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Alla scoperta di quelle che erano considerate le «terme più belle del mondo»: a un’ora da Milano (fotogallery)

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Credits: _________jp_________ IG - Terme Berzieri

I tratti stilistici dell’edificio derivano in parte dal liberty, dall’arte orientale siamese e dall’art déco. All’epoca della costruzione furono definite “le più belle terme del mondo”. Ecco la storia di questa meraviglia architettonica.

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Alla scoperta di quelle che erano considerate le «terme più belle del mondo»: a un’ora da Milano (fotogallery)

# Il primo stabilimento termale sorse a fine ‘800

Credits: salsoexperience.it – L’antico edificio delle Saline demolito per far costruire lo stabilimento termale

Nel 1839 il dottor Lorenzo Berzieri scoprì le proprietà curative delle acque salsobromoiodiche di Salsomaggiore e riuscì a ottenere dal governo ducale di Parma nel 1847 il permesso per costruire un primo stabilimento. Tre anni dopo, la sua concessione fu assegnata al conte Alessandro D’Adhèmar, che scelse di riadattare ad edificio termale uno dei porticati annessi alle antiche saline del paese, con dodici camerini da bagno. I lavori iniziarono nel 1914, anche se a rilento per non interrompere l’erogazione dell’acqua termale degli impianti presenti nella vecchia struttura termale e poi per l’inizio del primo conflitto mondiale.

# Furono definite le più belle terme al mondo

Credits: deborahbegali – Terme Berzieri interno

Alla ripresa dei lavori fu ridisegnata la facciata rispetto a quanto previsto originariamente, con ispirazione alle architetture orientali. Il costo per la sua costruzione raggiunse l’esorbitante cifra per l’epoca di 23 milioni di lire, centinaia di persone impiegate, i migliori artigiani e marmisti per lavorare i marmi rossi di Verona, i bianchi da Rezzato e Carrara, i gialli da Siena e i travertini di Rapolano. Le nuove terme, inaugurate in pompa magna il 21 maggio 1923 alla presenza del ras di Cremona Roberto Farinacci e di numerosi ministri fascisti, all’epoca furono definite come le “più belle terme del mondo”, si tenne solennemente il 21 maggio 1923.

# L’edificio delle Terme Berzieri è realizzato in un mix di stile liberty, arte orientale e art decò 

Credits: _________jp_________ IG – Terme Berzieri

Il palazzo delle Terme Berzieri si sviluppa simmetricamente sul retro dell’imponente facciata principale, allungandosi con tre ali parallele. I suoi tratti stilistici derivano in parte dal liberty e dall’arte orientale siamese, ma è l’art déco a dominare, ispirata alla secessione viennese e a Gustav Klimt.

# L’imponente progetto di restauro: la nuova inaugurazione in arrivo 

La stessa ricchezza e fastosità ornamentale della facciata caratterizza anche gli interni dove si trova l’atrio a doppia altezza completamente rivestito con marmi, ori, stucchi e dipinti, tra cui spicca il grande trittico della controfacciata a tempera ad opera di Giuseppe Moroni che raffigurante la dea Igea con le sue ancelle. Al momento le terme sono chiuse ma sono al centro di un imponente progetto di riqualificazione ad opera della nuova proprietà QC Terme, finanziato in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti.

Con il restauro, saranno riportati alla luce affreschi, decorazioni e pavimentazioni d’epoca. L’ingresso monumentale guiderà gli ospiti verso meraviglie decorative e saune, biosaune e sale relax. Una delle principali novità del progetto sarà la creazione di una spa di 9.000 mq, di cui 6.400 mq nel Palazzo Berzieri e 2.600 mq nell’ex Centrale Termica. La spa includerà 9 vasche, tra cui una infinity pool panoramica sul tetto. L’inaugurazione è prevista per la metà del 2025

 

Continua la lettura con: Le 5 terme più belle d’Europa

FABIO MARCOMIN

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Non esiste in Italia, esiste solo a Milano

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Credits Andrea Cherchi - Installazione Fuorisalone 2024

Milano è unica. Anche per questo riteniamo che debba essere una città stato, una città libera di potersi gestire con più autonomia per andare incontro alle sue esigenze uniche. Dopo aver chiesto a chi viene da fuori di individuare ciò che Milano ha di unico rispetto al resto d’Italia, abbiamo effettuato un analogo sondaggio ma tra i milanesi. Questa la top 10 delle risposte. 

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Non esiste in Italia, esiste solo a Milano

#10 I Navigli

Milano non ha il fiume? Crea la rete dei navigli. Non ha il mare? Costruisce l’Idroscalo. Non ha i monti? Realizza il Monte Stella

#9 Il Fuorisalone/Design Week

Credits Andrea Cherchi – Installazione Fuorisalone 2024

Il festival diffuso di design più grandioso e famoso del mondo. 

#8 Il Quadrilatero della Moda

via montenapoleone
via montenapoleone

Ci sono altre capitali della moda, ci sono altre fashion week nel mondo. Ma solo a Milano il meglio della moda mondiale è concentrato in pochi metri quadrati. Con la regina indiscussa: Via Montenapoleone, una delle strade più care del mondo. 

#7 La metropolitana dal centro all’aeroporto in pochi minuti

Ezio Cairoli – Aereo M4 frontale

C’è chi aggiunge anche 5 linee della metro. Un unicum in Italia ma non a livello mondiale. Invece lo è la linea diretta centro-aeroporto in pochi minuti. 

#6 Il Cenacolo

monumenti da salvare

«Qualcuno di voi mi tradirà!». E scoppia il finimondo. Il dipinto su parete più famoso del pianeta, che sembra la scena di un film. 

#5 I tram storici

Credits ufficio stampa Atm – tram Milano1928 o Carrelli

La città in cui sono in funzione i tram più antichi del mondo: addirittura su 5 linee. 

#4 I milanesi

tattoo convention
Credits: zero.eu

Di nascita o acquisiti. Una comunità fantastica dove se hai un buon progetto trovi sempre qualcuno che ti aiuta a realizzarlo. 

#3 Il Duomo/la Madonnina

I due simboli di Milano. Li mettiamo appaiati perché stanno bene insieme

#2 La milanesità

«L’attitudine innata o acquisita di distinguere l’utile dall’inutile. Essere ambrosiano è quasi una filosofia che si identifica nel culto dell’efficienza e del decoro» (Alessandro Manzoni)

#1 La fretta

«Ho vissuto in diverse città non solo in Italia, nel mondo ma solo a Milano esiste la fretta, si vive correndo, si deve fare in fretta; un esempio: a Milano corriamo per prendere la metro, anche se sappiamo che la successiva arriverà entro 3 minuti, un altro esempio: il milanese odia fare la coda, aspettare il proprio turno dovunque, in posta, in farmacia, piuttosto prova a cambiare, non si sa mai che altrove ci sia meno coda…Anche al ristorante, il milanese ha fretta, cerca il cameriere appena si siede… non ho mai visto nessuno correre per prendere la metro a Roma, mai a Londra o a Parigi… questa smania di correre, di fare tutto in fretta a Milano si vede ovunque… perché questa fretta… perché non riusciamo a fare tutto con più calma?» (Monica Vilani) «Il milanese va di fretta anche se è fuori città, è nel suo DNA» (Patrizia Tesca) «La fretta, anche quando non ce n’è bisogno» (Domenico Marinaro)

# Le altre cose uniche più segnalate

  • La Circonvalla
  • Le università (Bocconi, Politecnico etc…)
  • Il Castello in pieno centro (e gratuito)
  • Lo stile
  • Il dialetto
  • I draghi verdi
  • La Scala
  • Milan-Inter/ Le due squadre che hanno vinto la Champions
  • Le rotonde con i semafori
  • Tutto in sharing
  • Lo skyline/i grattacieli 
  • Modelle/i

Continua la lettura con: Non esiste in Italia, esiste SOLO a Milano: le risposte di chi arriva da fuori

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L’appartamento più costoso in vendita a Milano: dove si trova e qual è il suo prezzo?

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credits quimmo prestige agency

Qual è l’appartamento in vendita più costoso di Milano? In questo articolo ve lo raccontiamo, sia dall’esterno che dall’interno, fornendovi tutto il necessario per conoscerlo al meglio.

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L’appartamento più costoso in vendita a Milano: dove si trova e qual è il suo prezzo?

# La residenza al diciassettesimo piano

credits quimmo prestige agency

In via Amerigo Vespucci, zona Porta Nuova, si può ammirare il più costoso appartamento di Milano. La residenza si trova al sedicesimo e al diciassettesimo piano ed è stata progettata da importanti architetti di design e appena completata. Il sedicesimo piano, fuori terra, prevede uno scenografico ingresso, con boiserie custom made, che si apre su un sorprendente living con terrazzo.

