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“Più sto a Londra più il mistero sugli inglesi si infittisce”. Intervista a Martina MAZZOTTA, milanese di Londra

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martina mazzotta
martina mazzotta

Scopriamo Londra con Martina Mazzotta che ha militato per la cultura a Milano per anni, insieme con suo padre Gabriele, attraverso la casa editrice e la Fondazione Mazzotta (ora “living archive”), creando progetti di grande impatto in collaborazione con musei, enti musicali, biblioteche, teatri, gallerie e istituzioni cittadine. Oggi porta avanti questa tradizione da Londra, quale curatore e lecturer in ambito accademico, facendo ponte con l’Italia, dove continua a concepire mostre, conferenze e collaborazioni con diverse istituzioni.

Il cibo di Londra rispetto a quello di Milano?

E’ molto interessante sfatare gli stereotipi sulla cucina inglese che storicamente è più complessa di quanto non si creda. Da una parte c’è la tradizione aristocratica, improntata sulla Francia, sull’utilizzo del burro e delle salse, sulle colonie, dall’altra c’è un’interessante cucina popolare che ha sempre utilizzato ingredienti a chilometro zero e piatti molto semplici, ma con ingredienti genuini del luogo. Consiglio a tutti di fare qualche viaggio nella campagna inglese e scoprire i formaggi locali, i prodotti locali, quelle verdure così diverse, tipiche del nord, che hanno davvero un gusto intensissimo e colori che mutano radicalmente dopo la cottura.

Generalmente si pensa a Londra e al Regno Unito in relazione al cibo delle mense che in realtà è una rielaborazione poco curata, talvolta indigesta e pesante, che ha contribuito a creare questo stereotipo, anche vero, di pasti immangiabili nell’offerta pubblica. 

Non dimentichiamo che Londra è stata sempre legata al suo impero coloniale e il piatto nazionale inglese è il pollo al curry. Moltissime spezie sono divenute ad uso e consumo collettivo; per esempio, una garanzia per chi andava a Londra negli anni sessanta era mangiare indiano o mangiare cinese a Soho. 

Oggi a Londra si trova di tutto e forse dal punto di vista delle sperimentazioni culinarie è una delle capitali europee più vibranti. Ma in pochi si prendono la briga di esplorare conoscere la realtà veramente inglesi, ad esempio nel posto di campagna che ho la fortuna di frequentare, avendo anche una famiglia inglese, si è creato una specie di centro di slow food dove inglesi locali mi fanno una pizza al forno a legna con il loro grano e con sopra il blue cheese. Non è la pizza italiana, ma una cosa inglese pregevolissima che ha trasformato la nostra pizza puntando sui loro ingredienti eccezionali, diversi, nostrani e a chilometro zero. 

Da una parte c’è la Londra internazionale, dall’altra il Regno Unito delle campagne, dove le fiere di paese e il produttore dietro l’angolo mantengono ancora, anche per via del rispetto dell’ambiente e della campagna, delle tradizioni locali notevoli.

Una cosa che proprio ti manca quando sei a Londra rispetto a Milano?

La cucina italiana è perlopiù legata alla famiglia e alla città, paese o regione dove viene alchemicamente preparata. Mi manca l’auraticità irripetibile di quella persona che in quella zona d’Italia mi prepara un piatto unico. Però, dal punto di vista del reperimento degli ingredienti, a Londra riesci a trovare praticamente di tutto, se si vuole cucinare italiano abbastanza bene. Un esempio: io le cime di rapa non le trovo se non con grandi ricerche e pagandole come da un gioielliere!

Per le verdure di stagione italiane devi avere dei circuiti privilegiati e pagarle molto. Quello mi manca.

Riguardo alla comunità italiana, quanto è introdotta nella società inglese? Ci sono dei personaggi che spiccano?

Ci sono due tipologie di italiani. Quelli che rivestono ruoli rilevanti in istituzioni, inglesi e non, e sono diventati dei punti di riferimento per la città. Io ho vari amici che lavorano in musei, case d’aste, gallerie o enti musicali. Sono figure di riferimento, l’eccellenza italiana che diventa così competitiva da non avere concorrenti e quindi assumere la guida di istituzioni, come l’orchestra della Royal Opera House o la National Gallery. Ci sono i grandi cuochi che hanno aperto club privati storici. Tutti questi sono davvero londinesi perché sono tasselli fondamentali affichè la “macchina Londra” proceda nella sua dimensione che la rende riferimento imprescindibile, in Europa, per tutto il mondo. 

Poi ci sono gli italiani imprenditori che sono qui da tempo e ci sono coloro che, che lavorando solo per qualche anno per le aziende, stanno solo con gli italiani e si legano a tutte quelle istituzioni che fanno capo all’ambasciata o al consolato o all’istituto italiano di cultura con cui collaboro, circuiti importanti ma a volte un po’ limitati ai nostri confini nazionali. Non so quanto esplorino la misteriosa identità inglese, anche quella che ha portato al successo della Brexit. Perché bisogna soprattutto viaggiare fuori Londra, scoprire il Paese, frequentare gli inglesi, capire perchè le loro tradizioni e il loro essere così strutturati socialmente in realtà siano lo zoccolo duro che gli permette, nel bene e nel male, di affermare una britannicità tanto ospitale.

Cosa ti manca di più di Milano?

La dimensione: è città di grande respiro internazionale, ma al contempo mantiene la dimensione urbana monocentrica che consente la qualità di vita della piazza, dell’incontro, dello scorcio. Questa dicotomia che le grandi città europee non hanno la rende affascinante. Londra è policentrica, immensa, talvolta risulta faticosamente dispersiva.

Cosa apprezzi di Londra soprattutto cose che non sarebbe male ci fossero a Milano?

La cultura di un grande impero che è sempre stato inglobante perché ciascuno può apportare un contributo diverso e innovativo alla comunità. L’atteggiamento del “vieni qui e metti sul tavolo quello che hai da condividere” (e non del “stattene lontano con la tua dimensione innovativa o il tuo ingegno, altrimenti la mia seggiolina trema”). Questo dinamismo e questa curiosità, anche utilitaristica, è una grande lezione che, Brexit o non Brexit, porterà comunque Londra sempre avanti.

Ci sono degli stereotipi sugli inglesi che secondo te in realtà non sono così veri?

Gli inglesi sono molti più complessi, sofisticati e misteriosi di quanto non appaia. Riguardo al paese nel suo complesso, ci sono molti centri che hanno un’identità organizzata molto interessante e, al contempo, zone rurali in cui la miopia degli abitanti ha portato alla Brexit. Oltre a Londra, ci sono diversi centri che contano e ci sono zone remote più dimenticate.

Gli inglesi se ne vogliono andare dall’Europa?

Tra la classe dirigente e le persone colte, la Brexit è un dramma da cui si riprenderanno tra decenni. Io ho a che fare con persone disperate. E’ un trauma antropologico e culturale che è dovuto alla miope ignoranza di gente che è andata a votare in maniera inaspettata, mentre a Londra la stragrande maggioranza era  per il NO. Quindi c’è uno scollamento, c’è una spaccatura nel Paese. 

Nel mio ambito, nella cultura, noto che, quando si intraprendono collaborazioni con il Continente, si è aperti a tendere le mani, quasi a dire che Londra è stata fondata dai romani, dunque dobbiamo intensificare il dialogo reciproco. E’ chiaro che anche i recenti episodi di terrorismo si sono rivelati traumatici, hanno contaminato questa miope ed esaltata arroganza che fa sì che il “brand” Londra, molto sapientemente, venga sempre e comunque celebrato dappertutto. Prima e dopo la Brexit, la città ha continuato a sviluppare una sottile strategia di marketing che anche Milano dovrebbe adottare. L’orgoglio di appartenenza si alimenta anche così.

La vita quotidiana: le differenze più marcate dal vivere a Milano dal vivere a Londra?

A Londra la dimensione spazio-temporale si altera, per cui ogni giornata viene calcolata come se si compisse un viaggio fuoriporta, monitorandone le distanze. Spostarsi da una parte all’altra della città altera i parametri, paragonabili allo spostamento di un milanese verso Brescia o Verona, tutti i giorni, ma diventano accettabili perché se si è aperti a questa policentricità e a questo dinamismo, e soprattutto flessibili, allora non pesa. A molti italiani che sono lì da parecchi anni questo inizia a pesare molto. A me ancora no, forse perché lavoro perlopiù pendolando con l’Italia e perché i mezzi qui consentono una certa flessibilità. E’ chiaro che tutto è alterato e bisogna anche impiegare il tempo del trasporto in maniera feconda, leggendo o lavorando. In paragone, quello che a Milano fai in una mezza giornata, a Londra lo fai in una giornata intera.

