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Lo scrittore, nonché gastronomo, Pellegrino Artusi (1820-1911), che introdusse la scienza in cucina e che, con le grazie del bello scrivere, nobilitò l’arte del mangiar bene, sosteneva che “l’ossobuco alla milanese va lasciato fare ai milanesi”. E, proprio per questo, ne descriveva la ricetta con un dichiarato timore reverenziale, per non venire assalito dall’ira dei puristi della cucina meneghina.
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Sua Maestà, l’ossobuco alla milanese: il simbolo del «mangiar bene lombardo»
# Era il simbolo del «mangiar bene lombardo»
Credits: PH Divina Milano
Questo piatto, che risale al Medioevo, un tempo, più di oggi, fu il simbolo del “mangiar bene lombardo”. La globalizzazione ha poi imbastardito (in senso buono) anche la cucina più identitaria e campanilistica, colonizzando i nostri palati, attraverso contaminazioni che, partite dal ketchup a stelle e strisce, hanno ingaggiato una moltitudine di spezie, sapori e di colori orientaleggianti.
Nella vicina provincia alessandrina, fino ad una sessantina d’anni fa, si sosteneva, un po’ con ironia e un po’ con provinciale complesso di inferiorità, che le persone ricche le riconoscevi perchè avevano il televisore e perchè mangiavano l’ossobuco tutte le domeniche.
Quindi, fuori zona, rispetto all’ombra della Madonnina, l’ossobuco veniva considerato uno status symbol della gente che se la tira, un po’ come il Rolex Daytona dei tempi moderni.
Qualcuno si sbilanciò a sostenere (addirittura) che l‘ossobuco si sposa bene col risotto alla milanese, perchè quel giallo-zafferano esprime gli stessi riflessi cromatici dell’oro zecchino che riveste la Madonnina che la brilat de luntan. Un paragone a cui non sarebbe giunta neppure l’armocromista di Elly Shlein.
# Come viene preparato
parliamodicucina.com – Ossobuco alla milanese
L’ossobuco viene ricavato dallo stinco posteriore del vitello, con l’osso bucato (l’oss bus) ricolmo di midollo osseo, che si scioglie magistralmente durante la cottura, creando una fantasia di colori, che trasformano quel bolide di proteine in un’opera d’arte, che si sviluppa addirittura su tre dei cinque sensi: vista, olfatto e gusto. Se pensiamo che Van Gogh, Monet e Michelangelo stimolarono un solo senso, ecco che, in un’eventuale sfida tra opere d’arte, un ossobuco ben cucinato, vincerebbe per distacco sulle tele dei migliori pittori della storia.
E fin qui abbiamo dedicato un’ode a questo prelibato piatto, fino ad ora immune da contaminazioni forestiere, sperando che l’eventuale avventore, che al ristorante decidesse di accompagnare l’ossobuco con senape e salsa barbecue, magari bevendoci sopra pure la Coca Cola, venga conciato per le feste.
# Quando Gadda lo definì una sorta di simbolo di una borghesia sull’orlo di una crisi di nervi
Ossobuco
Volendo volare alto, però, ecco che di questo piatto meneghino si interessò anche lo scrittore e poeta Carlo Emilio Gadda, nel romanzo incompiuto “La cognizione del dolore”, ma dando al mito dell’ossobuco una connotazione non confortante. Gadda non si sarebbe mai azzardato a mettere in discussione la prelibatezza del prodotto, bensì (un po’ come facevano gli alessandrini allergici all’opulenza) lo descrive come una sorta di simbolo di una borghesia sull’orlo di una crisi di nervi.
Carlo Emilio Gadda – Garzanti- La cognizione del dolore
“La cognizione del dolore” (scritto tra il 1938 e il ’41) è un’estensione letteraria, narrativa e psicologica, che racconta la storia di Gonzalo Pirobutirro, un asociale ostile al mondo esterno, che vive un rapporto di amore-odio con la madre. La loro grande e lussuosa casa si trova nello stato (inventato) di Maradagal, sulle Ande Argentine. Qui descrive, tra il molto altro, i peggiori aspetti della società borghese: argentina nel libro, ma milanese nella testa del Gadda. La narrazione di stampo sudamericano, vuole nascondere il riferimento alla società lombarda, attraverso un telo che comunque è pressoché (volutamente) trasparente.
Per Carlo Emilio Gadda la situazione per descrivere meglio la bella società milanese, con le sue battute, le sue manie odiose e le sue nevrosi, è il momento della cena al ristorante. Dove i clienti ordinano l’ossobuco.
Nel delicato universo linguistico del Gadda, ecco che l’ossobuco diventa il grossolano esempio della greve monotonia della borghesia. Una borghesia composta da gente che sta economicamente bene e che a tavola diventa mediocre, anzi, esprime tutta la propria mediocrità.
Da Gadda questi benestanti buoni a nulla vengono definiti “manichini ossibuchivori”, voraci sbranatori di ossobuco che, una volta entrato nello stomaco in giulebbe, viene “mantrugiato” e “peptomizzato”, così che la “peristalsi” va via via a trionfare.
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Il litorale romano è sottovalutato e poco valorizzato. Questo non solo dispiace da un punto di vista affettivo, ma è un vero e proprio disastro per l’economia e il benessere di tutta l’area. Come si può accettare che Roma trascuri così una delle sue grandi unicità tra le grandi capitali europee, la vicinanza con il mar Mediterraneo? Come si può, dunque, trovare una soluzione per il Buco Nero del litorale romano?
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Il Buco Nero del litorale romano: le tre soluzioni per riportare la luce
# La mafia ha preso in ostaggio il nostro mare
Ph: @i_poliziotti_della_locale – IG
È notizia di pochi giorni fa il blitz della DIA nelle zone tra Anzio e Nettuno che si è concluso con la confisca di diverse ville e beni di proprietà della ‘ndrangheta. Non meno frequenti sono episodi simili nelle zone di Ostia, territorio litoraneo di competenza del Municipio X del Comune di Roma. La presenza malavitosa si rileva anche nei cantieri abbandonati, nelle strutture abusive che abbruttiscono il panorama litoraneo e in un clima di costante, quasi asfissiante, apprensione per la sicurezza propria e altrui. Ciò danneggia anche il potenziale impatto turistico: ma davvero è tutto da buttare?