# Un appartamento con vista panoramica e cucina professionale

credits quimmo prestige agency

La superficie ammonta a 350 mq. La vista panoramica domina la città a 180 gradi, ed è perfetta per vivere momenti di convivialità con amici e parenti, guardando meravigliosi e colorati tramonti o semplicemente Milano illuminata di notte. La cucina professionale è dotata di elettrodomestici di alta gamma, ed è perfetta per il breakfast in famiglia e per cimentarsi alla cucina di piatti internazionali.

# Una domotica all’avanguardia

credits quimmo prestige agency

La domotica all’avanguardia controlla da remoto tutti gli impianti e garantisce la massima sicurezza ai residenti. La Torre Aria offre diversi servizi : concierge, security e call center 24/7, che rendono l’immobile adatto ad una clientela molto esigente. La zona Amenities, posta al primo piano dell’edificio, accoglie servizi pari ad un esclusivo hotel 5 stelle: area fitness, party room, home theatre e meeting room.

# Camera Master e zona Child

La camera master e il bagno en suite con vasca free standing donano momenti di relax con affaccio sullo skyline milanese. Lo studio con terrazzo privato e bagno adiacente è ideale per lo smart working o per essere trasformato in ulteriore camera da letto. La zona child è pensata per essere suddivisa in due camere con bagno, oggi è una grande camera con play room.

# Quanto costa

Il costo di questo appartamento ammonta a 8 milioni di euro, mentre le spese condominiali sono pari a 2.916 euro al mese. Per quanto riguarda il consumo di energia, questo immobile consuma, in un anno, meno di 3,51 kWh/m²

Continua la lettura con: I 7 posti dove i milanesi vorrebbero comprare casa

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ANDREA PARRINO

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Il «ritorno alla normalità» di ATM si fa sempre più lontano: il nuovo rinvio

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Tabelloni orari mezzi di superficie

In occasione dell’incontro con i vertici di ATM e Stadler al deposito di via Messina, per il viaggio inaugurale nel nuovo tram bidirezionale, l’Amministratore Delegato Arrigo Giana ha fatto il punto sulla situazione autisti. I milanesi dovranno pazientare ancora.

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Il «ritorno alla normalità» di ATM si fa sempre più lontano: il nuovo rinvio

# Assunti i primi 140 autisti alla fine del 2024

Ufficio stampa ATM – Arrigo Giana ATM

La presentazione del nuovo tram bidirezionale Tramlink della Stadler, il 19 febbraio durante un incontro presso il deposito di via Messina, è stata l’occasione per fare il punto sul ripristino del servizio regolare delle linee di bus e tram. L’Amministratore Delegato di ATM, Arrigo Giana, ha spiegato come alla fine del 2024 siano stati assunti 140 autisti sui circa 350 previsti dal piano aziendale. La carenza di autisti è infatti ritenuta la causa principale per il taglio alle corse che è stato messo in campo progressivamente dal 2023: oggi sono 90 su 130 le linee dove la frequenza dei mezzi è più diradata. Sempre alla fine dello scorso è stato addirittura affidato il servizio di una linea urbana a una società privata, mai successo prima. 

Nonostante la buona notizia delle nuove assunzioni, anche se non è dato sapere il numero di quelli che nel frattempo hanno lasciato visto che nei primi 6 mesi del 2024 erano stati oltre 200, il ritorno alla normalità si fa però ancora più lontano.

Leggi anche: Atm taglia le corse, Trenord le fermate: è la fine del mito dei mezzi pubblici lombardi?

# Linee e frequenze regolari solo alla fine del 2025, invece che da inizio anno

Credits mezzi_di_milano IG – Bus Atm

Arrigo Giana ha aggiunto che le corse dovrebbero ritornare alle solite frequenze di prima dei tagli per la fine del 2025 e non nella prima parte dell’anno come comunicato inizialmente. Ancora per diversi mesi i milanesi devono rassegnarsi ad attendere un mezzo anche più di mezz’ora.

Tabelloni orari mezzi di superficie

La difficoltà a completare l’organico si sta rivelando più difficile del previsto. Il 31 ottobre 2024, nel corso di una seduta di commissione a Palazzo Marino, il direttore operativo di ATM, Amerigo Del Buono, aveva comunque fatto sapere che 400 persone hanno già ottenuto la patente e che si prevedono dei recruiting day al fine di raccogliere 250 candidature per il posto di autista.

# Il campanello d’allarme: anche la manutenzione è in ritardo

Riccardo Mastrapasqua FB – Scale mobili fuori servizio

Non va meglio per quanto riguarda la manutenzione. Nell’ultimo periodo stanno infatti durando più del dovuto i malfunzionamenti di ascensori e scale mobili, alcune ferme per diversi mesi, con la data di fine lavori posticipata sempre più avanti nel tempo. Queste situazioni si verificano sia nelle linee più vecchie, come la M3, che in quelle più nuove come la M5. In superficie capita invece di vedere nelle pensile di attesa le luci e i tabelloni luminosi, che riportano gli orari di arrivo dei mezzi, spenti

Continua la lettura con: Ascensori fermi, scale mobili guaste, pensiline fuori uso: ATM ha tagliato anche la manutenzione?

FABIO MARCOMIN

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Il disastro verde di Milano: cambierà la situazione con la nuova gestione?

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Fabio Marcomin - Area verde zona Monumentale

Stanno spopolando a Milano giardini e aiuole senza erba, ma con cespuglietti e bossi. E non c’è più cura degli spazi verdi: qualcosa potrebbe cambiare da ora in poi. Forse. 

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Il disastro verde di Milano: cambierà la situazione con la nuova gestione?

# Aiuole e giardini senza erba, ma con cespugli che… non sopravvivono

Crescono le aree pedonali a Milano, vengono allargati i marciapiedi, nascono nuove piazza dove prima c’erano slarghi usati come parcheggi, il tutto nell’ottica di una città più a misura delle persone. Spesso questo interventi prevedono la creazione di giardinetti o aiuole dove al posto dell’erba trovano spazio pacciamatura in corteccia, teli per evitare l’invasione di piante infestanti, bordure e cespuglietti, intervallati quando possibile da alberi. Lo si sta vedendo nella riqualificazione di corso Buenos Aires e nelle sistemazioni superficiali delle strade soprastanti la linea M4.

Fabio Marcomin – Verde sopra parcheggio Chinatown

Un altro esempio lo troviamo sopra il parcheggio interrato all’ingresso in Chinatown. A causa della scarsa manutenzione bossi e cespuglietti diventano in poco tempo secchi e poi muoiono, producendo un effetto orrendo e disordinato. Lo stesso succede con gli alberelli, spesso agonizzanti e senza foglie. Tanto varrebbe seminare solo erba, a patto di tagliarla con frequenza. Ed è qui sorge l’altro problema.

Leggi anche: Darsena sempre più allo sbando: il reportage fotografico di UrbanFile

# La giungla in città: parchi con sfalci ridotti per tutelare la biodiversità

Alessandro Vidali – Erba alta tra panchine zona Bonola

La strategia del Comune di Milano per i parchi o comunque le zone inerbite è quella di ridurre lo sfalcio dell’erba per tutelare la biodiversità. Una scelta fatta da altre grandi città europee e che Palazzo Marino ha deciso di adottare. In questo modo, come spiegato dall’amministrazione comunale, le piante possono completare il loro ciclo vegetativo fino alla fioritura e alla produzione di seme, e oltre a salvaguardare la biodiversità, c’è un risparmio di risorse e viene migliorata la qualità del suolo e dell’aria.

David Diana – Cespugli Corso Sempione

La situazione è quindi diametralmente opposta alle aiuole e ai giardini con i cespuglietti, ma il risultato non cambia: sempre degrado e incuria. Dalle panchine in zona Bonola con l‘erba talmente alta da passare attraverso le fessure tra le stecche delle panchine, alla “Foresta Amazzonica” di corso Sempione, con cespugli e fili di erba alti oltre un metro. Come fare quindi a trovare un punto di equilibrio?

# MM invertirà la rotta?

Credits: milanoblu.com

Nell’ottobre 2024 il Comune di Milano ha formalizzato l’affidamento a Mm spa per la gestione del patrimonio verde della città per i prossimi 25 anni, quindi fino al 2049. Si parte dai contratti in essere per poi procedere gradualmente alla manutenzione dei giardini e del verde nelle scuole di competenza comunale. Da aprile di quest’anno anche tutto il patrimonio verde del Municipio 8, dove ne è presente la maggiore concentrazione. L’obiettivo è prendere la gestione entro dicembre di tutti gli oltre 18 milioni di metri quadrati della città anche grazie all’assunzione di 200 nuovi professionisti dedicati.