C’è qualcosa che fatichi a capire degli inglesi?

Migliaia. Più sto lì più il mistero si infittisce. Il fatto di rimanere legati a certe tradizioni granitiche, per cui se non si segue un certo itinerario nella formazione, nel modo di vestire, nel modo di parlare, la sicurezza in se stessi e l’identità dell’individuo vacillano.

Una società più classista?

Più legata alle tradizioni. Ma anche nel bene: si rafforzano le identità, anche culturalmente.

Sono una monarchia, non lo dimentichiamo. Il fatto che Kate sia arrivata fin là è un segno dei tempi.

Un aneddotto, una cosa curiosa che hai vissuto e ti ha fatto dire: questa cosa solo a Londra?

Tante. Una bella: se tu vai in chiese, piccoli musei o nei giardini botanici vieni introdotto da volontari pensionati che con una passione, una generosità e una dedizione alla celebrazione dell’identità locale ti illustrano tutto. I pensionati vengono riconvertiti. E questo è meraviglioso. I pensionati hanno valore perché con orgoglio e senso di appartenenza vengono messi in grado di fare di tutto. Io sono socia dell’orto botanico (Chelsea Physic Garden) e quando la domenica ci vado con i miei figli, le visite guidate vi diventano un arricchimento trans-generazionale per tutti.

E l’aspetto dell’istruzione, quale caratteristica trovi?

E’ un sistema molto diverso e complesso, io conosco bene le scuole private. Certo, esistono anche ottime scuole pubbliche, le grammar schools, come quella che ha fatto la Thatcher, ma devi essere molto bravo. Per quanto mi riguarda, la differenza la fa l’istruzione delle boarding school, in campagna, esperienze straordinarie e “mitiche”, sane, al di fuori dalle contaminazioni dell’era digitale per chi deve crescere oggi.

Tu hai fatto un signor liceo a Milano (il Parini), sei in una posizione privilegiata per vedere le eccellenze dei due sistemi.

Noi siamo più eruditi e più analitici nel seguire il filo della storia. Loro sono più performativi, ma rispettano ciò che noi diamo per scontato, come il latino o la mitologia greca che mio figlio qui studia sin da quando aveva otto anni. Perché per loro gli studi classici vanno portati su un vassoio d’oro. Hai presente Boris Johnson che ha charmato tutta Londra facendo i discorsi in latino e greco? Possiedono un culto per la classicità e per quello che noi consideriamo una perdita di tempo, non l’affrontano come noi ma riescono ad attualizzare il sapere. Mio figlio legge persino i fumetti in latino e si diverte. Noi non lo abbiamo mai fatto. 

Quindi noi siamo eruditi ma ci annoiamo di più nell’apprendere, a meno che non si trovi un ottimo insegnante; loro riescono a teatralizzare il sapere e a renderlo più attuale, anche se magari risultano troppo diversi nell’approccio alla cosiddetta “cultura generale di base”. Il sapere risulta comunque da amare e da affrontare come una sfida per adattarsi alle diverse esigenze della vita. Anche se la formazione migliore è destinata comunque a un’elite.

Che cosa ti spingerebbe a tornare a Milano?

In realtà professionalmente sono spesso in Italia, perché credo di essere ancora più utile qui. Sul lungo termine, a tornare mi spingerebbero il sangue, la mia heimat, la mia identità. Il tutto si dovrà confrontare con un’identità di compromesso, con i miei figli che sono comunque anche inglesi. Trovo che la Brexit, nella sua negatività, possa comunque offrire paradossalmente ancora più possibilità di scambio. Spero che i miei figli saranno più umili, più aperti a possibilità di dialogo ancora maggiori.

Tu sei un simbolo non solo di Milano ma anche di milanesità. Questa milanesità quanto ti sei accorta che a Londra è un fattore?

Quello che ha reso grande Milano è che tutti noi, anche se ci siamo formati qui e possediamo del sangue milanese, siamo dei rappresentanti dell’Italia dinamica e del saper fare appartenenti a diverse regioni, a diverse “culture d’Italia”. Quando mi chiedono di dove sei, io che ho una madre veneziana, un papà che parla milanese – con nonno leccese e nonna milanese – mi sento di tutte e tre queste parti. Se il romano, il genovese, il napoletano si identificano intrinsecamente con le tradizioni e la storia della propria città, il milanese appartiene alla città come piattaforma da condividere in quanto italiano che porta anche a Milano le proprie tradizioni, anche regionali. Questo, in età moderna, ha fatto di Milano una piattaforma aperta e straordinaria.  

ANDREA ZOPPOLATO

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La storia di Cristina Trivulzio, grande milanese, definita “PRIMA DONNA d’Italia”

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Dopo il matrimonio- infelice- con il principe di Belgioioso, Cristina Trivulzio inizia il suo peregrinaggio a sostegno dei Carbonari.

Fu prima a Genova e poi per dieci anni a Parigi, dove il suo salotto divenne punto di riferimento per esuli e mazziniani. Finanziò i movimenti di liberazione italiani e rientrò a Milano per sostenere le cinque giornate, insieme a una piccola armata di 150 soldati da lei stipendiati per combattere contro gli austriaci. Carlo Cattaneo la definì nel 1860 la “prima donna d’Italia”.

Nel 1866 Cristina scrisse Delle presenti condizioni delle donne e del loro avvenire, un articolo che è considerato un’avanguardia del femminismo, in cui auspicava che le “compagne” e le “madri” dei signori “sian tenute seriamente come creature ragionevoli, dotate di potenze intellettuali”, “speciali, ma non inferiori a quelle dell’uomo”.

Dall’unità d’Italia fino alla sua morte, avvenuta nel 1871, nelle sue tenute di Locate sperimentò un socialismo illuminato sul modello di Charles Fourier.

Fonte: Milano d’Italia, Alberto Pezzotta- Anna Gilardelli, Bompiani

MILANO CITTA’ STATO

Il museo dell’innocenza: amore, musei, ispirazione

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La storia raccontata nel libro “Il museo dell’innocenza” del premio Nobel turco Orhan Pamuk narra la romantica e suggestiva vicenda di Kemal, ambientata nella terra natia dello stesso autore, Istanbul, negli anni Settanta e Ottanta del Novecento.

Il giovane protagonista di questo volume è un ricco imprenditore sposato che un giorno incontra la splendida Fusun.

Da quel momento, ne rimane perdutamente innamorato e questa travolgente passione lo spinge non solo a lasciare sua moglie, ma anche a sacrificare la propria carriera, i suoi amici e la propria reputazione pubblica.

Una storia davvero struggente e suggestiva che il museo Bagatti Valsecchi ha deciso di rappresentare con la mostra “Amore, musei, ispirazione. Il Museo dell’innocenza di Orhan Pamuk” , che durerà fino al 24 Giugno.

Quello che si potrà vedere visitando l’esposizione saranno ventinove vetrine contenenti immagini e oggetti fortemente evocativi che racconteranno le vicende dei protagonisti e faranno trasparire la magica atmosfera della capitale turca negli anni in cui è ambientata questa storia. Il tutto sarà arricchito da contributi video raffiguranti lo stesso Orhan Pamuk, il quale racconterà il senso di questa coinvolgente operazione museale.

Quindi, se sei ansioso di fare un intenso viaggio alla scoperta del medio oriente, direi che 9 euro per vedere questa mostra sono ancora pochi, non credi?

 

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Le aziende leader sui mercati mondiali meno note nel listino della borsa di Milano

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Sul listino di Piazza Affari troviamo titoli, meno conosciuti dal mercato, di aziende leader a livello mondiale e che nel corso degli ultimi anni stanno crescendo a vista d’occhio. Ne analizziamo tre.