# Alcuni buoni motivi per liberare le nostre spiagge
Credits: Todoran Bogdan – Pexels
Le spiagge e il mare romano hanno moltissimo da offrire, fosse solo per la vicinanza con la città stessa che permetterebbe, volendo, di visitare la città e farsi il bagno al mare nell’arco di una giornata. Cosa che nessuna grande capitale europea può offrire. Non solo: queste spiagge attirano anche molti appassionati di surf che, qui, trovano condizioni tra le poche in Italia per vivere la propria passione. E poi c’è anche un fatto storico: sulla costa laziale in prossimità di Roma, si sono svolte alcune tra le più sanguinose battaglie della Seconda Guerra Mondiale, e i relativi siti storici sono un’ulteriore elemento attrattivo di questa zona. È dunque un evidente peccato permettere che tutto questo sia vanificato dalla presenza mafiosa: ma come possiamo combatterla?
# Le tre proposte per eliminare la mafia dalle spiagge di Roma
Credits: Pavel Danilyuk – Pexels
Gli strumenti per combattere il cancro mafioso e conseguentemente ribaltare l’opinione sulle nostre spiagge potrebbero essere questi:
Bisognerebbe rendere più veloci e agili le operazioni di investigazione, con norme straordinarie che consentano di confiscare quanto più terreno possibile e affidarlo a nuove imprese, possibilmente italiane o romane, che attraverso un rigido sistema di anticorruzione riesca a rivitalizzarle
Essendo un problema molto diffuso anche nei comuni vicino a Roma, bisognerebbe pensare all’istituzione di una commissione regionale antimafia, che riesca a studiare i singoli casi e capillarizzare il lavoro di polizia e magistratura oltre i confini amministrativi delle singole città. I soli servizi anticorruzione non bastano.
Infine, considerando che il morbo mafioso si contrasta anche con la cultura, servirebbe la creazione di una commissione comunale che si occupi solo del contrasto alle mafie, sotto tutti gli aspetti necessari. È anzi scandaloso che ancora non ce ne sia una.
Se si risolvesse il problema liberando il litorale romano da questo giogo, Roma avrebbe l’opportunità di differenziarsi e di primeggiare rispetto alle altre grandi capitali europee valorizzando il proprio litorale, mettendolo al centro della sua comunicazione internazionale e, perché no, competere con le grandi spiagge in giro per Europa e per il mondo. Non cogliere questa occasione è da stolti. Combattere il Buco Nero fatto di menzogne, criminalità e collusioni è un dovere.
Nella classifica dei comuni dell’hinterland più abitati sono pochi quelli con una stazione della metropolitana. Vediamo quali sono e i progetti allo studio o ipotizzati per quelli non serviti.
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La metro fuori dall’hinterland: i paesi più popolosi che non hanno la metropolitana
# Tra i primi dieci comuni per popolazione solo tre hanno delle stazioni nel loro territorio, anche se Rho lontano dall’abitato
Comuni più abitati con metropolitana
Oggi solo due linee escono fuori dai confini comunali. La M1 ferma a Sesto San Giovanni con tre fermate e a Rho con una. La M2 ha stazioni a: Cologno Monzese (tre fermate), Vimodrone, Gorgonzola e Assago (due fermate), Cernusco sul Naviglio, Cassina de’ Pecchi e Gessate con una fermata. Prendendo la classifica dei dieci comuni più popolosi dell’hinterland, solo trehannoalmeno una fermata nel loro territorio: Sesto San Giovanni che con circa 79mila è quello con più residenti, Rho, anche se la stazione non è vicina all’abitato, e Cologno Monzese.
# Dove manca la metropolitana tra i centri più abitati dell’hinterland
Comuni più abitati senza metropolitana
Nella top ten dei comuni più abitati senza una stazione metropolitana ci sono:
Cinisello Balsamo, subito dietro a Sesto San Giovanni con poco meno di 75mila residenti;
Legnano, in terza posizione per numero di residenti con circa 60mila;
Paderno Dugnano, in quinta posizione con 47mila abitanti;
# I comuni dove è prevista la metropolitana in futuro
Comuni con più residenti con metro in futuro
Tra questi ce ne sono due dove è previsto l’arrivo della metropolitana in futuro.
M1 e M5 a Cinisello Balsamo
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M1 Monza
Credits ascuoladiopencoesione.it - Tracciato M5
A Cinisello Balsamo arriveranno:
lalinea M1 in estensione da Sesto San Giovanni e una stazione nella zona di Bettola:
la linea M5 da Bignami, quattro fermate e interscambio con la M1 a Bettola prima di dirigersi verso Monza.
Comune di Milano – Schema del tracciato del prolungamento M4 da Linate a Segrate
A Segrate è in progettazione l’arrivo della linea M4 da Linate con un tracciato di 3,1 km, con due fermate entrambe nel territorio comunale: Idroscalo San Felice e Segrate Porta Est dove è prevista la stazione dell’alta velocità sulla direttrice Milano-Venezia.
Ce ne sono poi altri due di cui si è discusso. In modo più approfondito Paderno Dugnano con l’estensione di due fermate della linea M3 da Comasina, per la quale era stata stanziata nel 2020 una somma di 350mila per lo studio di fattibilità. Ad oggi non se ne ha più notizia, forse per la trasformazione della dismessa tranvia Milano-Limbiate in metrotranvia.
M2 a Rozzano
Tra le opzioni del PUMS c’è infine quella del prolungamento della linea M2 da Assago Milanofiori Forum a Rozzano.
Gli unici a non essere mai stati presi in considerazione al momento sono San Giuliano Milanese, servito da linee suburbane, così come Pioltello pur se avvicinato in futuro dalla M4, e Legnano a nord ovest.
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L’ultimo listino elaborato da Fimaa e Camera di commercio, aggiornato alla fine del 2024, conferma una sensibile crescita dei valori immobiliari. Vediamo le zone maggiormente rivalutate e quelle più costose.
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Questi sono i 3 quartieri di Milano dove i prezzi delle case sono saliti di più negli ultimi 5 anni
# Valori in crescita del 37% per il nuovo, del 43% per l’usato da ristrutturare
Credits Andrea Cherchi – Milano vista dall’alto
Nonostante un calo delle transazioni, i prezzi delle case di Milano continuano a tendere verso l’alto. L’ultimo listino elaborato da Fimaa e Camera di commercio, aggiornato alla fine del 2024, conferma una sensibile salita dei valori immobiliari rispetto al quinquennio precedente e in particolare nelle zone periferiche e per le abitazioni vecchie e con «impianti obsoleti». Il prezzo medio del nuovo è in media di 5.450 euro, con un +37,3%, il ristrutturato a 4.450 con +34,8% e l’usato da riqualificare a 3.575 euro al mq con un +43%.