La partecipata si occupa inoltre anche del sistema idrico milanese e quindi dovrebbe riuscire a coordinare meglio l’erogazione dell’acqua anche nelle aiuole e nei piccoli giardini. Basterà tutto questo per invertire la rotta?

Leggi anche: La Green Revolution di Milano: un nuovo parco in città e gestione MM di tutto il verde

Continua la lettura con: La M4 si è mangiata il verde?

FABIO MARCOMIN

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«Quello che mi aveva sempre suggestionato»

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«Come si poteva scrivere un libro di Filosofia?». Secondo estratto dalla seconda puntata de Il Lato Chiaro, il nuovo videopodcast di Milano Città Stato. La puntata intera con il lato chiaro di Stefano Zecchi in onda da lunedì 24 febbraio sul canale di youtube di Milano Città Stato. 

Conduce: Andrea Zoppolato. Regia: Francesco Leitner. Prodotto da: Fabio Novarino. Location: Fucine Vulcano APS – Via Fabio Massimo 15/12 (IG: @fucinevulcano).

Qui la prima puntata: Il Lato Chiaro di Candida Morvillo

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La «Porta di Chinatown», lo sconosciuto varco storico di Milano

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A Milano non c’erano solo le porte (Porta Garibaldi, Porta Nuova, Porta Venezia, Porta Romana, Porta Ticinese, Porta Magenta, Porta Vittoria, Porta Vigentina e Porta Lodovica), ma anche quelle che venivano chiamate pusterle: erano dei varchi secondari (Barriera Principe Umberto, odierna piazza della Repubblica, Porta Monforte, Porta Genova, Arco della pace e Porta Volta).

Col passare degli anni, alcune sono diventati luoghi alla moda, ormai pochi sanno cosa hanno rappresentato nella storia e pochi sanno che le porte non erano solo queste, ce n’era una che aveva un nome molto particolare.

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La «Porta di Chinatown», lo sconosciuto varco storico di Milano

# La «Porta di Chinatown»

Ph. @mattiabdu IG

Milano è sempre stata terra di conquista. Francesi, austriaci e spagnoli hanno lasciato tracce del loro passaggio e proprio lungo gli antichi bastioni spagnoli (oggi demoliti) sorgeva una varco con un nome molto curioso: Tenaglia. Per intenderci siamo in piazzale Biancamano e la porta in questione si apriva sulla strada di quella zona che veniva chiamata Borgo degli Ortolani e che oggi tutti conosciamo come via Paolo Sarpi o meglio ancora Chinatown. Ma qual è la sua storia?

Leggi anche Valentina BURLANDO: “la mia Milano come PORTA ROMANA”

# Una porta «sfortunata»

il Castello Sforzesco nel Settecento

Cesare Cesariano era un architetto milanese e proprio durante l’occupazione spagnola ricevette dal governatore il titolo di architetto della città di Milano. Un titolo prestigioso che lo portò, nel 1535, a diventare uno dei direttori della fabbrica del Duomo. Nel 1521 per volontà di Don Ferrante Gonzaga,  progetta e costruisce Porta Tenaglia, che nell’intento originario doveva essere una difesa del Castello Sforzesco. La sua durata, a differenza delle altre porte più celebri, fu molto breve.  Trentasei anni dopo, nel 1571, su ordine di Alfonso Fonseca, la porta viene demolita per allungare il fossato del castello.

Leggi anche Il FORTINO AUSTRIACO a porta Tosa

# Perchè Tenaglia?

Porta Volta – Ph. @rcipolletta IG

In effetti, a differenza delle sue “sorelle”, la porta aveva un nome curioso e se vogliamo un po’ atipico. Sono state tante le versioni che hanno cercato di spiegare la ragione, ma la versione più accreditata va ricercata alla forma poligonale formata dal Castello Sforzesco e dal Parco Sempione (che ai tempi era una riserva di caccia), per cui si andava a formare una sorta di tenaglia che teneva lontano eventuali attacchi invasori. Un’altra teoria, molto più semplice, pare che la porta ricordasse in grandi linee la forma di una tenaglia.

Leggi anche Lo SPETTACOLARE LAGO INCONTAMINATO a un’ora e mezza da Milano 

# La sua presenza nella Milano di oggi

Ph. @poglianiarianna IG

Ancora oggi, per quanto venga citata nei libri storici della vecchia Milano, su Porta Tenaglia ci sono ancora molti dati non chiari e informazioni troppo frammentate per avere più notizie a riguardo. Infatti su alcune mappe antiche la porta viene collocata diversamente e non dove viene storicamente posta e anche sulla sua forma ci sono molti dubbi che temo resteranno tali per molto tempo ancora. Alcuni, addirittura, negano la sua esistenza e la relegano nel mito e nella leggenda. Nel 1580 Giovanni Battista Clerici, realizza una mappa di Milano del tempo e qui troviamo la rappresentazione più fedele e veritiera della porta.

Quello che rimane oggi è solo la domanda di dove fosse collocata davvero. La sua storia, la sua leggenda, il suo mito, a differenza  delle altre porte, l’hanno resa talmente importante da intitolarle una via: infatti, esiste via Porta Tenaglia in zona Moscova. La porta d’ingresso di Chinatown è questa. 

Continua la lettura con: Porta Vittoria: al posto del CINEMA ABBANDONATO nascerà il 5 GIORNATE BUILDING 

MICHELE LAROTONDA

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Il «Grande Incubo»: quando Milano sembrava piombata in un buco nero

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Ufficialmente iniziata con le prime avvisaglie nel 2007, la Grande Crisi del 2008 a Milano è scoppiata un anno dopo. Era il 2009.

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Il «Grande Incubo»: quando Milano sembrava piombata in un buco nero

# Le prime onde della Grande Crisi

Già nell’estate del 2008 si respirava un’aria più pesante del solito. Un’aria cupa come quella del cielo delle Olimpiadi di Pechino, con tasche sempre più vuote e soprattutto un senso di inquietudine e di catastrofe incombente. 

In realtà, l’alba della crisi è stata nel 2006. Negli USA, con il crollo dei mutui subprime. Le banche a quegli stessi a cui stendevano tappeti rossi elargendo prestiti come fossero fondi del PNRR, dopo pochi mesi si presero la loro casa. Quasi tre milioni di famiglie americane non riuscirono a ripagare il mutuo e dovettero lasciare le loro proprietà che vennero messe in vendita dalle banche, determinando un aumento dell’offerta sul mercato immobiliare e quindi un ulteriore abbassamento dei prezzi.

A quel punto la crisi si è propagata come le onde di uno tsunami che inizialmente si intravvedevano solo sulle pagine delle riviste di economia. Sembrava tutto così tecnico, così lontano, fino al 6 settembre 2008 quando il crack di Freddie Mac e Fannie Mae accelerò la crisi finanziaria portando al fallimento Lehman Brothers e facendo colare a picco i mercati azionari. 

# Il crollo in Italia nel 2009: PIL a -5,5%

ph. Gerd Altmann – pixabay

Il governo italiano cercò di tamponare le falle pompando denaro nell’economia e riempiendosi di debito: alla fine del 2008 si registrò un calo del PIL appena dell’1,2%, più contenuto rispetto a quasi tutti gli altri paesi. 
Ma, come spesso succede a chi cerca di scansare il problema procrastinando, l’Italia è stato invece uno dei Paesi al mondo più travolti dalla crisi.

Il 2009 ci fu un crollo (-5,5% del PIL), una delle peggiori performance internazionali. Ma l’aspetto peggiore fu negli anni successivi: l’economia italiana per molti anni ha mostrato una vera inversione di tendenza come invece è accaduto in altri paesi. Addirittura, dopo una dozzina d’anni, l’Italia era l’unico tra i grandi paesi a non aver ancora raggiunto i livelli di ricchezza ante crisi. 
Anche perché piove sempre sul bagnato e mentre l’Italia cercava ancora di tappare le buche della crisi internazionale, nel 2011 veniva sommersa da una nuova ondata: la crisi dei debiti sovrani. 