Le aziende leader sui mercati mondiali meno note nel listino della borsa di Milano

#1 CEMBRE

Cembre è leader mondiale nella produzione di utensili (meccanici, pneumatici e oleodinamici) per l’installazione di connettori e per la tranciatura di cavi. I prodotti sviluppati per la connessione alla rotaia e per altre applicazioni ferroviarie sono stati adottati dalle principali società del settore in tutto il mondo. Fondato a Brescia nel 1969, il Gruppo è composto da cinque società controllate: quattro commerciali (Germania, Francia, Spagna e Stati Uniti) e una produttiva e commerciale (Cembre Ltd, con sede a Birmingham), per un totale di 698 collaboratori (dato aggiornato al 30 settembre 2017). Cembre è quotata alla Borsa Italiana nel segmento Star e dal 2000 ad oggi il titolo ha messo a segno un progresso di circa 700 punti percentuali. Grazie a questa performance l’azione entra di diritto tra i cinque migliori titoli degli ultimi 18 anni dopo Bca, Ifis, Reply, Brembo ed I.M.A..

Storia.

Nel lontano 1969 viene costituita a Brescia Cembre, per la produzione di connettori elettrici ed utensili per la loro installazione. Negli anni successivi, fino alla fine degli anni settanta l’azienda inizia a produrre i primi giunti a piena trazione e capocorda in rame, la prima testa oleodinamica e nel 1977, grazie all’apertura di un nuovo sito (Brescia), aumenta la produzione di utensili meccanici. Nove anni dopo, nel 1986, nasce Cembre Ltd. a Birmingham (UK) e nel 1988 Cembre Sarl a Parigi. Lo sviluppo e crescita non ferma l’azienda che nel 1994 costituisce Cembre Espana a Madrid; nei successivi due anni nascono altri siti strategici tra cui Cembre As in Norvegia e Cembre Ltd. a Curdworth (UK). Siamo arrivati nel 1997, Cembre approda a Piazza Affari ed il mercato apprezza, nel corso degli anni, lo sviluppo e crescita del gruppo. Dal 24 settembre 2001 il titolo è entrato nel segmento Star di Piazza Affari.

 

Analisi tecnica.

Il titolo Cembre nel corso degli anni è stato protagonista di un lungo rally che lo ha portato ad essere il quinto miglior titolo (per performance %) degli ultimi 18 anni. Al momento l’azione ha raggiunto quota 24.0 euro, non lontano dalla successiva resistenza strategica posizionata a quota 24.50 euro. Ulteriori indicazioni positive giungeranno proprio oltre tale livello ed un nuovo movimento rialzista troverebbe continuità a seguito del superamento (in particolar modo in chiusura e con tenta di almeno 3 sedute) di 25.0 euro, circostanza che proietterebbe le quotazioni verso i massimi storici a 25.90 euro e successivamente in area 27.0 euro (1° target). Indicazioni contrarie a detti sviluppi giungeranno con la violazione di 22.90 euro preludio ad un affondo dei corsi fino al supporto di breve/medio periodo a 22.00 euro. Se ciò dovesse accadere, il ribasso acquisirebbe forza proiettando obiettivi in area 20.0 euro (1° target e supporto fond.).

Analisi fondamentale relativa al terzo trimestre 2017.

ricavi delle vendite consolidati fanno registrare un incremento del 7,8%. Anche a livello trimestrale i ricavi consolidati sono aumentati rispetto al terzo trimestre 2016: +11,2 %.

Il risultato operativo lordo consolidato (Ebitda) dei primi nove mesi del 2017 è aumentato del 13,7% rispetto a quello dei primi nove mesi del 2016, pari a 22,2 milioni di euro, equivalenti al 24,6 per cento dei ricavi delle vendite. Anche il risultato operativo lordo del terzo trimestre ha avuto un andamento positivo, segnando una crescita pari al 13,2 per cento sul terzo trimestre del 2016.

Il risultato operativo consolidato (Ebit) pari a 20,6 milioni di euro è cresciuto del 15,4%.

L’utile netto consolidato dei primi nove mesi è pari a 14,4 milioni di euro, in aumento del 13,4% rispetto all’analogo periodo 2016. A livello trimestrale il risultato netto è aumentato dell’1,4%, passando da 4,2 mln di euro, corrispondenti ad un margine sulle vendite del 15,1 per cento, a 4,3 milioni di euro, corrispondenti al 13,8 per cento del fatturato consolidato trimestrale.

La posizione finanziaria netta al 30 settembre 2017 è migliorata rispetto al 30 giugno 2017, passando da un valore positivo di 14,6 milioni di euro ad un valore positivo di 20,4 milioni di euro. La posizione finanziaria netta al 30 settembre 2016 era positiva per 23,1 milioni di euro.

Prospettive per il futuro.

Al fine di mantenere la propria posizione di leadership ed aumentare la propria penetrazione nel mercato, Cembre ha notevolmente allargato la gamma di prodotti attraverso l’attività di ricerca finalizzata principalmente allo sviluppo di prodotti innovativi per i settori con il maggiore potenziale di crescita (trasporto su rotaia, costruzione e progettazione civile e industriale), ha messo in atto un continuo miglioramento e innovazione dei prodotti esistenti al fine di renderne l’utilizzo più semplice e migliorarne l’efficienza e l’introduzione di prodotti complementari (ad es. prodotti per la siglatura).

Cembre è entrata in un mercato valutato, per la sola Italia, in 25 milioni ed ha migliorato la struttura produttiva. La strategia del Gruppo ha permesso, dal 2009 al 2016, un continuo miglioramento del fatturato che è passato da 75.984 a 122.605 mln di euro. L’aumento del fatturato è dovuto grazie ad un rafforzamento del vantaggio competitivo di Cembre attraverso lo sviluppo di nuovi prodotti, grazie ad un intenso lavoro di ricerca, grazie all’introduzione di una nuova linea di prodotto dedicata all’impiantistica idraulica ed a una maggiore penetrazione nei mercati esteri, in particolare quello statunitense.

Cembre è un titolo da cassettista da seguire con attenzione.

 

#2 DATALOGIC

Altra perla di Piazza Affari è Datalogic, leader tecnologico a livello mondiale nei mercati dell’acquisizione automatica dei dati e di automazione dei processi. L’azienda è specializzata nella progettazione e produzione di lettori di codici a barre, mobile computer, sensori per la rilevazione, misurazione sicurezza, sistemi di visione e marcatura laser. Oggi, il Gruppo Datalogic impiega circa 2.700 dipendenti nel mondo, distribuiti su 30 paesi, con stabilimenti di produzione e centri di riparazione negli Stati Uniti, Brasile, Italia, Slovacchia, Ungheria e Vietnam. Datalogic S.p.A. è quotata al segmento STAR di Borsa Italiana dal 2001. Il Gruppo ha sede a Bologna, Italia.

Storia

Nel 1972 nasce Datalogic, in un locale nella canonica della parrocchia di Quarto Inferiore, alle porte di Bologna. In principio la produzione è rivolta ad apparecchi elettronici, ma nel giro di breve avviene la svolta verso la progettazione e produzione di controlli fotoelettrici per l’industria del tessile, delle ceramiche e dell’imballaggio. Servirà presto uno stabilimento più grande: nasce la sede a Lippo. Nel 1974 inizia l’espansione in campo internazionale, in Germania. Soltanto due anni dopo inizia la commercializzazione dei prodotti marcati Datalogic anche in Giappone. Nel 1978 viene costituita la prima società commerciale negli Stati Uniti. Negli anni ottanta si aprono nuovi orizzonti, oltre a nuove ricerche nel campo della lettura ottica, Datalogic apre nuove sedi di ricerca, produzione e vendita e in questo decennio acquisisce la Escort Memory Systems in California, attiva nel mercato delle etichette elettroniche e RFID. Gli anni novanta sono il punto di volta, viene lanciato un ambizioso Piano Strategico di Miglioramento a 3 anni (1993 – 1995) per trasformare Datalogic in una realtà industriale a livello internazionale.

Nel 2000 fa il suo esordio a Piazza Affari e negli anni successivi continua l’espansione dell’azienda con acquisizioni strategiche come per esempio l’americana Psc. Oggi, Datalogic è leader mondiale nel settore dell’acquisizione automatica dei dati e dei mercati di automazione industriale. L’azienda dispone di 12 centri di ricerca e sviluppo in tutto il mondo, impiega circa 2.700 collaboratori in tutto il mondo distribuiti in 30 paesi in Europa, Asia Pacifico, e negli Stati Uniti.

Analisi tecnica.