# In centro rivalutazione inferiore al 20%, ma prezzi alle stelle
Credits Andrea Cherchi – Via Ciovasso
Le zone che registrano una rivalutazione minore sono quelle del centro, l’unica eccezione è Ronchetto sul Naviglio che segna “solo” un +11%, anche se l’apertura della passerella verso la stazione di San Cristoforo M4 potrebbe modificare le prospettive future. Tra quelle con gli incrementi più marcati in Area C troviamo Brera con +14,3%, Parco-Castello con +14,9%, Duomo-Diaz +18,5%.
A livelli di prezzi il cuore di città è sempre in cima alla classifica: primo il Quadrilatero con 20mila euro al mq, poi Vittorio Emanuele-San Babila e piazza Duomo rispettivamente con 17mila e 15.300 euro, Parco-Castello con 15mila euro. Bisogna tenere conto inoltre che dal listino sono state escluse le residenza extralusso, in zona Quadrilatero arrivano ad essere valutate fino a 40mila euro al mq. Sul fondo ci sono, con valutazioni medie di 4mila euro al mq, Ronchetto, San Cristoforo, Inganni, Gratosoglio e Baggio.
# Le periferie sfondano il muro del +50%
Maps – Soupra, Milano
Non arresta la sua corsa Sopra o Soupra, acronimo di South of Prada, il quartiere che sta sorgendo dalle ceneri dell’area industriale della zona a sud dell’ex Scalo Romana. Il costo delle case è salito di oltre il 50% negli ultimi 5 anni. Stesso trend per l’area di Fulvio Testi-Ca’ Granda. A registrare una crescita di poco sopra il 57% sono invece altre due zone: Padova-Palmanova e Argonne-Corsica, quest’ultima ha beneficiato dell’entrata in servizio della linea M4.
# Il boom di Nolo: prezzi saliti del 64,7% in 5 anni
ganeshel IG – Nolo
Il podio è composto sempre dalla periferia o comunque da zone della città fuori dalla circonvallazione filoviaria.
#3. In terza posizione c’è Lagosta-Garibaldi con +57,8%, soprattutto per il nuovo in vendita, segmento che ha segnato un +79%.
#2 Seconda piazza per Forlanini-Mecenate, che grazie anche all’apertura della linea M4 ha visto i suoi valori immobiliari crescere del 58,6%.
#1 Il quartiere che ha registrato la rivalutazione maggiore è stato Nolo, con un +64,7%. In questo caso, come rivela lo studio, è dovuto alle abitazioni ristrutturate: comparto che da solo ha visto salire i prezzi del 94%.
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Milano ha molti primati. Anche dove meno te lo aspetti. Tipo questo: al Cimitero Monumentale è entrato in funzione il primo tempio crematorio del mondo. Era il 22 gennaio 1876. Quasi 150 anni fa.
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22 febbraio 1876. Al Monumentale entra in funzione il primo tempio al mondo per la cremazione dei defunti
Il primo tempio crematorio del mondo è stato progettato da Maciachini ed entrato in funzione al Cimitero Monumentale il 22 febbraio 1876. Il primo corpo cremato fu quello dell’industriale Alberto Keller che aveva finanziato la sua costruzione: Keller voleva promuovere per “fini igienici e filantropici” la pratica della cremazione.
Nell’Italia positivistica la cremazione veniva vista come un sistema sano e civile, per alcuni anche un atto anticlericale. I cattolici osteggiarono la cremazione fino al 1963 quando Paolo VI ammise la cremazione “riconoscendo le ragioni di pubblica o privata utilità”. Il tempio crematorio del Monumentale esiste ancora anche se non più in attività.
Fonte: Milano d’Italia, Alberto Pezzotta- Anna Gilardelli, Bompiani
Muoversi rapidamente da una parte all’altra di Milano è una impresa ardua, sia con l’auto che con i mezzi pubblici. In un periodo storico in cui la circolazione a Milano sembra diventare sempre più problematica prende quota una soluzione avveniristica: realizzare due linee sotterranee incrociate con treni ad alta velocità, come quelli impiegati nella metropolitana più veloce del mondo, per collegare i poli più importanti dell’area metropolitana.
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Il «Frecciarossa sotterraneo»: la super-metropolitana per volare da una parte all’altra di Milano
# Come la metro più veloce del mondo
Credits: travelourplanet.com
La metropolitana più veloce del mondo si trova in Cina. La “Daxing Aiport Express” ha una lunghezza di 41,4 km, mette in collegamento con Pechino l’Aeroporto Internazionale di Daxing, che tra l’altro è il più grande del mondo, in appena 19 minuti. I treni raggiungono la velocità media di 160 km/h, circa il doppio rispetto alla media nazionale ed il triplo rispetto alla metro di Milano, che arriva poco sopra i 50 km/h.
Se si facessero delle linee simili anche a Milano, quali poli si potrebbero collegare in poco tempo come se si fosse a bordo di un Frecciarossa sotterraneo? Si potrebbero realizzare due linee: una da Nord a Sud e la seconda da Est a Ovest. Vediamole.
# La super linea Nord-Sud: la Monza-Opera/Locate Express in 13 minuti
Linea express da Monza a Locate
Si potrebbe realizzare una rete a croce di due linee. Quella con direttrice nord-sud potrebbe andare dalla stazione di Monza a quella di Locate Triulzi. Nel capoluogo brianzolo ci sarebbe l’interscambio con la futura linea M5 diretta a San Siro da una parte, e magari Settimo Milanese, al Polo Istituzionale dall’altra. Una seconda fermata potrebbe essere alla Stazione Centrale, dove incrocerebbe le linee M2 e M3 e l’altra linea express ovest-est da Malpensa a Linate. Un terzo incrocio a San Babila, dove è presente la linea M1 e la linea M4 per Linate. Infine la quarta fermata con capolinea potrebbe essere a Opera o alla stazione di Locate Triulzi, per far salire i passeggeri sulla possibile M6 e soprattutto sul treno dell’Alta Velocità per Genova, una volta realizzato il maxi-hub.
Sarebbe un tracciato di poco meno di 26 km che se venisse percorso alla velocità media di 160 chilometro all’ora, come quella della “Daxing Aiport Express”, tenendo conto quindi delle soste, ci si impiegherebbe circa 13 minuti per passare da un capolinea (Monza) all’altro (Opera), passando sotto a Milano.