# La reazione a catena in Italia: il crollo del PIL e la crisi del debito pubblico

La crisi di un debito sovrano consiste in un rialzo eccessivo dei tassi di interesse sui titoli di stato che vengono periodicamente messi all’asta per finanziare il rinnovo e l’aumento del debito pubblico. Più si alzano i tassi, più il governo deve trovare i soldi per ripagarli, strozzando in questo modo l’economia privata e scassando ancor di più il bilancio dello Stato. 

La crisi del debito italiano divenne evidente nel mese di Giugno 2011, subito dopo che Grecia, Irlanda e Portogallo ad un passo dal default avevano chiesto aiuto all’Europa, ed andò via via peggiorando. Lo “spread”, il differenziale di rendimento fra titoli di stato italiani e quelli tedeschi, cominciò a crescere di mese in mese portando le principali agenzie di rating a declassare la qualità del debito italiano. 

Le difficoltà del sistema bancario produssero a partire dall’estate del 2011 una stretta del credito (credit crunch): le banche italiane non furono più in grado di elargire finanziamenti al settore privato, determinando ulteriori difficoltà di accesso al credito alle famiglie e alle imprese che già si trovavano in difficoltà. Sotto le pressioni del settore finanziario e di altre istituzioni, il 12 novembre 2011, cadde il governo Berlusconi che lasciò il posto a un governo di tecnici presieduto da Mario Monti.
In sostanza, a partire dal 2008 l’Italia fino ad oggi ha alternato periodi di stagnazione a veri e propri periodi di recessione, senza mai riprendersi con un trend di crescita consistente. 

# Il «Grande Incubo» a Milano 

Ricordo di quel periodo vedere per la prima volta nei bar di Milano gente perdere tempo, senza lavoro, senza prospettive. Il mercato sembrava in panne. Non si muoveva foglia. Sulla città dell’energia e dell’efficienza era calata la nebbia, in ogni incontro si evitava l’imbarazzante domanda “che lavoro fai?”

Ma ricordo anche che però non si perse mai la dignità. I molti che persero il lavoro o dovettero chiudere l’attività si riqualificarono come free lancer, startupper o come consulenti. La città dei cumenda era diventata la città dei consulenti, gli yuppies si trasformavano in startupper, perché a Milano è vietato definirsi disoccupati.

L’altra faccia della medaglia per Milano è stata ritrovare una dimensione più umana. La sensazione che la ruota della carriera assomigliasse a quella del criceto e che la crescita senza fine fosse una illusione ha portato, dalla crisi del 2008, molti milanesi a ridefinire le proprie proprietà esistenziali. Forse dopo quegli anni di disillusione e di secchiate di acqua fredda, siamo tutti diventati psicologicamente più pronti ad affrontare la nuova grave crisi che sembra incombere su tutto l’Occidente. Forse. 

#milanograffiti

inside Over

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ANDREA ZOPPOLATO

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Roma dichiara guerra a traffico e auto in doppia fila: ma la direzione è giusta?

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Credits: Matheus Bertelli - Pexels

Si chiama Cerbero il nuovo strumento che i vigili urbani hanno in dotazione per riconoscere le targhe delle auto in doppia fila e far partire il verbale della multa. Sfruttando l’intelligenza artificiale infatti, con questo metodo si velocizza il processo di riconoscimento e al vigile non resta che confermare manualmente il verbale della sanzione. Sarà lo strumento giusto che serviva ai romani?

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Roma dichiara guerra a traffico e auto in doppia fila: ma la direzione è giusta?

# Cerbero, lo strumento innovativo… che fa multe

Ph: Zona Roma Nord – Instagram

Il sindaco Gualtieri ha lanciato sui social, canale abitualmente utilizzato dal primo cittadino, il nuovo strumento che, unendo progresso e necessità, velocizzerebbe il lavoro degli addetti al controllo della circolazione e della sicurezza urbana. Questa innovazione ha subito sollevato dubbi e contestazioni, primo fra tutti l’ex sindaco Alemanno che accusa Gualtieri di essere “fuori dal mondo” e di non comprendere le reali necessità dei romani. Ma al di là di chi abbia torto o ragione, il traffico e le auto in doppia fila sono effettivamente un grave problema che affligge la Capitale, soprattutto al centro. Sarà dunque un nuovo metodo più veloce ed efficace di sanzionamento che lo risolverà?

# Multe contro il traffico: è la strada giusta?

Credits: Life Of Pix – Pexels

Abbiamo notato che da noi l’incremento di piste ciclabilibiciclette, non funziona come invece accade all’estero. E neanche misure come quella del “car sharing” sono esaustive. Queste infatti hanno sì impattato sulla mobilità, ma in una piccolissima misura che sicuramente non risolve il problema e che, in certi casi, ne ha creati di nuovi. C’è anche da dire che, essendo l’uso della macchina a Roma una tradizione molto diffusa, è difficile da scardinare. È per questo che fa rabbia notare come gli unici tentativi di soluzione riguardino un incremento delle multe. Non è infatti con le punizioni che si rivoluziona un sistema, tutt’al più così si riempiono le casse del Comune. Dobbiamo pretendere di più dai nostri amministratori, ma qual è il fronte su cui si fa ancora troppo poco?

# Per ridurre il traffico servono i mezzi di trasporto pubblico

Credits: Matheus Bertelli – Pexels

Se i metodi impacciatamente adattati alla nostra città non funzionano, è invece chiaro che il fronte su cui si fa ancora troppo poco è quello dei mezzi pubblici. Infatti a parte la sostituzione di alcuni vecchi bus in favore di nuovi elettrici ed ecosostenibili, la distribuzione di questi mezzi e le modalità di collegamento non sono state ritoccate come necessiterebbero. Non è raro infatti trovare zone quasi totalmente scoperte in cui a circolare sono bus vecchi, malandati e prossimi alla rottamazione. Dobbiamo esercitare una particolare insistenza su questo aspetto dalla centrale importanza. E ovviamente, a tutto ciò, bisognerebbe affiancare misure di riqualifica della città, tra cui una misura che preveda un ridimensionamento dell’amministrazione.

# La mobilità: il passo fondamentale per la grandezza di Roma

Credits: Kelly – Pexels

Dobbiamo metterci in gioco in prima persona per risolvere anche questo tra i problemi che attanagliano la nostra amata città. Le amministrazioni che si danno il cambio ogni 5 anni non fanno abbastanza e non sarà mettendo qualche pezza per coprire il problema che questo si risolverà! Passo dopo passo, questa città tornerà ad essere modello per tutto il mondo, a partire dalla mobilità.

Continua la lettura con: I 5 punti più belli dove ammirare Roma dall’alto

RAFFAELE PERGOLIZZI

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La foto del giorno: dove siamo?

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Ph. @milanographies IG

La foto del giorno: oggi siamo in Corso di Porta Romana.

@milanographies

Ph. @milanographies IG

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FABIO MARCOMIN

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Il tuo primo giorno di lavoro dopo la laurea in Statale

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E avevi preso 27 in Anatomia. 

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Continua con: Quando ti arriva il conto di tre ore di parcheggio coperto in centro a Milano

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3 ristoranti con vista mozzafiato a un’ora da Milano

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credits The Fork

Si rivede il bel tempo: si possono unire panorami mozzafiato a sapori inenarrabili? Certo che sì. Vi raccontiamo tre ristoranti che meritano di essere visitati almeno una volta nella vita.

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3 RISTORANTI PANORAMICI a un’ora da Milano

#1 Rifugio Martina a 1.400 metri d’altitudine

Credits federica.fernicola IG – Rifugio Martina

Al Ristorante Rifugio Martina il gusto incontra il sapore. A 1380 metri di altitudine infatti, questo rifugio ospita una vista mozzafiato, tra il lago scintillante e le vette imponenti che lo incorniciano. La vista si può scorgere dalla terrazza o dall’accogliente sala interna. Il rifugio si può raggiungere dopo una breve passeggiata tra i sentieri.

In cucina, la tradizione è protagonista. Materie prime di qualità danno vita ai sapori autentici del territorio, con la polenta regina indiscussa del menù. Servita fumante, si accompagna a carni succulente, formaggi saporiti o viene proposta nella sua versione più tipica: la polenta uncia, ricca di burro e formaggio fuso.

 Località San Primo, 22025 Lezzeno CO Recensioni Google: 4.4/5

#2 Polentoteca Chalet Gabriele con il panorama del Lago di Como

Credits francesco.m.b.2020 IG – Chalet Gabriele

Un altro ristorante con una vista mozzafiato sul Lago di Como è la Polentoteca Chalet Gabriele a Bellagio. Qui lo spettacolo del lago incorniciato dalle cime verdi e rocciose si può ammirare dalle ampie vetrate delle sale interne o dalla splendida terrazza panoramica.

