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Questo palazzo era la prima storica stazione di Milano: al suo interno ci sono le tracce del suo passato

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Di Arbalete - Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4676335 - Stazione di Porta Nuova prima della riconversione

La prima storica stazione di Milano, quella della seconda linea ferroviaria della storia d’Italia, rimane ancora oggi uno degli edifici più eleganti di Milano. Qual è la sua storia, in cosa è stata trasformata e quali tracce del passato conserva al suo interno. 

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Questo palazzo era la prima storica stazione di Milano: al suo interno ci sono le tracce del suo passato

# La Linea Milano-Monza: la seconda ferrovia d’Italia

Di Arbalete – Opera creata e caricata dall’autore (own work by uploader). Background map form Openstreetmap (http://www.openstreetmap.org/)., CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10385230 – Linea Milano-Monza

Il 17 agosto 1840 segna un momento fondamentale nella storia delle ferrovie italiane: viene inaugurata la tratta Milano-Monza, la più antica linea ferroviaria in Italia dopo la Napoli-Portici. La nuova ferrovia, progettata dall’ingegnere Giulio Sarti, collegava Milano a Monza in soli 19 minuti, percorrendo una distanza di 12,8 km. A differenza della Napoli-Portici, la Milano-Monza può essere considerata la prima vera linea ferroviaria italiana, perché realizzata con tecnologie e progettazioni interamente italiane. Questo tracciato non solo segna il debutto di Milano come nodo centrale della rete ferroviaria nazionale, ma contribuisce anche a promuovere l’espansione delle ferrovie lombarde, che di lì a poco avrebbero fatto da modello per il resto del paese.

# La storia della prima stazione della città

Di Sconosciuto – Annali universali di statistica, luglio 1840, vol. 65, fasc. 193, Allegato, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6530630 – Stampa dell’epoca della Stazione di Porta Nuova

La prima stazione ferroviaria della città, sulla linea Milano-Monza, viene inaugurata insieme alla tratta, diventando il primo punto di riferimento ferroviario per i milanesi. La sua costruzione, avvenuta nei primi anni ’40 dell’Ottocento, si inserisce in uno stile architettonico neoclassico, tipico dell’epoca, un edificio di tre piani con un pronao a capitelli ionici sormontato da un frontone triangolare. Il progetto prevedeva una struttura in muratura con ampi spazi destinati alla gestione dei viaggiatori e delle merci. La stazione diviene rapidamente un importante hub di passaggio e collegamento tra Milano e i suoi dintorni, contribuendo alla crescita dell’area.

Di it:Giuseppe Pezze, ed. Luigi Ronchi, Milano – Stagni web a: https://www.stagniweb.it/altro2/mappe3/mi856NO.jpg, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=145379915 – Le due prime stazioni della Milano-Monza, in rosso quella più vecchia

Tuttavia, con l’espansione della rete ferroviaria e l’introduzione di nuove stazioni, la vecchia struttura non fu più sufficiente e fu sostituita da una stazione più moderna già nel 1850, realizzata a fianco.

Di Arbalete – Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6636632 – Seconda stazione di Porta Nuova aperta nel 1850

Nonostante la chiusura, la sua memoria è rimasta viva, come testimoniano alcune tracce che oggi possiamo ritrovare all’interno.

# La definitiva trasformazione in hotel di lusso conservando la memoria della funzione originaria dell’edificio

Di Arbalete – Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4676335 – Stazione di Porta Nuova prima della riconversione

Dopo la chiusura, la vecchia stazione non venne abbandonata, ma riutilizzata come uffici delle Ferrovie dello Stato, mantenendo una connessione con il mondo ferroviario. La struttura fu adattata per rispondere alle esigenze amministrative, ma il suo ruolo nel panorama urbano cambiò con il tempo.

avani_milan IG

Successivamente infatti, l’edificio venne progressivamente dismesso in favore di nuovi usi, fino a essere trasformato nel 2003 in NH Milano Palazzo Moscova 4 stelle, dal 2015 Avani Palazzo Moscova Milan, con 65 camere, centro fitness e ristorante gourmet. La riqualificazione ha visto il mantenimento della facciata originaria, mentre all’interno sono conservate tracce del suo passato, come:

  • le antiche volte del piano interrato,
  • i segnali ferroviari,
  • il conta chilometri dei treni
  • e alcuni oggetti provenienti dall’Ufficio Oggetti Smarriti delle Ferrovie dello Stato, tra cui le valigie all’ingresso, a testimoniare la lunga storia della stazione.

Continua la lettura con: In arrivo una nuova stazione nella Grande Milano: si andrà al parco in treno

FABIO MARCOMIN

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In «diretta» dal viaggio inaugurale del nuovo tram di Milano (foto e video)

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Foto redazione - Tramlink frontale

Un momento che sembrava non dovesse arrivare più. A due anni dall’avvio del primo test, il nuovo Tramlink ha compiuto il viaggio inaugurale sulla rete milanese. Come è andata la prova e in quali linee è previsto il debutto del servizio regolare.

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In «diretta» dal viaggio inaugurale del nuovo tram di Milano (foto e video)

# Le prime impressioni del nuovo Tramlink dopo due anni di attesa e di rinvii

19 febbraio. Il nuovo Tramlink di Stadler numero vettura 7701, il primo tram bidirezionale di Milano, è stato svelato durante un incontro con gli amministratori delegati di ATM e Stadler presso il deposito di via Messina.

Al termine, si è svolto il primo viaggio inaugurale attraverso le strade del centro città: un’attesa di quasi due anni rispetto a quando sarebbe dovuto entrare in servizio in base al primo cronoprogramma. 

Presentato come “un mezzo di ultima generazione, altamente tecnologico, accessibile e con un sistema all’avanguardia di videosorveglianza per un miglior comfort di viaggio”, le prime impressioni sono state positive.

In particolare per:

  • la silenziosità;
  • le sedute rialzate su un gradino sia nei salottini, in questo modo si azzera il rischio di farsi pestare i piedi, che nelle  disposte in linea,
  • come nella linea M4 e M5 alcune file di sedili in linee sono richiudibili, per fare spazio a carrozzine e sedie a rotelle, e per aumentare lo spazio per le persone in piedi;
  • le tre porte centrali doppie, invece delle due singole alle estremità dei Sirio, consentono un migliore accesso ed evitano la creazione di ingorghi in salita e discesa.

Di contro c’è che, sempre rispetto al Sirio, il mezzo è sensibilmente più corto e di conseguenza la capienza è ridotta.

# Il riepilogo delle caratteristiche

Caratteristiche tecniche Tramlink

Queste le caratteristiche principali:

  • il primo tram urbano bidirezionale di Milano, consente l’inversione di marcia in caso di necessità e di realizzare nuovi capolinea occupando meno superficie, eliminando la necessità di costruire l’anello di binari;
  • pianale ribassato per garantire massima accessibilità, il primo tram urbano bidirezionale di Milano, 
  • resistente alla corrosione;
  • a bordo un sistema di videosorveglianza con 10 telecamere interne monitorate dalla centrale Security di Atm;
  • dotato anche di un sistema di infomobilità in tempo reale e schermi che indicano fermate, percorso e informazioni sulla mobilità cittadina
  • prese USB per ricaricare gli smartphone;
  • sistema di climatizzazione.

# L’avvio ufficiale del servizio e le prime linee interessate

Linee 7 e 31

I tram di ultima generazione vanno a sostituire progressivamente nei prossimi due anni i mezzi più datati, entro la fine dell’anno dovrebbero entrare in servizio i primi 74, eccetto che per le storiche 125 vetture Carrelli. L’obiettivo è portare l’accessibilità dell’intera flotta tranviaria di Atm dal 48% all’80%. Il debutto dei nuovi mezzi è fissato per il 20 febbraio sulle linee 7 e 31, entrambe a nord. Vengono messi in circolazione sia quelli da 25 metri che quelli da 35 metri, con 4 porte, anche se poi questi ultimi sono destinati alle prevalentemente alle linee extraurbane in costruzione: la Milano-Limbiate e la Milano-Seregno Fs.

# Cosa manca ancora ai tram di Milano?

Foto redazione – Tramlink frontale

Fatto trenta occorre però fare trentuno. Per rendere la rete tranviaria davvero efficiente Palazzo Marino dovrebbe:

  • implementare l’asservimento semaforico, aumenterebbe la velocità dei tram e la frequenza delle corse a parità del numero di autisti, dato che se ne parla dagli anni ’90;
  • eliminare le fermate troppo ravvicinate;
  • mettere in sicurezza i binari dal dissesto delle strade, con la posa di “guarnizioni” di calcestruzzo/pietra o sostituendo l’asfalto con la pietra o il cemento;
  • realizzare una mappa dei trasporti in cui è riportata in modo chiaro anche la rete dei tram.