# La super linea Est-Ovest: la Malpensa-Linate in 24 minuti
Linea Express Malpensa-Linate
L’altra linea rapida andrebbe da ovest ad est collegando l’Aeroporto di Malpensa con quello di Linate. In questo modo anche chi atterra a Linate potrebbe dirigersi rapidamente a Malpensa e salire su intercontinentali, invece di dover far scalo a Roma. Lungo il tracciato si potrebbero immaginare due fermate intermedie:
una a Rho Fiera per servire il polo fieristico, il nuovo quartiere di MIND e Cascina Merlata, oltre che a scambiare con la linea M1, l’Alta Velocità Torino-Salerno e il passante con linee suburbane;
una seconda alla Stazione Centrale per incrociare la linea express nord-sud, le due linee metropolitane M2 e M3, oltre a usufruire dell’offerta delle numerose linee ferroviarie.
Un tracciato di questo tipo misurerebbe circa 48 km e potrebbe essere percorso da capolinea a capolinea in soli 24 minuti.
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Per molti è il vincitore morale del Festival di Sanremo. Morale: una qualifica che viene estesa a Milano come capitale d’Italia. Pochi sanno che Lucio Corsi, l’autore della hit “Volevo essere un duro”, la sua fortuna l’ha trovata proprio a Milano. In una intervista il cantautore toscano segnala tre luoghi “alternativi” di Milano, a lui tanto cari. Luoghi perfetti per chi non vuole essere un duro.
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La Milano di chi non vuole essere un duro
#1 La parte Nord di Milano
L’autore di Volevo essere un duro è nato nella Maremma toscana. Finito il liceo si è trasferito a Milano dove è stato attratto dai luoghi che, nella loro genuinità, lo fanno sentire come a casa. «In un’intervista su Twitch per AmazonMusicIT» scrive Elena Usai su SiViaggia, «Lucio Corsi ha rivelato, infatti, un inaspettato legame con una particolare zona della città: quella a nord di Milano». Entrando più nel dettaglio ci sono due posti che lo fanno sentire come a casa.
#2 Parco Nord
credits: 3B Meteo
Corsi, cresciuto in Toscana in una casa di campagna, non è un amante delle città. Ha dichiarato che questo aspetto lo faceva più soffrire a Milano. L’assenza di ampi spazi. «I parchi cittadini sono come uno zoo che rinchiude la campagna»: ha dichiarato di non capire perché a Milano si chiudono i parchi durante la notte e come questi possano sembrare ‘finti’, ma con delle eccezioni. La principale è Parco Nord, che si trova vicino a dove abita, da lui apprezzato perché più ‘selvatico’ rispetto ai parchi più centrali, come il BAM. Ma per il luogo a lui ancora più caro ci si deve spostare solo di poco.
#3 La trattoria rustica di Niguarda
Ph. @erikgambatese IG
Si resta nel nord di Milano per trovare un altro luogo a cui Corsi è particolarmente affezionato. L’Antica Trattoria Ambrosiana, dall’aspetto rustico, si trova nel quartiere di Niguarda: gli piace così tanto da averla scelta come location per la conferenza stampa pre-Sanremo. Alla domanda su cosa avrebbe fatto con i fiori ricevuti a Sanremo, il cantante ha risposto: «Devo portarne un po’ a Giusy, la cuoca della trattoria di Niguarda, una mia seconda famiglia a Milano. Me li ha chiesti e glieli porto con piacere».
Il nostro sogno per l’Italia? Un’Italia federale, con forte autonomia per le aree urbane e i territori omogenei. Un Paese che premi il fare rispetto al non fare, con una forte propensione all’innovazione, che valorizzi le sue eccellenze distintive e che miri a essere sempre migliore, mettendo al centro il cittadino libero e responsabile verso la comunità.
Members club milanesi: club esclusivi e trendy che offrono servizi altrettanto esclusivi ma soltanto agli associati.
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I 5 «Members Club» più esclusivi di Milano: questi i loro prezzi e le condizioni per accedervi
# The Wilde
Ph. @noam_official IG
Aperto da pochi mesi all’interno dell’ ex villa di Santo Versace, in via dei Giardini 16, The Wilde è un’icona di lusso, eleganza e bellezza. La sua mission? Far sentire i nostri membri come se avessero scoperto qualcosa di eccezionale, semplicemente varcando la porta.
Nato dall’intuizione di Gary Landesberg, The Wilde non è solo un club, ma un ecosistema selezionato dove si intrecciano network, business e relazioni sociali di altissimo profilo, aperto dall’alba fino a notte inoltrata.
Il cuore pulsante è The Club Room & Garden: un angolo sofisticato dove ogni cocktail racconta una storia e ogni incontro può trasformarsi in opportunità. Al primo piano,The Libraryaccoglie chi cerca uno spazio per riflettere, leggere o lavorare in un’atmosfera rilassata. Al secondo piano,Nina trasforma la cena in un’esperienza sensoriale: un vibrante dialogo tra la tradizione latino-americana e l’eleganza minimalista della cucina giapponese. Infine, al terzo piano, Avacelebra l’autenticità della cucina mediterranea, esaltando la qualità di ingredienti locali in un ambiente raffinato ma accogliente. Qui, il gusto si accompagna a un’eleganza discreta: l’abbigliamento formale è d’obbligo.
