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Sciopero ATM? Allora va aperta l’Area C (e altre 4 proposte)

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Lunedì 24. L’ennesimo sciopero dei mezzi a cui Milano è sopravvissuta. Ma chissà quante altre volte le rivendicazioni dei lavoratori paralizzeranno la città. Il problema si ripete ciclicamente, ma il Comune continua a non adottare misure straordinarie per mitigare l’impatto sui cittadini.

Perché non mettere in atto soluzioni concrete che rendano più sostenibili questi giorni difficili? Ecco alcune idee per affrontare lo sciopero senza rimanere bloccati, partendo dalla più ovvia: aprire Area C e Area B.

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Sciopero ATM? Allora va aperta l’Area C (e altre 4 proposte)

#1 Aprire Area C e Area B durante gli scioperi

Credits: areacmilano.it

Quando ATM si ferma, il blocco della circolazione nel centro di Milano diventa un ostacolo ancora più limitante del solito per chi deve raggiungere il lavoro o altre destinazioni importanti. L’attuale politica del Comune, che mantiene attive Area C e Area B anche nei giorni di sciopero, con tanto di avviso specifico nell’app ATM, è pura follia.

Se i mezzi pubblici non funzionano, il Comune dovrebbe incentivare le alternative, non ostacolarle. Eliminare il pedaggio di Area C e sospendere i divieti di Area B permetterebbe ai cittadini di muoversi liberamente, riducendo il disagio causato dallo sciopero, nonostante il traffico intenso che, inevitabilmente, si andrebbe a creare.

Chiaramente, un aumento delle auto private in circolazione può creare problemi di traffico, ma il blocco della mobilità attuale è ancora peggiore. Per ridurre la congestione, si potrebbe prevedere una gestione dinamica dei varchi elettronici, consentendo l’accesso solo in determinate fasce orarie o limitandolo ai veicoli con più passeggeri a bordo. Questo sistema permetterebbe di equilibrare l’esigenza di mobilità con quella di non soffocare il centro città, tanto cara all’amministrazione comunale.

#2 Trasporto pubblico gratuito e incentivi per la mobilità alternativa

Non tutti i mezzi pubblici si fermano durante uno sciopero: alcune linee restano attive e alcuni conducenti eroici decidono di lavorare. In questi casi, il Comune dovrebbe rendere gratuito il trasporto pubblico nei giorni di sciopero. Questa misura avrebbe un doppio effetto: ridurre il peso economico sui cittadini costretti a prendere mezzi alternativi e incentivare chi può a continuare a usare il trasporto pubblico, evitando un eccessivo intasamento delle strade.

Oltre ai mezzi pubblici, altre soluzioni potrebbero rendere la mobilità più fluida. Il Comune potrebbe incentivare il car sharing e il bike sharing con sconti, ma anche corse direttamente gratuite per chi si sposta in città durante i giorni di sciopero. Ad esempio, i monopattini elettrici, molto diffusi a Milano, potrebbero essere resi disponibili senza costi aggiuntivi per la prima mezz’ora di utilizzo, incentivando così spostamenti rapidi e sostenibili.

Un’altra opzione sarebbe quella di creare un sistema di bonus per chi utilizza mezzi ecologici nei giorni di sciopero. Un’app del Comune potrebbe tracciare gli spostamenti con bici, monopattini o car sharing e offrire sconti su altri servizi municipali come parcheggi o ingressi a strutture sportive e culturali.

#3 Sconto taxi compensato dal Comune

Un’altra soluzione concreta sarebbe di offrire sconti sui taxi durante gli scioperi, con il Comune che copre parte del costo della corsa. Un modello simile è già stato adottato in alcuni paesi europei, come la Svezia, dove in caso di sciopero il Comune rimborsa il costo dei taxi, rendendoli gratuiti per i cittadini.

A Milano si potrebbe almeno prevedere uno sconto del 50%, con il Comune che interviene per compensare la parte mancante. Questo incoraggerebbe l’uso dei taxi e alleggerirebbe il traffico, riducendo l’uso delle auto private. Parallelamente, si potrebbe avviare una collaborazione con le aziende di noleggio con conducente (NCC) per offrire tariffe scontate nei giorni di sciopero. Un sistema di prenotazione rapido e un aumento temporaneo della disponibilità di vetture potrebbero aiutare a garantire un servizio efficiente ai cittadini.

Alternativamente, si potrebbe anche introdurre un sistema di voucher per i cittadini, che permetta loro di usufruire di corse gratuite o scontate, finanziate dal Comune, durante i giorni di sciopero. Questo sistema potrebbe essere implementato attraverso un’applicazione dedicata o con l’invio di codici sconto via SMS per chi utilizza i servizi di trasporto alternativi.

#4 Smart working incentivato e gestione delle emergenze

Credits: Gerd Altmann, Pixabay

Anche le aziende devono fare la loro parte. Il Comune potrebbe promuovere una politica di incentivi per le aziende che favoriscono lo smart working nei giorni di sciopero. In questo modo si ridurrebbe la pressione sul sistema di mobilità cittadino e si eviterebbero inutili disagi ai lavoratori. Alcune realtà già adottano questa soluzione in modo informale, ma un incentivo economico o fiscale potrebbe spingere più aziende a seguire questa strada.

#5 Carpooling privato organizzato con supporto comunale

Da ultimo, una soluzione innovativa e pratica potrebbe essere l’introduzione di un servizio di carpooling privato-comunale, in cui i cittadini possano condividere passaggi con un supporto logistico fornito dal Comune. Attraverso un’apposita piattaforma digitale, si potrebbe facilitare l’incontro tra automobilisti e passeggeri, riducendo così il numero di auto in circolazione e i disagi causati dallo sciopero.

Questa iniziativa potrebbe essere affiancata da incentivi per chi partecipa al carpooling, come la possibilità di parcheggiare gratuitamente nelle aree di sosta comunali o di accedere a corsie preferenziali. Un sistema di certificazione potrebbe garantire la sicurezza dei passeggeri, rendendo il carpooling un’opzione valida e affidabile per chi deve spostarsi in città durante gli scioperi.

Continua la lettura con: Corse tagliate? Allora l’abbonamento va in parte risarcito! I milanesi si mettono in moto

MATTEO RESPINTI

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Treni, sarà un’estate al rallentatore: queste le tratte coinvolte (anche da Milano)

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alessandrozottoli IG - Tabellone treni in ritardo, Roma Termini

Un’estate di fuoco quella che attende i viaggiatori dell’alta velocità e delle linee regionali. Dopo un ultimo periodo in cui i disservizi sono stati all’ordine del giorno, all’orizzonte sono in programma interruzioni e aumenti sensibili dei tempi di percorrenza. Vediamo quando e le linee interessate.

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Treni, sarà un’estate al rallentatore: queste le tratte coinvolte (anche da Milano)

# Dopo mesi di guasti e interruzioni di servizio, gli utenti del trasporto ferroviario sono attesi da un’estate rovente

Credits ulleo-pixabay – Binari

Le interruzioni di servizio e i ritardi mostruosi causati dai guasti sulla rete ferroviaria, oltre ai treni cancellati, hanno fatto andare su tutte le ferie gli utenti dell’alta velocità, e non solo, nell’ultimo periodo. L’estate sarà ancora peggio, ma almeno per un buon motivo: il miglioramento della rete. Si prevedono infatti rallentamenti e stop programmati su diverse linee per lavori di manutenzione e potenziamento infrastrutturale. Gli interventi sono fissati tra i mesi di giugno e settembre 2025, con i principali disagi nelle tratte dell’alta velocità e regionali nel mese di agosto con aumento delle percorrenze fino a 100 minuti. 

Queste le direttrici interessate.