Il menù è improntato sui sapori della tradizione: pizzoccheri, sciatt, polenta con spezzatino, piatti ricchi e genuini che raccontano la montagna. Lo chalet ospita anche opzioni vegetariane, senza tuttavia rinunciare al gusto e alla qualità.

 Località Prà Filippo, 60, 22030 Bellagio CO Recensioni Google: 4.5/5

#3 Antica Osteria del Ponte nel Parco del Ticino

credits The Fork

Ci spostiamo ora a Bartesate, in provincia di Lecco. Questa volta, la scena se la prende la Tinara del Belvedere, un’osteria immersa in un contesto tranquillo e raggiungibile con un breve tratto a piedi, dopo aver lasciato la macchina più in basso. Per mangiare ci sono due opzioni: consumare nel casale del 1500 ristrutturato, o nel giardino-terrazza. La cucina è tipica valtellinese, affiancata da piatti provenienti da tutto il mondo.

Recensioni Google 4,2/5

Via Madonnina, 8, 23851 Bartesate LC

Continua la lettura con: I ristoranti di Milano dove si fa festa

ANDREA PARRINO

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Hinterland sempre più isolato da Milano: i bus «scomparsi» a Ovest ed Est dopo l’apertura di M4

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Linea 38 accorciata

Il completamento della M4 ha fatto bene. Ma forse solo ai milanesi. Le “rimodulazioni” delle linee di superficie, in pratica bei tagli ai tracciato, hanno però danneggiato i residenti dell’hinterland prossimi ai due capolinea. Con il risultato che è diventato per loro ancora più difficile raggiungere Milano. E in altri comuni va ancora peggio.

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Hinterland sempre più isolato da Milano: i bus «scomparsi» a Ovest ed Est dopo l’apertura di M4

# A Ovest: accorciata la 351 da Buccinasco, ma la passerella al capolinea di M4 non sarà pronta prima di maggio

Linea 351, passerella non aperta

L’apertura integrale della M4 ha consentito di servire una zona popolosa di Milano, il Lorenteggio-Giambellino, collegandola in modo veloce al centro città. Una linea pensata in teoria per agevolare anche i pendolari: in particolare chi deve andare a Linate, e in generale i residenti dell’hinterland non più costretti ad arrivare al ramo M1 di Bisceglie per muoversi a Milano. La contestuale rimodulazione delle linee di superficie ha però vanificato l’effetto della nuova metropolitana. Tra i cittadini che stanno tuttora pagando dazio ci sono quelli di Buccinasco: il bus 351 è stato accorciato da Romolo M2 a piazza Negrelli, dove ci sarebbe dovuto essere l’interscambio con il capolinea di San Cristoforo M4 grazie alla passerella pedonale. Peccato che la passerella non sia stata ancora completata e non dovrebbe esserlo prima di maggio-giugno: almeno sei mesi dopo rispetto a quando sarebbe stato necessario. Questa la situazione a Ovest. E a Est le cose non vanno meglio. 

# A Est: a Segrate non arriva più la 38 e il servizio Chiamabus è un flop

Linea 38 accorciata

Anche il Sindaco di Segrate, Paolo Micheli, si è fatto sentire tramite una lettera aperta al Sindaco Sala: «In attesa dell’arrivo della M4 a Segrate (nel 2030), si potenzi il trasporto su gomma. Intollerabili disservizi, come corse in ritardo e abitacoli sovraffollati, che impediscono agli studenti di presentarsi puntuali a scuola.» Le situazioni più critiche sono nelle frazioni di Redecesio, Lavanderie e Novegro, con quest’ultima che ha perso la 38 di ATM dopo l’entrata in servizio di M4. Micheli spiega inoltre come nemmeno il servizio del Chiamabus, istituito su indicazione dell’Agenzia di Bacino per sostituire alcuni bus, non stia funzionando. A questo si aggiungono le criticità del passante. E non si tratta di due casi isolati. 

Leggi anche: Ufficiale: torna un pezzo dell’ex 73…ma non tutti sono contenti

# Gli altri comuni mal collegati dell’hinterland

Linea 222 da Opera al capolinea del 24

Tornando a Ovest, al pari di Buccinasco, pur trovandosi vicino a Milano, anche Corsico soffre di difficili collegamenti con Milano, con la linea 327 che porta a Bisceglie M1 ma con frequenze troppo alte fuori dagli orari di punta. La stessa linea parte da Trezzano sul Naviglio, ma il traffico sulla Vigevanese rallenta molto il tragitto. Tra i comuni mal collegati c’è anche il Sud, con Opera. Nonostante sia prossimo al confine di Milano, procedendo per via Ripamonti, ha solo il bus 222 che lo collega al capolinea del 24, dato che la 99 parte dalla frazione: per andare in centro è un’odissea.

Continua la lettura con: In «diretta» dal viaggio inaugurale del nuovo tram di Milano (foto e video)

FABIO MARCOMIN

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Elezioni 2027: perché introdurre le «quote giovani»

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La politica cittadina è da anni nelle mani di una classe dirigente che fatica a intercettare le esigenze del futuro. E se introducessimo una «quota giovani» per garantire ai protagonisti del domani un ruolo attivo nelle decisioni che plasmeranno il futuro della città?

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Elezioni 2027: perché introdurre le «quote giovani»

# Milano: una democrazia senza certezze?

Nel 2027 Milano tornerà alle urne per eleggere il nuovo sindaco, il Consiglio Comunale e i Consigli di Municipio. La sfida principale si giocherà tra centrodestra e centrosinistra, con uno scontro che, almeno in campagna elettorale, verterà su tematiche ideologiche più che su progetti concreti per la città.

Se la storia recente insegna qualcosa, non sapremo davvero quale sarà l’orientamento effettivo della politica cittadina fino a circa due anni dopo l’insediamento del nuovo sindaco. Beppe Sala, ad esempio, si presentò inizialmente come un candidato vicino al ceto medio e alla borghesia milanese, per poi virare progressivamente verso politiche fortemente green e anti-auto. Questo cambio di rotta è emblematico di un problema che caratterizza la democrazia locale: si sceglie tra candidati con programmi diversi, ma raramente si ha certezza di come la città verrà effettivamente governata.

# L’idea della «Quota giovani»

Credits: lapoliticaitaliana.it

Una possibile soluzione per riformare la democrazia milanese potrebbe essere l’introduzione di una «Quota giovani» nei consigli di municipio, nel Consiglio Comunale e perfino nella Giunta. Dopo le poco fortunate “quote rosa”, che non hanno convinto molti a livello nazionale, una quota obbligatoria per i giovani potrebbe garantire un rinnovamento politico e una maggiore attenzione a temi che spesso vengono trascurati.

La proposta sarebbe semplice: imporre ai partiti di inserire nelle proprie liste almeno un 30% di candidati under 30. L’età perfetta per questa quota potrebbe essere 33 anni, in modo da includere studenti universitari, giovani lavoratori alle prime esperienze, ricercatori in carriera e giovani professionisti già affermati. Questo meccanismo non limiterebbe la libertà di voto dei cittadini, poiché sarebbero comunque loro a scegliere chi eleggere, ma obbligherebbe i partiti a presentare candidature fresche e rappresentative delle nuove generazioni.

La «Quota giovani» non sarebbe quindi un’imposizione agli elettori, ma ai partiti, che sarebbero costretti a rinnovarsi e a dare spazio a nuove idee. Questo potrebbe portare a una politica più dinamica e reattiva, capace di intercettare i cambiamenti sociali prima che diventino emergenze.

# Come funziona il governo di Milano?

Milano è amministrata dal sindaco, dal Consiglio Comunale e dai Consigli di Municipio. Il Consiglio Comunale è composto da 48 consiglieri più il sindaco e ha il compito di approvare bilanci, regolamenti e atti fondamentali della città. I Municipi, invece, sono nove e rappresentano i territori della città in maniera più capillare. Ogni Municipio ha un proprio presidente e un Consiglio composto da 30 membri, eletti direttamente dai cittadini.

Nonostante questa struttura, la politica milanese soffre di un forte immobilismo generazionale: la maggior parte degli eletti ha un’età superiore ai 40-50 anni, e le nuove generazioni faticano a trovare spazio nei processi decisionali. Questo porta a un’amministrazione che spesso ignora o sottovaluta i problemi specifici dei giovani, dalla mobilità alla sicurezza fino all’accesso alla casa e al lavoro.