L’accesso a un costo che riflette la sua unicità: per i soci over 40, l’iscrizione annuale parte da 4.000 euro, con una quota iniziale di 1.250 euro. Gli under 40 possono accedervi con una formula più accessibile: 2.250 euro l’anno, con una quota di adesione di 1.000 euro. Recensioni Google: 4.3/5
# Ariosto social club
ariosto_social_club IG
In Via Ariosto 22, in una elegante palazzina dei primi del 900 ha da pochi anni aperto questo locale. Da mera boutiquedi capi di abbigliamento artigianale e provenienti da alcune regioni italiane, si è trasformato velocemente in un esclusivo club dotato di un rinomato bistrot, guidato dal famoso chef siciliano Pino Cuttaia, uovo di Seppia, una palestra, sale wellness e infine la possibilità di soggiornare presso i raffinati appartamenti, di varie metrature e tipologie in base alle proprie esigenze. Recensioni Google: 4.7/5
# The Core Club
The Core Club Milano
Forse il club più esclusivo, se non altro perché qui tesserarsi è assai costoso. Club elitario dunque, che offre suites, cinema e biblioteca, ristorante, bar e palestra nonché spazi per eventi e mostre artistiche e, addirittura uno speakeasy. Non manca una terrazza e la chicca finale che è rappresentata da una clinica rigenerativa, il Dangene Enterprise già presente nella sede madre di New York, sede dove si decide tra l’altro sulla ammissione dei nuovi soci. Dietro la fondazione del club, la coppia Jennie e Dangene Enterprise che hanno dato vita a una location tra le più elitarie e richieste al mondo: la membership arriva a 10.000k a cui va aggiunta la quota di adesione. In Corso Giacomo Matteotti, 14. Recensioni Google: 5/5
# Casa Cipriani
Credits casaciprianinyc IG – Socialista Lounge
Palazzo Bernasconi, in via Palestro 24, è stato trasformato in uno spazio polifunzionale di quattro piani, con bar e spa al piano terra e poi le suites, ai piani superiori. Non manca il ristorante e la magnifica terrazza da cui si gode una vista fantastica sui giardini Montanelli. È presente anche la socialista lounge, un locale dedicato alla musica dal vivo e agli eventi, con atmosfere caraibiche e cocktails inusuali. Per associarsi occorre munirsi di tessera, differente in base ad età e ai servizi di cui si intende usufruire. Una volta divenuti membri, attenzione al dress code: vigono regole rigorose quindi niente maglietta o jeans strappati. Recensioni Google: 4.4/5
# Aethos club
8thflr IG – Aethos
Nel quartiere dei Navigli questo club comprende ristorante, palestra, e diverse suites a disposizione degli ospiti. Non manca un meraviglioso rooftop con vista su Porta Ticinese. Per accedere occorre ovviamente tesserarsi, così da poter usufruire degli spazi riservati ai soci tra fitness, sessioni dedicate al benessere psico fisico e molteplici eventi dedicati agli interessi più disparati come corsi di cucina o di mixology. La membership varia in base all’età: attorno a 1800 euro l’anno (1000 per gli under30). La membership più costosa, sui 3000 euro, prevede servizi ed eventi più esclusivi. In piazza Ventiquattro Maggio, 8. Recensioni Google: 4.5/5
«Superare questo è stata una rinascita». Terzo estratto dalla seconda puntata de Il Lato Chiaro, il nuovo videopodcast di Milano Città Stato. La puntata intera con il lato chiaro di Stefano Zecchi in onda da lunedì 24 febbraio sul canale di youtube di Milano Città Stato.
Conduce: Andrea Zoppolato. Regia: Francesco Leitner. Prodotto da: Fabio Novarino. Location: Fucine Vulcano APS – Via Fabio Massimo 15/12 (IG: @fucinevulcano).
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21 febbraio. Dopo le molte vicissitudini e polemiche sull’assenza di interscambi pedonali con la M4, finalmente qualcosa arriva alla luce. Apre il nuovo tunnel che, alla fermata Sant’Ambrogio, unisce le stazioni della M2 e della M4. Un collegamento fondamentale per agevolare il flusso di viaggiatori con un passaggio coperto, anche se esterno ai tornelli delle due linee, destinato a diventare un nuovo snodo fondamentale nella rete metropolitana.
«Si tratta di un altro punto nevralgico dei collegamenti della M4 che viene aperto» ha dichiarato Arianna Censi, assessore alla Mobilità del Comune di Milano. «Passo dopo passo, stiamo completando le opere superficiali, restituendo alla città spazi che erano stati temporaneamente occupati per dare vita a questa infrastruttura imponente, che sta già mostrando il suo valore per la mobilità milanese e il trasporto pubblico urbano».
Ma c’è un’altra novità: grazie a pannelli trasparenti, i viaggiatori possono ammirare i resti delle antiche mura medievali, erette tra il 1157 e il 1158, subito dopo le devastazioni inflitte dall’imperatore Federico I Barbarossa.
Intanto, proseguono i lavori all’esterno per completare l’installazione dell’ascensore e le altre sistemazioni di superficie. Per consentire queste operazioni, da domani, sabato 22 febbraio, e per circa due settimane, sarà chiusa l’intersezione tra via San Vittore e via De Togni.
Credits: notizie.tiscali.it - Distanziamento sociale in banchina
21 febbraio 2020. Primo contagiato di coronavirus a Codogno: l’Italia diventa il terzo Paese al mondo a registrare dei contagiati dopo Cina e Iran. All’inizio si tende a minimizzare ma è l’inizio di una reazione a catena che prima travolge Milano, poi l’Italia e infine tutto il mondo. Nel giro di appena tre settimane. Ripercorriamo l’inizio della discesa negli inferi a Milano.
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21 febbraio 2020: Primo contagiato di coronavirus a Codogno. L’inizio della fine: da #milanononsiferma al lockdown
Credits: tg24.sky.it
Gli antefatti. Il 12 gennaio 2020, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) conferma la scoperta di un nuovo coronavirus che causa di un’infezione polmonare che aveva colpito diversi abitanti della città di Wuhan in Cina. Alla fine di gennaio, in seguito agli sviluppi della pandemia in Cina, negli aeroporti di Roma Fiumicino e Milano Malpensa vengono istituite le prime misure di diagnosi. Il 30 gennaio due turisti cinesi arrivati in Italia risultano positivi al Covid. Ma per il primo caso italiano si deve attendere ancora altre tre settimane.
21 febbraio 2020: il paziente zero. Un uomo di 38 anni, mai recatosi in Cina ma con contatti con un amico italiano rientrato dalla Cina, si presenta all’ospedale di Codogno accusando sintomi influenzali e gli viene diagnosticata una leggera polmonite. Ritornato per la seconda volta al pronto soccorso, al peggioramento delle sue condizioni, viene sottoposto al tampone diagnostico non ancora previsto dai protocolli sanitari. Il 21 febbraio viene comunicato che l’uomo è risultato positivo al Coronavirus.
23 febbraio: Milano chiude. Primo contagiato a Milano che decide di chiudere. Si inizia con scuole, università, teatri, cinema, musei e bar (dalle 18 alle 6). Resteranno chiuse per una settimana. I contagi in Lombardia sono già a quota 50.
25 febbraio 2020: la psicosi contro i milanesi. Nel giro di poche ore esplodono i contagi che sembrano quasi interamente concentrati nel milanese. Dopo le prime misure di restrizione adottate a Milano e in altre zone del Nord sale la rabbia al sud contro i viaggiatori del Nord, in particolare i milanesi, accusati di portare il virus. Ai blocchi e controlli decisi in Molise, Puglia, Calabria si aggiunge la Basilicata, mentre si registrano episodi di intolleranza contro i milanesi in Campania e in altre regioni.