Il titolo Datalogic (titolo difensivo, da cassettista e non solo, dalle ottime performance; +450% dal debutto 2001 ad oggi) sta tentando di risalire dopo le prese di beneficio (al momento il titolo è a quota 32.95 euro) per puntare alla resistenza strategica posizionata a quota 33.00 euro. Oltre tale ostacolo (in chiusura) il titolo invierebbe ulteriori segnali di risveglio che se confermato oltre quota 34 euro (34.70 euro è il prezzo max storico) proietterebbe obiettivi in area 37 euro. Le prospettive di crescita verrebbero invece meno con discese sotto 29 euro (in chiusura) introduttive dei test a 28.60 e 28 euro in prima battuta.

Risultati dei nove mesi.

  • Ricavi a quota 450,7 milioni di Euro, +6,9% rispetto a 421,8 milioni di Euro dei primi nove mesi 2016.
  • EBITDA a 77,9 milioni di Euro, in crescita del 16,9% rispetto ai 66,6 milioni di Euro dei primi nove mesi 2016 (EBITDA margin al 17,3% rispetto al 15,8%).
  • Utile netto in miglioramento del 10,2% a 45,1 milioni di Euro rispetto ai 40,9 milioni di Euro dei primi nove mesi 2016.
  • Posizione finanziaria netta negativa per 15,2 milioni di Euro rispetto ai 37,6 milioni di Euro negativa al 30 settembre 2016.

Prospettive per il futuro.

Riferendoci ai dati economico-finanziari brevemente accennati in precedenza, possiamo notare che anche il terzo trimestre ha confermato il trend di crescita dei ricavi rispetto all’esercizio precedente (nonostante un andamento del cambio euro dollaro in controtendenza rispetto ai trimestri precedenti) già evidenziato nei primi due trimestri. Il Gruppo prevede di continuare ad investire in ricerca e sviluppo e nelle strutture commerciali, coerentemente con il modello di business orientato al cliente, ciò fa prevedere un andamento positivo anche per il prosieguo dell’anno. Per quanto riguarda il quarto trimestre, che verrà reso noto il 20 marzo prossimo, il Gruppo Datalogic si attende di confermare il trend di crescita dei ricavi registrato nei primi nove mesi del 2017 e di continuare ad ottimizzare i processi produttivi ai fini di consolidare un miglioramento della profittabilità rispetto all’esercizio precedente. Il Gruppo avrà una forte attenzione al margine operativo lordo per mantenere una solida redditività; inoltre aumenterà le spese operative di R & S e distribuzione per aumentare ulteriormente crescita e mantenere la leadership nel mercato. Retail, un recupero della crescita attraverso una forte pipeline di nuovi prodotti e grandi progetti ed un ampliamento della base clienti in Nord America; continuare a crescere in Cina ed in altre principali aree geografiche, sostenute da una forte domanda di automazione.

 

#3 INTERPUMP GROUP

Interpump Group S.p.A. è il maggiore produttore mondiale di pompe a pistoni professionali ad alta pressione ed uno dei principali gruppi operanti sui mercati internazionali nel settore dell’oleodinamica.

Il Gruppo è composto dai seguenti settori di attività:

  • Il Settore Acqua è costituito per la maggior parte dalle pompe ad alta ed altissima pressione e sistemi di pompaggio utilizzati in vari settori industriali per il trasporto di fluidi. Le pompe a pistoni ad alta pressione sono il principale componente delle idropulitrici professionali.
  • Il Settore Olio include la produzione e la vendita di prese di forza, cilindri oleodinamici, pompe, valvole e distributori oleodinamici, tubi e raccordi ed altri componenti oleodinamici. Le prese di forza sono gli organi meccanici che consentono di trasmettere il moto dal motore o dal cambio di un veicolo industriale per comandare, attraverso componenti oleodinamici, diverse applicazioni del veicolo.

Storia

Il Gruppo Interpump fu fondato da Fulvio Montipò nel 1977 a S. Ilario d’Enza (RE), dove la società capogruppo, Interpump Group S.p.A., diede inizio alla propria produzione di pompe a pistoni ad alta pressione e divenne così in pochi anni il maggiore produttore mondiale di pompe a pistoni ad alta pressione, ed i suoi prodotti un punto di riferimento per il mercato.

A partire dagli anni ’90, la crescita del Gruppo iniziò a svilupparsi anche fuori dal settore delle pompe a pistoni, attraverso l’acquisizione di aziende leader nella produzione di macchine per la pulizia professionale ed industriale e di motori elettrici.

Nel 1996  Interpump Grp sbarca sul listino milanese.

Nel triennio 1997-1999, il Gruppo Interpump è entrato nel settore oleodinamico attraverso l’acquisizione di una serie di aziende, diventando il maggiore produttore mondiale di prese di forza.

Analisi tecnica.

Prosegue lungo la via degli acquisti il titolo Interpump Grp che nella sessione odierna sfiora il massimo storico a 31.0 euro (il titolo ha archiviato la seduta a quota 30.28 euro). Il titolo ha una solida tendenza rialzista che  in 12 mesi ha permesso ai prezzi di guadagnare circa il 70% sul listino di Milano (decimo miglior titolo degli ultimi 18 anni: +490%), scesa che fino ad oggi non ha presentato incertezze di rilievo. Flessioni fino a 28.0 euro resteranno compatibili con l’ipotesi rialzista che dovrebbe sfociare nel superamento dell’ostacolo a 31.0 euro (in chiusura) e nella conseguente accelerazione in direzione del primo obiettivo posizionato in area 32.28 euro. Sul fronte opposto invece, la rottura di 28.0 euro (in chiusura) farà scattare ulteriori ribassi con un primo target in area 27.25 euro.

 

Prospettive per il futuro.

Per quanto riguarda l’ultimo trimestre il gruppo prevede risultati positivi in termini di vendite e di redditività ed inoltre continuerà a prestare particolare attenzione al controllo dei costi ed alla gestione finanziaria, al fine di massimizzare la generazione di free cash flow da destinare sia alla crescita organica che per via esterna ed alla remunerazione degli Azionisti.

Da sottolineare che lo scorso 3 ottobre 2017 Interpump Grp ha acquisito il 100% di Fluid System 80 S.r.l. (società attiva nella progettazione e produzione di centrali e sistemi oleodinamici) per rafforzare così la propria presenza nel settore delle centrali oleodinamiche, dove il gruppo Interpump è presente dal 2001 con il marchio Hydroven. Il fatturato atteso per il 2017 è di circa 6 milioni di euro.

Il Gruppo è stato protagonista di diverse acquisizioni strategiche volte a migliorare l’efficienza, la professionalità e lo sviluppo. Interpump ha acquisito 25 società dall’IPO nel 1996 ad oggi.

Rating e target price:

Nome Data Rating Target Price
Equita sim 15/01/2018 Buy 32.00
Kepler Cheuvreux 09/01/2018 Buy 33.00
Banca IMI 09/01/2018 Add 33.00
Kepler Cheuvreux 17/10/2017 Buy 29.50
Equita sim 21/08/2017 Buy 28.00

 

Pasquale Ferraro

 

 

 

 

Giovanni Ricordi è stato il primo e il più importante editore di musica in Italia

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1808. Il copista di musica Giovanni Ricordi apre una piccola tipografia. Dal 1814 inizia a lavorare per la Scala di cui nel 1825 si assicura l’archivio. Ricordi diventerà un asso nell’assicurarsi il diritto d’autore di alcuni tra i più grandi compositori dell’epoca, come Rossini, Donizetti o Bellini, di cui contribuì alla loro affermazione sul mercato. Così fece anche con Verdi e Puccini.

Nel 1958 il suo discendente Nanni Ricordi apre la Dischi Ricordi che si specializza nella produzione di cantautori italiani, come Gaber, Gino Paoli, Jannacci e Sergio Endrigo. Nel 1994 la Ricordi è stata acquistata dal gruppo tedesco Bertelsmann.

Fonte: Milano d’Italia, Alberto Pezzotta- Anna Gilardelli, Bompiani

Il Signore degli Anelli: le stelle di Tolkien

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Alzi la mano chi non ha amato Il Signore degli Anelli.

… prevedo un’ecatombe di mani.

Chi non ha amato la trilogia dell’anello, con tutte le sue creature fantastiche, i suoi riferimenti mitologici e la trama coinvolgente all’inverosimile?

Chiaramente, quando è uscito al cinema il primo film, la contestazione aperta tra amanti del genere era: meglio l’opera di Tolkien o Harry Potter (approdato nelle sale proprio lo stesso anno)?