# Perché la «Quota giovani» sarebbe utile?

Garantirebbe una rappresentanza diretta di una fascia di popolazione che spesso subisce le decisioni politiche senza avere voce in capitolo. Pensiamo, ad esempio, al tema della sicurezza giovanile e del fenomeno maranza. Questo problema è diffuso a Milano da anni, ma la politica cittadina ha iniziato ad affrontarlo solo dopo i fatti di Capodanno. Un giovane under 30, più vicino a certe dinamiche sociali, avrebbe potuto sollevare la questione con largo anticipo, permettendo una gestione più tempestiva ed efficace del problema.

Un altro esempio riguarda il dibattito sulle metropolitane aperte H24. Con una rappresentanza giovanile significativa nei municipi e in Comune, questa tematica sarebbe stata posta sul tavolo già da tempo, invece di essere discussa sporadicamente senza mai arrivare a una reale implementazione.

Lo stesso discorso vale per il caro-affitti: questione fondamentale per la vita di migliaia di giovani, ma che raramente viene tematizzata correttamente dall’amministrazione cittadina e, soprattutto, gestita di concerto con la rappresentanza universitaria.

# Un referendum per la «Quota giovani» nel 2027?

Credits: Ministero dell’Interno

Un’opzione interessante potrebbe essere quella di sottoporre la proposta a un referendum cittadino in concomitanza con le elezioni del 2027. In questo modo, sarebbero i milanesi stessi a decidere se rendere obbligatoria questa quota nei vari organi amministrativi della città. Un referendum permetterebbe di avviare un dibattito pubblico sulla questione e di coinvolgere direttamente la cittadinanza nella decisione.

Ovviamente, una maggiore presenza di giovani nella politica cittadina potrebbe comportare il rischio di proposte troppo radicali o di una visione sbilanciata verso esigenze specifiche. Tuttavia, anche ammettendo che il 40% dei rappresentanti sia composto da under 30, resterebbe comunque un solido 60% di eletti più esperti in grado di bilanciare e moderare le istanze più innovative.

L’obiettivo non sarebbe quello di affidare il governo della città ai giovani in maniera sproporzionata, ma piuttosto di garantire che le nuove generazioni abbiano un peso adeguato nelle decisioni politiche, contaminando, così, tutti i decisori politici.

Continua la lettura con: La nuova «Milano federale»: municipi-città e sindaco ridimensionato, per la Milano del futuro

MATTEO RESPINTI

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20 febbraio 1937. Inizia a Milano la vita al massimo di Johnny Dorelli

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Dorelli

La sua attitudine ad essere poliedrico, eclettico, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da presentare al pubblico, sono state le caratteristiche di un artista generoso.

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20 febbraio 1937. Inizia a Milano la vita al massimo di Johnny Dorelli

# Da Milano a New York, dove imparò a cantare

wikipedia – Johnny Dorelli

Johnny Dorelli non si vede da qualche tempo, forse l’età gli sta consigliando di starsene un po’ dietro le quinte, dopo una vita vissuta (e goduta) al massimo, nel “rosso dell’uovo”, come si diceva una volta in provincia, come sinonimo di “sotto i riflettori”. Lui la provincia l’ha vissuta a lungo, pur essendo nato a Milano. In età giovanile infatti visse a Meda, nella casa della propria famiglia. Nasce il 20 febbraio 1937. A 11 anni, a guerra finita e Repubblica Italiana appena iniziata, parte per gli Stati Uniti per raggiungere il padre, Aurelio Guidi, un tenore che portava lo pseudonimo di Nino D’Aurelio. Fu proprio Aurelio a far debuttare il figlio: “ho iniziato la mia carriera con piccoli spettacoli al fianco di mio papà”, confidò Johnny Dorelli (nome d’arte di Giorgio Domenico Guidi), in un’intervista degli anni settanta. Iniziò a cantare a New York, li fece le scuole, studiò al Conservatorio, imparò la musica e cominciò a cantare.

# Il ritorno in Italia: il debutto a Napoli

Torna in Italia dove, nel 1956, debutta a Napoli, al Festival della Canzone di Piedigrotta: qui lo notano alcuni addetti ai lavori del mondo dello spettacolo, che gli danno la possibilità di debuttare in Tv al Musichiere. Nel 1957, sempre a Napoli, passa all’Avanspettacolo, un’esperienza che, a vent’anni, è una buona gavetta, “anche se in realtà di gavetta ne ho fatta poca, sono stato fortunato a trovare abbastanza presto la possibilità di esibirmi con una certa autonomia”, confidò a Pippo Baudo in una “Domenica in” del 1977.

# Le nove partecipazioni al Festival di Sanremo, la prima insieme a Modugno con “Nel blu dipinto di blu”

wikipedia – Modugno e Dorelli nel 1959

Dorelli rivelò che nei primi anni di carriera aveva un difetto: “la “erre” moscia, caratteristica che allora era considerata intollerabile nel mondo della canzone. Per correggere questa “erre” mi consigliarono di esercitarmi dicendo frasi in cui la R la sostituivo con la D”. Chissà se è stato questo consiglio a far diventare la sua voce tra le più riconosciute e apprezzate, sia come cantante, che come attore. Nel 1958 entra nella storia, con “Nel blu dipinto di blu”, cantata al Festival di Sanremo abbinato a Domenico Modugno. L’anno dopo, sempre con Modugno, presentò “Piove”: due canzoni che hanno raggiunto l’Olimpo della musica e due vittorie di fila. 

Al Festival si è presentato nove volte, l’ultima nel 2007 con il brano “Meglio così”.

# Uno showman a tutto tondo

Ma Dorelli è anche attore, compositore, conduttore televisivo, speaker radiofonico, e…showman a tuttotondo. Ha scritto tante canzoni, ha inciso circa venti album, ha recitato in trentaquattro film per il grande schermo e quindici per la Tv. Ha condotto programmi televisivi e ha preso parte a storiche pubblicità.

Al Cinema ha lavorato al fianco di Totò, Peppino de Filippo, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi, Milena Vokotic, Paolo Villaggio e Gloria Guida, con la quale nel 1979 iniziò una relazione, sfociata in matrimonio nel 1991 e tutt’ora ancora presente.

Nel 1974 è Don Silvestro in “Aggiungi un posto a tavola”, la commedia musicale di Garinei e Giovannini diventata il simbolo del musical italiano. Nel 1984 è il maestro Perboni in “Cuore” di Comencini, mentre nel 1988 è Zeno Cosini ne “La coscienza di Zeno” in un ruolo drammatico, dopo anni di canzoni e commedie.

# Un “arrampicatore amoroso”

Dorelli

Maurizio Costanzo tanti anni fa lo definì “arrampicatore amoroso”. Le sue tre principali relazioni sentimentali hanno rappresentato per Dorelli altrettante importanti tappe della vita e della carriera: da Lauretta Masiero ha avuto Gianluca, da Catherine Spaak ha avuto Gabriele e da Gloria Guida, la figlia Guendalina. La sua attitudine ad essere poliedrico, eclettico, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da presentare al pubblico, sono state le caratteristiche di un artista generoso. Generoso ed elegante, con quell’aria sempre un po’ da prenderti in giro che, come si avvicina al limite dell’irriverenza, sa che quello è il momento di deviare verso l’ironia.

FABIO BUFFA 

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Il «Cammino della Felicità» è il sentiero più bello del mondo: dove si trova e che cosa lo rende così unico?

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Nel Novecento era definito “il sentiero più bello del mondo”. Uno dei percorsi più antichi, sacri e meravigliosi del nostro pianeta richiama turisti da tutto il mondo, dopo oltre 60 anni di chiusura. Scopriamo questo percorso scenografico.

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Il «Cammino della Felicità» è il sentiero più bello del mondo: dove si trova e che cosa lo rende così unico?

# Il sentiero riaperto dopo 60 anni

credits pexels.com
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Il tragitto si snoda lungo 403 km e percorre in lunghezza il paese, le montagne dell’Himalaya e i templi buddisti. Il sentiero era stato chiuso nel 1960 ed è stato riaperto nel marzo 2022, con il re che ha autorizzato a ripercorrere il sentiero da aprile dello stesso anno.

# Oltre 10.000 scalini

credit pexels.com

Lo storico itinerario collega nove dzongkhag (distretti), 28 gewogs (governi locali), due comuni, un parco nazionale e 400 siti storici e culturali. I viaggiatori che seguiranno l’intero percorso attraverseranno 18 ponti e saliranno oltre 10.000 scalini. Il percorso è percorribile a piedi oppure in mountain bike.