Leggi anche: Ascensori fermi, scale mobili guaste, pensiline fuori uso: ATM ha tagliato anche la manutenzione?

Continua la lettura con: Socimino, il «tram leggendario di Milano» che…non è mai entrato in servizio

FABIO MARCOMIN

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«Che cosa pensano che io sia»

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«Addirittura uno pensava che fossi un cuoco». Primo estratto dalla seconda puntata de Il Lato Chiaro, il nuovo videopodcast di Milano Città Stato. La puntata intera con il lato chiaro di Stefano Zecchi è in onda da lunedì 24 febbraio sul canale di youtube di Milano Città Stato. 

Conduce: Andrea Zoppolato. Regia: Francesco Leitner. Prodotto da: Fabio Novarino. Location: Fucine Vulcano APS – Via Fabio Massimo 15/12 (IG: @fucinevulcano).

Qui la prima puntata: Il Lato Chiaro di Candida Morvillo

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Quando ti arriva il conto di tre ore di parcheggio coperto in centro a Milano

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Come una notte al Burj Al Arab di Dubai. 

Qui il video: Quando ti arriva il conto di tre ore di parcheggio coperto in centro a Milano

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Continua con: Quando ripenso alla Milano di Expo e alla coda del padiglione giapponese

SMAILAND, “il sorriso di Milano”: ogni giorno su milanocittastato.it

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Femminismo a targhe alterne: la difesa della donna cantante, il massacro della donna manager

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Marta Donà - ph. @ massimiliano_beneggi IG

Quando finisce il Festival di Sanremo, scoppiano le polemiche. Si esce dall’ovatta delle canzoni e si rientra nella rissa del bla bla bla, spesso ipocrita. Come quella che sta divampando in queste ore. Da un lato molti denunciano l’assenza di cantanti donna tra i primi cinque. Ma gli stessi poi se la prendono con la manager di chi ha vinto il Festival. Attaccata per aver gestito quattro dei cinque ultimi vincitori. Altrove vincere così spesso vorrebbe dire che è brava a fare il suo mestiere. Ma da noi si insinua che questo sia la prova che il Festival è corrotto. Perché una donna non può essere una brava manager? Anzi, la più brava?

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Femminismo a targhe alterne: la difesa della donna cantante, il massacro della donna manager

# Il femminismo fasullo a favore di Giorgia

labettyvolante IG – Sanremo

Finito il festival scoppiano le polemiche. Le maggiori riguardano il fatto che nella classifica finale i primi 5 cantanti in cima fossero tutti uomini: per molti questo è un segnale dell’esistenza dei pregiudizi di genere anche nella musica. In tanti si aspettavano di vedere svettare Elodie, Rose Villan, Francesca Michielin, ma più di tutte Giorgia, considerata fin dalla prima serata la grande favorita e che sarebbe arrivata sesta a causa della mentalità maschilista. La stessa Giorgia in conferenza stampa ha così commentato così la sua esclusione dalla cinquina finale: «ci deve essere qualcosa di inconscio nella nostra mentalità per cui arriviamo a certe scelte, a votare in un modo o nell’altro. Eppure, la qualità delle artiste in Italia in questo momento è pazzesca, noi siamo molto unite, quando va bene qualcosa a una è un vantaggio per le altre. Finché dobbiamo sottolineare che non c’è una donna vuol dire che c’è un problema, arriveremo ad un punto in cui non si dovrà notare se una donna c’è o non c’è». Quindi, tutta colpa del maschio, se Giorgia è arrivata “solo” sesta. Può essere. Anche se una analisi più seria dovrebbe ammettere che il testo era sì innalzato dalla sua voce divina, ma la canzone in sé non era niente di originale. Anzi. A detta degli esperti, sembra un po’ troppo simile a “La sera dei miracoli” di Lucio Dalla. Ma questa è un’altra storia. Meglio gridare allo scandalo del patriarcato, il potere maschio. Potere che peraltro sembra valere un po’ a intermittenza. Ad esempio, lo scorso anno era stata Angelina Mango a vincere superando al fotofinish la superstar della musica italiana: Annalisa. In quel caso il patriarcato se c’era, dormiva. Invece ciò che non dorme mai è l’ipocrisia. Anche di quelli che si ergono a difesa delle donne. Perché mentre attorno a Giorgia veniva innalzato un fortino, contro un’altra donna si sono scatenate le peggiori illazioni. Una donna la cui colpa è di avere vinto il Festival. Non sul palco, ma dietro le quinte. 

# Ad alzo zero contro la grande trionfatrice degli ultimi festival

Marta Donà e Marco Mengoni – ph. @
_marcoline_ IG

A rivelarlo è stato il noto giornalista Enrico Mentana. La vera trionfatrice del festival in realtà è proprio una donna. Non ha solo vinto. Ha stravinto. Non sul palco, ma nelle stanze del potere vero. Si tratta di Marta Donà, di professione manager musicale. Non solo ha gestito Olly, primo quest’anno, ma è stata lei a portare al successo anche Angelina Mango, Mengoni e i Maneskin. Ossia i vincitori dei festival degli ultimi anni. La stessa manager che vince quattro volte su cinque? In qualunque ambito, nello sport o anche tra i cantanti, chi vince così tanto verrebbe innanzitutto celebrato come qualcuno di molto bravo. Che se non altro fa bene il suo mestiere. Ma sembra che questo non valga se si tratta di una manager musicale. Donna per giunta. A quel punto casca il mondo. Vince quasi sempre lei? “Questa è la prova che il festival è truccato”. Il nocciolo della questione è che i suoi artisti non vincerebbero perché lei è brava, ma perché sarebbe la burattinaia di non si sa bene quali giochi di potere per cui lei, l’eminenza grigia della musica italiana, riuscirebbe a far vincere chiunque porti su quel palco. Che poi, se ci pensiamo bene, potrebbe essere un segnale di una sua ancora più grande intelligenza: quella di vincere in un mondo di potere, quello sì, stradominato dai maschi. E allora, care femministe a targhe alterne, perchè invece non fare squadra e celebrarla come grande esempio di donna del nuovo millennio? E, soprattutto, perché invece non invitate a studiare il segreto del suo successo, ossia del suo impatto sui cantanti che gestisce?

# Una donna che fa bene il suo mestiere. Anzi, lo fa meglio di tutti

Marta Donà a un concerto – Ph. @
nadza_mengoni.dona IG

Proviamo a vedere dai fatti quali possono essere le doti di Marta Donà. Magari è vero che è bravissima a tramare nel buio e a indirizzare con strani artifici il voto popolare. Ma magari potrebbe essere anche probabile che sia un asso a scovare talenti inespressi, come Marco Mengoni, che le chiese di mollare tutto per seguire lui. Magari è bravissima a creare e a gestire un team attorno agli artisti, un team che ha saputo costruire un immaginario e una carriera. Blanco, ad esempio, è stato catapultato dalla stanzetta agli stadi, ma mettetelo a confronto con Olly che ha avuto un percorso molto più lineare passando, prima di arrivare ai palazzetti, a farsi due anni di gavetta nei club. Dopo il mezzo flop di Sanremo 2023, Olly si è preso una pausa per crescere e di pensare con calma solo alla musica, della quale è unico autore, con un orizzonte temporale più lungo di qualche mese. Chi gli ha suggerito e consentito di fare questo è stata proprio Marta Donà, perché la musica e il talento certo sono fondamentali, ma il talento senza strategia, senza direzione e senza qualcuno che sappia trasformarlo in un progetto resta solo un illusione un po’ infantile. La verità è che l’unica fatto oggettivo che traspare dalla catena impressionante di vittorie, è che sia brava. Bisognerebbe rallegrarsi del fatto che oltre Caterina Caselli, Paola Zukar e poche altre, anche Marta Donà si imponga nella discografia come un nome fenomenale e vincente, rispettato da tutti, con la capacità di intuire le potenzialità di spesso artisti ancora acerbi.

# E se il moralismo ipocrita fosse il vero male dei nostri tempi?

Marta Donà – ph. @
massimiliano_beneggi IG

La verità è che il male è affascinante e infangare chi si eleva è sempre un modo di compiacere alla mediocrità. Ma invece sarebbe più stimolante se, prima di distruggere con un automatismo becero, si dessero i meriti a chi eccelle, senza compromessi. È facile parlare di femminismo e di quanto le donne siano poco considerate, quando semplicemente i pezzi maschili quest’anno erano più forti, ma nel momento in cui c’è da riconoscere la straordinaria astuzia femminile che ha portato alla nascita dei maggiori artisti dei nostri tempi, si cerchi sempre di svilire il suo lavoro. Soprattutto è subdolo lamentarsi della non riconoscenza della bravura delle donne perché non vincono sul palcoscenico, e criticare quando è una donna a vincere dietro le quinte. 