# Le linee coinvolte da Milano

r-italy-reddit – Rete alta velocità italiana
  • Partiamo dalla Milano-Bologna, una delle più battute da milanesi e bolognesi, dove è previsto un aumento nei tempi di viaggio di circa due ore dall’11 al 22 agosto.
  • Per la tratta Milano-Roma l’incremento è stimato in 100 minuti tra l’11 e il 17 agosto, con un picco di 4 ore e 50 minuti, per la manutenzione di sei deviatori oleodinamici tra Castelfranco e Fidenza.
  • Sulla Milano-Venezia i tempi di percorrenza dovrebbero essere di 90 minuti tra il 5 e il 25 agosto.
  • Infine, dall’1 giugno al 28 settembre per andare da Milano a Genova e viceversa bisogna mettere incontro tra i 20 e i 60 minuti in più.

# Le altre tratte nel resto d’Italia

Credits silvyghi IG – Frecciarossa Roma Termini

Non va meglio nel resto d’Italia. Rimanendo al nord, per un totale di 21 giorni dal 5 al 25 agosto le Frecce sulla tratta Verona-Vicenza vengono deviate sulla linea convenzionale: previsti 90 minuti di viaggio in più.

Scendendo troviamo la Firenze-Roma, che dall’11 al 22 agosto prevedono tempi di percorrenza incrementati di 40 minuti per il transito dei i treni tra Orvieto Sud e Chiusi Nord sulla linea non veloce.  

Sulla tratta Roma-Napoli (via Cassino) è programmata un’interruzione del servizio per 39 giorni tra agosto e inizio settembre, mentre sulla Potenza-Battipaglia per 90 giorni tra aprile e giugno, con un servizio di autobus sostitutivo.

Continua la lettura con: In Europa da Milano con l’alta velocità: le 5 città più spettacolari all’orizzonte del Frecciarossa all’estero

FABIO MARCOMIN

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No metro? Monza è rimasta al verde. Anzi, non ha più nemmeno quello

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M5 per Monza

Il cronoprogramma è stata aggiornato poche settimane fa, con una nuova data per l’inaugurazione del prolungamento della linea M5 oltre Bignami. Mancano però ancora circa 600 milioni di euro, 300 sono stati promessi dal governo, che mettono a rischio le fermate a Monza: il PUMS approvato nel 2024 sarebbe di rifare. E non è l’unica conseguenza. 

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No metro? Monza è rimasta al verde. Anzi, non ha più nemmeno quello

# PUMS da rifare se salta «la rivoluzione su ferro»: è la fine per la «Green Monza»?

Lo scenario degli hub multimodali del PUMS – Documento Monza Mobilità

Il PUMS di Monza approvato meno di un anno fa rischia già di essere messo in discussione, se il prolungamento della M5 dovesse arrestarsi prima dei confini cittadini. Nello scenario futuro, dei prossimi dieci anni, è stata infatti immaginata la «Green Monza», una città più verde, meno trafficata e inquinata grazie alla rivoluzione della mobilità su ferro: nel 2034 l’utilizzo dell’auto dove scendere dal 67% al 50%, quello del trasporto pubblico salire dal 17% al 30% e quelli a piedi o in bici dal 16% al 20%.

Nel dettaglio si prevedono 7 stazioni della metropolitana, a cui si aggiunge quella di interscambio con la M1 nei pressi dei confini tra il Comune di Cinisello Balsamo e la provincia di Monza Brianza. No solo: sono previste anche 3 stazioni ferroviarie con quella di Monza Est a servire i residenti non raggiunti dal tracciato della futura M5, insieme a quella esistente di Sobborghi, con un incremento fino a 36 coppie di treni al giorno contro le attuali 20 e un cadenzamento semi orario.

Leggi anche: 7 fermate della metro e 3 stazioni: Monza sarà la regina dei trasporti?

# Annunciato il nuovo cronoprogramma, ma mancano i fondi per arrivare a Monza

hqmonza.it – M5 a Monza

Appena due settimane fa è stata firmata una delibera di Giunta in regione per aggiornare il cronoprogramma relativo alla realizzazione del prolungamento di M5 verso Monza. Un atto necessario a seguito della richiesta da parte del Comune di Milano, in qualità di ente attuatore dell’opera, di posticipare di due anni, al 31 dicembre 2026, l’obbligazione giuridicamente vincolante. Slitta così a settembre del 2027 l’avvio dei lavori, sono previsti 7 anni di cantieri, con termine a marzo 2023 e prima corsa nel dicembre 2033. 

Credits ascuoladiopencoesione.it – Tracciato M5

All’appello mancano però ancora 589 milioni di euro, 300 sono stati promessi dal governo nell’ultima finanziaria, da aggiungere a circa 1,3 miliardi di euro già stanziati. Per questo motivo una delle ipotesi è quella di uno spezzatino dell’opera in più lotti, che vorrebbe dire nella peggiore delle ipotesi fermarsi all’interscambio con la M1 a Bettola nel Comune di Cinisello Balsamo. Monza rischierebbe quindi di essere tagliata fuori e, anche nella soluzione più favorevole di arrivare inizialmente fino alla stazione di Monza FS, bisognerebbe aspettare ancora molto tempo per avere il maxi parcheggio al capolinea al Polo Istituzionale. Oltre al danno la beffa, dato che nel territorio brianzolo è previsto il deposito dei treni, in un’area oggi agricola, ma senza il beneficio della metropolitana.

# Il 27 febbraio previsto un incontro tra i sindaci: sarà risolutivo?

ph. Affaritaliani – aula consiliare Palazzo Marino

L’idea di dividere il progetto in più lotti sembra però non piacere a nessuno. C’è anche chi propone, come l’associazione MonzAttiva, una soluzione differente per preservare l’intero tracciato anche in mancanza di risorse: ridurre il numero di fermate, anche nel tratto Bettola-Bignami. L’obiettivo rimane quello di realizzare il tracciato per intero e per questo è stato fissato un incontro a Palazzo Marino, per giovedì 27 febbraio, per valutare come procedere. Al tavolo è prevista la presenza di tutti in sindaci interessati: Bppe Sala per Milano, Roberto di Stefano per Sesto San Giovanni, Giacomo Ghilardi per Cinisello Balsamo e Paolo Pilotto per Monza.

Fonte: Monza Today

Continua la lettura con: Metro M5 da Milano a Monza: c’è la data! Quando ci sarà la prima corsa

FABIO MARCOMIN

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«Sono una cittadina che abita in zona Certosa-Merlata e non capiamo questa cosa…»

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Buongiorno,

Sono una cittadina che abita in zona Certosa-Merlata, dove sono nata.
Noi della zona patiamo molto la mancata realizzazione di una linea della metropolitana.  
Siamo ancora dipendenti da bus e tram e non capiamo il motivo per cui una zona importante, che sarebbe quella del cimitero dei milanesi e di Viale Certosa, non sia stata ancora presa in considerazione in nessun progetto. 
Speriamo nella sensibilità di questa amministrazione.
 
Cordiali saluti,
 
Daniela Galloni
 
________________________________
 
Gioisca, cara Daniela! E’ proprio dove passerà (forse) la futura M6. La useranno per consegnare la posta i pronipoti del postino. 
 
 
 
IL POSTINO
 
Vuoi segnalare qualcosa, fare una domanda, sfogare la tua creatività o la tua disperazione? Manda una mail a info@milanocittastato.it (Oggetto: I fatti nostri). 

Continua la lettura con: 7 cose che un provinciale trova assurde nei milanesi

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Inizia la Fashion Week: come imbucarsi a una sfilata

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Credits: @paolo_streetshooting IG

Il milanese impara presto l’arte di imbucarsi. Comincia a scuola con le feste del sabato pomeriggio, prosegue all’università intrufolandosi in discoteca dalle porte di emergenza e quando inizia a lavorare eccolo in una conferenza stampa o in un seminario: ovunque ci sia un buffet c’è anche lui.
L’ultima frontiera sono le sfilate di moda. Sembrano inaccessibili, ma un vero milanese non arretra neanche davanti a buttafuori giganti e a pierre con il cuore di ghiaccio. Ecco i segreti per ritrovarsi a pochi centimetri dalla passarella.