# La ristrutturazione dovuta…ad un monarca

credits pexels.com

A rendere possibile questa ristrutturazione è stata la fondazione no-profit Bhutan Canada e il monarca Jigme Khesar Namgyel Wangchuck. Si può scegliere di provare questa esperienza a piedi o in bicicletta. In alternativa al percorso originale si può optare per altri più brevi, della durata di 3/4 giorni o una settimana.

# Dentro il tour del sentiero

Il tour standard, che copre solo alcune tappe lungo il sentiero, dura circa dodici giorni. Per percorrere l’intero tragitto serve invece più di un mese. C’è anche una raccomandazione. Non viaggiate da soli! Per intraprendere questo viaggio è infatti consigliabile affidarsi ad una guida, organizzando il viaggio tramite il loro sito ufficiale.

Credits pexels.com

# Perchè il Bhutan è il paese della felicità?

Bhutan, il paese della felicità. Questo è quanto emerso da una ricerca del 2007 realizzata dagli psicologi Nathan DeWall e Roy Baumesiter dell’Università del Kentucky. Lo studio è stato condotto su due diversi gruppi di studenti dell’università. Al primo gruppo è stato chiesto di immaginare una dolorosa visita dal dentista, all’altro di contemplare la propria morte. Ad entrambi i gruppi è stato poi chiesto di completare le parole chiave, come “jo_”. Il secondo gruppo, quello che aveva pensato alla morte, era molto più propenso a costruire parole positive, come “joy”, gioia.
Questo ha portato i ricercatori a concludere che “la morte è un fatto psicologicamente minaccioso, ma quando le persone la contemplano, apparentemente il sistema automaticamente inizia a cercare pensieri felici“.

Credits The Wom Travel

Fonte: WOM Travel, Corriere Dove e SiViaggia

Continua la lettura con: Le 10 mete più suggestive che si dovrebbero raggiungere in aereo da Milano

ANDREA PARRINO

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Le 10 cose che i milanesi detestano quando prendono la metro

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ph. @eleoneera IG

Non poteva mancare il sondaggio: che cosa odi di più quando prendi la metro a Milano? Così ci hanno risposto i milanesi. 

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Le 10 cose che i milanesi detestano quando prendono la metro

#10 I manomorta

Hand for Milan

Spuntano quando la metro è gremita. Si abbandonano alla corrente, ondeggiano come burattini appoggiandosi a chi gli sta attorno, con le mani che toccano un po’ di qua un po’ di là. Ma le milanesi non si lasciano toccare alla sprovvista e hanno in serbo diverse tecniche di contrattacco: come difendersi con spilloni o oggetti appuntiti. 

#9 Le scale mobili che non funzionano

Riccardo Mastrapasqua FB – Scale mobili fuori servizio

Soprattutto in salita. O le ascensori rotte da millenni. A Milano il movimento è una religione, soprattutto sulla metro.  

#8 Fermi a sinistra sulle scale mobili

Scale mobili a Milano

Anche se c’è chi si lamenta di dover stare a destra con le valigie: «Ma andate a piedi invece di pretendere di superare ed andare veloci» si lamenta Gabriella F.

#7 Chi parla a voce alta

Credits michael_schueller-pixabay- Urlare al telefono

In particolare al telefono. 

#6 Quelli che salgono prima di lasciar scendere

Una delle basi della metro di Milano. Prima si fa scendere, poi si sale. Ma per ansia o per cattiveria, molti se ne dimenticano. E ci sono anche quelli che spingono per entrare quando ancora non sono usciti tutti. 

#5 Lo sporco

ph. @storie_metropolitane IG
ph. @storie_metropolitane IG

Tipo quella sensazione che provi quando stringi la mano a uno dei pali e senti quel tipico appiccicaticcio da sostanza oleosa. Già è fastidioso per molti aggrapparsi dove si aggrappano gli altri. A questo si aggiunge anche la sporcizia e la scarsa cura nei tunnel, gli adesivi del tempo del Covid, le scritte sui muri etc etc etc

#4 Quelli che stanno davanti alle porte e non scendono mai

Screenshot

Sono definite le «sentinelle dell’insicurezza»: temono che se sale troppa gente non riusciranno a scendere mai più finendo risucchiate fino al deposito della metropolitana. Sono anche dei professionisti del risparmio energetico (il loro): si aprono le porte fanno solo pochi centimetri e si fissano a due dita dal vetro, terrorizzati a ogni stazione di non perdere la priorità acquisita. Una nota inquietante: sembra che a mettersi fissi in mezzo alle porte che si aprono siano anche i borseggiatori. 

#3 La puzza/le persone che non si lavano

ph. @milanonobile2.0 IG

Soprattutto quando inizia il caldo. Con l’eau d’ascel. Oppure nelle giornate di pioggia. Con il profumo di cane bagnato.  

#2 I borseggiatori/la paura

clicca per il video

Altro fenomeno ormai endemico nella metro. Per qualche strana ragione, telecamere, poche vie di fuga, vigilantes e controllori sembrano essere un terreno fertile per chi vuole agire indisturbato a mettere le mani nelle tasche delle persone. In generale, sono molti i milanesi che hanno risposto che quello che odiano di più è il senso di insicurezza e di paura che ormai si prova sulla metro soprattutto nelle ore serali. Una «quasi sicurezza che qualcuno cercherà di derubarti alla prima distrazione» sintetizza Marco B. Questa invece la testimonianza di Erica A.: «Due sere fa ho accompagnato dai carabinieri di via Moscova una ragazza giapponese: poco prima della fermata Turati due ragazzi le hanno rubato il cellulare. Ero sulle scale mobili, i due mi hanno superato correndo e dietro di me la poverina in lacrime. Pessima esperienza per tutti. I due si sono ovviamente dileguati.»

#1 I saltatori di tornelli

Stravince con oltre 5 punti percentuali sulla seconda risposta. Milano è città sobria, rispettosa delle regole: proprio per questo è insopportabile vedere quelli che saltano i tornelli e che viaggiano a sbafo

# Le altre risposte

ph. @milanobelladadio IG

Queste le risposte più ricorrenti che restano però fuori dalla top 10

  • La gente
  • Lo stare sottoterra
  • Che si blocca la tessera con le apparecchiature nuove
  • Il casino delle ore di punta
  • I tifosi che vanno allo stadio
  • Chi mangia la schiscetta o panini
  • I fobici con la mascherina
  • I controllori
  • L’inciviltà
  • La lentezza di chi sale o scende
  • Chi mette i piedi sopra i sedili davanti
  • Il treno che si rompe
  • Gli scioperi
  • Le infiltrazioni di acqua piovana che ti cadono sulla testa
  • Il pannello con il messaggio di non superare la riga gialla (quando la scritta dovrebbe essere scritta direttamente sulla riga gialla)

Continua la lettura con: Le 7 stranezze che rendono la metro di Milano unica al mondo

MILANO CITTA’ STATO

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La «Goccia», il più grande bosco spontaneo di Milano, tornerà alla luce?

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Rendering Bovisa Goccia

La prima gara era andata deserta. La seconda ha avuto esito positivo, ma il Tar ne ha annullato l’assegnazione e si attende che il bando venga affidato alla seconda azienda in graduatoria. Nonostante i tempi stringano, per non perdere i finanziamenti, le attività di bonifica procedono e il primo edificio è stato completato. Il punto sul progetto. 

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La «Goccia», il più grande bosco spontaneo di Milano, tornerà alla luce?

# Un’area di 18 ettari, sui circa 33 complessivi, bonificata con tecniche di fito-risanamento

bosco della bovisa

Il Bosco della Goccia, un’area verde spontanea che si estende su 18 ettari, rappresenta più della metà dei 33 ettari che un tempo ospitavano l’Union des Gaz. Per la riqualificazione di quest’area, che presenta terreni contaminati da inquinanti specifici, si prevede un intervento di bonifica mirato. Verranno applicate tecniche di fito-risanamento, utilizzando le piante per depurare il suolo, e l’intervento diventerà un laboratorio a cielo aperto per lo studio dei processi naturali di purificazione.

Il progetto mira non solo a ripristinare l’ecosistema e la biodiversità, ma anche a valorizzare le aree verdi urbane con soluzioni sostenibili. Il Comune di Milano ha ottenuto un finanziamento di 5 milioni di euro dai fondi europei FESR, che coprono l’80% dei costi totali pari a circa 6,3 milioni di euro. Il piano prevede anche il recupero di un vecchio edificio industriale nella zona, destinato a una ristrutturazione a impatto zero, con l’obiettivo di restituirlo alla comunità come spazio fruibile.