Continua la lettura con: Salviamo Milano… dall’Italia

MARTA BERARDI

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Il Carnevale Ambrosiano, «il più lungo del mondo»: gli eventi da non perdere, anche fuori Milano

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ciao_maurino7 IG

Carnevale è iniziato e si sa che quello ambrosiano è quello più lungo del mondo. Infatti dura fino all’8 marzo, con martedì grasso il 4 marzo e giovedì grasso il 27 febbraio. Ma vediamo quali sono gli appuntamenti principali di questa festività a Milano e dintorni.

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Il Carnevale Ambrosiano, «il più lungo del mondo»: gli eventi da non perdere, anche fuori Milano

# Cosa succede a febbraio

Il mercato dei saltimbanchi

Andiamo con ordine.

Venerdì 21 febbraio presso la biblioteca Accursio, laboratorio per bambini, “Chi si nasconde dietro la maschera” per creare maschere con i “bibliononni”.

Sabato 22 febbraio, le iniziative per i più piccoli:

  • Di mattina, presso Cascina Merlata, via Pier Paolo Pasolini 3, Municipio 8, laboratorio di ravioli dolci, tipici carnevaleschi.
  • Di mattina, laboratorio con la plastilina “Cascina kids” a Cascina Nascosta, viale Alemagna 14, Municipio 1.
  • Di mattina, laboratorio con la plastilina “Cascina kids” a Cascina Nascosta, viale Alemagna 14, Municipio 1.
  • Nel pomeriggio, alla Biblioteca di Chiesa Rossa, Municipio 5, e alla biblioteca di Lorenteggio, Municipio 6, laboratori di creazione maschere. 
  • Al Teatro Manzoni, Municipio 1, sempre di pomeriggio, lo spettacolo “I nuovi Avengerserers, un nuovo inizio”.

Domenica 23 febbraio in Duomo, Municipio 1, “Un carnevale a corte” presso il Museo del Duomo per scoprire come si celebrava ai tempi andati il carnevale e creare oggetti a tema storico.

Dal 25 febbraio all’8 di marzo, “Il mercato dei Saltimbanchi”, festival di teatro popolare con moltissime iniziative e spettacoli, di cui rimandiamo per informazioni al sito www.atelierteatro.it.

# Gli eventi di marzo, con la sfilata dei carri il sabato grasso

Credits Andrea Cherchi – Carnevale Milano

Dall’1 al 2 marzo presso Adi Design Museum, Municipio 8, Piazza Compasso d’Oro 1, si tiene il laboratorio “Costumi di Carnevale fatti a quattro mani” per creare originali costumi in compagnia.

Il 2 marzo è previsto:

  • Al Museo Bagatti Valsecchi, Municipio 1, visita guidata “Il Carnevale Rinascimentale”.
  • Per il Teatro alla Scala, è previsto “Lalla e Skali” spettacolo con i Cameristi della Scala.
  • Al Teatro Martinitt, via Riccardo Pitteri 58, spettacolo per bambini sulle emozioni.
Milano Clown Festival

Dal 5 all’8 marzo, il Milano Clown festival 2025 con 150 eventi gratuiti, per info www.milanoclownfestival.it.

Il sabato grasso, 8 marzo:

  • è il giorno in cui sono concentrati più festeggiamenti. Da corso Venezia a piazza Castello è prevista la sfilata dei carri allegorici con punti dove acquistare dolci tipici, insieme al corteo mascherato che attraversa il centro storico.
  • Alla Pinacoteca Ambrosiana, si tiene “Caccia al dettaglio”, visite per famiglie con laboratorio di disegno Speciale Carnevale.

Fino al 16 di marzo è possibile divertirsi al luna park in Parco Sempione, nella zona tra via Gadio e l’Arena Civica, il più antico nel suo genere.

# Gli eventi fuori Milano

A Carnevale ogni scherzo vale

Dal 1 al 2 marzo alla Cascina, via Brughiera 51 – Cornaredo, fattoria didattica “Il Carnevale”.

Fino all’8 marzo presso la cascina l’Agricola di Lainate, la manifestazione per i più piccoli “A carnevale ogni scherzo vale”, con sfilate, laboratori, giochi di gruppo e visita agli animali.

E se in caso si volesse fare una gita fuori porta, il 22 febbraio, a Grandate (Co), al Museo del Cavallo Giocattolo, via Tornese 10, uno spettacolo mascherato tra musica e filastrocche.

Continua la lettura con: 16 febbraio. Inizia il Carnevale! Perché a Milano è quello che dura di più al mondo?

ELEONORA PRINA

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L’«Ostalgie» di Milano: il Villaggio Olimpico dove si torna ai tempi del muro di Berlino

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Rivolta Architettonica FB - Villaggio Olimpico

Milano è divisa sul nuovo Villaggio Olimpico: ricorda più «Stasistadt», un quartiere della Germania Est di Honecker, oppure un dormitorio nella URSS di Breznev? 

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L’«Ostalgie» di Milano: il Villaggio Olimpico dove si torna ai tempi del muro di Berlino

# «Perfetto per trasformare l’esperienza universitaria in una distopica simulazione di sopravvivenza in un Paese dell’ex blocco orientale»

Rivolta Architettonica FB – Villaggio Olimpico

Il Villaggio Olimpico fa discutere Milano, come avevamo anticipato in questo precedente articolo. Ormai si sta affermando nell’immaginario dei milanesi come un tempio dell’«Ostalgie», il sentimento provato a Berlino per i nostalgici della Germania Est. Per alcui ricorda la «Stasistadt», un quartiere della Germania Est di Honecker. Ma “Rivolta Architettonica”, “un movimento popolare che protesta contro la continua bruttezza delle nostre città”, rincara la dose: «Nel mondo esistono città che sfruttano le Olimpiadi per lasciare un’eredità architettonica di pregio, e poi c’è Milano, sedicente capitale del design, che per l’occasione ha deciso di costruire un villaggio olimpico che sembra uscito da un manuale di edilizia popolare sovietica.»

E ancora: «una collezione di parallelepipedi senz’anima» […] «Blocchi anonimi, finestre posizionate con regolarità carceraria: praticamente un dormitorio aziendale dell’era Brežnev. Ma il vero colpo di genio è per il dopo Olimpiadi, quando questo monumento alla mediocrità verrà riciclato come studentato (al modico prezzo di 430 euro in camera doppia, come annunciato da Coima, l’azienda che sta realizzando il complesso). Perché, si sa, niente stimola la creatività e l’ingegno di un giovane quanto vivere in un bunker esistenziale, perfetto per trasformare l’esperienza universitaria in una distopica simulazione di sopravvivenza in un Paese dell’ex blocco orientale.»

# «L’architettura socialista a Leningrado era di qualità più elevata»: le reazioni dei milanesi

Rivolta Architettonica FB – Vista Villaggio Olimpico

Sono molti i milanesi che concordano sul giudizio. Ecco alcuni commenti:

  • «Segnalo che mediamente l’architettura socialista a Leningrado era mediamente di qualità più elevata» – Alessandro Coppola
  • «Cemento, cemento, cemento. Amministrazione Sala II lascerà un ricordo indelebile, la resa al potere degli immobiliaristi…Neppure la peggiore delle amministrazioni di destra avrebbe potuto fare di peggio» – Alberto Perrotti
  • «Direi più quartieri di Dubai dove ci stipano i lavoranti dal Pakistan.» – Marco Zanaletti
  • «Scampia, le vele. Tecnicamente uguale.» – Luca Crisafulli
  • «Non c’è un solo progetto realizzato negli ultimi 10 anni che si possa dire ben fatto. Piazza Sant’Agostino e i Navigli ne sono un esempio. Ambizioni da paesotto di campagna e risultati di rara mediocrità.» – Stefano Sgambati
  • «Uno scempio» – Mimmo Gambardella

# Non si poteva fare di meglio? Sì, bastava rispettare il MasterPlan originario

scaloportaromana.com – Nuovo masterplan

Per quanto riguarda le finestre piccole, spesso senza balconi, è una caratteristica un po’ discutibile che negli ultimi anni si ritrova anche in altri studentati di Milano: da Aparto al Politecnico in Corvetto fino al CampusX a Novate. Forse per motivi di sicurezza. Se fosse così su questo aspetto non ci sarebbero state quindi tante alternative vista la destinazione d’uso definitiva del Villaggio Olimpico.

