Il crollo dei mercati post dazi: non è neanche lo stuzzichino dell’oliva del Martini

Energy is the Economy: la ragione è tutta qua. Che cosa potrebbe succedere ora?

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Il venerdì nero dei mercati. Un crollo che non si vedeva dai tempi del Covid. Energy is the Economy: la ragione è tutta qua. Solo che nessuno se ne accorge. Che cosa potrebbe succedere ora?

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Il crollo dei mercati post dazi: non è neanche lo stuzzichino dell’oliva del Martini

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Non è neanche lo stuzzichino dell’oliva del Martini. Seguirà l’aperitivo e poi la cena. Stiamo osservando la storia mentre si fa: i mercati stanno crollando perché il mondo sta cambiando. Che cosa potrebbe succedere ora?

# Il crollo dei mercati: cosa succederà adesso?

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È prevedibile che seguirà a breve un rally trainato dalla FED, anche se tra un tentativo tampone e un altro, il rischio più reale è l’escalation. Il Segretario di Stato Rubio ha dichiarato che i mercati crollano perché si stanno riaggiustando a una nuova realtà. Ma la transizione sarà drammatica. Immaginiamo come una società iper-finanziarizzata, che era un derivato della globalizzazione, possa tornare a essere una società che si fondi di nuovo sulla produzione rilocalizzata di beni e servizi. Sarà una rivoluzione dolorosa e, per molte conseguenze, imprevedibile. 

Negli USA la Borsa è connessa al welfare, con i fondi pensioni che sono tra i maggiori possessori delle azioni quotate. Più che il bail-out delle banche si cercherà un bail-out delle persone, per sostenere pensioni e stipendi. Mettendo però ancora più a rischio le finanze statali che negli USA sono già a un indebitamento critico. La FED, comprando la gran parte del debito, cercherà di mantenere i tassi artificialmente bassi, come sta facendo il Giappone. In un contesto del genere le banche centrali potrebbero passare di nuovo sotto il controllo del Tesoro. Si potranno avere livelli altissimi di debito al prezzo di sacrificare la crescita. In quel modo si potrebbe avere un’alta inflazione reale con tassi artificialmente bassi, portando in crisi la moneta. 
Ma il problema più grosso è per l’Europa. Perché è un vaso di coccio tra vasi di ferro. L’Europa non ha unità politica, non ha materie prime, ha la peggiore demografia del pianeta, l’Europa è il ventre molle da incidere. Non si prospetta un bel tempo per la comunità europea che sotto questa forma di pressione non potrà durare. Ma qual è la vera causa di tutto quello che sta succedendo?

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# La vera causa del crollo: senza energia non si ha economia

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Energy is the Economy. Prima di tutto, l’economia è energia. Senza energia non si ha economia. Il mondo ha un problema di carenza energetica. La teoria economica moderna è nata da una completa astrazione rispetto alle risorse fisiche che sono alla base di uno sviluppo economico. Questo è capitato perché le teorie si sono fondate su un presupposto: la disponibilità delle risorse energetiche necessarie per alimentare la crescita del sistema. Un presupposto che non esiste più.

Ogni astrazione della teoria economica moderna è stata consentita dal fatto che nel Settecento e nell’Ottocento l’economia mondiale era così poco sviluppata da poter mantenere ogni teoria indifferente alle risorse fisiche. Ma il mondo di oggi non è più quello di allora ed è tale che le teorie che vengono ancora oggi utilizzate non sono in grado di cogliere le dinamiche reali. Gli esperti sono completamente persi. Basterebbe comprendere che gli idrocarburi che sono alla base di questo modello di sviluppo non sono più in grado di crescere, anzi registrano un calo dello stock globale. Soprattutto, non si riesce a produrre i combustibili pesanti che sono il motore della globalizzazione. 

Quello a cui stiamo assistendo, che viene chiamata la fine della globalizzazione, è un principio fisico. Un principio di termodinamica. La continua riduzione dell’energia netta che entra nel sistema non riesce a sostenere la complessità di funzione raggiunta dalla globalizzazione nella nostra epoca. Quindi, stiamo assistendo alla necessità inevitabile di dover ridurre le funzioni in modo corrispondente all’energia disponibile. Se le funzioni diminuissero in modo sostanziale allora l’energia sarebbe sufficiente a sostenere una crescita economica. Chi ha ancora energia residua, come USA o Russia, sta inseguendo una strada che per quanto drammatica è la strada corretta. Quello che sta facendo Trump in modo un po’ folle è una scelta obbligata, almeno per gli USA: della fetta rimanente cercano di prendere quello che non può essere più condiviso e, in questo caso, il più forte vince. Ma a lungo non basta: bisogna accorciare fortemente la struttura della supply chain, perché quello che prima poteva viaggiare per 10.000 chilometri, oggi non se lo può permettere. Bisogna accorpare le macro aree, es. agricoltura, commercio o militare, per consentire un tipo di crescita che miri all’autosufficienza invece che alla globalizzazione. Non si tratta di una novità, ma è lo stesso processo che accade alla fine di ogni grande impero.

# La vera transizione che ci aspetta

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Anche l’Impero Romano ha subito lo stesso destino con il passaggio dall’Impero al Comune: è stata una ridefinizione energetica. Non si possono mantenere le grandi vie di comunicazione e quindi gli esseri umani si riuniscono in comunità più piccole. E’ un processo inesorabile, come è inesorabile la termodinamica. Se si tiene lo sguardo puntato alla luna anziché al dito, tutta la dinamica in atto assume una logica. E si capisce così il disastro fatto dall’Europa negli ultimi anni. Invece di prendere consapevolezza da questa realtà, l’Unione Europea ha voluto intraprendere la strada della transizione green, distruggendo trilioni di risorse che avrebbero potuto essere usate per sostenere la vera transizione, quella dall’abbondanza alla scarsità energetica, che non può essere compensata da forme di energie inefficienti che, tra l’altro, sono anch’esse dipendenti dai combustibili fossili. Questa transizione green sta oggi sfumando davanti agli occhi di tutti, ma nessuno viene considerato responsabile di questo disastro. Anzi, gli stessi che hanno causato il danno sono quelli che ancora ci governano. La frammentazione è inevitabile, perché risponde a un principio fisico. Che spiega perché tutti gli imperi nascono e finiscono: perché tutti i sistemi si fondano sull’energia che usano per crescere e, quando l’energia arriva al punto di non poter più sostenere la crescita, il sistema crolla. Confermando il principio che resta immutabile nel tempo: quello della termodinamica. 

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