# I numeri del maxi progetto del Campus del Politecnico 

Politecnico – Rpbw – Masterplan Goccia-Bovisa

La valorizzazione del bosco rientra nel più grande Masterplan Bovisa-Goccia firmato Renzo Piano, in collaborazione con il paesaggista Andrea Kipar per la parte del campus. Un progetto pensato per ricucire la Goccia alla città e alla regione attraverso interventi sulla mobilità, il campus sarà collegato da un asse ciclo-pedonale e da due stazioni ferroviarie, completando il polo universitario attraverso il recupero dell’area dei gasometri. 

Nasce un grande parco scientifico-tecnologico, con un’estesa area verde che ruota attorno ai due gasometri recuperati:

parco della bovisa

  • lo “Smart city innovation hub“, che può ospitare circa 1.000 startup, oltre ad aziende come Luxottica e i suoi laboratori e una sede della “Fondazione per il futuro delle città” dell’architetto Stefano Boeril
  • la “Fabbrica dello sport“, ampliando l’attuale campus della Bovisa. 
rpbw – Campus Politecnico Milano

Questi i numeri dell’intervento: 

  • 2 residenze universitarie da circa 500 posti oltre alla riqualificazione di un edificio industriale storico per il food and beverage a servizio degli ospiti del Campus;
  • 3 edifici per aule e una sala ipogea per conferenze;
  • un edificio sperimentale a zero emissioni per il dipartimento di Energia, sopranominato “la Piramide” e il cui nome ufficiale è En: Lab, alto circa 20 metri, rivestito da pannelli solari e già terminato;
  • lo smart city innovation hub su un’area di 35.000 mq e 5 edifici;
  • la fabbrica dello sport con quattro piani dedicati a diverse discipline sportive e al benessere;
  • un Polo delle Scuole Civiche milanesi.
  • un’area verde pubblica di circa 40.000 mq che circonda i gasometri;
  • circa 1000 alberi che si uniranno ai 2000 cresciuti spontaneamente.

# Il Tar ha annullato l’assegnazione del nuovo bando al vincitore, attesa la firma del contratto della seconda azienda in graduatoria

Politecnico – Renderging Goccia Bovisa

Dopo che la prima gara d’appalto è andata deserta, principalmente per l’aumento dei costi dei materiali, il Politecnico di Milano ha indetto subito un secondo bando del valore di poco meno di 152 milioni di euro, con valori più elevati di 65 milioni di euro, per evitare di perdere i finanziamenti statali. La cifra sale ad oltre 594 milioni di euro con le opzioni. Nel contratto è previsto: 

  • progettazione esecutiva e coordinamento della sicurezza per 3.009.000 euro;
  • lavori di costruzione per 141.475.000 euro;
  • costi della sicurezza per 3.075.000 euro;
  • manutenzione per tre anni per 4.249.000 euro;
  • infine 442.550.000 euro per le opzioni aggiuntive.
Rendering Bovisa Goccia

Per lavorazioni suppletive, bonifiche residue e revisione dei prezzi rispetto al progetto esecutivo e di fattibilità tecnico-economica sono state decise modifiche contrattuali per 54.300.000 euro. A questo si aggiungono i lavori e servizi previsti dal masterplan di Renzo Piano, da affidare attraverso procedure negoziate, per un importo pari a 388.250.000 di euro. 

Il secondo bando era andato a buon fine, con l’assegnazione al raggruppamento temporaneo di imprese Sacs. Il Tar ha però deciso di annullarla per mancanza di requisiti tecnici fondamentali sia del raggruppamento che di due delle singole imprese che lo componevano. Entro gennaio di quest’anno il Politecnico avrebbe dovuto affidarlo alla seconda azienda in graduatoria, la Eteria, ma ancora non è stato comunicato nulla a riguardo. Il direttore generale del Politecnico, Graziano Dragoni, aveva comunque rassicurato che «Nel lotto oggetto dei ricorsi sono in corso i lavori di bonifica e quindi il vincitore della gara non sarebbe potuto entrare fino al termine della bonifica se non per qualche intervento propedeutico. Sono ritardi ridotti».

# Il punto sui cantieri

Urbanfile – En Lab

Nel frattempo infatti sono state eseguite bonifiche e i primi grandi interventi nelle varie parti del grande spazio urbano. A questo si aggiunge il completamento dell’edificio EN: LAB, nuova sede del Dipartimento di Energia dell’università, di quattro piano con uffici, aule, laboratori polifunzionali e alcuni destinati al dipartimento di elettrochimica.

Urbanfile – Cantiere Goccia

La conclusione di tutto il progetto è stato programmato per il 2026 ma a causa delle bonifiche più lunghe e complesse e alla necessità di reperire ulteriori risorse, slitteranno con ogni probabilità al 2027 le aree destinate alle start up, le scuole civiche e le residenze universitarie.

Continua la lettura con: «Più volumetrie e meno verde»: anche il maxi progetto a Milano Nord rischia di affogare nel cemento

FABIO MARCOMIN

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La rivoluzione dei viaggi tra Italia e Spagna: la formula «treno+aereo»

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Di Rubfergar - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=123808229 - Rete Iryo

Si amplia la strategia europea del Gruppo Fs. Vediamo l’ultima novità a poco più di due anni dal primo viaggio del Frecciarossa in terra spagnola.

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La rivoluzione dei viaggi tra Italia e Spagna: la formula «treno+aereo»

# Nasce il biglietto integrato “treno + aereo”

iryo.eu IG

Un altro passo in avanti nella strategia commerciale del Gruppo FS. Il 25 novembre 2022 c’era stato il debutto del Frecciarossa tra Madrid e Barcellona, con il brand Iryo dell’operatore ferroviario Intermodalidad de Levante S.A, primo operatore privato spagnolo ad alta velocità partecipato da Trenitalia, Air Nostrum e Globalvia. Il 28 maggio 2024 l’apertura delle vendite sui canali di Trenitalia. Il 17 febbraio 2025 l’annuncio di una rivoluzione della mobilità tra Italia e Spagna: la sigla di un accordo tra Iryo e ITA Airways per offrire viaggi integrati “treno + aereo” tra Spagna e Italia.

# Come funziona e le destinazioni raggiungibili

Di Rubfergar – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=123808229 – Rete Iryo

La partnership consente ai passeggeri, con una singola prenotazione, di raggiungere nuove destinazioni grazie a una serie di viaggi combinati. Il collegamento ferroviario è già incluso, non viene richiesto alcun costo aggiuntivo di trasferimento. I clienti ITA Airways possono raggiungere facilmente con il Frecciarossa città come Cordoba, Valencia, Alicante, Siviglia, Malaga, Alicante e Albacete, non coperte direttamente dai voli di ITA Airways, mentre i passeggeri di iryo possono viaggiare verso oltre 20 aeroporti in Italia, tra cui Roma, Milano, Venezia, Firenze e Napoli. 

Il biglietto integrato permette inoltre di beneficiare dell’offerta e dei servizi di entrambe le compagnie, con il Customer Information Assistance di ITA Airways e il personale iryo, se presente nelle stazioni, disponibile in caso di necessità. L’Amministratore Delegato e Direttore Generale del Gruppo FS, Stefano Antonio Donnarumma, ha spiegato: «La nostra visione è quella di promuovere una mobilità senza soluzione di continuità tra i vari Paesi europei, con il treno come strumento di connessione tra le principali città e metropolitane.»

# Dove si possono acquistare i biglietti

Acquisto biglietto treno e aereo

I biglietti integrati “treno+aereo” sono disponibili sul sito web di ITA Airways ita-airways.com, presso le agenzie di viaggio abilitate, le biglietterie ITA Airways e il Customer Information Assistance Office della compagnia. I clienti di ITA Airways, prima di salire a bordo dei treni iryo, posso fare richiesta dell’invio dei biglietti via email nella fase di prenotazione o in alternativa ottenere i titoli di viaggio iryo andando sul sito www.iryo.eu.

Fonte: fsitaliane.it

Continua la lettura con: La super-rete di alta velocità tra i paesi baltici: all’orizzonte il super-tunnel

FABIO MARCOMIN

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Il «Parco Orbitale»: a Milano il parco urbano più grande del mondo? (video)

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New York ha il Central Park, Milano potrebbe avere il parco orbitale.

Dirompente, semplice e rivoluzionaria, questa è l’idea dell’urban planner Giacomo Biraghi di realizzare a Milano il parco urbano più grande al mondo.
Il progetto, come realizzarlo e tutto quello che occorre sapere è nel video.

Il nuovo video di Milano Città Stato di Silvia Arosio. Iscriviti al canale su YouTube per i video esclusivi.

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SILVIA AROSIO

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