26 febbraio 2020: il mondo chiude le porte a milanesi (e italiani). Milano come Wuhan? Questo sembra al resto del mondo che considera fattore di rischio provenire da Milano. Sono già 17 i Paesi che chiudono gli accessi a viaggiatori provenienti da Milano o dall’Italia. Anche delle regioni italiane (Calabria, Campania, Molise e Basilicata) adottano la quarantena obbligatoria per chi arriva da Milano. Ma Milano risponde riaprendo: da mercoledì 26 febbraio, i locali possono rimanere aperti anche dopo le diciotto, ma solo se si effettua servizio al tavolo. Qui la cronaca di quei momenti: Cronache dalla Virus Week: torna l’APERITIVO, torna MILANO
29 febbraio 2020: i milanesi vogliono riaprire. Sondaggio tra i milanesi: 2 su 3 dicono di voler riaprire la città. Dopo i risultati inizia a circolare lo slogan #milanononsiferma che viene rilanciato dal Sindaco Sala. Sembra che la riapertura sia imminente.
3 marzo 2020: la comunità cinese di Milano chiude le serrande. Malgrado si spinga per un ritorno alla normalità nel quartiere di Chinatown di Milano sembra di essere già in lockdown. Tutti i negozi hanno le insegne abbassate. Uno scenario che sembra apocalittico: CHINATOWN OFF-LIMITS: la comunità cinese ha abbassato le serrande
8 marzo 2020: viene “chiusa” tutta la Lombardia. Chi può scappa: in Centrale si assiste a scene apocalittiche di persone che cercano in ogni modo di lasciare Milano durante la notte precedente all’ordinanza di chiusura della regione. E la Borsa di Milano crolla: oltre -10%.
9 marzo 2020: dopo la fuga dalla Lombardia, lockdown in tutta Italia. La trasformazione della Lombardia in zona rossa ha portato molti fuori sede a fuggire in ogni modo. Le immagini dei treni presi d’assalto e delle code in uscita dalla città fanno il giro del mondo. A quel punto diventa evidente l’inutilità di chiudere solo una regione. Il Governo annuncia il lockdown per tutta l’Italia. Il Paese resterà in chiusura totale per quasi due mesi fino alla prima parziale riapertura dal 4 maggio.
Il nostro sogno per l’Italia? Un’Italia federale, con forte autonomia per le aree urbane e i territori omogenei. Un Paese che premi il fare rispetto al non fare, con una forte propensione all’innovazione, che valorizzi le sue eccellenze distintive e che miri a essere sempre migliore, mettendo al centro il cittadino libero e responsabile verso la comunità.
Louis Vuitton sbarca a Milano con il suo primo ristorante italiano. La maison del lusso francese ha scelto la città meneghina per inaugurare il suo primo locale gastronomico in Italia. Scopriamo dove sarà, quando inaugura e chi lo gestirà.
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Il primo ristorante di Louis Vuitton sarà a Milano
# L’espansione di Louis Vuitton nella ristorazione: inaugurazione ad aprile 2025
L’apertura del ristorante è prevista per aprile 2025, in concomitanza con la Milano Design Week. L’iniziativa si inserisce nella strategia di Louis Vuitton di espandere la propria influenza nel settore della ristorazione di alta gamma, sulla scia di altre aperture internazionali come il Louis Vuitton Café by Timeo a Taormina e il Gaggan at Louis Vuitton a Bangkok.
LVMH, il colosso guidato da Bernard Arnault, ha già investito in questo settore con diversi progetti di prestigio. Tra questi figurano Le Café V e Sugalabo V in Giappone, il bistrot di lusso all’Hotel White 1921 di Saint-Tropez e il Café Cyril Lignac nell’aeroporto di Heathrow. La maison ha inoltre acquisito ristoranti storici come Chez L’Ami Louis a Parigi, consolidando la propria strategia di coniugare moda e alta gastronomia. L’obiettivo non è solo quello di offrire esperienze culinarie di alto livello, ma anche di rafforzare il legame con una clientela esclusiva che cerca esperienze a 360 gradi.
# L’esperienza gastronomica firmata Da Vittorio
Il nuovo ristorante si dividerà in due spazi distinti: il “Da Vittorio Café Louis Vuitton” e il “DaV by Da Vittorio Louis Vuitton”. Il primo sarà un bistrot aperto tutto il giorno, mentre il secondo offrirà una reinterpretazione moderna della tradizione culinaria italiana. La collaborazione con la famiglia Cerea, già insignita di tre stelle Michelin, garantisce un’esperienza gastronomica d’eccellenza.
Il Café proporrà un menù all-day dining con piatti iconici decorati con il celebre monogramma Louis Vuitton, trasformando ogni portata in un’esperienza visiva e gastronomica unica. Il ristorante, invece, punterà su ingredienti stagionali e ricette che valorizzano la tradizione italiana, reinterpretate con la creatività e il tocco raffinato dei fratelli Cerea. La proposta culinaria non sarà solo un omaggio alla cucina italiana, ma anche un’espressione del savoir-faire della maison nel mondo della gastronomia di lusso.
# Il lusso tra moda e food
Credits: cucinare.it
Louis Vuitton non è l’unico brand del lusso a investire nella ristorazione. Negli ultimi anni, diversi marchi della moda hanno esplorato il settore food, puntando su una clientela che cerca esperienze esclusive. Giorgio Armani, Gucci, Prada, Trussardi, Dolce & Gabbana e Christian Dior hanno già aperto ristoranti e café in tutto il mondo. A Milano, anche Fendi sta preparando il debutto nel mondo della ristorazione, con un ristorante in collaborazione con il Gruppo Langosteria previsto per la seconda metà del 2025.
La sua costruzione fece molto scalpore. Vediamo alcune curiosità che non tutti conoscono.
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La «Cattedrale del Movimento»: tre curiosità sulla Centrale, la stazione in stile “assiro-milanese”
La Stazione Centrale fu progettata da Ulisse Stacchini come “Cattedrale del Movimento“.
Alla sua inaugurazione, nel 1931, il suo stile fu definito popolarmente “Assiro Milanese”, termine ironico che sottolineava la monumentalità della struttura e lo sfarzo ornamentale, ricco di immagini di animali.
Ulisse Stacchini fu anche autore del progetto dello stadio San Siro, oggi Meazza. Il grande architetto riposa al Cimitero Monumentale. Ma quali sono tre altre curiosità sulla grande opera milanese?