Detto questo, si sarebbe potuto fare molto meglio:

scaloportaromana.it – Rendering Villaggio Olimpico
  • Per prima cosa scegliendo una colorazione più calda, invece del grigio chiaro intervallata dal bianco, come previsto nei rendering.
  • Un’altra strada sarebbe potuta essere quella di scegliere un progetto che più si avvicinasse all’architettura italiana per le sei stecche, anche optando per uno stile industriale, e forse il pur blasonato Studio di Architettura Skidmore, Owings & Merrill non era il più adatto.
Primo masterplan Scalo Romana
  • In alternativa si sarebbe dovuto proseguire con il primo masterplan, che prevedeva due edifici a “C”, da trasformare in studentati, affiancati sui lati da altri due ad uso residenziale con la stessa forma. In questo modo il verde sarebbe stato più integrato con il resto del parco in quanto permeabile nelle corti al piano terra dei palazzi.

Quindi alla fine si arriva sempre al solito problema: i masterplan iniziali, spesso presentati per vincere concorsi e meravigliare l’opinione pubblica, che alla fine vengono sempre stravolti. Cancellando il verde e aumentando il cemento. 

Continua la lettura con: Le foreste scomparse di Milano

FABIO MARCOMIN

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19 febbraio 2023. Appare una enorme svastica. Milano è sotto choc: eppure non è l’unica in città

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A Milano si può vedere uno dei simboli più terrificanti. In realtà non è quello che si può pensare

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19 febbraio 2023. Appare una enorme svastica. Milano è sotto choc: eppure non è l’unica in città

# 19 febbraio: l’ultima svastica comparsa al Parco Nord

 

La svastica al Parco Nord

19 febbraio 2023. Al Parco Nord, proprio accanto al Monumento al Deportato, compare una enorme svastica realizzata con tronchi di legno. Un atto vandalico che rievoca, ancora una volta, l’ombra del nazismo. Ma non tutti sanno che a Milano esistono svastiche che con quell’ideologia non hanno nulla a che fare. Anzi, affondano le loro radici in epoche molto più remote.

# Le svastiche storiche di Milano

 

Svastica a San Marco

Svastiche si possono scorgere sull’abside della Chiesa di San Marco e sui quattro lati del sarcofago sotto il pulpito della Basilica di Sant’Ambrogio.

Ma non si tratta di un’inquietante apologia, bensì dell’antico utilizzo di un simbolo sacro e beneaugurante, radicato nelle tradizioni religiose dell’India e diffuso ben prima che il Novecento ne stravolgesse il significato.

# Le origini della svastica

 

Prima di essere corrotta dalla follia nazista, la svastica era un simbolo universale, legato all’ordine cosmico, all’origine della vita e persino alla pace. Poi, nell’Ottocento, un monaco austriaco ci mise lo zampino, avviando la sua metamorfosi verso un significato oscuro.

Le origini della svastica. Nella Grecia preellenica, la celebre croce a bracci uncinati raffigurava il moto perpetuo, mentre in Italia compariva già sulle ceramiche etrusche. Nel Nord Europa rappresentava la luce solare, simbolo di salvezza dalle tenebre del male. In Oriente era diffusa tanto nell’induismo, dove simboleggiava Vishnu, il protettore del mondo, quanto nel buddhismo, dove esprimeva la ciclicità dell’esistenza.

Anche il cristianesimo ne fece ampio uso: la sua forma a croce la rese un elemento iconografico presente in molte chiese, come testimoniano le svastiche scolpite nell’abside di San Marco e nel sarcofago sotto il pulpito della Basilica di Sant’Ambrogio.

Ovunque, un simbolo di vita, equilibrio e positività. Finché qualcosa non ne stravolse per sempre il significato.

# I due Adolf

 

Per millenni, la svastica ha mantenuto il suo significato benigno. Fino al 1895.

Adolf Lanz, un giovane monaco austriaco ossessionato dall’occultismo e dall’esoterismo, venne espulso dall’Università di Linz per le sue idee considerate incompatibili con la fede cattolica. Ma l’allontanamento non fece che alimentare la sua ossessione. Decise così di partire per l’India, in cerca di risposte. Fu a Calcutta che entrò in possesso di un anello con incisa una svastica. Un semplice ornamento? Per lui, molto di più. Tornato in Austria, fondò una setta esoterica chiamata Ostara, che elevò quel simbolo a reliquia magica.

La dottrina di Ostara era un miscuglio pericoloso di esoterismo orientalista, arianesimo e antisemitismo radicale. Lanz fu il primo a sostenere che gli ebrei dovessero essere annientati proprio attraverso il simbolo della svastica, trasformandola in un segno di “purificazione”.

Un paio di decenni dopo, un altro Adolf austriaco avrebbe ripreso quella visione distorta, rendendola emblema del partito nazionalsocialista. La svastica, posta su uno sfondo rosso, divenne così il marchio della sua supremazia ideologica sul comunismo e il vessillo della tragedia del Novecento.

Continua la lettura con: Perché ci sono pali BUCATI dei tram a MILANO?

FABIO MARCOMIN

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La discoteca più piccola del mondo

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credits teledisko

É bastato meno di un metro quadro per avere la discoteca più piccola del mondo. Andiamo a vedere come.

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La discoteca più piccola del mondo

# Ecco Teledisko, la discoteca più piccola al mondo

credits teledisko

Anche una cabina telefonica può diventare una discoteca. É quello che è accaduto nel 2016 a Berlino, quando Benjamin Uphues, autore dell’idea, dà vita ad un progetto artistico chiamato Teledisko, un dancefloor itinerante che ospita solamente un metro quadro di superficie. In questo piccolo spazio c’è tutto il necessario per dare vita ad una discoteca: un impianto audio con bassi potenti e luci stroboscopiche.

# Come funziona? Fari intermittenti, giochi di fumo e discobar

credits teledisko

Una volta entrati, la discoteca si accende con fari intermittenti, giochi di fumo e discobar. All’esterno, invece, la piccola cabina telefonica presenta un display sull’esterno che permette di scegliere il brano: si inserisce una moneta da due euro e si aprono ufficialmente le danze.

# Quante ce ne sono?

credits teledisko

A oggi sono 8 le discoteche “small” sparse in giro per il mondo. 5 di queste si trovano a Berlino. In Inghilterra, invece, il consiglio comunale di Kingsbridge ha convertito una Red Box, tipica cabina telefonica inglese, in una mini discoteca di massimo due posti.

Ma il progetto zero della discoteca small si trova all’interno del Kater Blau, noto club techno di Berlino situato nel verde di Holzmarkt 25. Musica h24, 7 giorni su 7, invece, dentro l’abitacolo Gold: al numero 99 di Revalerstr, il miniclub si nasconde dietro il ristorante Emma Pea.

L’idea è gia arrivata in molti paesi europei, ma non in Italia. Quindi, perchè non provare a Milano?

Continua la lettura con: La discoteca più antica d’Italia

ANDREA PARRINO

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Il «muro invisibile» tra Milano e CityLife: da Manhattan al Bronx

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Maps - Al confine con Citylife

In pochi metri si passa da Manhattan al Bronx. Ma siamo a Milano. 

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Il «muro invisibile» tra Milano e CityLife: da Manhattan al Bronx

# Il quartiere modello gestito da privati

Da un lato c’è Citylife, quartiere modello, e non per i grattacieli e il grande parco impreziosito da sculture di arte moderna. Gestito da privati, è un’isola felice completamente pedonale, con verde curato, percorsi in calcestruzzo e in pietra invece che asfalto. Ci si muove solo a piedi, in bicicletta o in monopattino: tutti i residenti parcheggiano nei box o nel silos sotterraneo utilizzabile anche dai fruitori del parco e dell’area commerciale. Le auto scorrono in tunnel sotterranei. Al centro c’è la stazione metropolitana della linea M5 Tre Torri, non distante si trova anche quella di Portello sempre della M5 e quella di Amendola M1. Sembra il paradiso. Soprattutto appena si esce dall’area.  

# Appena fuori nessuna regola e amministrazione assente

Massimiliano Tonelli – Uscita su via Senofonte

La situazione cambia radicalmente appena si esce dal quartiere. In un video, pubblicato da Massimiliano Tonelli sul gruppo facebook Cantiere Urbanfile, si può notare subito la differenza: sulla scena spadroneggiano le auto e non i pedoni, con i marciapiedi utilizzati come un parcheggio abusivo.

Maps – Ai confini di Citylife

Uscendo su via Senofonte verso viale Cassiodoro, una situazione simile si trova verso viale Berengario, il grande marciapiede all’angolo con via Euripide è ricoperto di auto. 

Non solo posteggiate davanti agli attraversamenti pedonali e vicino agli alberi, ma anche sopra i percorsi per i non vedenti rendendone impossibile l’utilizzo. 

Massimiliano Tonelli – Altre auto sui marciapiedi Citylife

Per passare bisogna fare lo slalom, chi si muove in carrozzina può scordarselo.