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Inizia la Fashion Week: come imbucarsi a una sfilata

Credits: @mb__projects
Milano Fashion Week

#1 Fingersi giornalista

Meglio evitare di farlo di persona, direttamente alla sfilata: funziona solo con stilisti miserabili. Invece bisogna inviare accredito da testata giornalistica inventata, meglio se straniera.

#2 Vestirsi in modo stravagante

Tipo quei vestiti che si ritrovano solo quando si ripuliscono gli armadi dalle tarme. Quelli rimasti in fondo, che non hai mai osato mettere, spesso acquistati in qualche luogo improbabile, sì, proprio quelli, sono perfetti. Azzardare abbinamenti assurdi e poi presentarsi così alla sfilata procedendo con passo sicuro. Nessuno vi potrà fermare.

#3 Entrare insieme ad altri fingendosi del gruppo

La vecchia tecnica per le feste di scuola. Se si entra assieme a chi è invitato l’accesso è assicurato.

#4 Trovare un nome dell’organizzazione e dirlo al door selector con determinazione

Basta cercarlo su internet. Meglio prepararsi più di un nome, ideale se dell’azienda cliente. Dopo il secondo-terzo nome capitoleranno, specie se davanti a loro chiamate una pseudoassistente dicendole di rintracciare il personaggio in questione. Poi mettetevi davanti a loro fingendo di attendere la chiamata di ritorno, levando insulti vari con aria scandalizzata.

#5 Accreditarsi via telefono dando un nome altisonante

Perfetto se qualche nome della concorrenza, tipo Giovanni Trussardi, Michele Versace, Piero Dolce & Gabbana. Gli stilisti adorano sapere se qualche familiare di un rivale è venuto a vedere le sue creazioni.

Ph. geralt – Pixabay

#6 Travestirsi da poliziotto

Ma senza esagerare, tipo mostrandosi allarmati o impugnando la pistola.

#7 Fingersi uno dei collaboratori stretti dello stilista

Importante la scusa perché non si è in lista. va bene dire che avete organizzato tutto e che eravate fino a poco prima nel backstage. O fuffa del genere.

#8 Fingersi cameriere che serve il catering

Occhio alla divisa. Meglio presentarsi già con un vassoio con sopra cose che si possono versare facilmente, tipo tazzine di caffé.

#9 Atteggiarsi da fashion blogger

Scrivete sul cellulare, fate foto, l’importante è che diate sempre l’impressione di essere voi a giudicare loro non il contrario.

#10 Arrivare in Lamborghini

Una garanzia.

Se niente di questo funziona, dite che siete della Siae.

Continua la lettura con: 7 cose che un provinciale trova assurde nei milanesi

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La foto del giorno: dove siamo?

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Ph. mimi fructuoso

La foto del giorno: oggi siamo ai Giardini della Guastalla (Via Francesco Sforza) 

Ph. mimi fructuoso

Ph. mimi fructuoso

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Continua la lettura con: La foto del Giorno (24 febbraio)

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L’Archistar presenta ai milanesi il nuovo progetto immobiliare con boschi alati e foreste stellari (che non si faranno mai) e foreste

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Rimarrà solo il cemento.

Qui il video: L’Archistar presenta ai milanesi il nuovo progetto immobiliare con boschi alati e foreste stellari (che non si faranno mai) e foreste 

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Continua con: Come ti senti il lunedì mattina a Milano 

SMAILAND, “il sorriso di Milano”: ogni giorno su milanocittastato.it

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Cosa resterà del Giubileo? Al secondo mese l’anno santo sembra già finito

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Ph. @ateneo.regina.apostolorum IG

Il Giubileo ha avuto inizio il 24 dicembre con l’apertura della Porta Santa. Tra il 23 dicembre e i primi di gennaio, il sindaco Gualtieri ha chiuso diversi cantieri in zone fondamentali della città. Ad oggi però, in pieno anno santo, il Giubileo sembra essere già argomento passato. Come lo sta vivendo Roma questo momento? È davvero già finita la magia che si respirava i giorni precedenti all’inaugurazione di questo evento così importante per il cristianesimo universale?

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Cosa resterà del Giubileo? Al secondo mese l’anno santo sembra già finito

# I pomposi preparativi pre-giubilari

Credits: Alex Does Pictures – Pexels

Sia la Chiesa Cattolica che l’Assemblea Capitolina si sono preparati per questo Giubileo con fare attento e, soprattutto, risonante. Per la Chiesa, l’impegno profuso si è riscontrato soprattutto nella preparazione spirituale dei fedeli, attraverso l’azione delle parrocchie e la pubblicazione di diversi testi scritti dal Papa, senza contare le nuove nomine delle cariche responsabili della diocesi di Roma. L’impegno dell’amministrazione, invece, si è visto tutto nei cantieri. Oltre gli immancabili reels del Sindaco. Tutto ciò, ha contribuito a creare un’attesa nel popolo romano, oltre che nel mondo cattolico, che forse non è stata pienamente esaudita. Siamo appena alla fine del secondo mese eppure a molti pare che sia già una stagione finita. 

# Cosa rimane del Giubileo?

Credits: Efrem Efre – Pexels

In alcuni dei punti centrali ritoccati dai cantieri voluti da Gualtieri, Roma è certamente cambiata in meglio. Il solo sottopassaggio a Piazza Pia ha migliorato la circolazione e reso il tratto più accessibile ai pedoni. Ma è questa la sola cosa degna di nota, poiché infatti tutto il resto sembra rimasto come prima e lo spirito di rinnovamento portato dal Giubileo sembra assopito. Sicuramente, le condizioni del Papa hanno portato apprensione tale da contribuire a questo assopimento generale. In città molti si chiedono: ha senso impegnarsi ancora per l’anno santo?

# Perché dovremmo recuperare lo spirito dell’anno santo

Credits: Efrem Efre – Pexels

Roma non può lasciar passare il Giubileo come se nulla fosse. Sarebbe come lasciar correre il treno delle occasioni per la sola pigrizia di non fare quella corsetta in più. Questo evento è infatti l’opportunità per dimostrare che la forza attrattiva della Capitale non risiede solo unicamente nelle bellezze che conserviamo, ma nella capacità di accogliere i pellegrini, nella varietà delle offerte esperienziali che siamo capaci di organizzare. Senza considerare la fondamentale importanza del messaggio di pace che il Giubileo sta lanciando nel momento storico che stiamo vivendo. Messaggio che, come Roma ha sempre saputo fare nella sua immensa storia, dobbiamo recepire e rilanciare al mondo intero. Ma come possiamo concretamente realizzare tutto ciò?

# Roma torni a essere il centro del mondo

Credits: Tomas Anunziata – Pexels

Bisognerebbe partire anzitutto da una fitta campagna d’informazione e comunicazione, far capire perché il Giubileo non sia elemento d’interesse solo per i fedeli ma per il mondo intero, preparando questa proposta dal punto di vista della società civile. Inoltre sarebbe necessario incentivare i mezzi di accoglienza, valorizzando l’impresa senza limitarsi a semplici interventi come quello dell’abolizione delle chiavi esposte dei b&b. Infine occorrerebbe far proprio il messaggio di pace e speranza lanciato dall’anno santo, cercando di risolvere i conflitti sociali presenti nella nostra città, come la lotta alla criminalità o alle disparità sociali. Ciò ci renderebbe un riferimento a livello mondiale.

