno: dove siamo?

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Ph. @milanesando IG

La foto del giorno: oggi siamo in via Thaon di Revel 21 (Fonderia Napoleonica Eugenia)

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Quando di notte rientri a casa ma ti dimentichi che hanno messo il dosso in via Tonale

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Direzione Marte.  

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La rinascita di Porta Vittoria: i 5 progetti e l’ultimo tassello per completare il puzzle

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Urbanfile - Via Piranesi 18 retro

Dopo anni di immobilità a causa di vicende giudiziarie e fallimenti l’area tra il Parco di Largo Marinai e viale Molise si sta completando un tassello alla volta. Attorno altri progetti, sempre nel perimetro del quartiere, stanno riqualificando o dando nuova vita a edifici inutilizzati. Vediamo i cantieri conclusi e quelli in corso.

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La rinascita di Porta Vittoria: i 5 progetti e l’ultimo tassello per completare il puzzle

#1 Il parco “8 marzo”, dedicato alle donne

Il primo tassello di Porta Vittoria completato, dopo alcune vicende giudiziarie e fallimenti che avevano messo a rischio la riqualificazione dell’area, è il parco “8 marzo” lungo viale Monte Ortigara. Posto in continuità con l’asse di verde attrezzato che va dallo storico Parco Formentano in largo Marinai d’Italia fino a oltre viale Mugello a est, su di esso affacciano i blocchi di edifici realizzati prima del crack di Coppola, sviluppatore del progetto: le residenze e il supermercato Esselunga. La nuova area verde è stata definita uno “slowpark”, pensato per favorire il relax, ed è dotato di:

  • spazi attrezzati per la ricreazione e la convivialità;
  • zona lettura progettata come una grande tastiera di computer dove i tasti divengono maxi sedute;
  • aree gioco per bambini con la prima tripla farfalla d’Europa con scivolo:
  • zona per la ginnastica dolce.

Camminando attraverso il parco, il percorso si snoda tra aiuole curate e suggestivi portali in acciaio corten, su cui sono incisi estratti di testi di grandi milanesi, ispirati alla cultura e alla natura. Ogni passo è un viaggio tra parole e paesaggio, un dialogo tra passato e presente. Nella zona nord-est, invece, spuntano i green cubes, veri e propri “giardini nel giardino”, pensati come spazi polifunzionali. Qui possono prendere vita eventi, installazioni artistiche, performance e attività culturali, trasformando il parco in un palcoscenico dinamico.

#2 BEIC, la Biblioteca Europea pronta nel 2027

Credits Comune di Milano – BEIC vista esterna

Accanto al nuovo parco, tra via Cervignano, via Monte Ortigara e viale Molise, sta prendendo forma la BEIC – Biblioteca Europea, un progetto ambizioso che sorgerà su un’area di 30.000 mq. Il complesso si distingue per la sua architettura moderna, composta da due strutture gemelle, con imponenti navate trapezoidali in vetro e metallo, concepite per fondere innovazione e funzionalità.

Urbanfile – Cantiere BEIC

Finanziata con 101,5 milioni di euro nell’ambito del PNRR, la biblioteca è stata pensata per essere molto più di un semplice spazio per la lettura. Al suo interno prevede infatti: un deposito robotizzato ipogeo, un forum, un auditorium e una grande piazza verde pubblica,  nuovo punto di aggregazione culturale per la città. I lavori sono entrati nel vivo e dovrebbero terminare entro la prima metà del 2027 e non nel 2026 come inizialmente ipotizzati.

Il progetto non dovrebbe essere a rischio nonostante l’interdizione dalle commissioni di concorso nei progetti di architettura per Stefano Boeri. La decisa presa dal gip milanese Luigi Iannelli rientra nell’ambito dell’inchiesta per gravi indizi di turbativa d’asta e falso nell’inchiesta sul concorso di progettazione internazionale per la realizzazione della Biblioteca. Misure interdittive analoghe sono state disposte dalla Procura di Milano anche per l’architetto Cino Paolo Zucchi, presente insieme a Boeri nella commissione giudicante.  