# Come si potrebbe intervenire? 

In zona non mancano di certo i parcheggi, interrati e pagamento, c’è quello gestito da Citylife e un altro da ATM. Si sente però l’assenza dell’amministrazione che non fa sanzionare i veicoli in sosta vietata sui marciapiedi, non investe nel posizionare paletti o altri elementi dissuasori, come succede un po’ in tutta la città. Visti i tagli al trasporto pubblico, solo in parte dovuto alla carenza di autisti, viene da chiedersi: dove vanno a finire le risorse incamerata da Area C e Area B? Potrebbero servire per avere più agenti della Polizia Locale e un maggiore decoro nelle strade.

Una soluzione potrebbe arrivare proprio dal privato: senza scomodare il modello Citylife, basta vedere la differenza tra la cura degli spazi verdi sponsorizzati dalle aziende e quelli in carico a Palazzo Marino. Anche per i marciapiedi si potrebbe agire allo stesso modo.

Continua la lettura con: La nuova «zona dei sogni» di Milano: quanto costa un appartamento a Citylife?

FABIO MARCOMIN

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«Forlanini – Linate Aeroporto»: il futuro hub strategico per i collegamenti di Milano?

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Maps - Da Lodi a Linate

In aggiunta all’hub di Rogoredo, come visto in questo articolo, si potrebbe ragionare su un altro a Est: per integrare metro, treni e aerei. Ecco come si potrebbe fare e il piano allo studio da parte di Rfi.

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«Forlanini – Linate Aeroporto»: il futuro hub strategico per i collegamenti di Milano?

# Linate “off-limits” per chi arriva in treno da sud 

Maps – Da Lodi a Linate

Attualmente l’unica possibilità per chi arriva in treno dal sud di Milano con l’Alta Velocità e vuole imbarcarsi su un aereo a Linate è scendere nella Stazione di Rogoredo.

Qui ha diverse alternative:

  • prendere le linee suburbane S1, S2, S13 e cambiare a Dateo con la M4
  • prendere la M3, cambiare di nuovo a Duomo con la M1 e infine a San Babila con la M4
  • prendere la M3 fino a Missori per dirigersi a Sforza Policlinico M4. In questo caso però non c’è alcun interscambio, ma solo un collegamento pedonale in superficie leggermente agevolato da un nuovo accesso della M3 in costruzione su Via Larga che accorcia le distanze all’esterno.

Per chi arriva con i treni suburbani va un po’ meglio, essendo già a bordo delle linee sopraindicate, ma si deve comunque fare un cambio a Dateo.

# «Milano Forlanini – Linate Aeroporto»: un hub per i collegamenti con l’est e il sud Milano

Foto redazione – Stazione Forlanini M4-Fs

La stazione di Forlanini potrebbe diventare un interscambio importante: un vero hub della mobilità ferroviaria, metropolitana e aerea per chi arriva da Genova, Pavia e Bologna. Passano infatti da qui tutti i treni provenienti da queste città, così come da Lodi. I convogli che arrivano da Stradella-Pavia e da Piacenza hanno come capolinea Milano Greco Pirelli passando dai binari 3 e 4 di Forlanini senza fermarsi. In totale sono 87/88 treni al giorno per direzione. Se anche solo questi si fermassero a Forlanini, Rogoredo e le linee da Pavia e Piacenza sarebbero direttamente collegate a Linate in pochi minuti attraverso M4. Forlanini FS, dato che è la più vicina, a soli 3 minuti di metro dalla stazione all’Aeroporto di Linate, dovrebbe prendere il nome di “Milano Forlanini – Linate Aeroporto”.

Leggi anche: La M4 punta a EST: il CAPOLINEA sarà oltre LINATE 

# Si potrebbero aumentare i binari o costruire nuovi marciapiedi

Maps – Stazione Forlanini

I treni diretti in Stazione Centrale non fermano a Forlanini Fs: invece dovrebbero passare all’interno per migliorare il servizio. In questo modo i passeggeri in arrivo da sud potrebbero scendere qui e imbarcarsi a Linate, raggiungibile con due fermate di M4.

Per realizzare tutto questo, insieme al cambio di nome, basterebbe instradare i binari 5-6 e 3-4 della Milano Bologna linea lenta che vengono da Rogoredo, dato che 1-2 sono quelli suburbani, 7-8 dell’Alta velocità.

In alternativa, come soluzione più rapida, si potrebbe aumentare il numero dei marciapiedi inglobando i due binari che passano accanto al binario 4. Inoltre, così facendo, chi rimane a bordo del treno potrebbe poi proseguire verso Bergamo, Verona e Venezia.

# Il piano di Rfi

Il progetto allo studio da parte di Rfi sembra andare proprio in questa direzione. Come ha fatto sapere durante il convegno “Tutti a bordo“ organizzato dal Pd lombardo al Pirellone il responsabile dello Sviluppo delle Infrastrutture di Rfi, Michele Rabino, il piano è di costruire nuovi marciapiedi che separino i binari esistenti e consentano la salita e la discesa dei passeggeri. In questo modo la Stazione di Forlanini Fs verrebbe aperta al traffico nazionale facendo approdare “i treni che provengono da Genova e da Bologna, aumentando, così, anche l’accessibilità dell’aeroporto di Linate”. Con questo semplice adeguamento verrebbero messe a sistema le linea M4 della metropolitana, il passante ferroviario, rotte nazionali e traffico merci. La soluzione potrebbe essere operativa già tra il 2026 e il 2027.

# Una nuova linea Malpensa-Linate Express con diramazione a Rogoredo

Aeroporti Milano

Con l’apertura del traffico nazionale anche alla stazione di Forlanini Fs si potrebbe poi realizzare una linea Malpensa-Linate Express, dal terminal 2 dello scalo varesino a alla Stazione di Forlanini dove scambiare con M4. Il tracciato potrebbe estendersi a sud fino a Rogoredo, aggiungendo un nuovo punto di arrivo e partenza usando i binari di testa presenti. Si andrebbe a creare un sistema ferroviario che metterebbe ancora più al centro Milano e migliorerebbe l’accessibilità aeroportuale di tutta la Lombardia. Da Rogoredo infatti, come spiegato in questo articolo, i treni potrebbero spingersi fino all’Aeroporto di Orio al Serio passando per Bergamo. 

Continua la lettura con: ROGOREDO, PORTA SUD: sarà il NUOVO HUB ALTERNATIVO alla CENTRALE?

MILANO CITTA’ STATO in collaborazione con Marco Figura

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Dove potrebbe andare il ramo M1 verso Bisceglie se venisse separato?

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M7 circolare sud

Accanto alla proposta del governo di utilizzare il tracciato per proseguire come M6 lungo Ripamonti, si potrebbe immaginare un’ulteriore nuova linea in aggiunta alle opzioni di M6 in valutazione da parte di Palazzo Marino. Vediamo alcune ipotesi.

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Dove potrebbe andare il ramo M1 verso Bisceglie se venisse separato?

#1 L’ipotesi del governo: M6 fino a Locate Triulzi

Il Giornale – Percorso ipotizzato nuova M6

La prima ipotesi è una delle più discusse nell’ultimo periodo: sbinare la M1 verso Bisceglie per realizzare la nuova M6. Un progetto su cui punta il Governo Italiano punta, come visto in questo articolo, rivedendo il tracciato inserito nel dossier per Expo2015. Un percorso diretto a sud e interscambi con: la M2 a Sant’Agostino, la M4 a Coni Zugna, Tibaldi FS, a servire linea S9 e Circle Line, e fermata a Scalo Romana dove c’è il Villaggio Olimpico o in alternativa una di interscambio con la M3 a Lodi T.I.B.B.. Andrebbe poi lungo via Ripamonti terminando tra Opera e Locate Triulzi, dove è allo studio la stazione dell’Alta Velocità sulla linea Milano Genova.

E se per la M6 venisse scelta una delle opzioni di Palazzo Marino, perchè non immaginare una linea M7 utilizzando il ramo della M1?

Leggi anche: M6, i tracciati di Comune e Governo a confronto: vantaggi, svantaggi e quale potrebbe essere il punto di incontro

#2 Una linea M7 verso Niguarda, con stop all’Arco della Pace, Chinatown e Lancetti

M7 verso Niguarda

Nel caso in cui la soluzione portata avanti dall’Esecutivo fosse scartata, si potrebbe utilizzare il ramo della M1 per dar vita una linea ulteriore: la M7. Una prima strada potrebbe essere quella di dirigersi verso nord per servire alcune zone scoperte come l’Arco della Pace, non considerata nemmeno dall’ipotesi M6 del Comune di Milano, e Chinatown. Dopo Pagano si potrebbe aggiungere una stazione in largo Quinto Alpini, anche per interscambiare con il tram 10 e 19. Salendo si può immaginare un interscambio a Cenisio M5, uno con il passante a Lancetti per gli utenti dell’ex scalo Farini atteso da una rigenerazione, e un altro ancora a Dergano M3. Le ultime due stazioni potrebbero essere a Dergano, nei pressi del parco Savarino, e all’Ospedale Niguarda.