#1 All’interno esiste una sala reale con un passaggio segreto
Credits villeegiardini.it – Sala Reale Stazione Centrale
Per capire di quale passaggio segreto stiamo parlando dobbiamo prima svelare un’altra curiosità poco conosciuta ai milanesi: la presenza di una Sala Reale dentro la Stazione Centrale. Si tratta della sala d’attesa del Re D’Italia e della sua famiglia, progettata dall’architetto Ulisse Stacchini come tutto il resto della stazione, nella quale i Savoia potevano accedervi da un’entrata segreta, sul lato sud-est della stazione in Piazza Luigi di Savoia 1/26. Un ambiente sfarzoso con marmi, mosaici, lampadari in cristallo, una fontana e il pavimento in legno intarsiato, dove Vittorio Emanuele e i suoi cari si riposavano prima del viaggio in treno. Il segreto più incredibile è però nascosto dentro il bagno. Al suo interno ci sono sanitari in marmo con rubinetti dorati e tre specchi ad arco. Uno di questi però non è un normale specchio: tirando infatti un piccolo pomello sulla cornice si apre un passaggio segreto. Una nicchia con una scaletta fissata alla parete che fungeva da via di fuga, un’uscita di emergenza ideata per i reali in caso di pericolo per guerre o attentati.
#2 In origine doveva essere vicino a piazza Cinque Giornate
Piazza Cinque giornate
Nel 1846, quando la stazione fu costruita, la Lombardia faceva parte dell’impero austro-ungarico insieme al Veneto. La direttrice di comunicazione principale era naturalmente Milano-Venezia-Trieste. Il collegamento diretto con Vienna non era ancora possibile perché la realizzazione dei trafori alpini avvenne molti anni dopo.
Un accordo stipulato con lo Stato della Chiesa e i piccoli stati dell’Emilia portò alla realizzazione della linea Milano-Piacenza-Bologna che doveva attestarsi a Milano presso la stazione di Porta Tosa, che avrebbe subito un importante ampliamento che ne avrebbe fatto una importante stazione di termine.
Ma la situazione politica mutò rapidamente ed in modo sgradito agli austriaci: la vittoria dei franco-piemontesi nella seconda Guerra di Indipendenza (1859) scacciò l’impero asburgico e porto in breve tempo all’unità d’Italia (1861).
L’asse politico si riallineò a Milano. La stazione di porta Tosa, progettata sotto gli austriaci, venne soppressa nel 1873 e demolita senza lasciare alcuna traccia, in favore di una nuova stazione centrale situata nell’attuale piazza della Repubblica da una società francese, gradita ai Savoia. Sulla nuova stazione confluivano, oltre alla Milano-Torino, anche le linee per Monza, Venezia, Piacenza e Pavia. In seguito la Stazione fu spostata da piazza della Repubblica nella sede attuale.
#3 E’ la stazione più grande d’Europa
credits: @stazionemilanocentrale IG
Forse non tutti sanno che la Stazione Centrale di Milano è lapiù grande stazione ferroviaria in Europa per volume. La facciata larga 200 metri e la sua volta alta 72 metri, rappresentava un record al momento della sua costruzione. Con ben 24 piattaforme è il luogo dove ogni giorno circa 330 mila passeggeri, a bordo di oltre 500 treni.
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Ph. Riccardo Rivellini (da Rifondazione Milano Policroma)
La foto del giorno: oggi siamo in via Luini, angolo via Santa Valeria.
Ph. @Riccardo Rivellini (da Rifondazione Milano Policroma)
Ph. Riccardo Rivellini (da Rifondazione Milano Policroma)
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Anche quest’anno Milano ha perso il treno o, meglio, il gruppo: la Milano-Sanremo sarà accorciata e partirà da Pavia. Non solo: ancora una volta il Giro d’Italia arriverà a Roma, ancora una volta Milano non sarà teatro delle più importanti corse italiane.
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Milano scende dalla bici
# La Classicissima cambia percorso: diventa Pavia-Sanremo
Percorso Milano-Sanremo
Mercoledì 12 febbraio è stata presentato il percorso della Milano-Sanremo a Pavia, perché la Classicissima partirà ancora una volta da Pavia, dove avrà sede la partenza almeno fino al 2027.
La Milano-Sanremo è una delle più importanti corse ciclistiche al mondo, è una delle cinque classiche monumento, gare in linea di un giorno in cui il primo a passare sulla linea del traguardo vince. Le Monumento sono cinque gare piuttosto impegnative e particolari, in Italia se ne corrono due, la Milano-Saremo e Il Giro di Lombardia, la prima apre la stagione europea del ciclismo, mentre la seconda la chiude.
Milano-Sanremo
La Milano-Sanremo è anche nota come Classicissima, in quanto il suo percorso di quasi 300 km ha subito davvero poche variazioni nel corso della sua storia centenaria, soprattutto nel tratto ligure. Il percorso è sempre vicino ai 300 km, una distanza piuttosto unica nel ciclismo, ed è molto esplosiva nel finale, infatti dopo un lungo tratto pianeggiante, si arriva in Liguria dove si susseguono alcune salite piuttosto pedalabili per cui i partecipanti si trovano spesso a lottare sull’ultima salita di giornata, il Poggio di Sanremo, o addirittura nel successivo tratto in discesa.
Dal 1907 al 2022, Milano è sempre stata città di partenza della corsa, escludendo il solo 1965 per via di problemi logistici, quando la partenza venne spostata a Pavia. Nel 2023 la partenza avvenne da Abbiategrasso, nel 2024 da Pavia dove la corsa partirà almeno fino al 2027.
# Anche Il Giro non passa più da dove è nato
Giro d’Italia 2025
Negli ultimi anni Milano ha perso molto prestigio nel mondo del ciclismo, vedendosi privata anche dell’arrivo dell’ultima tappa del Giro d’Italia, una delle più importanti corse a tappe del mondo. Il Giro è sempre stato più girovago, infatti nelle sue 107 edizioni, Milano è stata città di arrivo per 78 volte, a causa dei forti legami che la Gazzetta dello Sport, l’organizzatore, ha con il capoluogo lombardo, però è dal 2021 che la città non vede arrivare il Giro d’Italia. E pensare che a Milano il Giro ha avuto origine.
# Uno sguardo a Parigi
Tour de France 2025
Se guardiamo all’estero, Parigi vede la conclusione del Tour de France, la più importante gara di ciclismo del mondo, ogni anno ed eccezione degli anni in cui la città è impegnata dalle Olimpiadi come avvenuto lo scorso anno. Parigi ha però perso la partenza di una corsa Monumento, la Parigi-Roubaix, ma in questo caso è stato necessario modificare la partenza per effettuare radicali modifiche nel percorso e renderlo più appassionante.