Io ero spudoratamente schierata per il secondo film, ma sul podio immediatamente più basso c’era inevitabilmente La Compagnia dell’Anello, che mi ha comunque appassionata tantissimo… soprattutto per tutti i riferimenti folkloristici, astronomici e storici.

Per questo, ti voglio proporre un’occasione più unica che rara per poter esplorare questo universo fantastico grazie all’incontro della Dogana di Milano, dalle 21.00“Le stelle di Tolkien – L’universo de Il signore degli anelli”.

La conferenza partirà dalla genesi dell’opera e dell’universo in cui è ambientata.

Si presterà attenzione alla fisica astronomica del mondo reale e alle mitologie folkloristiche e si ripercorreranno gli avvenimenti astronomici fino ad arrivare alla distruzione dell’Unico Anello.

Un’occasione del genere non me la farei sfuggire nemmeno per scherzo.

Ricorda che l’ingresso è fino a esaurimento posti, quindi affrettati.

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10 Politici di Milano che si fanno notare a Roma (messi a nudo in una frase)

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In ordine sparso, svelati in una frase.

10 Politici di Milano che si fanno notare a Roma (messi a nudo in una frase)

#1 Emanuele Fiano

L’unico di Milano che il PD ha candidato a Milano.

#2 Marco Cappato

L’unico politico locale che si esprime su tematiche mondiali.

#3 Stefano Parisi

Partito con grande energia da Milano si è perso nella nebbia romana.

#4 Matteo Salvini

L’unico della borghesia milanese che non odia Salvini.

#5 Silvio Berlusconi

Caso di studio internazionale: indistruttibile, incandidabile, ma sempre presidente.

#6 Pippo Civati

Quando nasce un nuovo partito lui c’è, il più grande potenziale inespresso della politica italiana.

#7 Beppe Sala

Futuro premier per ogni stagione da pescare nelle acque del Naviglio.

#8 Giuliano Pisapia

Passato dalla bandiera arancione alla bandiera bianca.

#9 Ignazio La Russa

Il tipico milanese con aplomb, moderato, con senso calvinista del dovere.

#10 Maurizio Lupi

Nonostante gli orologi arriva sempre in ritardo.

#PS. Mattia Mor

#hosceltomilano #perandarearoma

MILANO CITTA’ STATO

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Il Campari Soda è stato il primo aperitivo monodose al mondo

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Nel 1932 gli stabilimenti di Sesto San Giovanni della Campari produssero il Campari Soda, il primo aperitivo monodose del mondo. Era prodotto in una bottiglietta a tronco di cono, realizzata dal futurista Depero.

La Campari si era affermata a Milano aprendo nel 1867 il Caffè Campari in Galleria che ospitò tutti i più grandi personaggi della Milano dell’epoca, come Verdi, Marinetti, De Amicis, Puccini, Toscanini ed Eleonora Duse. Dopo alcuni anni venne aperto sempre in Galleria il Camparino.

Oggi al posto del caffè Campari c’è il Bistrot di Autogrill mentre il Camparino è sempre attivo.

Fonte: Milano d’Italia, Alberto Pezzotta- Anna Gilardelli, Bompiani

Enjoy… Depeche Mode

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Anni fa, tanti anni fa, rimasi fulminata da una canzone: “Enjoy the silence”.

Quella melodia mi ha riecheggiato in mente ossessivamente, non riuscivo a smettere di ascoltarla.

Immagina la mia felicità quando ho saputo che persino i Lacuna Coil avevano rifatto questo brano e, dopo di loro, tanti altri gruppi.

A quanto pare, non sono stata l’unica a essere travolta da quelle note così pervasive.

Gli autori di quella canzone, come si sa, sono i Depeche Mode, che finalmente arriveranno al Forum di Assago questo lunedì, dalle 19.00, per farci ascoltare ancora una volta, dal vivo, “Enjoy the silence” e tutte quelle canzoni che hanno segnato, come nel mio caso, l’adolescenza un po’ alternativa (ma neanche troppo, a volte) di tanti ragazzi.

Ecco, diciamo che il loro è un genere che accontenta varie tipologie di ascoltatori, che abbiano le borchie o meno.

Quindi, direi che gli 69 euro di biglietto di possono spendere… forse.

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I NUMERI di Milano

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Quante piste ciclabili ci sono a Milano? Quanti grattacieli? Quanti alberi? Quanti omicidi? Quanti passeggeri sui mezzi pubblici? Quante case sfitte? Quanti stranieri? Quanti sono gli abitanti di Milano? E i visitatori del Fuorisalone?
Ecco i numeri di Milano.

I numeri di Milano

Chilometri di piste ciclabili: 185
In dieci anni sono triplicate.

Milanesi che usano la bici per andare al lavoro: 34.000
In percentuale sono 4 su 100. Per un confronto: a Copenaghen sono 50 su 100.

Quanti sono i grattacieli di Milano?
Al momento sono 14. Mentre sono in costruzione altri tre.

Quanto sono alti i grattacieli di Milano?
Torre Unicredit: 231 metri (il più alto d’Italia). Torre Allianz: 209. Torre Hadid: 175. Palazzo Lombardia: 161. Torre Diamante: 140. Grattacielo Pirelli: 127. Bosco verticale 110.
Per quanto riguarda i grattacieli in arrivo, la torre Libeskind sarà alta 173 metri. Torre Unipol: 125 metri. Gioia 22: 120 metri.

Numero di fermate della metropolitana di Milano: 106
Al momento sono in costruzioni altre 17 stazioni. 15 della M4 e 2 della M1.
Lunghezza complessiva della metropolitana di Milano: 101km
La più estesa in Italia. Le 5 metropolitane più lunghe del mondo sono: 5. Mosca (338km con 203 stazioni, è definita la più puntuale al mondo), 4. New York (375km, 34 linee, 469 stazioni, funziona 24 ore al giorno 7 giorni su 7), 3. Londra (402km, 11 linee, 270 stazioni, è la prima metropolitana al mondo), 2. Pechino (554 km, 18 linee, 334 stazioni), 1. Shanghai (588km, 14 linee, 364 stazioni, che è percorsa anche dal treno a lievitazione magnetica che raggiunge i 350 km/h)

Numero passeggeri mezzi pubblici di Milano in un anno: 789 milioni (dato 2017)

Chilometri percorsi dai mezzi pubblici milanesi in un anno: 177,7 milioni (2017)

Numero passeggeri sulla metropolitana milanese in un anno: 285 milioni (2017)
M1: 107 milioni 811 mila. M2: 92 milioni 950 mila. M3: 64 milioni 605 mila. M5: 19 milioni 751 mila.

Numero complessivo di bici noleggiate (bike Mi) dalla sua nascita: 15 milioni
Per un totale di 26,7 milioni di chilometri percorsi (pari a 674 volte il giro del mondo).

Numero iscritti a Milano a un servizio di car sharing: 330.000 (dati 2016)

Numero di coppe campioni vinte da squadre di Milano: 10
7 vittorie del Milan, 3 vittorie dell’Inter. Milano è l’unica città al mondo ad avere vinto la champions league con due squadre diverse.

Numero visitatori provenienti da fuori Milano per il Fuorisalone: 500.000 (stima)
370.000 hanno visitato il Salone del Mobile (70% stranieri). 400.000 persone hanno pernottato a Milano. 150.000 persone hanno frequentato la sola zona Tortona.

Numero omicidi a Milano in un anno: 9 (2016)
Pari a un tasso di 0,66 per 100 mila abitanti.

Quanti sono gli abitanti di Milano?
Milano ha 1 362 466 abitanti. La popolazione complessiva della città metropolitana raggiunge i 3 milioni di abitanti.

Quanti sono gli stranieri residenti a Milano?
Gli stranieri residenti a Milano sono 254.522, pari al 18,9% della popolazione residente (dato 2016)

Numero case sfitte a Milano: 70.000
L’Italia è al secondo posto in Europa per numero di case sfitte

Numero di parchi a Milano: 46

Metri quadrati di verde per abitante: 16,4
Milano è all’84imo posto in Italia per disponibilità di verde urbano (la media nazionale è 105,9)

Numero di alberi a Milano: 180mila
17 alberi ogni 100 abitanti.

Numero di campi da gioco: 433

MILANO CITTA’ STATO

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La Scapigliatura nacque a Milano, in via Vivaio

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Nei primi vent’anni dopo l’unificazione d’Italia via Vivaio era ancora una zona marginale, con campi, prati e osterie da poco. In questa via si ritrovavano artisti e intellettuali trasgressivi che furono definiti “Scapigliati”.