#3 M7 diretta a Ponte Lambro

M7 per Ponte Lambro

Per collegare Ponte Lambro, come nelle intenzioni di Palazzo Marino con la M6, un’alternativa di M7 potrebbe essere un tracciato che da Pagano proceda verso est incrociando il tram 10 con una stazione nei pressi del Carcere di San Vittore, interscambi a Sant’Agostino M2 e fermi in largo Carrobbio dove cambiare con i tram 2,3 e 14. Poi altri incroci con Missori M3 e Sforza Policlinico M4, quest’ultima con uscite più vicine al Tribunale, in viale Montenero/via Bergamo dove passano i tram 9 e 16, in viale Umbria dove ferma la 92 e in viale Molise per potere prendere la 90, la 93 e il 12. Le ultime stazioni si potrebbero realizzare al capolinea del tram 16 per servire il quartiere Taliedo in via Monte Velino a Zama, dove nel PUMS è prevista una delle fermate della Circle Line, al capolinea del 27 in viale Ungheria e infine a Ponte Lambro.

#4 Un tracciato circolare periferico a ovest

M7 circolare

Si potrebbe immaginare addirittura un percorso semicircolare periferico che dal futuro capolinea di Quartiere Olmi, fermi nella frazione Seguro di Settimo Milanese, poi nel capoluogo comunale e infine a Cerchiate di Pero nei pressi della Barriera della Ghisolfa per intercettare anche il traffico autostradale, prevedendo in quel punto un maxi parcheggio di interscambio. La chiusura del semicerchio si avrebbe al capolinea della M1 di Rho Fiera.

Leggi anche: M1 e le altre: le novità della metro di Milano attese per il 2025

#5 Un tracciato circolare periferico a sud

M7 circolare sud

Sulla falsa riga di una linea M6 stile MetroSur di Madrid, si potrebbe ipotizzare infine un tracciato simile anche per il quadrante sud-ovest di Milano. Dalla stazione di Quartiere Olmi si scenderebbe verso Muggiano, poi uno stop a Trezzano sul Naviglio, eventualmente incrociandosi con la Milano-Mortara, e Buccinasco, magari in futuro interscambiando con la M4. Infine un’altra fermata nel centro abitato di Assago, dato che quella della M2 è lontana, per poi interscambiare e terminare il percorso proprio ad Assago Forum M2.

Continua la lettura con: La linea M6 come la MetroSur di Madrid? Questo il percorso «alla spagnola»

FABIO MARCOMIN

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Le 7 cose più strane che si trovano a Milano

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Milano può sorprendere anche i residenti. 

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Le 7 cose più strane che si trovano a Milano

#1 La Scala in miniatura

Credits: teatro gerolamo, IG

In piazza Beccaria si trova la Piccola Scala: il Teatro Gerolamo. Costruito nel 1868 è lo storico “Teatro delle Marionette” di Milano con una capienza di 209 posti a sedere. Rimasto chiuso per 33 anni ha riaperto nel 2017. Anche per questo è poco noto agli stessi milanesi. 

#2 La storica ferramenta di Viale Monza

Ph. Ferramenta Bocchiola srl (Facebook)

A chi entra sembra di ritrovarsi nel negozio del signor Cunningham di Happy Days. O comunque di fare un salto indietro nel tempo nella Milano di una volta. La storia della Ferramenta Bocchiola inizia nel 1920 quando Pierino Didoni apre il negozio che malgrado i cambi di gestione mantiene ancora le caratteristiche originarie del locale. Da oltre cent’anni è un punto di riferimento per artigiani ma non solo: è anche un angolo di memorabilia con gli stessi scaffali di un tempo, così come il pavimento, che reca le tracce di milioni di passaggi della vecchia Milano. Si trova in viale Monza, angolo via Prospero Finzi.

#3 Lo yeti e il campione del mondo di pugilato tra le guglie del Duomo

Il luogo più famoso di Milano è anche quello più ricchi di cose curiose, spesso poco note agli stessi milanesi. All’interno del Duomo si trova la statua di un uomo scorticato, sulla facciata c’è l’ “originale” della Statua della Libertà.

Ma le sorprese più bizzarre si ritrovano camminando sopra la cattedrale gotica, dove si trova la statua dell’Homo Salvadego, sintesi tra uno Yeti e l’abominevole uomo delle nevi, quella del Drago Tarantasio e, soprattutto, quella raffigurante un incontro di boxe. La scultura ritrae 4 coppie di pugili, tra cui Primo Carnera che, davanti ad un pubblico di 40.000 tifosi a New York, è stato il primo italiano a vincere il titolo mondiale dei pesi massimi.

#4 I Bar Segreti

Credits: @whiterabbitmilano IG

Nati in epoca del proibizionismo, gli Speakeasy sono ritornati in auge negli ultimi decenni. Anche a Milano. Sono dei bar segreti: non si conosce il loro indirizzo, si accede su invito fatto da un amico, con una parola d’ordine o un segnale segreto dietro ingresso ignoto. Tra i più celebri di Milano ci sono 1930 e il White Rabbit.

Leggi anche: Gli speakeasy di Milano

#5 La Padova alla Torrefazione Padova in via Padova

 
Forse la più curiosa torrefazione della città. Aperta nel 1958 questa antica torrefazione propone diverse tipi di miscele. La più venduta? La Padova che unisce diversi tipi di Arabica con un sapore “pieno e dolce”. In via Padova 64.
 
#6 La Minitalia più antica d’Italia (dove c’è anche l’Istria)
 
Credits Andrea Cherchi – Mini Italia Parco Trotter

All’interno del Parco Trotter c’è la Mini Italia. Costruita in pietra alla fine degli anni ’20 del ‘900, oggi protetta da una cancellata in ferro, questa riproduzione è la più antica del nostro Paese. Nel suo disegno è presente ancora l’Istria, ceduta alla Jugoslavia dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale. Un tempo era immersa nell’acqua, per ricreare l’effetto dei mari che la circondano. 

#7 …e ci sono anche due liocorni

san maurizio al monastero maggoire ph. londarmonica.file.wordpress
san maurizio al monastero maggoire ph. londarmonica.file.wordpress

Una sorpresa nella sorpresa. In una delle più belle chiese di Milano, San Maurizio anche detta “la Cappella Sistina di Milano”, ci sono due liocorni. Si trovano a bordo dell’Arca nella scena affrescata da Aurelio Luini, figlio del pittore-star del Cinquecento Bernardino, che immortala Noè che salva coppie di animali dal Diluvio Universale. A differenza della canzoncina, nella versione di Luini Noé non ha dimenticato i liocorni!

Continua la lettura con: Paradossi milanesi: 10 cose che sembrano senza senso a Milano

ANDREA ZOPPOLATO

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«Più che l’amore per me stessa ciò che provo è questo»

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Sesto e ultimo estratto da Il Lato Chiaro, il nuovo videopodcast di Milano Città Stato. La puntata intera con Candida Morvillo è in onda da lunedì 17 febbraio sul canale di youtube di Milano Città Stato. 

Conduce: Andrea Zoppolato. Regia: Francesco Leitner. Prodotto da: Fabio Novarino. Location: Fucine Vulcano APS – Via Fabio Massimo 15/12 (IG: @fucinevulcano).

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Quando i tedeschi rubarono i Re Magi a Milano

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credits Andrea Cherchi

Ma cosa c’entrano i Re Magi con Milano? Molto più di quanto pensate. Alcune delle loro reliquie, infatti, sono conservate proprio nella città meneghina.

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Quando i tedeschi rubarono i Re Magi a Milano

credits Andrea Cherchi

# Lo zampino di Eustorgio

Secondo un’antica tradizione, i Re Magi tornarono a Gerusalemme dopo la crocifissione di Cristo. La tradizione racconta che i corpi dei Magi sarebbero poi stati portati a Sant’Elena, madre di Costantino, a Costantinopoli, nella chiesa di Santa Sofia. Eustorgio, vescovo di Milano nella metà del IV secolo, avrebbe poi avuto in dono le reliquie dall’imperatore Costante, trasportandole poi in città, più precisamente in una grande arca marmorea trainata da due buoi. I due animali, una volta arrivati a Milano, sarebbero crollati esausti. E proprio in questo luogo Eustorgio avrebbe deciso di fondare una basilica.