# Occasioni sprecate
Milano sta quindi perdendo il treno per valorizzarsi e valorizzare le infrastrutture di mobilità sostenibile che sta costruendo, non riuscendo a raggiungere un accordo con RCS, bisognerebbe quindi chiedere a Sala come mai non è stato possibile raggiungere un accordo, ancora una volta. Quindi sabato 22 marzo, se volete vedere il grande ciclismo, prendete il treno e andate a Pavia.
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«Ogni americano dovrebbe essere in grado di accedere a New York City indipendentemente dalle proprie possibilità economiche, non solo un’élite». Un principio che dovrebbe valere anche a Milano?
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«Non si può far pagare per lavorare»: Trump contro il ticket d’ingresso a Manhattan
Credits: @juwauclair Taxi New York
# Trump all’attacco del pedaggio per il centro
Dopo aver conquistato l’America Donald Trump va alla conquista di New York. Il presidente degli Stati Uniti intende cancellare il ticket d’ingresso per le auto che accedono a sud della Sessantesima strada di Manhattan. La misura era stata introdotta il 5 gennaio 2025 per ridurre il traffico in una delle zone più caotiche di New York, che comprende l’area a sud di Central Park, con il centro finanziario e i famosi edifici come l’Empire State Building. Sean Duffy, segretario dei Trasporti del governo americano, ha già annunciato di essersi attivato per revocare l’approvazione federale per il pedaggio, una congestion pricing pagata dagli automobilisti.
# «Uno schiaffo alla classe operaia e ai piccoli imprenditori»
Il governatore dello Stato di New York Kathy Hochul è nel mirino dell’amministrazione federale. Il portavoce del governo ha dichiarato che: «Il pedaggio è uno schiaffo in faccia alla classe operaia americana e ai piccoli imprenditori. Ogni americano dovrebbe essere in grado di accedere a New York City indipendentemente dalle proprie possibilità economiche, non solo un’élite». Due i motivi alla base della decisione di Trump che possono in qualche modo ricordare la situazione esistente a Milano:
In assenza di mezzi pubblici efficienti, gli automobilisti sono costretti a pagare per lavorare, ossia per entrare nel centro finanziario della città.
A differenza di quello che accade, i pedaggi dovrebbero al massimo essere impiegati per migliorare le strade utilizzate dagli stessi automobilisti.
Si tratta di uno scontro di poteri. Il governo federale rivendica il diritto di decidere scavalcando il governatore perché, sostiene, si fa pagare l’utilizzo di strade costruite con fondi federali.
# Il costo per entrare in centro a New York
Il ticket va pagato egualmente da ogni auto. Durante i giorni infrasettimanali, dalle 5 alle 21, il ticket costa 9 dollari, scendendo a 2,25 di notte. Nel weekend il pedaggio si applica dalle 9 alle 21. Garantiscono il controllo delle telecamere poste agli accessi, come accade a Milano per Area C e Area B. Pagano anche le moto (la metà), mentre i furgoni e i bus privati e turistici affrontano oneri maggiori. I tassisti sono esentati, ma i loro passeggeri versano un sovrapprezzo. Ci sono poi alcune esenzioni o riduzioni per determinate categorie.
# La reazione dei gestori del pedaggio
Contro la decisione del governo federale si schiera Janno Lieber, presidente e amministratore delegato della Metropolitan Transportation Authority, che gestisce i proventi della congestion pricing: per impedire lo stop alla tassa urbana, minaccia il ricorso al tribunale federale. Secondo Lieber, il pedaggio funziona: dall’introduzione della tassa sarebbero entrati a Manhattan 1,2 milioni di veicoli in meno sullo stesso mese del 2024, con un calo del -7,5%. Inoltre, afferma, 1,5 milioni in più di persone hanno visitato i quartieri commerciali della zona. New York è stata l’apripista per questa misura ormai diffusa in diverse città d’Italia. Altri sindaci USA hanno dichiarato di voler seguire l’esempio di New York. L’esito dello scontro con il governo determinerà pertanto uno stop o un’accelerazione ai pedaggi comunali per entrare nel centro cittadino.
# E pensare che Area B e Area C sono ancora più discriminanti…
Cosa accadrebbe se a Milano venissero applicati gli stessi principi fatti valere dal Presidente USA? In effetti, Milano è ancora più discriminante. Rispetto a New York che applica lo stesso pedaggio a qualunque automobile, a Milano le cose sono molto diverse. Ai più poveri che non possono permettersi un auto di nuova generazione (e più care) è vietato l’accesso in centro e, se arrivano da fuori, in tutta la città.
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Credits Andrea Cherchi - Maschera Carnevale Milano
Milano e Roma non si assomigliano neanche se si tratta di Carnevale.
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Anche il Carnevale divide Roma e Milano
# Le origini e il significato
mediorientedintorni.com – Dea Iside
Le origini del Carnevale affondano le radici in tempi antichissimi, che conducono fino alla civiltà egizia e ai festeggiamenti in onore della dea Iside. Proseguono poi con le Dionisiache in onore del dio Bacco per giungere ai Saturnali di epoca romana.
Il termine carnevale significa togliere la carne e si riferisce al periodo della Quaresima in cui, appunto, era vietato mangiare carne.
# A Milano dura di più: la leggenda e le tesi storica
Sant’Ambrogio
Il carnevale ambrosiano invece dura 4 giorni in più, per cui non termina il martedì grasso ma prosegue fino al sabato successivo. Leggenda vuole che i milanesi abbiano scelto di prolungare le feste, per aspettare il rientro in città del Vescovo Ambrogio avvenuto con 4 giorni di ritardo. Più realistica la tesi storica: secondo la tradizione romana bisognava mantenere il digiuno nei 40 giorni antecedenti la Pasqua eccetto la domenica, cosa che comportò l’anticipo della Quaresima al mercoledì delle Ceneri.
# La festa
Credits Andrea Cherchi – Maschera Carnevale Milano
Coinvolge la città di Milano e altre città dell’Arcidiocesi, come Monza e Varese. Comincia la domenica successiva al mercoledì delle ceneri, nel rispetto del calendario liturgico ambrosiano proprio del rito ambrosiano e non romano. I festeggiamenti non terminano il martedì grasso ma come detto, a differenza della maggior parte delle regioni italiane, prosegue fino al sabato successivo.
# Il carnevale ambrosiano 2025
Credits Andrea Cherchi – Coriandoli Duomo Milano
Iniziato già il 16 febbraio, prosegue fino all’8 marzo coinvolgendo la città in molteplici iniziative tra sfilate in maschera, eventi, musica, spettacoli per bambini e carri allegorici.
Non manca il Luna Park, allestito nella zona fra via Gaudio e l’Arena Civica, con mille attrazioni e tante golosità tipiche dello street food.
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