San Salvador, 12 ottobre 1492: basta davvero pochissimo per rievocare uno dei più grandi episodi della storia dell’uomo. La scoperta dell’America, l’inizio dell’era moderna, la diffusione del cioccolato. E se le cose non fossero davvero come sembra…?
E se l’AMERICA fosse stata scoperta da VENEZIA (100 anni prima di Colombo)?
Posso anche dimenticare il luogo, e posso dimenticare l’itinerario esatto, ma è impossibile dimenticare il nome delle tre Caravelle, e l’anno nel quale approdano nel Nuovo Continente. Praticamente chiunque associa l’America a Cristoforo Colombo, navigatore genovese che a 40 anni salpò i mari e gli oceani per raggiungere una terra promessa. Ricordo anche —con non poco imbarazzo— il cartone animato anni ’90 su di lui e, solo a pensarci, me ne torna in mente, con sempre meno pudore, la sigla.
1492. Una costante che non può cambiare nelle nostre memorie, una data certa come quella della nostra nascita, o di un evento importante a cui abbiamo partecipato… O forse no?
# L’America scoperta da veneziani
Dicono che la storia non menta mai, ma in questo caso, la situazione è ambigua. Giorgio Padoan, linguista e italianista all’università Ca’ Foscari di Venezia, sostiene infatti che non Colombo, non Vespucci, ma Nicolò e Antonio Zen, mercanti veneziani, siano stati i primi europei a vedere le coste del Nord America. Nel 1390. Sciocchezze? Beh, forse, ma sono in molti, in Connecticut, a credere che siano stati gli Zen i primi ad approcciare il Nuovo Mondo.
# Un falso storico?
Verrebbe da chiedersi se la storia come la conosciamo noi non sia frutto di qualche alterazione. Non esattamente. Perché la teoria di Padoan, non proprio recente, non è mai stata supportata da prove definitive. Del resto, sono moltissime le leggende che attribuiscono la scoperta dell’America a popoli tra i più lontani tra loro: le saghe islandesi, per esempio, sono ricche di cronache particolareggiate sulla colonizzazione della Groenlandia, che faceva da base alle spedizioni nelle isole e nella terraferma del Nord America.
# Cronache di viaggio: anni 1383
Quello che è certo è che Nicolò Zen, al termine della guerra contro i genovesi, armò una cocca (una di quelle grandi navi tondeggianti) per andare nei mari del Nord. Così nel 1383 inizia un viaggio lunghissimo, fino a che viene investito da una bufera in cui perde il controllo della barca. Viene spinto sempre più a nord, finché approda, naufrago, in quello che probabilmente è l’arcipelago delle Fær Øer.
Qui, incontra Harry Sinclair, famoso navigatore scozzese-norvegese, conte delle Orcadi. Insieme, iniziano un’avventura che porterà Nicolò e il fratello Antonio—che nel frattempo lo aveva raggiunto da Venezia— lungo le coste delle terre del Nord. Qui la storia si fonde alla leggenda, e molte delle testimonianze di questi eventi provengono dalle lettere che i due fratelli scambiavano con la loro Venezia. Una comunicazione lenta, che avveniva col passaggio delle missive tra nave e nave, che racconta un viaggio tra Groenlandia, piccoli e grandi arcipelaghi, Islanda e, sembra, le coste del Nord America.
Presso la Biblioteca Marciana sono conservate alcune testimonianze autografe dei due fratelli, le mappe e i loro—fantasiosissimi—itinerari, e anche una E anche una copia originale di un piccolo libretto pubblicato nel 1558 e scritto proprio dal pronipote degli Zen, Nicolò il Giovane, che racconta le gesta di questi due mercanti navigatori.
# Tra mito e realtà
La descrizione delle persone incontrate e le reliquie culturali raccolte lasciano supporre che la terra visitata fosse proprio quella del Nord America. Ciò che Cristoforo Colombo trovò cento anni più tardi è sorprendentemente simile alla descrizione fatta dai due veneziani delle loro esplorazioni. Purtroppo non esistono testimonianze scritte sul buon esito della campagna degli Zen, ma quel che è certo è che i due fratelli, partendo dalle coste islandesi, si “lanciarono” in mare aperto, pronti a scoprire un nuovo mondo che, forse, hanno trovato.
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GIADA GRASSO
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