Il Giubileo è per definizione un momento di rinascita e di rivoluzione di sé. Bisogna energicamente coglierne il significato e adattare questa occasione di rinnovamento a tutti i piani della società, rendendo nuovamente Roma il centro del mondo.

Continua la lettura con: Il Buco Nero del litorale romano: le tre soluzioni per riportare la luce

RAFFAELE PERGOLIZZI

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La prima parafarmacia di Amazon al mondo ha aperto a Milano: dov’è e cosa si trova

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aboutamazon.it - Parafarmacia

Un anno fa avevamo annunciato l’arrivo del primo store di Amazon, una parafamarcia con spazio al beauty. A febbraio 2025 c’è stata l’apertura ufficiale del punto vendita, definito «un esperimento milanese». Scopriamo come è fatto e le attività d’avanguardia disponibili al suo interno.

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La prima parafarmacia di Amazon al mondo ha aperto a Milano: dov’è e cosa si trova

# Rimarrà «the one», l’unico «esperimento» di Amazon nel settore?

aboutamazon.it – Vetrina esterna

Il 12 febbraio 2025 ha aperto a Milano il primo store fisico italiano di Amazon. Tutto nasce dall‘acquisto della prima parafarmacia italiana da parte di Amazon: la Pulker di piazzale Cadorna 4 a Milano, ceduta a gennaio 2024 alla Pellicano Italy e in seguito rilevata dal colosso dell’ecommerce americano. L’operazione consente all’azienda di estendere la propria offerta online di prodotti per la bellezza e la cura della persona in Europa, continuando la vendita offline dei farmaci da banco senza obbligo di prescrizione medica.

Nella strategia aziendale non sembra però esserci spazio per altri negozi. Queste le parole di Giorgio Busnelli, Vice Presidente Categorie Largo Consumo di Amazon in Europa, rilasciate al Corriere della Sera: «Non è in programma nessun altra apertura del genere, né in Italia né in Europa. Resta un esperimento milanese» ha spiegato al Corriere della Sera. Ma che cosa lo differenzia da una normale farmacia?

# La selezione di prodotti dello store milanese sarà disponibile entro l’anno negli store online europei

aboutamazon.it – Parafarmacia

Il negozio mette a disposizione una selezione dei migliori prodotti di bellezza e cura della persona, come Eucerin, La Roche-Posay, Vichy, Avène, Bionike, Rilastil, CeraVe. Progressivamente sarà resa disponibile, nel corso del 2025, negli store online in Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito, per consentire ai clienti di accedere a una gamma ancora più ampia di prodotti di bellezza, rispondendo alle loro diverse preferenze ed esigenze.

# Il derma-bar e le postazioni Place & Learn

 

A fare del parte del leone, accanto ai prodotti di cura e bellezza, oltre ai farmaci da banco, c’è la tecnologia. Amazon Parafarmacia & Beauty che propone due area differenti, entrambe interattive. 

bazatravel IG

La prima è il derma-bar, dove, grazie a tre postazioni con display innovativi, i clienti possono analizzare digitalmente e in modo gratuito lo stato della propria pelle e il livello di idratazione in pochi secondi. In base al risultato si possono ricevere consigli sui diversi prodotti da parte di esperti di bellezza, da provare in apposite stazioni. 

aboutamazon.it – Display prodotti

La seconda è quella in cui sono presenti le postazioni Place & Learn, che forniscono informazioni dettagliate sui prodotti, come ingredienti e modalità di utilizzo, grazie ad una serie di tag NFC. Basta appoggiarne uno sull’apposito vassoio e prestare attenzione ai video informativi veicolari sui monitor.

Continua la lettura con: COSA c’è DIETRO l’acquisto di AMAZON della PARAFARMACIA a MILANO…

FABIO MARCOMIN

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25 febbraio 1994. L’ultimo concerto dei Nirvana (video). In questo luogo dimenticato di Milano

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Fa tristezza passare a Lampugnano e vedere questa struttura logorata dal tempo e dimenticata da Dio. Quel che resta del Palasharp, un tempo uno spazio glorioso che con altri nomi ospitava le grandi star della musica. Come i Nirvana. Che qui hanno eseguito il loro penultimo concerto della loro carriera. 

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25 febbraio 1994. L’ultimo concerto dei Nirvana (video). In questo luogo dimenticato di Milano

# Con il nome di Palatrussardi ospitò l’ultima grandiosa esibizione dei Nirvana

Il Palasharp, quando ancora si chiamava Palatrussardi, la sera del 25 febbraio 1994 ospitò anche il penultimo concerto dal vivo dei Nirvana. Due mesi dopo ci fu il tragico suicidio di Cobain. 

# Da Sinatra all’Olimpia, fino al triste epilogo

 

Palasharp

E pensare che si tratta di un luogo diventato di culto a causa dell’eccezionale nevicata del 1985, definita la nevicata del secolo con 90 cm di neve depositata sulle strade, che fece crollare il tetto per del Palasport di San Siro.

Per accogliere la miriade di eventi in programma, si rese necessario dare vita a una nuova struttura. Fu così che, nel 1986, la famiglia Togni eresse in pochi mesi una tensostruttura a Lampugnano, destinata a diventare il leggendario Palatrussardi fino a PalaSharp, a seconda dello sponsor di turno.

Il debutto fu leggendario, con Frank Sinatra a inaugurare il palco. Da lì in poi, il PalaTrussardi divenne un crocevia di icone: U2, Paul McCartney, Pavarotti, Sting, Vasco Rossi e persino il maestro Morricone riempirono l’arena di note immortali. Non solo musica: l’Olimpia Milano ci giocò prima di migrare al Forum di Assago, e negli anni ’90, cavalcando l’onda della moda, arrivò persino il Wrestling.

Una struttura nata, di fatto, al limite dell’abuso edilizio, da sempre minacciata dalla demolizione. Il colpo di grazia arrivò nel 2011, con lo sfratto del gestore deciso dal Comune di Milano, seguito da un lento abbandono e dal degrado che ne ha offuscato la gloria. La rinascita doveva coincidere con i Giochi Olimpici con la riqualificazione dello spazio in arena per l’hockey. Ma anche questa ipotesi è tramontata. L’ultimo progetto sul tavolo è quello di trasformarlo in un piccolo quartiere di condomini. 

Leggi anche: 7 LOCALI INDIMENTICABILI dove si ascoltava MUSICA dal VIVO a Milano

Continua la lettura con: 24 febbraio: chiude la palazzina liberty. Che fine ha fatto? 

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Chi è di Milano si fa riconoscere in tutte le metro del mondo: i 7 segnali inconfondibili

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Ph. @idea.ltd IG

Basta un semplice sguardo per smascherare chi è di Milano. Quando si trova su una metro in un’altra città del mondo. Questi i 7 inconfondibili segnali. 

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Chi è di Milano si fa riconoscere in tutte le metro del mondo: i 7 segnali inconfondibili

Ph. @lxysra IG

#1 Corre come un pazzo per prendere la metro

Anche se la successiva passa dopo due minuti.

#2 Guarda la mappa della metro in modo compulsivo

Controlla tutte le fermate concentrato come se dovesse impararle a memoria. Anche quelle nella più lontana periferia dove non andrà mai. 

#3 L’autocontrollo

Chi è di Milano ha un’attrazione atavica per la metro. E una analoga diffidenza per chi la frequenta. Il risultato è che ama il movimento ma detesta il senso di sporcizia. Il primo momento in cui può riprendere fiato, lo trascorre controllando scarpe, vestiti, mani. E cercando la propria immagine sul vetro per vedere se anche viso e capelli sono tutt’apposto. Per non parlare poi di borsetta, portafoglio o cellulare: sulla metro il pericolo è sempre in agguato, ogni tot secondi bisogna assicurarsi di non essersi fatti predare alla sprovvista. 