# Barbarossa in “stile Gioconda” e il ritorno a Milano

Le reliquie vennero però rubate nel 1162 dall’arcivescovo Rainald Von Dassel, cancelliere imperiale del Barbarossa, durante l’irruzione dello stesso imperatore a Milano. I resti vennero poi portati a Colonia. dove tuttora si trovano, custodite in un reliquario. Quindi le reliquie sono ancora adesso a Colonia? Non proprio. Nel 1903, infatti, parte dei resti tornarono nelle mani del cardinal Ferrari, venendo subito ricollocate nella basilica di Sant’Eustorgio.

credits Andrea Cherchi

# E oggi? Dove sono i resti?

Ad oggi, le reliquie sono conservate in una teca sopra l’altare dei Magi, nel transetto destro della basilica, esposte alla devozione dei fedeli. Ogni anno, nella solennità dell’Epifania, una grande processione, partecipata da migliaia di fedeli, parte dal Duomo di Milano e si conclude davanti alla Basilica di Sant’Eustorgio.

Continua la lettura con: La basilica dei Re Magi che cura il mal di testa dei milanesi

ANDREA PARRINO

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Via Montenapoleone: i segreti della strada della moda

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Credits: @cronoaficionado via montenapoleone

Conosciuta ai più come la via della moda e dello shopping di lusso, Via Montenapoleone si posiziona come una delle vie più eleganti e rinomate del mondo. In pieno centro città, a due passi dal Duomo, fa parte del cosiddetto Quadrilatero della moda, insieme a Via della Spiga, Via Sant’Andrea e Via Pietro Verri. La sua storia è non meno affascinante dei suoi negozi. 

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Via Montenapoleone: i segreti della strada della moda

# L’unica via di Milano con questo senso di marcia e le sue due botteghe storiche

Via Montenapoleone è l’unica via di tutta la città a poter essere percorsa in auto esclusivamente a partire dal centro della strada in direzione dei limiti esterni, in quanto proprio dalla parte centrale della via partono due sensi unici in direzioni opposte.

Passeggiando lungo la via, non si può fare a meno di notare le costosissime vetrine, i grandi marchi della moda, auto di lusso, ma anche le antiche “botteghe”, come il famoso Salumaio di Montenapoleone e la pasticceria Cova, storico forno milanese.

# Il banco dei pegni nella via dei conventi

Credits: @achmad.noerzaman
disegno via montenapoleone

Via Montenapoleone ha una storia che risale ai tempi antichi. Fino al XVIII secolo era conosciuta come Contrada di Sant’Andrea, ed era sede di numerosi conventi. Con l’ingresso degli austriaci, Maria Teresa d’Austria fece costruire un banco dei pegni e così la via prese il nome, appunto, di Via Monte Santa Teresa.

# Il banco Napoleone

Il banco dei pegni rimase chiuso per diversi anni, la sua riapertura la si deve a Napoleone, a cui il banco prese il nome, motivo per cui la via venne denominata Via del Monte Napoleone. Con l’unità d’Italia e con l’intento di cancellare ogni traccia del vecchio governo austriaco, la via venne poi definitivamente ribattezzata con il nome di via Montenapoleone.

# Il quartier generale delle Cinque Giornate

Giocò un ruolo importante anche durante le Cinque Giornate di Milano, l’insurrezione dei patrioti contro gli austriaci. Proprio in questa storica via aveva infatti sede il coordinamento delle forze cittadine e da qui partivano gli ordini verso tutta la città. Verso la fine dell’Ottocento molte famiglie facoltose vi si trasferiscono e, al contempo, molti antiquari e famosi gioiellieri avviano le loro attività, dando inizio alla storia di una via che sarebbe diventata tra le strade più commerciali conosciute al mondo.

# Non solo moda: il museo del rasoio e il film dei Vanzina

Credits: @raisgraphic
montenapoleone

Durante i secoli successivi, la via fu oggetto di numerose ricostruzioni che seguivano la scia del periodo Neoclassico, di cui Palazzo Marliani, Palazzo Melzi di Cusano e Palazzo Gavazzi ne sono gli esempi. Vanta anche una lunga lista di importanti personaggi storici che hanno abitato i suoi splendidi palazzi, da Carlo Porta a Tomaso Grossi e per finire con Giuseppe Verdi che proprio qui compose il “Nabucco”.

Non solo moda. Qui, infatti, troviamo il bellissimo Museo del Rasoio, probabilmente una delle più ricche esposizioni legate al mondo della rasatura, grazie agli importanti e antichi reperti e alla presenza di oggetti personali di figure di spicco come Gabriele d’Annunzio.

Era quindi destinata a divenire una delle vie simbolo della città, cominciando a suscitare interesse in vari settori, tanto che nel 1987 Carlo Vanzina, intitolò una sua commedia, “Via Montenapoleone”, con storie della Milano degli anni ottanta che si intrecciano nella celebre strada. 

Continua la lettura con: I segreti del QUADRILATERO, l’area più chic del pianeta

FABIANA CRIVELLO

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Quando ripenso alla Milano di Expo e alla coda del padiglione giapponese

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Nostalgia balorda. 

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Continua con: Come si sente il milanese quando suona la sveglia il lunedì mattina

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Milano anno 2040: le immagini dal futuro

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Sfera del Passato

In diretta dall’anno 2040.

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Milano anno 2040: le immagini dal futuro

# M6 e Circle Line: la metro arriva anche a Monza

La metropolitana a Milano non si ferma mai. La M1 e la M5 arrivano a Monza. La linea rossa avanza oltre Baggio, la M5 verso Magenta. La M2 punta addirittura a Bergamo. La M4 ha come capolinea Segrate e Buccinasco. Sono apparse anche due nuove linee: la M6 fino all’hub di Opera per collegare Milano con l’alta velocità e la M0, la circle line finalmente completa. 

Leggi anche: L’hub di Opera: dalla metro al mare

# Al mare in un quarto d’ora, a Roma in un’ora

Milano città di mare. Si è realizzato il grande sogno dei milanesi del passato. Grazie all’introduzione anche in Italia del “treno più veloce del mondo”, si arriva da Milano a Genova in circa un quarto d’ora. Non solo: grazie all’apertura dell’hub di Opera si parte con la M6 da Milano e, praticamente senza scendere dalla metro, si arriva sul Mar Ligure con l’alta velocità. Da qualche anno, inoltre, si arriva a Roma in un’ora. 

Leggi anche: il treno più veloce del mondo

# Con l’alta velocità da Milano a Londra, Berlino, Barcellona e Mosca

Treno alta velocità sulla costa tirrenica

Milano è diventata un centro europeo dell’alta velocità. Dopo Parigi altre città europee sono collegate con Milano: Londra, Barcellona e Berlino. Non solo: l’alta velocità da Milano ha sfondato anche a Est. Dopo Lubiana e Budapest si è approdati fino a Mosca. Da dove parte la nuova Transiberiana super-rapida per arrivare a Pechino in circa 6 ore. 

# Si vola sui taxi

Credits elysiumpost.t – Taxi-volanti-a-Milano

Se i taxi gialli corrispondono a ricordi sbiaditi del XX secolo, quelli bianchi ormai si contano sulle dita di una mano. Ormai i milanesi viaggiano solo in taxi volanti, che si pensava avrebbero avuto uno sviluppo molto più lento ma che a soli dieci anni dal giro di boa del XXI secolo sono ormai una solida e affermata risorsa del trasporto urbano ed extraurbano.

# Volopattini in sharing

Volopattini

Ricordate il mitico volopattino di Marty McFly in Ritorno al futuro? Bene, a Milano nel 2040 quasi tutto lo sharing di veicoli elettrici è rappresentato dai volopattini, decisamente più divertenti delle biciclette rimaste a terra (nel senso che di queste non esiste ancora una versione in quota.) Occhio però perché i vigili non scherzano, soprattutto da quando all’inizio del 2030 sono stati dotati di versione dedicate di skateboard volanti, molto più potenti di quelle dello skate-sharing a disposizione dei cittadini.

# Laurea alla Earth University

pexels-pixabay- Studenti all’università

Con l’avvento del XXI secolo e in particolar modo dall’Expo Milano 2015 in avanti, la sostenibilità è diventata un tema di stretta attualità non solo ai piedi della Madonnina, ma in tutto il mondo. Nel 2040 a Milano si trova un ateneo dedicato esclusivamente alle materie dello sviluppo sostenibile: Green Economy, sostenibilità aziendale e tematiche analoghe sono solo alcuni fra i corsi di laurea dell’offerta didattica che si potranno studiare alla Earth University, costruita accanto alla vecchia area di Rho Fiera nel 2031.