Erano dei bohemiens alla milanese, rifuggivano lo stile di vita borghese e gli ideali reazionari per perseguire eccessi e stravaganze. Molti di loro ebbero vita breve, per lo più uccisi da tisi, droghe o da atti suicidi. Tra i pochi che si salvarono da questo destino disgraziato ci fu Arrigo Boito.

Fonte: Milano d’Italia, Alberto Pezzotta- Anna Gilardelli, Bompiani

LET’S Remember…

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Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono costretti a ripeterlo“, disse Primo Levi.

Proprio per questo è indispensabile ricordare la storia, nel bene e nel male, sia per conservare quello che c’è stato di positivo, sia perchè non ci si trovi mai nella condizione di dover rifare le stesse azioni che hanno portato dolore, distruzione e guerra.

Questo è il senso della Giornata della Memoria.

Per celebrare questo sabato 27 gennaio, dalle 20.00, il Let’s ha organizzato una serata per ricordare insieme tutte le atrocità del regime nazista di Hitler… attraverso l’arte, cosiddetta, “degenerata”, quella di chi si è opposto al regime dittatoriale tedesco, ai suoi pilastri e alle sue concezioni.

Verranno ripercorse le vite e le parole dei grandi artisti, letterati e uomini di scienza e cultura del tempo, come Albert Einstein, Sigmund Freud e Marc Chagall, ma anche Bertolt Brecht, Hannah Arendt e di molte altre personalità, che sono stati perseguitati e/o costretti a scappare lontano dalla loro terra a causa del nazismo.

Se non vuoi perderti un’occasione unica come questa, non dimenticarti di prenotare scrivendo a lets@letsfeelgood.it.

Sarà una serata intensa, ricca di spunti e riflessioni… per non dimenticare.

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A Milano è nato il primo quotidiano economico italiano: “Il Sole”

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1 agosto 1865. Nasce a Milano il primo quotidiano economico italiano. E’ “Il Sole” edito da Vallardi e il titolo spiega la sua linea editoriale: “E’ un giornale che deve illuminare e scaldare la libertà”. È ispirato ai principi del liberalismo e critica ogni intervento dello Stato nell’economia.

Nel 1870 elimina la parte politica e rimane organo di informazione delle imprese e dei commercianti. Durante il fascismo viene ridimensionato a bollettino della corporazione dei commercianti. Rinasce nel dopoguerra e nel 1865 si fuse con l’altro organo partecipato da Confindustria: il “24 ore”. Da allora è “Il Sole 24 ore” con sede attuale in via Monte Rosa.

Fonte: Milano d’Italia, Alberto Pezzotta- Anna Gilardelli, Bompiani

Mercato in Bellezza

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Milano è una grande città, una metropoli che corre in continuazione, senza mai fermarsi un attimo.

In questo marasma di cemento e rumore, puoi trovarne di ogni: abiti alla moda e vintage, locali serali e pomeridiani e, soprattutto, tutti gli alimenti che vuoi, anche quelli fuori stagione… talmente fuori stagione che, purtroppo, molte volte non sanno quasi di nulla, oltre a costare una caterva di soldi (appunto, per il fatto che sono fuori stagione).

Questa è una grande pecca per la città della Madonnina, secondo me, soprattutto perchè essere abituati in questo modo distacca completamente le persone dalla terra e dalla natura.

Ecco perchè ti sto per proporre un mercato tutto particolare: il Mercato in Bellezza, dell’Arci Bellezza, durante il quale potrai acquistare prodotti agricoli sani e genuini, tassativamente stagionali, che i Contadini Resistenti porteranno a Milano direttamente da Piacenza.

A partire dalle 15.30, potrai fare tutti gli acquisti che vuoi… sicuro del fatto che comprerai solo prodotti biologici e… deliziosi.

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La prima donna a laurearsi al Politecnico fu Gaetanina Calvi nel 1913, 50 anni dopo la sua fondazione

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Fino all’unità d’Italia a Milano non c’erano università. Le prime strutture formative che aprirono la strada al Politecnico furono un Istituto Tecnico Superiore e una Scuola di Applicazione per ingegneri civili.

Il Politecnico fu inaugurato nel 1863 nel Collegio elvetico e fu il secondo in Italia, dopo quello di Torino. Inizialmente si insegnava solo ingegneria meccanica. Nel 1865 venne introdotta anche Architettura e successivamente il pezzo forte su Elettrotecnica che rappresentò un’eccellenza in grado di attirare studenti da tutto il mondo.

Per arrivare alla prima laureata donna si dovette attendere mezzo secolo con Gaetanina Calvi che nel 1913 si laureò in ingegneria civile.

Fonte: Milano d’Italia, Alberto Pezzotta- Anna Gilardelli, Bompiani

Fabrizio De Andrè – Principe Libero

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Principe” e “libero“, due parole che raccontano molto bene Fabrizio De André.

Il magnetismo e il distacco di un principe, pronto a raccogliere e appassionarsi alle storie dei diversi e a farne parabola, canzone, preghiera.

La ricerca della libertà e il racconto di un viaggio fatto “in direzione ostinata e contraria“, che lo hanno reso testimone cantore dell’uomo e della sua divina imperfezione, promuovendone valori come la tolleranza, il rispetto, l’amore.

Se queste sono le caratteristiche universalmente note dell’arte di Fabrizio De André, ciò su cui si concentra il film “Fabrizio De Andrè – Principe Libero è, invece, l’umana avventura del suo protagonista.

Dall’infanzia ai capolavori della maturità, passando attraverso il racconto accurato degli anni di Genova, del rapporto con la famiglia e dell’apprendistato svolto nei caruggi della città.

Il tutto contornato da amici come Paolo Villaggio – che conierà per lui il soprannome “Faber” – e delicatamente più distanti, come Luigi Tenco.

Seguono i primi successi, come Mina che porta in televisione “La canzone di Marinella“, l’incontro con Dori Ghezzi, la vita da agricoltore in Sardegna fino alle drammatiche pagine del rapimento e al successivo ritorno sulle scene.

Il biopic mette in scena il racconto di una personalità unica, che ha segnato la storia della canzone e della cultura italiana.

Questa è solo un accenno di quello che potrai vedere durante la visione di “Fabrizio De Andrè – Principe Libero“, che potrai vedere questo mercoledì al Cinema Ariosto: più che un film, si tratterà di una vera e propria esperienza.

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I Top e Flop dei titoli di Piazza Affari degli ultimi tre mesi

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Quali sono i titoli più caldi e quelli più freddi degli ultimi tre mesi quotati alla Borsa di Milano? Vediamo chi è salito e chi è sceso di più e, soprattutto i motivi di simili performance.

“Top”

#1 Lazio
Al primo posto della classifica “Top” troviamo il titolo S.S.Lazio: +82.6%. Il soddisfacente campionato di serie A con la possibilità di qualificarsi per un posto in Champions League (notevoli introiti) sta premiando il titolo calcistico. Anche l’utile 2016/2017 ha contribuito, in modo maggiore, al rally dei corsi.
La società S.S. LAZIO S.p.A. ha archiviato l’esercizio (il bilancio si chiude a fine giugno) con ricavi a 98,99 milioni di euro, in aumento di 7,34 milioni rispetto all’esercizio precedente. Tale variazione è dipesa principalmente dai maggiori introiti provenienti da diritti televisivi grazie ai migliori risultati sportivi ottenuti. Il risultato netto è stato positivo per 11,38 milioni di euro, rispetto al rosso di 12,63 milioni del periodo 2015/2016, grazie a proventi per quasi 30 milioni da cessioni di calciatori. La posizione finanziaria netta risulta negativa per Euro 43,73 milioni, con un incremento di Euro 16,89 milioni, rispetto al 30 giugno 2016, dovuta principalmente ai finanziamenti auto liquidanti ottenuti per garantire la flessibilità di cassa. Ad attirare probabilmente gli investitori una possibile qualificazione in Champions, una ipotetica conquista dell’Europa League o la vendita di qualche giocatore di razza come ad esempio Milinkovic-Savic (cartellino 120 mln di euro). Consiglio: attesa.
Sul listino milanese sono quotate tre società di calcio: SS Lazio,FC  Juventus e AS Roma. La Roma in due anni ha guadagnato circa 20 punti percentuali, la Lazio ha messo a segno un progresso di circa il 222%. Prima, anche in questo, la Juventus con +250% in 2 anni). 