#4 Il people-watching

Tra una mossa di autocontrollo e uno sguardo alla mappa, chi è di Milano non perde tempo. Deve guardarsi attorno per osservare gli altri compagni di viaggio. In particolare studia l’outfit delle altre persone commentando con un cenno con la testa in segno di disapprovazione. Impercettibile, anche se inconfondibile per tutti quelli che sono di Milano. 

#5 Il più agile in entrata e in uscita

Può essere la sua prima volta sulla metro anche nella città più esotica, ma sembrerà a suo agio come se la frequentasse da sempre. Soprattutto nella capacità di riuscire a entrare nel vagone anche quando le porte si stanno già chiudendo. E poi nella destrezza con cui si fa largo per prendere l’uscita in mezzo alla calca e con cui si porta al primo posto a guidare tutto il gruppo verso l’uscita. 

#6 Sa già a memoria tutti gli interscambi

Li conosce tutti. Sa come risparmiare anche un solo secondo. 

#7 La posizione sulle scale mobili

Una prova identitaria, più valida della carta d’identità. Le scale mobili della metro per chi è di Milano sono un segno di appartenenza. O prende con decisione la corsia di sorpasso sfrecciando sulla sinistra e imprecando contro chi si trovi a rallentarlo. Oppure si posiziona in modo teatrale sulla parte destra per fare passare gli altri come fosse una concessione del monarca verso i suoi sudditi.

Cambio costume sulla metro del mare

Continua la lettura con: Un milanese si fa sempre riconoscere. Anche su una pista da sci

ARTEMIO

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«Vado a vivere in Lombardia»: le 7 località più ambite dai milanesi per rifarsi una vita

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Porto Ceresio - Ph. @ visitportoceresio IG

Se ti dovessi trasferire in un’altra località della Lombardia, dove andresti a vivere e perché? Così hanno risposto i milanesi: queste le sette superstar più ambite da chi vive a Milano. 

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«Vado a vivere in Lombardia»: le 7 località più ambite dai milanesi per rifarsi una vita

#7 Varesotto

credits: wikipedia

Sta tornando in auge la città giardino. Soprattutto per i suoi dintorni. Tra i luoghi citati piace Busto Arsizio per la sua posizione strategica e, sul versante opposto, Porto Ceresio per le sue atmosfere mediterranee ma con vista sulla Svizzera. 

Leggi anche: L’incognita Busto Arsizio

#6 Pavia/Oltrepò

Ph. @camminandoinoltrepo IG

La cuginetta di Milano. Pavia. L’antica capitale che ancora non capiamo a che cosa pensavano i longobardi quando l’hanno preferita a Milano. Città universitaria, viene apprezzata per la sua vicinanza al mare. E per l’Oltrepò con i suoi paesaggi che sembra di essere in Toscana. 

Leggi anche: Perché i Longobardi hanno preferito Pavia a Milano

#5 Bergamo

Milano vista da Bergamo – Scatto di Moris Lorenzi (c)

La rivale di Milano. Così almeno si sta affermando. Con le nuove infrastrutture, l’aeroporto internazionale e la squadra da champions. Le manca solo una bella metropolitana. E poi è una mezzoretta da Milano. 

Leggi anche: I 5 progetti che stanno trasformando Bergamo

#4 Valtellina

Si entra in un clima olimpico con il quarto posto delle montagne più care ai milanesi. Qui la regina delle preferenze è Livigno. I milanesi hanno tanta voglia di aria fresca, natura incontaminata e agevolazioni fiscali. 

Leggi anche: Livigno e dintorni

#3 Lago di Garda

Credits: @drinkeatwithlove
Isola di Garda

Tra i posti al vertice ci sono Desenzano, Sirmione e Limone «perché sembra di essere sulle rive del mar Mediterraneo».

Leggi anche: Lago di Garda: il progetto di metro veloce

#2 Brianza

Ideale per i milanesi costretti a spostarsi ma che non vogliono fare troppa strada. Al primo posto c’è la sua capitale: Monza. Che ancora in molti non capiscono perché non sia un quartiere di Milano. E poi c’è la verde Brianza con i suoi boschi e le sue colline. 

Leggi anche: Il super passante per Monza

#1 Lago di Como

Due derby. Il primo è tra basso e alto lago. Nella parte di sopra primeggiano Dongo, Domaso e Colico. Tra le motivazioni: «Clima meraviglioso anche d’inverno, tutti i servizi, zone bellissime dove vivere» (Giovanna L.). Il secondo è tra le città: Como e Lecco, in rapida ascesa. 

Leggi anche: Passare una giornata a Como

Continua la lettura con: I consigli dei milanesi a chi viene a vivere a Milano

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Il fenomeno dei «finti sushi» gestiti da cinesi: i due ristoranti all’altezza del Sol Levante

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Credits: iyo.restaurant IG

I ristoranti cinesi sono stati i primi di cucina straniera a Milano: sono arrivati inizialmente tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70. Quelli giapponesi sono una novità più recente: a parte qualche pioniere a cavallo dei primi anni ’80, sono un fenomeno apparso negli anni ’90. Dagli inizi degli anni 2000 si è assistito a una vera esplosione della cucina nipponica. Anche se la maggior parte dei locali in realtà di giapponese hanno solo il nome.

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Il fenomeno dei «finti sushi» gestiti da cinesi: i due ristoranti all’altezza del Sol Levante

# I primi «veri» ristoranti giapponesi: da Poporoya a Osaka

acerojapantrattoria IG

La ristorazione cinese a Milano è presente già dagli anni ’60. I primi ristoranti giapponesi hanno invece aperto tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’90. Tra questi Poporoya, inaugurato nel 1977, e fondato da un vero sushi master giapponese: Hirazawa Minoru. Hokkaido ha aperto i battenti negli anni ’80, poi Sushiko e Osaka arrivato nel 1999. Fino a quel momento si trattava di locali di nicchia, piccoli, autentici e gestiti da giapponesi. La vera “esplosione” del sushi è arrivata solo tra gli anni 2000 e 2010, rendendo questa pietanza asiatica più accessibile e popolare grazie soprattutto alla nascita degli “all you can eat”. Oggi se ne contano oltre 200, considerando quelli che servono sushi, ramen, e altre specialità giapponesi. Ma perchè questo boom e, soprattutto, perchè sono gestiti quasi tutti da cinesi?

# La proliferazione dei sushi gestiti da cinesi

violav_mareterra IG – All you can eat

Uno dei principali fattori che ha contribuito all’apertura massiccia di ristoranti giapponesi gestiti da cinesi è stato l’aumento della popolarità della cucina giapponese in Italia e, in particolar modo, a Milano. Molti ristoratori cinesi, vedendo l’opportunità di entrare in questo mercato in espansione, hanno iniziato ad adattare le loro attività al formato giapponese, aprendosi a piatti come sushi, sashimi e altri classici della cucina nipponica. 

A influenzare in modo pesante la scelta di virare sul sushi invece che sui ravioli è stata anche l’epidemia di SARS del 2002-2003. Il calo di clienti a causa del virus proveniente dalla Stato del Dragone ha spinto molti cinesi a reinventarsi trasformando i locali in ristoranti pizzerie italo-cinesi o con proposte di specialità giapponesi, percepite come più esclusive, raffinate e sicure. La qualità lascia spesso a desiderare, ma ci sono diverse eccezioni di alto livello.