# La città dei tre derby (e dei tre stadi)

Stadi

Da quando attorno al 2022 si è iniziato a parlare di stadi di proprietà sia l’Inter che il Milan hanno provveduto con i rispettivi progetti di Assago e Rozzano, divenuti realtà fra il 2028 e il 2030 e lasciando che l’area del compianto stadio Meazza di San Siro diventasse il villaggio olimpico delle Olimpiadi Milano Cortina 2026. Ma la bella novità è che nel frattempo, contro ogni previsione, anche il Brera Calcio è arrivato sino in serie A costruendosi a pieno merito un suo stadio dalle parti di Pero, e lasciando così intatta l’Arena Civica nel cuore del capoluogo lombardo, una volta teatro di scontri calcistici fra nerazzurri e rossoneri.

# La bolla del passato per rivivere la Milano degli anni 20 del Duemila

Sfera del Passato

La più grande innovazione di questa quasi metà XX secolo però è quella di aver infranto i limiti del tempo con realtà virtuali sempre più diffuse come ad esempio le mostre a domicilio o il cofanetto cinema portatile, da proiettare sulle pareti di casa grazie a un minuscolo microchip. Anche se i milanesi del 2040 sono principalmente affezionati a una attrazione nata da poco e sistemata alle Colonne di San Lorenzo: la Sfera del Passato, grazie alla quale ci si potrà immergere in questa palla di cristallo artificiale dotandosi di occhiali tridimensionali ed entrando in una realtà alternativa che ci farà visitare (a piacere) qualunque epoca abbia attraversato la città di Milano. Stando agli organizzatori, quasi tutti scelgono di immergersi nella modalità “la Milano degli anni 20 del terzo millennio”: un periodo che vanta numerosi nostalgici. 

Continua la lettura: La METRO del futuro a Milano: il SOGNO M6 da MIND…? Le DUE IPOTESI per il CAPOLINEA

CARLO CHIODO

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La regina delle strade colabrodo e le altre vie più disastrate di Milano

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Urbanfile - Altra vista via Ludovico il Moro

Basta qualche giorno di pioggia intensa e le strade di Milano, ancor di più quelle attraversate dai binari, diventano un colabrodo. Non c’è solo la solita via Ludovico il Moro, l’elenco è lungo. Le soluzioni per tenerle perfette e sicure però ci sono. Vediamo quali.

Foto copertina: Urbanfile

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La regina delle strade colabrodo e le altre vie più disastrate di Milano

# Via Ludovico il Moro è la regina delle strade colabrodo

Urbanfile – Via Ludovico il Moro

Il blog Urbanfile è ritornato per l’ennesima volta a constatare la situazione del manto stradale di via Ludovico il Moro, che costeggia il Naviglio Grande, dove transita il tram numero 2. Un vero colabrodo. Ogni volta che viene sistemata bastano brevi periodi di piogge per ridurla in questo stato, con l’asfalto che letteralmente si sbriciola al continuo passaggio di veicoli. Prima gli avvallamenti, poi le buche, a seguire i rattoppi e i sassolini di asfalto che saltano ovunque. Il risultato finale è una poltiglia con i veicoli che transitando insudiciano i muri degli edifici affacciati sulla strada con schizzi di acqua e fango, rischiando di “lavare” i passanti a piedi o in bicicletta.

Urbanfile – Altra vista via Ludovico il Moro

Non è un caso che la strada sia attraversata dai binari: le vibrazioni causate dal transito del mezzo pubblico sono tra le cause del disfacimento del manto. A questo si aggiunge l’utilizzo di asfalto di scarsa qualità, o l’utilizzo dell’asfalto invece del pavé, e soprattutto una manutenzione inadeguata.

Urbanfile – Via Ludovico il Moro pavé

Si può vedere infatti come anche nei tratti in cui la storica pietra è presente non manchino i problemi, con masselli affondati o sollevati, e il pericolo di incidente in caso di bagnato diventa elevato. In questo caso alla manutenzione latitante, a detta di molti, si affianca l’incapacità di posare correttamente la pietra. Ma quali sono le altre strade in condizioni drammatiche?

# Per via Ornato lanciata una petizione, via Bramante a Chinatown e piazza Missori sono allo sbando

Maps – Via Ornato, 2023

Ci sono però altre strade messe in condizioni simili. Tra quelle segnalate dai milanesi ci sono anche il cavalcavia Grassi e via Ornato in zona Niguarda, per la quale è stata lanciata una petizione per la sua sistemazione.

@giovanni.storti.ufficiale

A Chinatown c’è via Bramante, di cui il comico Giovanni Storti ha documentato più volte in video-denuncia la sua pericolosità.

Maps – Piazza Missori rattoppata

Troviamo poi viale Piave angolo via Bixio, in centro c’è invece anche piazza Missori, rattoppata nei buchi ai lati dei binari ma che necessiterebbe di essere rifatta. L’elenco è lungo. Si tratta in generale di arterie stradali attraversate da linee tranviarie e che nonostante vengano sottoposte a rifacimenti, si trasformano in poco tempo in un potenziale pericolo mortale per ciclisti e motociclisti. Cosa si potrebbe fare perchè queste situazioni non si ripresentino più?

# Come avere strade in ordine e sicure

leone5542bis IG – Tram Firenze

Alla base c’è lo sprofondamento dei vari strati aggregati sotto l’asfalto a causa del peso dei veicoli, dei mezzi pesanti e delle vibrazioni di binari dovuto al passaggio del tram. Il gruppo facebook “No asfalto” chiede da anni che le strade lastricate con il pavé vengano mantenute invece che rimpiazzate dall’asfalto, ritenendo inoltre che rimanga la migliore soluzione dove transitano i tram. 

Tra i commenti al post di Urbanfile c’è chi propone di realizzare uno strato di asfalto più spesso, di 10-15 centimetri invece dei soliti 2-3 centimetri che ricoprono quello preesistente. In alternativa, come fanno all’estero, si potrebbe utilizzare il cemento invece dell’asfalto. A queste soluzioni si dovrebbe affiancare la posa di “guarnizioni” di calcestruzzo/pietra al lato dei binari che corrono sull’asfalto, come si può vedere nelle strade di Vienna, Bordeuax e, rimanendo in Italia, a Firenze.

Tutto questo a patto di una costante e corretta manutenzione. 

Continua la lettura con: Quando cerchi di evitare le buche sulle strade di Milano

FABIO MARCOMIN

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18 febbraio 2019: nasce NoLo. Milanese DOC

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Basta NoLo - Credits: touringmagazine.it

18 febbraio 2019. L’assemblea di Palazzo Marino approva a larga maggioranza (28 sì su 30) un emendamento presentato da Alessandro De Chirico di Forza Italia per la ridenominazione di 36 degli 88 quartieri. E’ l’atto ufficiale di nascita di NoLo. 

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18 febbraio 2019: nasce NoLo. Milanese DOC

# Il certificato di nascita di NoLo

Credits: Mediem Agency

Con l’approvazione della ridenominazione dei quartieri di Milano, nasce ufficialmente NoLo. NoLo (North of Loreto) da quel giorno identifica l’area della città compresa tra viale Monza, via Padova, viale Brianza e i binari della ferrovia, aggiungendosi all’accoppiata: “Loreto-Casoretto”. Prima del riconoscimento ufficiale da parte del Comune, in realtà NoLo esisteva già.

# La nascita di Nolo

 

Nolo -North of Loreto

Il nome Nolo nasce, infatti, nel 2012 come un’idea di marketing da parte dagli architetti Francesco Cavalli, Luisa Milani e Walter Molteni. I tre architetti scherzavano sulla possibilità di creare un marchio di quartiere: come SoHo a New York sta per South of Houston, Nolo identifica NOrth of LOreto. Da quel momento ha sempre più preso forma nel tempo: le manifestazioni, i mercati cittadini e le iniziative del territorio hanno cominciato a trasmettere il nuovo nome. Fino a che è entrato a far parte parte ufficialmente del Comune di Milano come nuovo quartiere dall’inizio del 2019. Ma quali sono gli altri quartieri che hanno cambiato nome assieme a NoLo?

# Gli altri nuovi nati a Milano nel 2019

MCA – Linfa

Tra i nuovi nomi di quartiere che hanno visto alla luce con l’approvazione dell’emendamento ci furono anche:

– Porta Genova che ha sostituito Tortona
– Porta Magenta al posto di Washington
– nel quartiere dei grattacieli, a “Garibaldi-Repubblica” si aggiunge la dicitura “Porta Nuova”
– Rogoredo si trasforma in Rogoredo-Santa Giulia
– A Buenos Aires-Venezia si aggiunge Porta Monforte

Continua la lettura con: I nuovi quartieri nascenti di Milano

MILANO CITTA’ STATO

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