Leggi anche: Svelato il PROGETTO per la nuova BEIC: la BIBLIOTECA EUROPEA di Milano

#3 Completato via Piranesi 18: un complesso di 3 nuovi edifici a firma dello Studio di architettura Barbieri & Negri

Poco distante, a lato del Palazzo del Ghiaccio, è stata completata la riqualificazione del lotto di via Piranesi 18 a firma dello Studio di architettura Barbieri & Negri e curata dalla Cooperativa Solidarnosc Piranesi. Sul fronte strada la parte centrale con l’ingresso è stata rialzata a 4 piani, con la parte aggiunta che ha riprodotto lo stile originale. L’edifico del ‘900 sulla destra è stato riqualificato, mentre sul lato a sinistro, al posto della sede di un’azienda, è stato costruito un palazzo di eguale altezza che ripropone in chiave moderna gli stessi materiali della vecchia facciata a destra. Il tutto è stato unito da un tetto a mansarda in metallo. Sul retro, separato da un giardino condominiale, due torri di 9 piani che si distinguono per forma e composizione risultando originali e movimentate, richiamando in parte la facciata di via Piranesi, dove prima c’era un vecchio magazzino logistico. In totale 99 appartamenti e 111 box.

#4 Alle fasi finali il cantiere di The Hug: 99 appartamenti di design dove prima c’era un edificio ad uso uffici

Credits Urbanfile – The Hug

Al civico 38 di via Piranesi un edificio ad uso uffici lascia spazio a un complesso residenziale di 99 appartamenti dal nome di The Hug. In tutto sono previsti tre edifici caratterizzati da un architettura comune in questi ultimi anni. Il progetto è a firma dello Studio Asti Architetti e promosso da Nexity, con balconi protetti da frangisole verticali che riproducono il legno e un disegno apparentemente casuale per le aperture di balconi e finestre. All’interno è previsto un rigoglioso giardino interno ad uso condominiale. 

Hug Cantiere al tetto

A ottobre 2024 si è raggiunto il tetto. Attualmente negli appartamenti è iniziata la posa in opera di pavimenti e rivestimenti, mentre prosegue il montaggio dei serramenti esterni sui tre edifici. Sulla facciata è in corso la posa dei parapetti in ferro sui balconi, intonaci e sottostrutture. 

#5 Terminato il 5 Giornate Building in corso XII Marzo al posto del cinema abbandonato

Urbanfile – 5 giornate building

Dove un tempo sorgeva il Cinema Imperiale, poi diventato Cinema XII Marzo, oggi si erge il 5 Giornate Building, un moderno palazzo residenziale al civico 14 di Corso XXII Marzo. Realizzato dalla società immobiliare Abitare, l’edificio si sviluppa su 7 piani, con i primi due destinati ad attività commerciali e i restanti riservati alle abitazioni. L’architettura, elegante e contemporanea, si distingue per il rivestimento in pietra naturale e artificiale, mentre le terrazze interne aggiungono un tocco di esclusività agli ambienti. Al suo interno trovano spazio 19 appartamenti, tra trilocali e quadrilocali, pensati per chi cerca comfort e qualità in una delle zone più vive della città. I lavori, avviati a inizio 2023, si sono conclusi da poco.

# Cosa manca per completare l’opera

Urbanfile – Via Cena

Realizzata da tempo, ma messa in vendita solo di recente, c’è la parte residenziale composta da quattro edifici distinti per un totale di 23mila mq: Avenue House, 3Towers, Park Line e The Cube. 

All’appello manca la trasformazione dell’area verde tra via Azzurri d’Italia, viale Molise e via Valentino Mazzola. In questo spazio sono attesi, da oltre 15 anni, campi sportivi, di tennis e aree verdi attrezzate.

Maps – Area verde Porta Vittoria

Continua la lettura con: Il palazzo squarciato nel cuore di Milano sta rinascendo: cosa sta sorgendo al suo posto?

FABIO MARCOMIN

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