# L’unico ristorante stellato giapponese di Milano, e d’Italia, è gestito da cinesi

Credits: iyo.restaurant IG

IYO è l’unico ristorante stellato giapponese di Milano e d’Italia ed è gestito da cinesi. Lo stesso proprietario, intervistato da Vice, ha dichiarato: «A Milano ci sono circa 700 ristoranti Giapponesi, la maggior parte all-you-can-eat, e gli chef giapponesi non superano forse i 20». La storia del locale, racconta Claudio Liu, nasce proprio in conseguenza della SARS: «Siamo arrivati nel 2003, e avevamo intenzione di aprire un ristorante cinese, ma il caso vuole che in quel momento scoppiasse il caso della SARS. Il risultato è che il 90% dei ristoranti cinesi chiude. Avevamo già comprato il locale, quindi dovevamo fare qualcosa e allora abbiamo aperto un ristorante italiano. Poi con mio padre ho deciso di aprirne uno giapponese. Inizialmente abbiamo fatto una ricerca: c’erano 7 o 8 ristoranti giapponesi e stavano funzionando, mentre quelli cinesi no».

Anche il Nishiki di Xiaobo Zhou, su corso Lodi, è tra i più apprezzati di Milano. Aperto oltre 20 anni fa, il suo fondatore è uno dei primi cuochi cinesi ad aver lavorato nella ristorazione giapponese in città, per quattro anni in uno dei locali più cari, in zona Brera.

Leggi anche: I 7 sushi più buoni di Milano

Continua la lettura con: Goldrake libera Milano dai finti ristoranti di sushi gestiti da cinesi

FABIO MARCOMIN

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Corse tagliate? Allora l’abbonamento va in parte risarcito! I milanesi si mettono in moto

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Rimborsami

Il ritorno alla normalità del servizio di superficie slitta sempre di più. Doveva ripartire a inizio 2025 ma si rimanda tutto per la fine dell’anno. Ma se il servizio viene tagliato, perché mantenere intatto il costo dell’abbonamento? Questo il principio che ha messo in moto i comitati cittadini per richiedere un indennizzo sul costo dell’abbonamento al trasporto pubblico.

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# Da settembre 2023 i tagli sono arrivati a colpire 90 linee su 130

Credits Andrea Cherchi – Tram direzione deposito Baggio

Ritardi su ritardi, in alcuni casi superiori ai 40 minuti, corse saltate, e infine i tagli decisi da Palazzo Marino per rendere “meno nervosa” l’attesa degli utenti. Sono 90 le linee colpite sulle 130 che circolano in superficie. La scelta del Comune di Milano di rimodulare le corse per far percepire un servizio più regolare è stata dettata principalmente dalla perdurante carenza di autisti e la situazione, come confermato dall’Amministratore Delegato di ATM, Arrigo Giana, non migliorerà prima della fine del 2025. Per questo e per i disagi subiti negli ultimi due anni, diversi comitati cittadini hanno lanciato una petizione per chiedere uno sconto come indennizzo sull’acquisto di abbonamenti del trasporto pubblico:  disponibile nella sezione “Milano Partecipa” del sito del Comune di Milano e può essere votata da tutti i residenti a Milano e i “city user” sopra i 16 anni di età entrando con lo SPID o la CieID e seguendo il percorso: – PETIZIONI – BONUS 30%.

# Quasi 700 firme in meno di 48 ore

Rimborsami

«Lasciare la propria firma nell’area Partecipazione del sito del Comune di Milano non è un processo semplice, ma a sole 48 ore dal lancio sono già quasi 600 le firme di milanesi e “city user” alla petizione “RimborsaMI” (salite già quasi a 700 ndr) con cui gli utenti ATM chiedono al Comune uno sconto del 30% sul costo degli abbonamenti ATM 2025-2026 a titolo di indennizzo per i disagi patiti nel 2023-2024.» Inizia così il comunicato stampa congiunto di “AspettaMI – Milanesi in attesa dei bus” e del Comitato Basmetto, in rappresentanza di 14 altri comitati e gruppi di quartiere.

«La riduzione delle corse e l’irregolarità dei passaggi dei mezzi di superficie ATM hanno inciso pesantemente sulla qualità della vita e sul portafoglio dei cittadini di Milano e hinterland» e per questo, prosegue il comunicato, «nasce l’idea del Comitato Basmetto di una petizione al Comune di Milano per ottenere il riconoscimento di un bonus pari al 30% del valore degli abbonamenti mensili e annuali 2023-2024, utilizzabile come sconto sull’acquisto di abbonamenti mensili e annuali nel 2025 e/o 2026.»

Sonia Ferrari del Comitato Basmetto spiega come «nel 2023-2024 il servizio di superficie di ATM, tra tagli di linee, salti delle corse e rimodulazioni, è stato stimato come inferiore del 30% rispetto al 2022. L’idea del bonus ha ricevuto il parere favorevole di un’associazione di tutela dei consumatori con la quale ci siamo confrontati anche su possibili azioni legali da intraprendere se la situazione del trasporto di superficie milanese non dovesse tornare a livelli veramente accettabili.»

Il principio che se si riduce un servizio promesso si debba risarcire i cittadini andrebbe esteso anche ad altri ambiti. Come a quello dei progetti immobiliari che, una volta approvati, tendono sempre a ridurre o azzerare la parte pubblica dei lavori di rigenerazione urbana. 

# Tassiamo i costruttori per la riduzione del verde dai progetti originari?

Foresta sospesa cancellata

Dai trasporti alle rigenerazioni immobiliari. A danneggiare i milanesi non sono solo i bus in ritardo o le corse cancellate, ma anche l’eliminazione o la sensibile riduzione della parte pubblica dei progetti di rigenerazione urbana. Si tratta spesso di spazi a verde, come la “foresta sospesa” prevista nell’ex scalo Romana, usate come specchietto per le allodole durante la presentazione del masterplan di turno per far digerire le colate di cemento. 

Al fine di evitare tutto questo si potrebbero prevedere forti penali per i costruttori, da reinvestire in città per realizzare altre aree verdi, interventi di impatto sociale o in generale migliorare i servizi pubblici.

Leggi anche: Scalo Romana e la altre «foreste scomparse» di Milano: inserite nei progetti immobiliari, poi svanite nel nulla

Continua la lettura con: «Più volumetrie e meno verde»: anche il maxi progetto a Milano Nord rischia di affogare nel cemento

FABIO MARCOMIN

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I 7+1 eventi imperdibili con la bella stagione a Milano

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Fuorisalone - ph. @alessandro85f IG

Milano sta per fiorire. Sta arrivando il tempo dei primi picnic nei parchi, delle gite in bicicletta, degli aperitivi all’aperto su Navigli, nei locali di NoLo e Isola. Soprattutto, è in arrivo la stagione dei grandi eventi. Scopriamo in che modo la città celebra l’inizio della bella stagione.

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I 7+1 eventi imperdibili con la bella stagione a Milano

#1 Miart + Art Week

Milano diventerà il punto di riferimento per collezionisti e appassionati d’arte con Miart, la prestigiosa fiera che celebra il dialogo tra passato e presente attraverso capolavori senza tempo. Nel 2025 si parla di “Among friends”, titolo preso in prestito dall’ultima grande retrospettiva dedicata dal MoMA a Robert Rauschenberg. Questo è l’artista a cui si ispira la manifestazione nel centenario della sua nascita, costruendo la fiera sul concetto di partecipazione attiva e sui principi che ne hanno guidato la ricerca artistica: l’apertura al mondo, la curiosità vorace, l’impegno per il dialogo e per la multidisciplinarietà. Collezionisti e amatori italiani e internazionali possono scoprire le proposte di creazioni e capolavori dal Primo Novecento fino alle ultime generazioni, in un crescendo di qualità, partecipazioni e pubblico.