#2 Fincantieri
Al secondo posto troviamo Fincantieri che in 90 giorni ha messo a segno un progresso del 49% ed un nuovo massimo storico a 1.53 euro. Dopo il lungo rally che ha condotto i prezzi da 0.2800 a 1.53 euro sono scattate le prese di profitto ma il titolo resta sotto i riflettori. Le commesse, le partnership (ultima con Viking Ocean Cruises) ed i risultati economico- finanziari hanno permesso all’azione di rialzare la testa dopo qualche periodo di difficoltà (principalmente legato all’accordo Stx). Tuttora Fincantieri resta un titolo da cassettista, una buona opportunità da sfruttare sui primi segnali di ripresa (la permanenza dei corsi al di sopra di 1.40 euro appare necessaria per il prosieguo del trend i cui obiettivi oltre 1.57 euro sono ipotizzabili a 1.62 e 1.685 euro in prima battuta).

L’accordo tra il Governo italiano e francese (alleanza nel campo navale)
rappresenta senza alcun dubbio una pietra miliare per l’ azienda. Tale accordo permetterà a Fincantieri di diventare un leader mondiale. 

Su questo scenario economico-finanziario Banca Akros ha alzato il target price su Fincantieri da 1.10 a 1.30 euro con rating Buy. Anche Equita Sim ha portato il target price da 1.0 a 1.20 euro confermando il rating Hold mentre Kepler Cheuvreux ha alzato da 1.07 a 1.25 euro il prezzo obiettivo con giudizio Buy.

#3 Falck Renewables
Sul gradino più basso del podio si piazza Falck Renewables che ha guadagnato circa 39 punti percentuali sul listino di Piazza Affari. Falck è un buon titolo da cassettista con interessanti prospettive grazie in particolar modo al nuovo Piano Industriale 2017-2021. Infatti Falck Renewables dovrebbe aumentare la capacità installata da 950 MW a quasi 1.375 MW nel 2021, con un progresso di circa il 45%. Il Gruppo Falck ha intenzione di investire in: USA, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia. Questo dovrebbe permettere al Gruppo un ulteriore diversificazione geografica concentrandosi su mercati a basso rischio e propensi ad investire maggiormente nel settore; in particolar modo Falck sta cercando di aumentare la sua presenza anche in Italia, Spagna, Francia e Regno Unito.

I risultati del Gruppo nell’esercizio 2017 beneficeranno della produzione, per l’intero anno, degli impianti eolici di Spaldington, Assel Valley e Kingsburn, nel Regno Unito, per un totale di 59,25 MW e per nove mesi dell’impianto di Auchrobert (36 MW). Il Piano industriale prevede un forte impulso dello sviluppo e degli investimenti in nuovi impianti eolici e solari (Falck sviluppa, progetta, realizza e gestisce impianti di produzione di energia da eolico, solare, biomasse e waste to Energy), i cui effetti in termini di capacità installata addizionale saranno evidenti sui risultati 2018 e 2019, pur mantenendo un costante monitoraggio dei parametri finanziari.

Al quarto posto troviamo A.S. Roma (+38%) e alle sue spalle Fnm (+35%).

 

“Flop”

#1 Credito Valtellinese
La maglia nera dei “Flop” è stata assegnata a Credito Valtellinese che ha lasciato sul listino di Pizza Affari il 65% e che aveva fatto registrare un nuovo minimo storico a 0.8600 euro. Nel corso degli ultimi 31 mesi circa il titolo è stato schiacciato sotto il peso delle vendite (a penalizzare Creval la perdita di oltre 400 mln di euro e i crediti deteriorati) ma in particolar modo il titolo bancario è stato al centro delle vendite nello scorso novembre quando è stato annunciato un aumento di capitale di 700 milioni che dovrebbe partire a metà febbraio. Il Gruppo sta proseguendo nel piano di razionalizzazione con la chiusura di 84 filiali da inizio anno e 73 adesioni al fondo esuberi; inoltre è al vaglio una possibile fusione con Banca Popolare di Sondrio.

Creval è ancora saldamente inserito in un trend negativo e nonostante i rialzi di Piazza Affari nelle ultime 2 settimane, il titolo del comparto bancario ha continuato a perdere terreno. Entrare in questo momento può essere solo un azzardo, una scommessa poiché la situazione patrimoniale di Creval è molto incerta e l’adc, se ci sarà (sta chiedendo al mercato risorse per 3,5 volte circa la sua capitalizzazione), chissà se porterà un reale beneficio ai piccoli azionisti.

 

#2 Banca Carige

 Banca Carige protagonista di un tracollo (-56%) e di nuovi minimi storici (-90% in 2 anni). Il terzo aumento di capitale (560 mln di euro, concluso lo scorso dicembre) in 4 anni non ha per ora permesso al titolo di recuperare realmente terreno. Si attendono nuovi sviluppi che entro fine mese dovrebbero essere resi noti.

 Si consiglia di attendere e puntare su titoli del comparto bancario che non si trovano in cattive acque.

#3 Astaldi

Pesante anche Astaldi che ha ceduto il 50% nonostante i vistosi rialzi delle ultime sedute. L’indebitamento, lo scenario in Venezuela (la situazione politica, economica e sociale del Paese è rapidamente peggiorata) e l’indiscrezione su un probabile aumento di capitale di 400 milioni hanno travolto il titolo del gruppo che opera nel settore costruzioni.

Oltre al prossimo aumento di capitale, prosegue anche il piano delle dismissioni, rispetto al quale risulta già dismesso oltre il 40% di quanto previsto che debba essere ceduto entro il 2018. Per gli asset in Turchia è stato dato mandato agli advisor finanziari (primarie banche di standing internazionale), che assisteranno il Gruppo nelle attività di cessione, anche alla luce del rinnovato interesse degli Investitori Istituzionali verso il Paese. In particolare, per il Terzo Ponte sul Bosforo, la cessione è prevista entro il 1° semestre 2018, con una previsione di incasso pari a circa 200 milioni di euro per la cessione del solo shareholder loan.

In questo quadro grafico incerto è fondamentale che i corsi riescano a stabilizzarsi al di sopra di 2.85 euro per evitare nuovi affondi in direzione di area 2.56 euro in prima battuta. Indicazioni favorevoli in caso di vittoria oltre gli ostacoli a 3.26 e 3.38 euro (in chiusura di seduta); ma solo con i prezzi al di sopra di 3.55 si aprirebbero degli spazi di recupero fino a 3.66 e successivamente fino alla forte resistenza di 4.0 euro. L’aumento di capitale cambierà ovviamente le carte in tavola.

 Pessime performance anche per Il Sole 24 Ore (-43.7) e Banca Intermobiliare (-33.5%).

PASQUALE FERRARO

Vedi anche: Dalla “Tesla” a due ruote alla “Google” italiana: storia e strategie di 5 imprese ad alto potenziale della Borsa di Milano

Le prime edicole italiane furono in Piazza Duomo e in Piazza San Babila

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Nel 1861 aprono a Milano le prime edicole d’Italia. Sono a Piazza San Babila e a Piazza del Duomo ricavate sotto i portici. Oltre ai giornali vendono anche guide e fiammiferi.

Prima di allora i giornali venivano venduti attraverso gli strilloni, ragazzi che giravano per le strade della città declamando a gran voce notizie di cronaca per lo più cronaca nera per attirare i lettori.

Per ridurre il frastuono “macabro” degli strilloni intervenne la Questura che stabilì per loro il divieto di dire qualunque cosa al di fuori del titolo del giornale.

Così divenne familiare sentire passare gli strilloni che annunciavano il nome del giornale che vendevano.

Fonte: Milano d’Italia, Alberto Pezzotta- Anna Gilardelli, Bompiani

Pesce fresco… sciuè sciuè

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Sì, è vero: Milano è bella, funzionale e variegata.

Trovarle un difetto è dura… anche se…

Con il mare sarebbe tutta un’altra cosa: hai presente quel bel mare partenopeo che ti riempie il cuore con la sua brezza marina e il suo calore tipico di quei meravigliosi panorami?

Non si può dire che l’Idroscalo sia proprio la stessa cosa: a chi verrebbe in mente di farsi il bagno all’Idroscalo (in generale, eh) in autunno o primavera?