Date: 4-6 aprile

#2 Milano Design Week

Fuori Salone 2025

La Milano Design Week torna a stupire con eventi e installazioni nei quartieri più trendy della città, accompagnata dal Salone del Mobile a Rho Fiera. Un’occasione unica per scoprire le ultime tendenze del design e dell’arredamento. Nella capitale del Design con il Fuorisalone si riaccendono i riflettori sul mondo della creatività e del progetto nei quartieri più interessanti della città. Il 10 e 11 aprile si tiene anche “The Euroluce International Lighting Forum”, appuntamento biennale fitto di appuntamenti tra conferenze, tavole rotonde e workshop, tanti ospiti di livello internazionale e uno spazio creato ad hoc nell’area espositiva di Euroluce.

Date: 7-13 aprile

#3 Esposizione Internazionale Inequalities

Esposizione universale Triennale

Dopo due Esposizioni Internazionali dedicate a riflettere sul nostro rapporto con la sfera dei fenomeni naturali e a quanto oggi essa ci appaia più ignota di quanto le scienze ci hanno promesso, Triennale Milano invita il mondo della cultura, delle scienze e delle arti a ragionare sulla grande questione delle disuguaglianze. Quanto e come impatteranno sulla comunità le grandi migrazioni, la crisi climatica, l’invecchiamento, lo sviluppo demografico, l’accesso alla casa e all’educazione? La 24ª Esposizione Internazionale coinvolgerà artisti, designer, architetti, ricercatori, studiosi da tutto il mondo e si articolerà in mostre, installazioni e progetti, ideati e prodotti da Triennale Milano, e una serie di partecipazioni Internazionali sollecitate dal ‘Bureau International des Expositions’.

Date: 13 maggio – 9 novembre

#4 Piano City

pianocity.com – Evento alla Villa Reale

Si tratta di una rivoluzione musicale che non aspetta il pubblico ma gli va incontro nelle piazze, nelle case e in spazi non convenzionali e invade pacificamente tutto lo spazio urbano, non solo il centro. Si tratta di un festival che per tre giorni trasforma l’intero spazio urbano in una gigantesca sala da concerto, teatri e piazze, giardini e cortili, musei, gallerie e case private, centro e periferie. È il primo festival diffuso realizzato a Milano, colonna sonora e strumento della sua rigenerazione. Piano City Milano è cresciuto dal 2011 negli anni insieme alla città, grazie all’innovativo metodo di lavoro e al coinvolgimento di istituzioni, artisti, associazioni, reti e partner.

Date: 23-25 maggio

#5 Arte: nel 2025 oltre 45 mostre tra spazi pubblici e privati

credits: IG @1000quadri

Il 2025 a Milano è un anno di grandi mostre: più di 45 animeranno gli spazi del Comune come Palazzo Reale o il Padiglione di Arte Contemporanea, a cui si aggiungono esposizioni nei musei privati come Fondazione Prada o Pirelli HangarBicocca.

Dalla mostra a Palazzo Reale su Casorati, uno dei protagonisti più influenti e riconosciuti dell’arte italiana del ‘900, all’ampia mostra personale dell’artista iraniana Shirin Neshat al PAC (Padiglione d’Arte Contemporanea), passando dalla grande esposizione su Pellizza da Volpedo alla Galleria d’Arte Moderna, gli appuntamenti presentano arte di secoli ed esperienze diverse. Vediamo alcune tra le più interessanti:

  • marzo: per immergerti nel mondo dell’arte contemporanea, Pirelli HangarBicocca apre la mostra di Yukinori Yanagi, uno dei più influenti artisti giapponesi.
  • aprile: durante la Milano Design Week, Fabbrica del Vapore ripercorre la carriera della designer Nanda Vigo con progetti ed arredi.
  • maggio: alla Fabbrica del Vapore una mostra molto particolare “Arte infinita” che racconta i pioneristici effetti speciali del celebre film cult La Storia Infinita.
  • settembre: da non perdere a Palazzo Reale la retrospettiva su Man Ray, uno dei grandi protagonisti dell’arte del XX secolo, e al MUDEC (Museo delle Culture) le costruzioni impossibili di Escher.

#6 Musica: si parte con gli I-Days

I-Days 2024

L’estate 2025 vedrà il ritorno di eventi musicali di spicco: gli I-Days (Ippodromo San Siro) da maggio a luglio vedranno protagonisti Imagine Dragons, Justin Timberlake, Dua Lipa, Linkin Park, Thirty Second To Mars, Olivia Rodrigo e molti altri. Dai festival allo Stadio San Siro che ospiterà performance delle stelle più brillanti della musica come Elodie, i Pinguini Tattici Nucleari, Cesare Cremonini, Elisa, Gazzelle, Marracash, Gabry Ponte, Marco Mengoni, Bruce Springsteen e molti altri. A settembre, da non perdere MITO Settembre-Musica, mentre a novembre torna JazzMi.

#7 Milano Pride

milanopride IG

Giugno è il Pride Month, dedicato alla celebrazione della comunità LGBTQIA+. Come ogni anno, Milano Pride comprenderà una serie di eventi e iniziative di sensibilizzazione alle tematiche queer-friendly e dei diritti civili, con la maggior parte di questi organizzati all’interno della Casa dei Diritti, per poi concludersi con la consueta sfilata che percorre la città. Un village modello festival diffuso, con spazi aperti e tanti eventi: arte, cultura, musica, spettacolo, dibattiti. Un punto di incontro e confronto, oltre che di svago, con l’energia prorompente del Pride.

Date: 25-28 giugno

#7+1 Milano Green Week

Milano Green Week

La Milano Green Week torna in città a settembre dedicando quattro giorni alla salvaguardia dell’ambiente, del verde e della biodiversità possibile solo grazie all’impegno di cittadini, associazioni, aziende ed enti. Una manifestazione per diffondere l’importanza del verde di prossimità, dei giardini e dei viali alberati come luoghi di incontro, e per promuovere il cambiamento verso la città sostenibile. Durante la Milano Green Week possono essere organizzati moltissimi eventi: workshop, convegni, mostre, passeggiate, laboratori per grandi e piccoli, spettacoli, che diventano l’occasione per creare sinergie e sperimentare il cambiamento. Ripristinare i suoli, progettare e creare nuovo verde in città, tutelare la biodiversità, raffrescare e contrastare le isole di calore, migliorare la qualità dell’aria, sono le priorità dell’assessorato all’Ambiente e Verde e le linee guida che seguiamo per fare di Milano una città più sana, più verde, più sostenibile e vivibile.

Date: 26-29 settembre

Continua la lettura con: Il Carnevale Ambrosiano, «il più lungo del mondo»: gli eventi da non perdere, anche fuori Milano

MARTA BERARDI

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Perché questo vicolo del centro era il più «malfamato» di Milano

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Ph. @danielefumagalli60 IG

Una piccola strada vicina a Sant’Eustorgio: dove un tempo c’era una casa d’appuntamenti che tutti conoscevano come Cà Losca. Da qui il nome del vicolo con cui lo conosciamo oggi. All’apparenza un vicolo senza arte né parte, però è passato alla storia meneghina per essere conosciuto come la via più malfamata della città.

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Perché questo vicolo del centro era il più «malfamato» di Milano

# Il vicolo Calusca: un tempo frequentato da persone che si scambiavano merce misteriosa e facevano affari loschi

Credits: scoprirelabellezza.com
Vicolo Calusca

Tanto tempo fa, dalle parti di Porta Ticinese, gli uomini uscivano da un palazzo e mentre, infreddoliti, si recavano al lavoro, venivano salutati dalle donne che, affacciate alle finestre del palazzo, strappavano loro promessa di tornare presto a trovarle. Non erano le mogli e neanche le fidanzate, erano prostitute. 

Uomini disperati che trovavano nell’alcol, nel gioco d’azzardo e nel sesso mercenario la loro valvola di sfogo nei confronti di una vita che non gli aveva mai sorriso. In Cà Losca avevano trovato il loro rifugio ideale, un piccolo vicolo frequentato da persone che si scambiavano merce misteriosa, facevano affari loschi, cercavano dei Barabba per i loro traffici e proseguivano loro esistenza orgogliosamente priva di padroni e di obblighi. Di questo era fatto Vicolo Calusca.