Anche tu la pensi così? Allora parlando di paesaggi, sapori e profumi campani ti propongo un ristorantino intimo e caloroso, sia per l’atmosfera accogliente al suo interno… sia per i suoi dehor esterni.

Sto parlando di Sciuè, che ogni giorno propone pesce fresco di qualità eccellente, come tutte le sue materie prime, e ottimi piatti tipici della cucina napoletana, dall’antipasto ai dolci.

Ed è proprio un localino perfetto per i milanesi che non vogliono rinunciare al “buon mangiare” nonostante la loro vita frenetica: “sciuè sciuè“, infatti, vuol dire “veloce veloce“, che calza a pennello con i ritmi dei meneghini… che, però, non disdegnano di fermarsi un attimo, se è per godere delle prelibatezze di questo ristorante in Via Friuli.

Questo martedì, per esempio, dalle 19 alle 23 Sciuè ti propone il primo del giorno a base pesce (che di solito sono linguine vongole veraci e bottarga di muggine… alla faccia!), accompagnato da un calice di vino, a partire da 14 euro.

Direi che per un’ottima cucina di mare ci siamo… se poi si aggiunge la bontà dell’ottimo vino partenopeo siamo a cavallo.

Quindi, ricordati: prenotandoti con Spotlime, dalle 19 fino alle 23 per te un primo di pesce con calice di vino a 14 euro.

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“Da Berlino importerei il principio sacro del non giudicare gli altri”. Intervista ad Andrea D’Addio, l’italiano dell’anno a Berlino

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Intervista ad Andrea D’Addio, l’Italiano dell’anno 2017. Romano, studi in Scienze Politiche, lavora come giornalista freelance dal 2002. Dal 2009 vive a Berlino e scrive di politica, cultura, società e cinema per diverse testate tra cui Huffington Post, Panorama, Io Donna, Wired, Repubblica, die Welt. Nel 2010 apre il blog, poi giornale online in italiano sulla Germania, Berlino Magazine. Nel 2015 fonda la società Berlin Italian Communication attraverso la quale organizza diverse iniziative culturali a Berlino tra cui la 72hrs True Italian Food, e fonda la scuola di lingua Berlino Schule. È tra i co-organizzatori dell’Italian Film Festival Berlin e ha curato la realizzazione del libro Berlino Low Cost per la Bur-Rizzoli. A inizio 2018 è stato nominato Italiano dell’anno a Berlino.

Andrea D'Addio
Andrea D’Addio

– Il cibo tedesco vs quello italiano: cosa ti manca di più? E quali sono invece le sorprese positive della cucina berlinese?
Mi mancano le mozzarelle e i latticini in generale. Il latte del Brandeburgo è diverso da quello italiano, cambia l’alimentazione degli animali e, di conseguenza, il sapore. Fare arrivare i prodotti caseari in Germania significa non mangiarli quando sono freschissimi. Analogo discorso per frutta e verdura, per quanto in quel caso il sapore “tiene” più a lungo e, almeno, anche se diversi, si possono sfruttare i prodotti locali.

La tv: cosa amano vedere i tedeschi?
I tedeschi amano Tatort, la serie tv poliziesca che va in onda dal 1970 ogni domenica sera. Ci si riunisce nei pub per vederla in compagnia. In generale c’è spazzatura anche qui, solo che parallelamente ci sono anche tanti approfondimenti culturali sulle reti pubbliche anche in orari di prima serata. In Italia non vedevo regolarmente la tv da anni prima che mi trasferissi nel 2009 quindi non saprei. Report e Presa diretta li posso vedere online e va bene così.

– La comunità italiana: quanto è attiva nella società di Berlino? Ci sono personaggi che si sono affermati?
È molto attiva all’interno stesso della comunità. Si sono ricreate dinamiche analoghe a quella di una piccola cittadina italiana. Amicizie, gelosie, amori, tradimenti. Alla lunga la maggiore parte (non tutti) degli italiani passano il tempo libero con gli italiani. Non è una colpa, succede lo stesso tra i francesi, gli spagnoli o i polacchi… Ci sono spettacoli teatrali per italiani, corsi di fotografia o videomaking per italiani (come quelli organizzati dalla mia Berlino Schule), bar per italiani (con cappuccini con poca schiuma e cornetti di prima mattina), librerie per italiani, studi di psicologi e psichiatri per italiani, medici per italiani, alimentari pieni di prodotti che mangerebbero solo gli italiani…insomma, abbiamo clonato un medio centro del Belpaese qui in città. Ci sono poche persone italiane, forse nessuno a livello globale, che sono popolari al di là della comunità. Ad esempio, nonostante la nostra sia una delle prime tre comunità di stranieri a Berlino, non abbiamo nessuna persona impegnata direttamente in politica, non almeno che basi la propria popolarità elettorale sulla popolarità dei suoi potenziali elettori italiani. Nè c’è un artista o un architetto. Tanta gente in gamba e di talento, ma nessuno popolare oltre al suo ambito di lavoro.

– Cosa ti manca di più dell’Italia?
Il clima di Roma, le gite fuori porta nel fine settimana (intorno a Berlino c’è molto poco), il mare raggiungibile in un’ora, gli amici storici, la famiglia.

– Cosa apprezzi di più di Berlino?
La possibilità di vivere come se si fosse in un piccolo centro (assenza di traffico, tranquillità generale), ma con gli stimoli culturali di una metropoli occidentale per qualità e varietà.

Luogo comune dei tedeschi che smitizzeresti?
Nessuno, è difficile che i luoghi comuni non abbiano sempre un fondo di verità. Diciamo che Berlino è la città meno tedesca della Germania e, quando si tratta di progetti pubblici, manca di puntualità nelle consegne (vedasi l’apertura continuamente rimandata del nuovo aeroporto) e la pulizia in alcuni quartieri.

– Cosa ti pesa di più a vivere lì?
Il clima, ma faccio una vita piena di viaggi, non c’è niente che mi pesi davvero

– Come è amministrata la città?
Il programma che la coalizione di governo mette a punto all’ìnizio del mandato viene normalmente rispettato. C’è una certa ansia a fare entrare soldi nelle casse della città e così in passato si sono svendute tante aree e proprietà immobiliari, ma è una scelta dettata dal rischio bancarotta di dieci anni fa.

– La PA: dovessi dire qual è la principale differenza?
Più burocrazia e meno digitalizzazione che in Italia, però più efficienza.

– Cosa porteresti da noi di Berlino?
L’apertura mentale e il principio sacro del non giudicare gli altri.

– Cose più strane che ti sono successe?
Sono nove anni che sono qui, mi sono abituato a quello che un tempo forse avrei trovato strano.

– Cosa fatichi a capire dei berlinesi?
Una certa ottusità, a volte, nel volere seguire regole anche quando chiaramente in contrasto con il buon senso.

– Come ci vedono veramente, al di là dei luoghi comuni?
Ci vedono proprio secondo i luoghi comuni: ci amano, ma non ci stimano.

– Quali sono le maggiori differenze tra Berlino e l’Italia?
Posso dire tra Berlino e Roma visto che l’Italia, come altri paesi, è a sua volta un continente: clima (mi ripeto), qualità del cibo (mi ripeto), capacità di non giudicare/giudicare gli altri (anche questo già detto), internazionalità delle persone che ci vivono e dei progetti culturali proposti.

– Personaggi celebri più amati dai tedeschi? Chi sono? Che fanno?
I tedeschi non amano le persone carismatiche, almeno non più dopo Hitler. Non a caso da 12 anni hanno la Merkel al governo. Non seguo molto la tv o il cinema tedesco, anche i più popolari non sono popolari come lo sono le star del piccolo schermo italiano.

– Quali locali vanno di più?
A Berlino quelli di musica techno, spesso in location non nate per ospitare serate. E allora Berghain, Tresor, Sisyphos, Salon zur wilden Renate…

– Business interessanti (es. start up particolari)?
Berlino attira sempre più investitori a causa del costo del lavoro relativamente basso rispetto al resto dell’Europa del nord/centrale. L’azienda principale cittadina – tra le “nuove”, è Zalando, ma tutto il gruppo Rocket è un’entità importante. Tra le nuove direi, ma non è vero, è solo pubblicità, la mia Berlin Italian Communication, ovvero Berlino Magazine, Berlino Schule e il network di veri locali italiani True Italian 😉

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