# La fama dilaga

Credits: @ scaldasole_books
Tra Via Scaldasole e Vicolo Calusca

In breve tempo la fama del vicolo inizia a circolare e dilagare in tutta la città. Il vicolo è noto a tutti come il luogo preferito dei locch, dei balordi e delle prostitute, un territorio, dove né guardie né dottori entrano, quasi come se ci fosse il desiderio di voler abbandonare la zona al suo destino. Diversi sono gli appellativi che gli vengono attribuiti: Regno della Violenza, Luogo della Malavita, Porto del Malaffare.

Infatti, è proprio in quel luogo, che oggi conosciamo come Darsena, che si svolgevano compravendite di ogni genere, spesso al limite della legalità. La zona era anche conosciuta come Porta Cicca o Porta Cinese e diverse sono le spiegazioni a metà tra leggenda e storia. Si dice che la cina fosse il nome della mala milanese (Porta Cinese) e che aveva l’abitudine di masticare tabacco (Porta Cicca), ma si dice anche che il suo nome derivasse dalla parola spagnola chica (piccola o ragazza) perché ai tempi Porta Ticinese era la porta più piccola della città, ma anche perché luogo affollato di case chiuse.

# Un presente che non ha nulla a che fare con il passato

Credits: scoprirelabellezza.com
Vicolo Calusca

Vicolo Calusca esiste ancora oggi, ma del suo passato è rimasto ben poco, inghiottito dalle costruzioni moderne, dai colori accesi e squillanti, dai giardini fioriti, che si fa molta fatica a immaginare quello che c’era stato in passato.

Per chi volesse approfondire l’argomento, consiglio “L’uomo del Vicolo Calusca” di Giampaolo Rossetti edito da Fiera del Libro, un romanzo avvincente a metà tra storia e leggenda che ha la forza di portarci indietro col tempo e farci vivere una via ormai dimenticata, ma che, nonostante la sua fama, ha lasciato un segno indelebile nella storia meneghina.

 

Continua la lettura con: Via MONTENAPOLEONE: la storia della via della moda milanese

MICHELE LAROTONDA (autore di “Da un’altra parte”, Pav edizioni)

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L’interscambio «misto» della M4: le immagini dell’apertura (e il punto su quello «fantasma»)

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Gabriele Meroni - Progetti e Cantieri FB - Resti mura M2-M4

Salgono a due gli interscambi della linea M4 con le altre linee, anche se l’unico interamente sotterraneo rimane quello di San Babila. Attesa per quello «fantasma» con la M3.

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L’interscambio «misto» della M4: le immagini dell’apertura (e il punto su quello «fantasma»)

# Il collegamento misto: in parte in tunnel e in parte all’aperto

Venerdì 21 febbraio 2025 è stato aperto il tunnel di collegamento tra la linea M2 e M4 nella stazione di Sant’Ambrogio. Il passaggio avviene all’esterno, seppur coperto da una tettoia che in caso di vento e forte pioggia non mette al riparo gli utenti. Non è il solo disagio: Per muoversi da una linea all’altra è obbligatorio transitare due volte dai tornelli.

Quella di dover uscire fuori dai tonelli è una scelta prevista anche per il primo interscambio tra M1 e M4 a San Babila: in quel caso però risulta interamente al coperto a livello di mezzanino. La «pecora nera» degli interscambi milanesi resta quello in corso di realizzazione a Missori tra M3 e M4: è in superficie e senza alcuna protezione.
Ma passiamo invece al principale motivo di unicità del nuovo interscambio di Sant’Ambrogio: quello che si trova non sopra la testa, ma sotto i piedi. 

Leggi anche: I 5 interscambi da brividi della metro di Milano: sì, c’è anche l’ultimo arrivato

# I resti delle mura medievali esposte sotto il pavimento

Molti milanesi si erano chiesti dove fossero finiti i resti dei ritrovamenti effettuati durante gli scavi della linea M4, visto che solo una parte è stata esposta nella stazione di De Amicis. E’ stata per tutti una bella sorpresa scoprire che sotto il pavimento del tunnel di collegamento di Sant’Ambrogio sono esposte, protette da pannelli di vetro, porzioni delle antiche mura medievali che cingevano la città: costruite dopo le distruzioni inflitte dall’imperatore Federico I tra il 1157 e il 1158.

Un tempo si sviluppavano seguendo il fossato scavato prima dell’assedio, dove scorreva il ramo di San Gerolamo o “Morto” dei Navigli, realizzato a protezione non solo del nucleo antico della città ma anche dei borghi cresciuti all’esterno delle mura di età romana. Si tratta di un argine rivestito in blocchi di ceppo lombardo, situato di fronte alla pusterla di Sant’Ambrogio.

Ma a che punto siamo con i collegamenti tra le linee della metro di Milano?

# I collegamenti tra le linee metropolitane sono quasi al completo

Tracciato M4

L’inaugurazione dell’interscambio consente di rendere più agevole il passaggio tra le linee e migliorare l’effetto rete dei trasporti milanesi. Gli utenti che arrivano a Sant’Ambrogio dalla M4 possono cambiare per la M2 diretta a piazza Abbiategrasso o al Forum di Assago a sud, e verso Gessate o Cologno a nord. Viceversa chi arriva dal sud di Milano e dall’hinterland nord est può salire più comodamente sulla metro diretta a Linate. La tratta prosegue fino a San Cristoforo FS, dove fermano la Milano-Mortara e la linea suburbana S9, conta 9 fermate e misura circa 4,5 km, andando a servire alcuni tra i quartieri più abitati della città: Lorenteggio e Giambellino.

# L’attesa per l’interscambio «fantasma» M3-M4

Considerando tutto il tratto della M4 aperto alla fine del 2024 rimane solo da completare il «finto» interscambio con la linea M3. In fase avanzata c’è infatti la costruzione del tunnel di poche decine di metri dalla stazione di Missori fino all’incrocio tra via Pantano e via Larga, dove è previsto un altro accesso alla linea. Il restante percorso con la stazione di Sforza Policlinico M4 si farà all’aperto passando da via Pantano, da pedonalizzare, oppure si può optare per lo scambio con Crocetta M3 camminando su corso di Porta Romana.

Leggi anche: La «metropolitana olimpica»: la grande prova della Circle Line a Milano

Immagini: UrbanFile

Continua la lettura con: Inaugurato il tunnel che collega le linee 2 e 4 della metro

FABIO MARCOMIN

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Il lato chiaro di Stefano Zecchi – Ep. 2

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Il lato chiaro di Stefano Zecchi, scrittore e professore di Estetica. Un dialogo spassionato con Andrea Zoppolato in cui si mettono in luce alcuni aspetti poco noti e molto ispiranti della sua vita e del suo pensiero. Il nuovo videopodcast di Milano Città Stato. La seconda puntata de Il Lato Chiaro. Ospite: Stefano Zecchi sul canale di youtube di Milano Città Stato. 

Conduce: Andrea Zoppolato. Regia: Francesco Leitner. Prodotto da: Fabio Novarino. Location: Fucine Vulcano APS – Via Fabio Massimo 15/12 (IG: @fucinevulcano).

Qui la prima puntata: Il Lato Chiaro di Candida Morvillo

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La foto del giorno: dove siamo?

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Ph. @azoppolato IG

La foto del giorno: anche oggi siamo a Baggio (Piazza Cesare Stovani) 

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Continua la lettura con: La foto del Giorno (21 febbraio)

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Come ti senti il lunedì mattina a Milano

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Malgrado tutte le migliori intenzioni.

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